Servizio idrico Agrigentino, convocato tavolo tecnico regionale

La Regione Siciliana ha convocato per il 20 gennaio un tavolo tecnico sul servizio idrico dell’Agrigentino, dopo le criticità segnalate da Aica nei rapporti con Siciliacque. Una decisione accolta con favore dall’Azienda Idrica Comuni Agrigentini, che ringrazia il Presidente della Regione, Renato Schifani, e l’Assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità, Francesco Colianni, per la tempestiva attenzione riservata al territorio.
La convocazione arriva in seguito a una formale richiesta avanzata da Aica, che aveva rappresentato alla Regione le proprie preoccupazioni a tutela della continuità del servizio idrico e delle comunità servite.

La Presidenza della Regione ha quindi sollecitato l’apertura di un confronto istituzionale, prontamente attivato dall’Assessorato competente, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.
«È un segnale importante – dichiara la presidente del Consiglio di amministrazione di Aica, Danila Nobile – che conferma l’attenzione concreta delle istituzioni regionali verso il territorio agrigentino e verso un servizio pubblico essenziale come quello idrico. Il dialogo istituzionale è lo strumento necessario per affrontare criticità complesse».
Aicribadisce di operare nel rispetto della legalità e della leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di garantire continuità, sicurezza e sostenibilità del servizio in una provincia segnata da gravi carenze infrastrutturali e gestionali.
Secondo l’azienda, il tavolo tecnico rappresenta un passaggio decisivo per affrontare in modo organico le problematiche esistenti, superando approcci unilaterali e ricostruzioni parziali, e per individuare soluzioni condivise in grado di assicurare stabilità economico-finanziaria e maggiore serenità alle comunità servite.
AICA auspica infine che il confronto si svolga in un clima costruttivo e responsabile, nel pieno del ruolo di garanzia della Regione Siciliana, nell’interesse dei cittadini, dei Comuni soci e dell’intero sistema idrico regionale.

L’omicidio del febbraio 2025 a Ribera, la famiglia della vittima parte civile


Il giudice del Tribunale di Sciacca Dino Toscano ha ammesso la costituzione di parte civile della famiglia di Mahjoub Aymen, il tunisino di 31 anni ucciso il 10 febbraio 2025 nella via Buoni Amici, a Ribera.

Per il delitto è indagato Ciro Ruvolo, di 51 anni, agricoltore di Ribera. I legali di Ruvolo, gli avvocati Aldo Rossi ed Antonio Palmieri, hanno avanzato al giudice richiesta di abbreviato condizionato a verificare, attraverso una perizia, la capacità di intendere e di volere al momento del fatto, ed in subordino di abbreviato secco. Il giudice scioglierà la riserva il 27 gennaio 2026.

Ruvolo nell’interrogatorio di garanzia rendendo dichiarazioni spontanee ha respinto le accuse a suo carico.

Scuola, precari oltre 36 mesi: arriva la stabilizzazione obbligatoria. Cosa dice la nuova sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione mette fine al precariato strutturale nella scuola: chi supera i 36 mesi di supplenze non può più essere assunto con contratti a termine. Con la sentenza n. 30779/2025 si rafforza il diritto alla stabilizzazione e al risarcimento economico per docenti e personale ATA.

La questione del precariato scolastico torna al centro dell’attenzione dopo una decisione destinata a fare giurisprudenza. Con la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: superata la soglia dei 36 mesi di supplenze, anche non continuative, il lavoratore della scuola ha diritto alla stabilizzazione e non può essere ulteriormente impiegato con contratti a tempo determinato.

Una pronuncia che rafforza le tutele per migliaia di docenti e operatori ATA e che si inserisce in un contesto normativo già profondamente cambiato nel corso del 2024 e del 2025.


Precariato scolastico e abuso dei contratti a termine: cosa cambia

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un docente di religione cattolica che aveva superato ampiamente il limite dei 36 mesi di servizio con incarichi a tempo determinato. Il Ministero dell’Istruzione aveva tentato di difendere la reiterazione dei contratti, sostenendo che la stabilizzazione potesse avvenire esclusivamente tramite concorso.

La Cassazione ha respinto questa impostazione, chiarendo che l’abuso dei contratti a termine non può essere sanato solo attraverso le procedure concorsuali, soprattutto quando i posti risultano vacanti e disponibili. In questi casi, la prosecuzione del rapporto precario viola il diritto europeo e nazionale.


Decreto “Salva infrazioni” e risarcimento fino a 24 mensilità

La sentenza si coordina con le novità introdotte dal Decreto-legge n. 131/2024, noto come Decreto Salva infrazioni, varato per rispondere alle contestazioni della Commissione Europea sull’uso eccessivo dei contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, scuola compresa.

L’articolo 12 del decreto ha introdotto una tutela rafforzata per i lavoratori precari vittime di abuso, prevedendo:

  • risarcimento economico da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione;
  • possibilità di dimostrare un danno ulteriore rispetto all’indennizzo base;
  • valutazione del giudice in base alla gravità della violazione, al numero dei contratti e alla durata complessiva del rapporto.

In precedenza il tetto massimo era fermo a 12 mensilità: il raddoppio dell’indennizzo rappresenta un cambio di passo netto nella tutela dei diritti dei precari della scuola.


Stabilizzazione sì, ma non automatica: cosa bisogna sapere

È importante chiarire un punto fondamentale: la trasformazione automatica del contratto a tempo indeterminato non è prevista per legge. Anche dopo i 36 mesi, la stabilizzazione non scatta in modo automatico.

Tuttavia, secondo la Cassazione, la reiterazione dei contratti a termine oltre il limite è illegittima e impone all’amministrazione una soluzione definitiva, che nella pratica non può che essere la stabilizzazione o, in alternativa, un consistente risarcimento economico.


Verso il ritorno del doppio canale di reclutamento

La pronuncia della Suprema Corte rafforza una richiesta storica dei sindacati: il ripristino del doppio canale di reclutamento, affiancando ai concorsi ordinari lo scorrimento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).

Un sistema che consentirebbe:

  • l’immissione in ruolo dei docenti già abilitati;
  • la riduzione delle supplenze reiterate su posti vacanti;
  • il superamento del precariato strutturale nella scuola italiana.

Cosa possono fare oggi docenti e ATA precari

Chi ha superato i 36 mesi di supplenze, anche non continuative, può:

  • valutare un’azione giudiziaria per il risarcimento fino a 24 mensilità;
  • contestare la reiterazione illegittima dei contratti a termine;
  • rivendicare il diritto alla stabilizzazione in presenza di posti disponibili.

La nuova giurisprudenza offre finalmente una base solida per tutelare chi ha garantito per anni il funzionamento della scuola pubblica senza le tutele del ruolo.

Crolla un muro in via San Paolo a Sciacca, due famiglie evacuate

Intervento dei vigili del fuoco nella tarda serata in via San Paolo, a Sciacca, per il crollo di un muro.
Per fortuna non si registrano danni a persone, ma due famiglie sono state evacuate.

I vigili del fuoco stanno monitorando la situazione, ma al momento non sembra ci siano altri pericoli in questa zona della città densamente abitata.

Borgetto, allevatore ucciso a colpi di pistola nelle campagne tra Partinico e Borgo Parrini

Un uomo di 73 anni, Vito La Puma, allevatore di Borgetto, è stato ucciso nelle campagne tra Partinico e Borgo Parrini, in contrada Principe di Mezzavilla. Il corpo è stato rinvenuto nelle scorse ore e, secondo i primi accertamenti, l’uomo sarebbe stato raggiunto da due colpi di arma da fuoco alla testa.
Sul delitto indaga la polizia, con la sezione Omicidi della Squadra Mobile impegnata nelle attività investigative. Sul posto sono intervenuti gli agenti per i rilievi di rito ed è atteso l’arrivo del medico legale, che dovrà chiarire l’esatta dinamica e l’orario della morte.
Gli investigatori stanno scavando nel passato della vittima. La Puma aveva piccoli precedenti di polizia ed era stato in passato indagato per furto e invasione di terreni. Elementi che ora vengono valutati per ricostruire il contesto in cui è maturato l’omicidio.
Nel frattempo, gli inquirenti stanno ascoltando i familiari del 73enne e possibili testimoni della zona, nel tentativo di raccogliere informazioni utili a individuare il movente e gli autori del delitto. Le indagini proseguono a tutto campo.

Pensione senza contributi nel 2026: come funziona l’assegno sociale INPS, importi aggiornati e requisiti

Chi arriva all’età pensionabile senza aver maturato contributi sufficienti può contare, anche nel 2026, su una misura di sostegno fondamentale: l’assegno sociale INPS. Si tratta di una prestazione assistenziale rivolta a chi non ha diritto a una pensione di vecchiaia o ad altri trattamenti previdenziali, ma si trova in condizioni economiche disagiate.

Con la rivalutazione per inflazione prevista dalla normativa vigente, nel 2026 cambiano importo e soglie reddituali. Vediamo nel dettaglio chi può richiederlo, quanto spetta e come presentare domanda.


Cos’è l’assegno sociale e a chi spetta

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale erogata dall’INPS su domanda, finanziata dalla fiscalità generale e non legata al versamento di contributi. Non è una pensione in senso tecnico e presenta alcune caratteristiche precise:

  • non è reversibile ai superstiti;
  • non è soggetto a tassazione IRPEF;
  • non è pignorabile;
  • viene erogato solo in presenza di determinati requisiti economici e personali.

È destinato alle persone che raggiungono i 67 anni di età senza avere diritto a una pensione contributiva o con un trattamento pensionistico di importo inferiore alla soglia minima prevista.


Requisiti per l’assegno sociale nel 2026

Per ottenere l’assegno sociale nel 2026 è necessario soddisfare tutti i seguenti requisiti:

  • età minima di 67 anni;
  • stato di bisogno economico, verificato annualmente;
  • cittadinanza italiana o condizioni equiparate (cittadini UE o extra-UE con permesso di soggiorno di lungo periodo);
  • residenza effettiva e stabile in Italia;
  • soggiorno legale e continuativo in Italia da almeno 10 anni (requisito in vigore dal 1° gennaio 2009).

Il diritto alla prestazione viene valutato in modo diverso a seconda dello stato civile:

  • per i non coniugati conta esclusivamente il reddito personale;
  • per i coniugati viene considerato anche il reddito del coniuge.

Quali redditi vengono considerati dall’INPS

Ai fini del calcolo del diritto all’assegno sociale, l’INPS tiene conto di una pluralità di redditi, tra cui:

  • redditi assoggettabili a IRPEF (al netto di imposte e contributi);
  • redditi da terreni e fabbricati;
  • rendite INAIL;
  • assegni alimentari previsti dal Codice civile;
  • altri redditi rilevanti secondo la normativa vigente.

Superare le soglie stabilite comporta la riduzione o la perdita totale del beneficio.


Nuovo importo dell’assegno sociale 2026

Con l’adeguamento all’inflazione, l’importo dell’assegno sociale è stato rivalutato a partire dal 1° gennaio 2026.

  • Importo mensile 2026: 546,24 euro
  • Importo mensile 2025: 538,69 euro

L’aumento deriva dal meccanismo di perequazione automatica previsto per le prestazioni assistenziali. L’assegno può essere riconosciuto:

  • in misura piena, se il reddito è pari a zero;
  • in misura ridotta, se sono presenti redditi inferiori alle soglie.

Assegno sociale e pensione contributiva bassa: quando spetta comunque

L’assegno sociale può essere riconosciuto anche a chi:

  • ha compiuto 67 anni;
  • ha maturato almeno 20 anni di contributi;
  • percepisce una pensione inferiore all’importo dell’assegno sociale.

In questi casi, l’INPS attribuisce il trattamento più favorevole, ma solo ai cosiddetti “contributivi puri”, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995.


Come presentare domanda all’INPS

La richiesta dell’assegno sociale deve essere presentata esclusivamente su domanda. Le modalità disponibili sono:

  • online tramite il sito INPS, con SPID, CIE o CNS;
  • tramite Contact Center INPS:
    • 803 164 (gratuito da rete fissa);
    • 06 164 164 da rete mobile;
  • attraverso patronati e intermediari abilitati.

Il pagamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.


Controlli annuali e revoca del beneficio

L’assegno sociale non è definitivo: l’INPS verifica ogni anno:

  • il mantenimento dei requisiti economici;
  • la residenza effettiva in Italia.

Il venir meno di uno solo dei requisiti comporta la sospensione o la revoca della prestazione.

Spari in discoteca a Palermo, aumenta la pena a 17 anni e 4 mesi per l’omicidio di Celesia

La Corte d’Appello di Palermo ha condannato a 17 anni e 4 mesi di reclusione il giovane che, quando era ancora minorenne, il 20 dicembre 2023, sparò all’interno della discoteca Notr3 di via Pasquale Calvi, uccidendo Lino Celesia, 22 anni. La sentenza è stata pronunciata oggi al termine del nuovo processo celebrato dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione.

I giudici hanno confermato l’impianto accusatorio, riconoscendo l’imputato colpevole di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e di detenzione illegale di arma da fuoco. In primo grado la condanna era stata di 12 anni, mentre la Procura generale, rappresentata dalla procuratrice dei minori, Claudia Caramanna, e dalla sostituta Paoletta Caltabellotta, aveva chiesto una pena di 18 anni.

Secondo la ricostruzione processuale, il delitto fu l’epilogo di una rissa scoppiata all’interno del locale. Urla, pugni e infine il colpo di pistola che uccise Celesia, calciatore originario del quartiere Cep. In primo grado il giudice aveva tenuto conto positivamente del percorso di rieducazione intrapreso dall’imputato all’interno dell’istituto penale minorile Malaspina.

Nei mesi scorsi anche il fratello dell’imputato è stato condannato, con una pena di 4 anni e 8 mesi, per detenzione illegale di arma da fuoco.

Belìce, 58 anni dopo il terremoto l’ex sindaco ultra novantenne denuncia: “Ricostruzione incompleta e rassegnazione”

A 58 anni dal terremoto che colpì la Valle del Belìce nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, l’ex senatore ed ex sindaco Vito Bellafiore, 96 anni, denuncia una situazione di rassegnazione e declino. Secondo Bellafiore, oggi i cittadini non protestano più come un tempo e la mancanza di sviluppo economico spinge soprattutto i giovani a emigrare.
Sette volte sindaco di Santa Ninfa e senatore del Pci dal 1983, Bellafiore è stato insignito della cittadinanza onoraria di Santa Margherita Belìce. Nel suo intervento sottolinea come la ricostruzione si sia concentrata su case e opere pubbliche, trascurando lo sviluppo economico, rimasto fermo.
Un’occasione mancata, secondo l’ex senatore, è l’applicazione della legge regionale n. 1 del 1986, che prevedeva strumenti per il rilancio economico dell’area. La legge fu solo parzialmente attuata e poi abbandonata. Oggi, avverte Bellafiore, i fondi europei rappresentano l’“ultimo treno” per evitare la desertificazione economica della Valle.
La ricostruzione, inoltre, resta incompleta: in diversi comuni mancano ancora opere di urbanizzazione primaria.

Bellafiore evidenzia anche una forte disparità di trattamento rispetto ad altre aree colpite da terremoti: per il Belìce furono stanziati 162 miliardi di lire, contro i 2.900 miliardi destinati al Friuli. Una differenza che, secondo lui, spiega il ritardo strutturale del territorio e rappresenta “lo specchio di due Italie”.

Agrigento, maxi sequestro di cocaina: arrestato un uomo dalla Squadra Mobile

Un uomo agrigentino è stato arrestato dalla Polizia di Stato di Agrigento con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel corso dell’operazione gli agenti hanno sequestrato circa 1,2 chilogrammi di cocaina e oltre 28 mila euro in contanti.
L’arresto è avvenuto nell’ambito di servizi mirati alla prevenzione e repressione dei reati legati al traffico di droga, disposti dal Questore di Agrigento.

Gli agenti della Squadra Mobile – Sezione Antidroga, durante un’attività di controllo del territorio, hanno notato un furgone sospetto in sosta nei pressi dello stadio Esseneto, in una strada interna senza uscita.
Alla vista dei poliziotti, il conducente ha mostrato un atteggiamento nervoso e non è stato in grado di fornire spiegazioni convincenti sulla sua presenza sul posto.

Gli investigatori hanno quindi proceduto a un controllo approfondito del veicolo, rinvenendo sotto il sedile di guida un panetto di cocaina pura, avvolto in cellophane, del peso di circa 1,2 chili.
All’interno dell’abitacolo sono stati inoltre trovati una macchina elettrica per il confezionamento sottovuoto, nove buste e due rotoli per il sottovuoto, materiale ritenuto utile al frazionamento dello stupefacente. Nel marsupio dell’uomo erano custoditi anche circa 1.000 euro in contanti e le chiavi di un’altra autovettura a lui in uso.
Quest’ultima, rintracciata poco distante, è stata perquisita: al suo interno sono stati scoperti circa 27 mila euro in contanti, somma ritenuta incompatibile con la posizione reddituale dell’uomo e presumibilmente riconducibile all’attività di spaccio.
Dopo il sequestro della droga, del denaro e del materiale per il confezionamento, l’uomo è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento. Le indagini sono in corso.

Lampedusa, attivo il Servizio oncologico decentrato: cure più vicine ai pazienti (Video)

Per la prima volta i pazienti oncologici di Lampedusa hanno potuto accedere alle cure direttamente sull’isola grazie all’attivazione della nuova stanza del Servizio oncologico decentrato. Un passo significativo che segna una svolta nell’assistenza sanitaria in uno dei territori più periferici del Paese.
Tra i primi pazienti assistiti anche una persona affetta da tumore alla vescica che, fino a poco tempo fa, era costretta a raggiungere l’ospedale di Sciacca per sottoporsi alle terapie. Oggi, invece, ha potuto ricevere l’infusione terapeutica a Lampedusa, sotto lo stretto controllo degli oncologi del Policlinico di Palermo e con il supporto dell’urologo in servizio nel poliambulatorio dell’isola.
«Non raccontiamo soltanto l’attivazione di un servizio sanitario – ha dichiarato il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze – ma restituiamo senso pieno al principio di equità del Servizio sanitario nazionale. Portare le terapie oncologiche a Lampedusa significa riconoscere che anche nei territori più complessi il diritto alla cura deve essere garantito con la stessa qualità e dignità». Firenze ha inoltre ringraziato il Ministero della Salute per il sostegno continuo all’iniziativa pilota.
Il Servizio oncologico decentrato di Lampedusa è il risultato di una rete istituzionale che coinvolge l’Asp di Palermo, il Policlinico “Giaccone”, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), il Comune di Lampedusa e Linosa, l’Assessorato regionale della Salute e il Ministero della Salute.
Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale dell’Inmp, Cristiano Camponi: «L’attivazione del Sod di Lampedusa rappresenta un esempio concreto di come gli indirizzi istituzionali possano tradursi in azioni operative capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Lampedusa diventa un modello replicabile anche in altri contesti difficili».
Il progetto proseguirà ora con un ampliamento progressivo delle attività, rafforzando la presa in carico multidisciplinare dei pazienti oncologici e riducendo, per alcune patologie tumorali, la necessità di trasferimenti verso la terraferma.