Lampedusa, attivo il Servizio oncologico decentrato: cure più vicine ai pazienti (Video)

Per la prima volta i pazienti oncologici di Lampedusa hanno potuto accedere alle cure direttamente sull’isola grazie all’attivazione della nuova stanza del Servizio oncologico decentrato. Un passo significativo che segna una svolta nell’assistenza sanitaria in uno dei territori più periferici del Paese.
Tra i primi pazienti assistiti anche una persona affetta da tumore alla vescica che, fino a poco tempo fa, era costretta a raggiungere l’ospedale di Sciacca per sottoporsi alle terapie. Oggi, invece, ha potuto ricevere l’infusione terapeutica a Lampedusa, sotto lo stretto controllo degli oncologi del Policlinico di Palermo e con il supporto dell’urologo in servizio nel poliambulatorio dell’isola.
«Non raccontiamo soltanto l’attivazione di un servizio sanitario – ha dichiarato il direttore generale dell’Asp di Palermo, Alberto Firenze – ma restituiamo senso pieno al principio di equità del Servizio sanitario nazionale. Portare le terapie oncologiche a Lampedusa significa riconoscere che anche nei territori più complessi il diritto alla cura deve essere garantito con la stessa qualità e dignità». Firenze ha inoltre ringraziato il Ministero della Salute per il sostegno continuo all’iniziativa pilota.
Il Servizio oncologico decentrato di Lampedusa è il risultato di una rete istituzionale che coinvolge l’Asp di Palermo, il Policlinico “Giaccone”, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), il Comune di Lampedusa e Linosa, l’Assessorato regionale della Salute e il Ministero della Salute.
Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale dell’Inmp, Cristiano Camponi: «L’attivazione del Sod di Lampedusa rappresenta un esempio concreto di come gli indirizzi istituzionali possano tradursi in azioni operative capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Lampedusa diventa un modello replicabile anche in altri contesti difficili».
Il progetto proseguirà ora con un ampliamento progressivo delle attività, rafforzando la presa in carico multidisciplinare dei pazienti oncologici e riducendo, per alcune patologie tumorali, la necessità di trasferimenti verso la terraferma.

Sciacca, indirizzo agli uffici per la rottamazione quinquies dei tributi


L’amministrazione comunale di Sciacca è pronta a fornire un indirizzo agli uffici per l’adesione alla rottamazione quinquies dei tributi, lo strumento previsto dall’ultima finanziaria nazionale che consente agli enti locali di agevolare i contribuenti nella regolarizzazione delle entrate comunali.
Ad annunciarlo sono il sindaco Fabio Termine e l’assessore ai Tributi Giuseppe Termine, che spiegano come sia stata programmata, nei prossimi giorni, una riunione finalizzata ad avviare il percorso amministrativo necessario per l’attuazione della misura.


Rottamazione quinquies dei tributi e finanziaria nazionale


La possibilità di aderire alla rottamazione quinquies dei tributi trova fondamento nell’ultima legge di bilancio nazionale, che riconosce agli enti locali la facoltà di introdurre forme di definizione agevolata dei carichi pendenti. L’attivazione della misura richiede però una scelta espressa da parte dell’ente, che deve essere formalizzata attraverso specifici atti amministrativi.
In questo contesto, l’amministrazione comunale intende dare un indirizzo chiaro agli uffici competenti, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa nazionale, avviando l’iter necessario per rendere operativa la rottamazione sul territorio comunale.


Il passaggio in consiglio comunale


Un passaggio essenziale del procedimento è rappresentato dall’approvazione, in consiglio comunale, di un apposito Regolamento. Solo dopo questo adempimento sarà possibile avanzare la richiesta al Ministero delle Finanze e dare concreta attuazione alla rottamazione quinquies dei tributi.
Il Regolamento costituirà lo strumento attraverso il quale disciplinare modalità e condizioni di adesione, in coerenza con quanto previsto dalla normativa statale richiamata dall’amministrazione.


Cosa prevede la rottamazione quinquies dei tributi


La rottamazione quinquies dei tributi consente ai contribuenti di ottenere lo sgravio di sanzioni e interessi applicati alle cartelle esattoriali. La misura riguarda i ruoli emessi fino al 2023 e prevede il pagamento della sola sorte capitale.


Per il Comune di Sciacca, i tributi interessati sono Tari, Tasi e Imu, ossia le principali imposte comunali oggetto di riscossione.


L’obiettivo dell’Amministrazione comunale


Attraverso l’indirizzo agli uffici per l’adesione alla rottamazione quinquies dei tributi, l’amministrazione comunale intende agevolare i cittadini che vogliono regolarizzare la propria posizione contributiva, utilizzando uno strumento previsto dalla legislazione nazionale.
La misura si inserisce in un percorso amministrativo che punta a offrire una possibilità di definizione agevolata delle posizioni debitorie, nel rispetto delle competenze del consiglio comunale e delle procedure previste per gli enti locali.

Tentata rapina all’ufficio postale di Gravina di Catania, tre arresti

Tentata rapina a un ufficio postale di Gravina di Catania. La polizia ha arrestato tre uomini di 29, 53 e 60 anni, ritenuti responsabili dell’assalto avvenuto durante la fase di ricarica del bancomat.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile della Questura di Catania, due dei malviventi sono riusciti ad appropriarsi di tre cassette di plastica dell’ATM contenenti complessivamente circa 150 mila euro.

I due sono stati bloccati poco dopo dagli agenti intervenuti sul posto. Uno degli arrestati è stato trovato in possesso di una pistola a salve.
Il terzo complice è stato fermato alla guida di un’auto a noleggio, che sarebbe stata utilizzata per raggiungere l’ufficio postale e per la fuga. Anche lui è stato condotto in arresto.
Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare un eventuale coinvolgimento dei tre in analoghi episodi avvenuti ai danni di altri uffici postali della provincia.

Messina, il progetto di Fondo Basile tra le migliori pratiche nazionali per il risanamento urbano

Il progetto per la realizzazione di 60 alloggi green nell’area di Fondo Basile, a Messina, è stato selezionato come modello di “best practice” a livello nazionale. La scelta è arrivata da Invitalia, di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, nell’ambito delle politiche di transizione digitale applicate alla realizzazione delle opere pubbliche.

L’intervento è portato avanti dalla Struttura commissariale al risanamento, guidata dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, con Invitalia nel ruolo di soggetto attuatore. Il complesso residenziale in costruzione è stato progettato secondo criteri di sostenibilità ambientale, con tecnologie innovative, alti standard di efficienza energetica e un avanzato utilizzo del sistema Bim (Building Information Modeling), che consente una gestione digitale dell’intero processo costruttivo.

Tra i progetti analizzati a livello nazionale, quello di Fondo Basile è stato individuato per l’elevata qualità tecnica e per la capacità di rappresentare un esempio di progettazione complessa, utile alla sperimentazione della digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e alla qualificazione delle stazioni appaltanti anche in altri contesti del Paese.

“La sfida del risanamento non poteva limitarsi alla sola rimozione delle baracche – ha dichiarato il presidente Schifani – ma doveva puntare a nuovi modi di vivere quartieri segnati per decenni dal degrado. Progetti innovativi come quello di Fondo Basile vanno in questa direzione e la selezione da parte di Invitalia rafforza il percorso di riscatto per l’intera comunità”.

Soddisfazione è stata espressa anche dal sub commissario al risanamento, Santi Trovato, che ha ringraziato gli uffici della struttura, lo staff tecnico e le imprese coinvolte per l’accelerazione dei tempi. Dopo la bonifica dell’area, i lavori sono stati consegnati nel dicembre scorso e la costruzione del complesso è iniziata all’inizio di quest’anno.

Al termine dell’intervento, i risultati del progetto saranno condivisi a livello nazionale, con l’obiettivo di contribuire alla definizione di un modello di “best practice” a supporto delle stazioni appaltanti impegnate nei processi di modernizzazione.

Incidente mortale ad Alcamo, 19enne muore dopo lo scontro

Un incidente mortale ad Alcamo ha scosso la comunità della cittadina trapanese. Un giovane di 19 anni è deceduto nella notte all’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove era stato trasferito in elisoccorso dopo un violento scontro avvenuto nel pomeriggio del 13 gennaio.
L’impatto si è verificato in viale Europa, una strada centrale di Alcamo già segnata in passato da gravi incidenti. Due moto da cross si sono scontrate con estrema violenza, causando ferite gravissime ai conducenti.

Chi è la vittima dell’incidente mortale ad Alcamo

La vittima è Gabriele Calvaruso, 19 anni. Subito dopo lo scontro, il giovane ha perso una grande quantità di sangue e le sue condizioni sono apparse immediatamente critiche.
I sanitari del 118, intervenuti sul posto, hanno disposto il trasferimento urgente in elisoccorso verso Palermo. Il ragazzo è stato ricoverato presso il Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia, in terapia intensiva. Nonostante le cure e gli sforzi dei medici, il quadro clinico è rimasto disperato e il decesso è avvenuto nel corso della notte.

Ferito anche un 17enne nello scontro

Nell’incidente mortale ad Alcamo è rimasto ferito anche un altro giovane, un ragazzo di 17 anni che si trovava alla guida dell’altra moto da cross coinvolta nello scontro. Le sue condizioni, secondo quanto emerso, sono risultate meno gravi rispetto a quelle della vittima.
Il minorenne è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Le indagini sull’incidente mortale ad Alcamo

Sul luogo del sinistro sono intervenuti gli agenti della polizia municipale di Alcamo, che hanno eseguito i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
Le indagini sono tuttora in corso. Gli inquirenti stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, che potrebbero fornire elementi utili per chiarire le responsabilità e le cause dello scontro.

Un contesto segnato da altri gravi incidenti

Il dramma di Alcamo arriva a pochi giorni da un altro tragico episodio avvenuto in Sicilia. A Torretta, nel Palermitano, un uomo di 33 anni è morto dopo quattro mesi di agonia a seguito di un incidente in scooter, conclusosi anch’esso con esiti fatali.
Due storie diverse, accomunate da un bilancio pesantissimo che riaccende l’attenzione sulla sicurezza stradale e sulla pericolosità di alcuni tratti viari.

Ancora violenza in ospedale: medico aggredita all’Umberto I di Siracusa

Nuovo episodio di aggressione ai danni di un medico all’ospedale Umberto I di Siracusa. A rendere noto l’accaduto è il segretario della Cisl Medici Ragusa-Siracusa, Giuseppe Runza, che ha raccolto la segnalazione di una dottoressa vittima di violenza mentre era in servizio all’interno della struttura di via Testaferrata.
L’aggressione si è verificata in uno dei reparti dell’ospedale. La dottoressa, chiamata per una consulenza in un reparto diverso dal proprio, ha notato l’atteggiamento sospetto di una paziente intenta a sottrarre materiale dal magazzino. Alla richiesta di chiarimenti da parte del medico, la paziente ha reagito con insulti e violenza, colpendola ripetutamente, anche con un ombrello.
La professionista è stata immediatamente assistita e medicata dai colleghi. L’episodio, pur senza gravi conseguenze fisiche, ha generato forte preoccupazione e tensione tra il personale sanitario.
«Si tratta di un episodio gravissimo che conferma, ancora una volta, i rischi quotidiani che corre il personale ospedaliero – ha dichiarato Giuseppe Runza –. L’aggressione è particolarmente grave perché avvenuta all’interno di un reparto. Eventi del genere compromettono la serenità di chi lavora in contesti già complessi, caratterizzati da continue emergenze».
La Cisl Medici ha espresso piena solidarietà alla collega aggredita e ha condannato con fermezza ogni forma di violenza nei confronti di medici e operatori sanitari, rinnovando l’appello affinché vengano adottate misure efficaci per garantire maggiore sicurezza negli ospedali. Un fenomeno, quello delle aggressioni, che continua a ripetersi e che rappresenta un’emergenza sempre più grave nel sistema sanitario.

Rifugi volontari nel mirino della Regione, Chiara Calasanzio: “Il nuovo decreto rischia di farci chiudere”

Un grido d’allarme forte, diretto e carico di preoccupazione arriva dall’Oasi Ohana e dalla sua fondatrice, Chiara Calasanzio.

Al centro della protesta c’è il Decreto Assessoriale n. 1166 del 22 ottobre 2025, con il quale la Regione Siciliana starebbe stravolgendo il sistema dei rifugi volontari, equiparandoli di fatto ai canili sanitari, realtà profondamente diverse per funzione, filosofia e missione.
Secondo quanto denunciato dai volontari, il decreto impone ai canili già esistenti – definiti “rifugi sanitari” – l’adeguamento entro cinque anni a una serie di requisiti strutturali estremamente rigidi. I rifugi volontari, invece, non vengono riconosciuti come categoria distinta e si ritrovano ignorati, senza tempi congrui e senza possibilità reale di adeguamento alle stesse norme.
Tra gli obblighi previsti figurano parcheggi e aree di carico e scarico, locali amministrativi e di accoglienza, spogliatoi e servizi igienici, ambulatori sanitari, aree di degenza con box a misure standard, zone di sgambamento strutturate, banchi congelatori per le carcasse, pavimentazioni industriali e impianti dedicati. Prescrizioni pensate per strutture sanitarie e non per rifugi nati con finalità di salvataggio e recupero.
Per l’Oasi Ohana, l’adeguamento a queste norme comporterebbe una spesa stimata tra i 150 e i 200 mila euro, una cifra giudicata del tutto insostenibile per una realtà che vive esclusivamente di donazioni, sacrifici personali e lavoro volontario. «Noi non diventeremo mai un canile», ribadisce Chiara Calasanzio, rifiutando l’idea di trasformare un rifugio fondato su relazioni, libertà controllata e recupero emotivo in una struttura di box e cemento.
Nel mirino anche l’impostazione del decreto, accusata di non tenere conto della realtà dei rifugi volontari: luoghi immersi nella natura, organizzati in macroaree con terra, erba e alberi, dove gli animali possono giocare, correre e ritrovare dignità dopo esperienze di abbandono e maltrattamento. Un modello che rischierebbe di essere cancellato da norme ritenute lontane dalla tutela reale del benessere animale.
Se il decreto resterà invariato, il rischio concreto – secondo i volontari – è la chiusura di decine di rifugi in tutta la Sicilia, con una drastica riduzione dei salvataggi e un aumento degli animali condannati all’abbandono e alla morte. Inoltre, il provvedimento finirebbe per favorire la nascita di micro-canili da 11 a 20 cani, che potrebbero accedere a fondi pubblici con obblighi inferiori rispetto a quelli imposti ai rifugi storici.
Da qui l’appello alla Regione Siciliana affinché riveda il decreto, distinguendo chiaramente tra canili sanitari, rifugi volontari e microstrutture di accoglienza, prevedendo deroghe per le strutture già esistenti e riconoscendo il valore sociale di chi, ogni giorno, salva vite senza fini di lucro.
«Io ho deciso: non toccherò il nostro rifugio», afferma Chiara Calasanzio. «Se vorranno, metteranno i sigilli con me dentro. Non permetterò a nessuno di toccare Ohana». Un messaggio estremo ma simbolico, che chiama alla mobilitazione l’opinione pubblica. L’invito è a condividere, informare e fare rumore, perché il futuro di tanti animali passa anche da questa battaglia.

La Rocca Ruvolo: “Con la Chiesa Madre un momento di rinascita per il territorio” (Video)

La comunità di Montevago oggi in festa celebra la rinascita della vecchia chiesa Madre nel 58° anniversario del sisma del Belice.

“Un momento di rinascita per il territorio avere restituito la chiesa alla fruizione pubblica dopo il completamento del secondo stralcio dei lavori di recupero e la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione artistica”, ha detto il sindaco, Margherita La Rocca Ruvolo.

Alle 11, tra i ruderi del vecchio centro, una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano.

C’erano le più alte cariche della provincia questa mattina a Montevago, guidate dal prefetto, Salvatore Caccamo.

Si è svolta anche ’intitolazione della piazza antistante all’arciprete monsignor Antonio Migliore, conosciuto come Vito, figura di riferimento spirituale e sociale per generazioni di montevaghesi.

E’ seguendo i sui racconti che due giovanissimi montevaghesi come Giuseppe Calandra e Stefano Nastasi, adesso entrambi sacerdoti, hanno ritrovato la possiede tra le macerie della chiesa.

Il progetto di recupero, finanziato dall’assessorato regionale alle Infrastrutture, ha previsto un investimento complessivo di circa due milioni e mezzo di euro. I lavori, articolati in due stralci, hanno avuto come obiettivo la valorizzazione e la messa in sicurezza di uno dei luoghi più significativi della memoria collettiva di Montevago.

Il primo stralcio ha riguardato lo svuotamento dei ruderi dalle navate della ex cattedrale, consentendo la fruizione del bene e portando alla luce importanti rinvenimenti artistici e architettonici.

Durante le operazioni sono emerse scale, cripte e altri elementi storici di grande valore, che hanno richiesto interventi di protezione e la realizzazione di coperture in vetro per garantirne la conservazione. Sono stati inoltre effettuati lavori di puntellamento e consolidamento delle pareti, in particolare della navata laterale, che presentava gravi dissesti strutturali.

Il secondo stralcio ha completato l’opera con ulteriori interventi di consolidamento murario, l’inserimento di architravi in acciaio nei varchi pericolanti, l’integrazione della pavimentazione e dei gradini in marmo, e la realizzazione di una pavimentazione ecologica drenante nei percorsi circostanti. Particolare attenzione è stata dedicata alla nuova illuminazione esterna, studiata per valorizzare i ruderi e creare un suggestivo effetto scenografico nelle ore serali.

La strada per la completa ricostruzione del Belice, purtroppo, è ancora lunga, ma da Montevago è partito un bel segnale di rinascita.

Termini Imerese, fughe di gas durante i lavori per la fibra: famiglie evacuate, stop del Comune agli scavi

Solo a tarda sera hanno potuto fare rientro nelle proprie abitazioni le famiglie costrette a evacuare a causa di una fuga di gas provocata dai lavori per la posa della fibra ottica. L’episodio, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi, si è verificato per ben tre volte negli ultimi giorni, in pieno centro urbano.
Gli interventi di scavo hanno causato la rottura delle tubazioni del gas in via Guglielmo Marconi, via Pietro Nenni e via Antonio Segni. In tutti i casi è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco che, per motivi di sicurezza, hanno disposto lo sgombero precauzionale delle abitazioni interessate.
Secondo quanto comunicato dagli uffici comunali, le rotture avrebbero potuto mettere seriamente a rischio l’incolumità delle persone e dei beni. Alla luce della gravità degli episodi, l’amministrazione comunale ha deciso di sospendere le operazioni di scavo e di avviare un sopralluogo urgente e congiunto per verificare quanto accaduto.
«Ritenuto non ammissibile quanto accaduto – si legge in una nota firmata dal dirigente del terzo settore Giuseppe Frangiamore e dal geometra Giuseppe Sansone – devono essere condotte tutte le verifiche preliminari agli scavi da parte delle società, al fine di accertare le condizioni delle aree di cantiere». In attesa del sopralluogo, il Comune ha invitato le imprese coinvolte a sospendere immediatamente i lavori.
La comunicazione è stata inviata alle società Open Fiber, FiberCop e Ultranet. L’amministrazione ribadisce la necessità di garantire la massima sicurezza durante l’esecuzione dei lavori, soprattutto in aree densamente abitate, per evitare il ripetersi di situazioni di potenziale pericolo per la cittadinanza.

Terme di Sciacca, Europa Verde, M5S e PD: “Consiglio comunale aperto subito, la Regione venga a riferire”

I gruppi consiliari di Europa Verde, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico chiedono con forza la convocazione immediata di un Consiglio comunale aperto, alla presenza della Regione Siciliana, per fare piena chiarezza sul futuro delle Terme di Sciacca. La richiesta accoglie e rilancia l’appello dell’Unione dei Comitati di Quartiere, che da tempo sollecita un confronto pubblico e trasparente su una delle questioni più decisive per il futuro della città.
La chiusura delle Terme, che dura ormai da oltre dieci anni, non viene più considerata soltanto un problema economico. Per le forze politiche firmatarie si tratta di una vera e propria emergenza identitaria e strategica, che blocca il potenziale di sviluppo turistico, occupazionale e sociale di Sciacca. Da qui la necessità di superare una narrazione che riduce il complesso termale a una semplice operazione immobiliare.
Secondo Europa Verde, M5S e PD, nonostante i ripetuti annunci della Regione Siciliana sul ricorso al partenariato pubblico-privato, manca ancora un quadro chiaro sulla progettualità: non sono noti il modello di sviluppo, le modalità di gestione né le condizioni delle future concessioni. Una situazione ritenuta inaccettabile, perché priva i cittadini del diritto di conoscere scelte che incideranno profondamente sul destino della città.
I consiglieri denunciano inoltre un grave vuoto informativo: un tema così centrale non può essere affrontato esclusivamente negli uffici regionali. Per questo chiedono che il Presidente della Regione e i tecnici competenti si rechino a Sciacca per riferire ufficialmente in sede istituzionale, davanti alla comunità locale.
Il Consiglio comunale aperto viene indicato come lo strumento più idoneo a garantire un metodo realmente partecipativo, capace di mettere attorno allo stesso tavolo Amministrazione comunale, deputazione regionale, associazioni, comitati e cittadini, evitando decisioni calate dall’alto.
Un altro nodo fondamentale riguarda il valore del cosiddetto “Prodotto Terme”. Il rilancio di Sciacca nel panorama internazionale del benessere e della salute – sottolineano i gruppi consiliari – non dipende soltanto dalle strutture, ma soprattutto dalle acque termali e dalle loro riconosciute proprietà terapeutiche, che rappresentano il vero elemento distintivo del territorio. Un patrimonio scientifico e naturale che, ad oggi, appare ancora privo di una reale strategia di valorizzazione.
Come forze politiche progressiste, ecologiste e attente alla tutela dei beni comuni, Europa Verde, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico ribadiscono di non essere disposti ad accettare ulteriori rinvii o soluzioni ambigue, né tantomeno la svendita del patrimonio idro-minerario senza garanzie concrete per la città.
Da qui l’appello finale alla Presidenza del Consiglio comunale e all’Amministrazione, affinché si attivino immediatamente per accogliere la richiesta dell’Unione dei Comitati di Quartiere e rendere il Consiglio comunale il luogo della verità e della ripartenza. I gruppi chiedono anche la riattivazione di un tavolo di lavoro permanente, che coinvolga comitati, rappresentanza consiliare ed esperti tecnici, per monitorare ogni fase del bando e della futura gestione delle Terme.