Tassa di soggiorno a Castelvetrano: aumento deciso dal 2026

Dal 1° gennaio 2026 scatterà l’aumento della tassa di soggiorno a Castelvetrano. La decisione è stata presa dalla Giunta municipale, che ha stabilito nuovi importi da applicare ai clienti delle strutture ricettive, con successivo versamento al Comune. L’incremento previsto è di 50 centesimi rispetto alla vecchia tassa.
L’adeguamento della tassa di soggiorno a Castelvetrano riguarda tutte le strutture ricettive, differenziando gli importi in base al costo della camera per notte.

Nuovi importi della tassa di soggiorno a Castelvetrano

Per le strutture dove il prezzo della camera non supera gli 80 euro a notte, la tassa passerà da 1 euro a 1,50 euro. Per le strutture con camere oltre gli 80 euro a notte, l’importo sale da 1,20 euro a 1,70 euro.
L’aumento della tassa di soggiorno a Castelvetrano viene quindi modulato in base al costo delle camere, mantenendo la distinzione già prevista nella precedente normativa.

Motivazioni della Giunta municipale

Secondo la Giunta municipale, per incentivare e mantenere stabile la presenza turistica sul territorio, è necessario investire in servizi pubblici, tutela del patrimonio artistico e ambientale e organizzazione di eventi culturali.
La nuova tassa di soggiorno a Castelvetrano rappresenta uno strumento fondamentale per garantire queste risorse e sostenere interventi mirati sul territorio.

Risorse per il turismo locale

La presenza turistica richiede un costante impegno economico. Servizi pubblici efficienti, tutela del patrimonio e iniziative culturali necessitano di fondi significativi, che il Comune intende reperire anche grazie alla revisione della tassa di soggiorno a Castelvetrano.
L’aumento deliberato si inserisce così in una strategia volta a garantire continuità negli investimenti e qualità dei servizi offerti, tutelando il patrimonio e valorizzando le iniziative culturali.

Carini, due amici morti nella stessa abitazione

Un ritrovamento che ha inizialmente fatto pensare a un mistero, ma che secondo le autorità non presenta elementi di natura criminale. A Carini, all’interno di un’abitazione di via Gargagliano, due amici sono stati rinvenuti senza vita in stanze diverse della casa: uno in soggiorno, l’altro in camera da letto.
Si tratta di Vincenzo Lo Presti e Giuseppe Manicioto, entrambi 68enni, con pochi mesi di differenza di età. Una coincidenza che ha destato interrogativi, anche per la circostanza della morte avvenuta nello stesso luogo e nello stesso periodo.

Le verifiche delle autorità escludono il giallo

Fin dai primi accertamenti, carabinieri e medico legale hanno escluso l’ipotesi di una morte violenta. Nell’abitazione non sono stati riscontrati segni di colluttazione o di effrazione, così come sui corpi non sono emerse lesioni o indizi compatibili con un’aggressione.
Secondo quanto stabilito dagli inquirenti, due amici morti sì, ma per cause naturali. Non ci sarebbero elementi riconducibili né a un omicidio da parte di terzi né a un tragico episodio di omicidio-suicidio.

Il ritrovamento dopo giorni di silenzio

A scoprire i corpi, nel pomeriggio di venerdì 2 gennaio, sono stati i vigili del fuoco, intervenuti su richiesta di parenti e vicini di casa, preoccupati dall’assenza di notizie da diversi giorni.
Una volta entrati nell’abitazione, i soccorritori hanno trovato i due uomini già deceduti. La scena ha immediatamente richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per gli accertamenti di rito.

Nessuna autopsia disposta dal pubblico ministero

Dopo la ricognizione cadaverica e le verifiche effettuate sul posto, il pubblico ministero ha deciso di non disporre l’autopsia. La decisione è stata presa alla luce dell’assenza di segni sospetti e della chiara ricostruzione delle cause naturali del decesso.
Le salme di Vincenzo Lo Presti e Giuseppe Manicioto sono state quindi restituite ai familiari. Una vicenda che resta segnata dalla coincidenza di due amici morti insieme, alla stessa età e nella stessa casa, ma che secondo le autorità non nasconde alcun mistero.

Aggressione allo Stazzone di Sciacca: denunciati due minorenni per lesioni aggravate da odio razziale

Lesioni personali aggravate dalla discriminazione etnico-razziale: è questa l’ipotesi di reato contestata a due adolescenti di 16 e 17 anni denunciati dai carabinieri alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Palermo.

I due giovani sono ritenuti responsabili, insieme ad altri coetanei, di una violenta aggressione ai danni di un ventenne italiano, figlio di cittadini cinesi.
L’episodio risale allo scorso 28 novembre e si è verificato nella zona dello Stazzone di Sciacca.

Il giovane, al termine della giornata lavorativa, stava facendo rientro a casa quando sarebbe stato improvvisamente accerchiato da un gruppo di ragazzi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il branco lo avrebbe colpito con calci e pugni, accompagnando l’aggressione con pesanti insulti a sfondo razziale.
A seguito dell’attacco, la vittima è stata soccorsa e trasportata all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca. I medici hanno riscontrato la frattura del setto nasale e diversi traumi, giudicati guaribili in circa 25 giorni.
Le indagini dei carabinieri hanno consentito di identificare due dei presunti aggressori, entrambi minorenni, che sono stati denunciati all’autorità giudiziaria competente.

Proseguono gli accertamenti per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.

Caduta dal balcone a Capodanno, festa finisce in tragedia a Mondello

Una festa di Capodanno che doveva essere un momento di svago si è trasformata in un grave episodio di cronaca. Una ragazza di 22 anni è caduta da un balcone a Capodanno restando in condizioni critiche. La giovane è attualmente ricoverata al Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico per ridurre una grave emorragia cerebrale.

L’incidente è avvenuto intorno alle 4 del mattino del primo gennaio, all’interno di una villa privata situata a Mondello, in zona Fondo Anfossi. Nell’abitazione era in corso una festa organizzata da un commerciante di 32 anni, alla quale avrebbero partecipato numerose persone.

Caduta dal balcone a Capodanno: la prima ricostruzione

Secondo quanto emerso finora, la caduta dal balcone sarebbe avvenuta dopo che la ragazza è rimasta chiusa da sola in un bagno al piano terra della villa. Le sue richieste di aiuto, probabilmente a causa della musica ad alto volume, non sarebbero state udite dagli altri partecipanti alla festa.

A quel punto la giovane avrebbe tentato di uscire passando da una finestra, con l’intenzione di raggiungere un balcone adiacente per rientrare in casa. Durante il tentativo, però, avrebbe perso l’equilibrio, precipitando nel seminterrato sottostante da un’altezza di circa tre metri e battendo violentemente la testa.

Le gravi conseguenze della caduta dal balcone

In seguito alla caduta dal balcone la 22enne ha riportato diverse fratture e un grave trauma cranico. Le sue condizioni sono apparse subito molto serie. Alcuni amici presenti alla festa l’hanno trasportata d’urgenza in ospedale a bordo di un’auto privata.

Una volta arrivata al Trauma Center dell’ospedale Villa Sofia, i medici hanno riscontrato una grave emorragia cerebrale, rendendo necessario un intervento chirurgico immediato. Attualmente la ragazza si trova in coma farmacologico, mentre il quadro clinico resta estremamente delicato.

Indagini dei carabinieri sulla caduta dal balcone a Capodanno

Sull’episodio indagano i carabinieri, che hanno già ascoltato il proprietario dell’immobile dove si è svolta la festa. Gli investigatori stanno cercando di individuare e sentire anche altri partecipanti per chiarire l’esatta dinamica della caduta dal balcone e accertare eventuali responsabilità.

Le indagini proseguono per ricostruire quanto accaduto nelle ore precedenti l’incidente e verificare se vi siano stati comportamenti o circostanze che abbiano contribuito al grave evento. Nel frattempo, resta alta l’attenzione sulle condizioni della giovane, ricoverata in prognosi riservata.

Aica chiarisce sull’ordinanza del Tribunale e sulla vertenza con Siciliacque: “Nessun allarme per i cittadini, andiamo avanti senza arretrare”

Nessuna emergenza in atto e nessun rischio per la continuità del servizio idrico. A chiarirlo è Aica – Azienda Idrica Comuni Agrigentini, che interviene con una nota ufficiale per fare piena luce sulle notizie apparse sulla stampa in merito all’ordinanza del Tribunale di Palermo e alla vertenza con Siciliacque.
L’ordinanza, recentemente notificata, riguarda una vicenda giudiziaria risalente nel tempo, relativa a una causa pregressa e a un residuo debitorio già noto e ben circoscritto. Non si tratta dunque di un nuovo contenzioso né di una situazione improvvisa o fuori controllo. Aica ha formalmente preso atto della natura esecutiva del provvedimento e ha precisato che, qualora l’importo dovesse risultare definitivamente dovuto all’esito del giudizio, esso sarà regolarmente onorato attraverso una quota delle risorse regionali già stanziate per la copertura dei debiti reali del sistema idrico agrigentino.
“Tutto avverrà nel pieno rispetto della legge e senza alcun pregiudizio per il servizio, né tantomeno ricadute sui cittadini”, sottolinea l’Azienda.
Parallelamente, Aica ribadisce di non arretrare di un solo passo nella tutela dell’interesse pubblico. In questo quadro, l’Azienda ha riscontrato puntualmente la diffida di Siciliacque, ha chiesto formalmente l’apertura di un fascicolo di controllo presso la Corte dei Conti – Sezione Controllo per la Sicilia – e ha segnalato criticità definite gravi e strutturali nel sistema di fatturazione dell’acqua prodotta dai dissalatori finanziati con risorse regionali.

È stata inoltre evidenziata la necessità di verificare l’effettiva produzione di acqua in rapporto ai fondi pubblici integralmente ricevuti, a tutela delle risorse dei contribuenti.
Sul fronte della fornitura idrica, Aica ribadisce con fermezza che qualsiasi ipotesi di riduzione dell’acqua all’ingrosso è giuridicamente illegittima. La normativa vigente, come già chiarito anche dalla Presidenza della Regione Siciliana, non consente riduzioni del servizio tra sovrambito e ambito. Eventuali tentativi in tal senso, avverte l’Azienda, saranno contrastati in ogni sede istituzionale e giudiziaria.
“Aica non è un soggetto passivo né silente. Stiamo affrontando nodi irrisolti da decenni con responsabilità, trasparenza e determinazione. Ai cittadini diciamo una cosa chiara: non c’è alcuna emergenza nascosta, nessuna verità taciuta. Stiamo combattendo questa battaglia a viso aperto, senza arretrare di un solo passo”, dichiara la Presidenza del Consiglio di Amministrazione.
L’Azienda conferma infine l’impegno a onorare le decisioni giudiziarie, difendere il servizio idrico pubblico, pretendere chiarezza sull’utilizzo delle risorse regionali e collaborare con la Corte dei Conti e le Autorità competenti. La messa in sicurezza finanziaria del sistema idrico agrigentino – conclude Aica – è già in corso grazie al lavoro congiunto con la Regione Siciliana, il Governo centrale, l’Assemblea dei Sindaci e gli organi di controllo, e proseguirà con responsabilità, rigore e trasparenza”

Resta aperta la Guardia medica di Burgio, il sindaco di Lucca: “Presto anche la nostra”

Prosegue anche nel 2026 il servizio di Guardia medica a Burgio ed è rimasta chiusa quella di Lucca Sicula. A quanto pare la riapertura di Lucca Sicula slitterà di qualche settimana.

“Noi rimaniamo pronti per la riapertura – dice il sindaco di Lucca Sicula, Salvatore Dazzo – avendo anche messo a disposizione dell’Asp gratuitamente i locali dove svolgere il servizio”.

A proposito di locali si attende il completamento dei lavori di sistemazione di quelli di Villafranca Sicula da parte del Comune guidato dal commissario Carmelo Burgio. Al momento, però, sembra difficile che Burgio, Lucca e Villafranca possano tornare ad operare contemporaneamente come nel passato per mancanza di medici.

Acquisti online, dal 2026 arriva la tassa di 2 euro sui pacchi extra-UE sotto i 150 euro: cosa cambia davvero

Dal 1° gennaio 2026 gli acquisti online provenienti da Paesi extra-UE saranno interessati da un nuovo costo fisso: un contributo di 2 euro per ogni pacco con valore inferiore a 150 euro. La misura, già ribattezzata “tassa Shein”, è stata inserita nella Legge di Bilancio 2026 e punta a incidere in modo diretto sul commercio elettronico internazionale a basso costo.

La novità riguarda milioni di consumatori italiani che acquistano abitualmente su piattaforme extraeuropee come Shein, Temu o AliExpress, e si inserisce in un più ampio intervento di revisione del sistema doganale e fiscale legato all’e-commerce.


Cos’è la tassa sui pacchi extra-UE e quando si applica

Il nuovo contributo consiste in un importo fisso di 2 euro applicato a ogni spedizione extra-UE:

  • con valore dichiarato inferiore a 150 euro
  • soggetta a controlli e adempimenti doganali
  • destinata all’Italia

La tassa non si applica agli acquisti effettuati all’interno dell’Unione Europea, né alle spedizioni di valore superiore ai 150 euro già soggette a dazi e IVA ordinari.

Dal punto di vista tecnico, non si tratta di un dazio sul prodotto, ma di un contributo amministrativo legato alla gestione doganale dei cosiddetti micro-pacchi.


Chi paga la tassa e come viene applicata

Il consumatore non dovrà presentare alcuna domanda né effettuare pagamenti separati. Il contributo verrà applicato automaticamente durante la procedura doganale:

  • il costo sarà anticipato dal venditore o dal marketplace
  • verrà incluso nel prezzo finale di acquisto
  • comparirà come aggravio sul totale dell’ordine

In sostanza, il cliente pagherà la tassa senza interagire direttamente con l’Agenzia delle Dogane.


Perché il Governo introduce la tassa sui micro-pacchi

La misura ha una finalità duplice:

  1. Copertura dei costi doganali
    L’elevato numero di piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE genera costi amministrativi e logistici significativi per le dogane italiane.
  2. Riequilibrio concorrenziale
    L’obiettivo dichiarato è ridurre il divario competitivo tra:
    • commercio tradizionale e negozi fisici italiani
    • grandi piattaforme extra-UE che operano con prezzi estremamente bassi

A ciò si aggiunge una motivazione ambientale, legata all’impatto delle spedizioni intercontinentali per acquisti di scarso valore.


Quanto incide la tassa sugli acquisti online

Secondo le stime ufficiali, nel 2026 la misura potrebbe interessare oltre 320 milioni di spedizioni.

L’impatto economico varia in base alla frequenza degli acquisti:

  • per chi acquista sporadicamente, il costo resta contenuto
  • per chi effettua acquisti frequenti, la spesa annuale può superare 100 euro

Il peso del contributo è particolarmente evidente sugli ordini di basso importo:
su un pacco da 5 euro, la tassa da 2 euro equivale a un aumento di circa +40%.


Rischio doppia tassazione con l’Unione Europea

Un nodo critico riguarda la compatibilità con la normativa UE. La Commissione europea sta infatti valutando l’introduzione, sempre dal 2026, di un dazio europeo da 3 euro sui pacchi extra-UE di basso valore.

Se entrambe le misure dovessero entrare in vigore, il rischio sarebbe quello di una doppia imposizione, su una materia che rientra nella competenza esclusiva dell’Unione in tema di politica commerciale.


Cosa cambia per i consumatori italiani

In concreto, dal 2026:

  • gli acquisti extra-UE costeranno di più
  • i piccoli ordini diventeranno meno convenienti
  • potrebbe ridursi il volume di micro-acquisti online

Tuttavia, la misura non garantisce automaticamente un beneficio diretto alle imprese italiane, né un reale rafforzamento del Made in Italy. Il gettito generato confluirà infatti nelle casse dello Stato, senza vincoli di destinazione specifici.


In sintesi

La tassa da 2 euro sui pacchi extra-UE segna un cambio di passo nella fiscalità dell’e-commerce internazionale. Una misura che punta a razionalizzare i flussi e a ridurre gli squilibri, ma che rischia di pesare soprattutto sui consumatori abituali dello shopping online a basso costo.

Ragusa accoglie il nuovo Prefetto

E’ previsto mercoledì 7 gennaio l’insediamento del nuovo prefetto di Ragusa, Tania Giallongo. Originaria di Avola, Giallongo è figura nota nel Ragusano per aver presieduto la commissione straordinaria che amministrò il Comune di Scicli nel biennio 2015-2016.

Inoltre, ha fatto parte della commissione straordinaria del Comune di Nettuno, nel Lazio, e da due anni ricopre il ruolo di viceprefetto vicario di Roma.

Al Ministero dell’Interno si è occupata di relazioni sindacali e nel Dipartimento per le politiche del personale dell’amministrazione civile.

A Licata apre ufficialmente l’Oculistica, operative le prime Case di Comunità dell’Agrigentino

Nuovo impulso alla sanità in provincia di Agrigento con il rafforzamento dell’assistenza ospedaliera e territoriale.

Lunedì 5 gennaio, alle ore 12, verrà inaugurata ufficialmente l’Unità operativa di Oculistica dell’ospedale “San Giacomo D’Altopasso” di Licata. Il reparto, già funzionante da tempo e affidato alla direzione dell’oculistica Salvatore Alessi, entra così a pieno titolo nell’offerta sanitaria rivolta alla popolazione del territorio.
Accanto al potenziamento dell’ospedale licatese, prende forma anche la nuova rete di assistenza di prossimità.

Nel corso del 2025 sono stati infatti completati gli interventi strutturali per le Case di Comunità di Canicattì, Casteltermini e Ravanusa, le prime in tutta la provincia di Agrigento ad essere pronte per l’attivazione.
Queste strutture rappresentano uno dei pilastri del modello di sanità territoriale delineato dal Decreto ministeriale 77 del 2022, con l’obiettivo di rendere i servizi più accessibili, migliorare la continuità delle cure, integrare ambito sanitario e sociale e limitare l’afflusso non necessario nei presìdi ospedalieri.
Secondo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci, l’apertura dei tre centri è ormai imminente, mentre negli altri comuni della provincia – diciannove in totale – le Case di Comunità saranno attivate in tempi brevi.

«L’Azienda – ha spiegato – sta procedendo parallelamente sul completamento degli allestimenti, sulla fornitura degli arredi e soprattutto sul rafforzamento del personale indispensabile per l’avvio dei nuovi servizi».
Un impegno che riguarda anche gli Ospedali di Comunità, considerati insieme alle Case di Comunità un elemento chiave del nuovo sistema di assistenza sul territorio.

INPS, in arrivo il nuovo concorso pubblico e il maxi piano assunzioni: 4.800 nuovi posti tra funzionari, assistenti e dirigenti

L’INPS avvia uno dei più importanti piani di reclutamento degli ultimi anni. Tra concorsi pubblici, mobilità e stabilizzazioni, l’Istituto nazionale di previdenza sociale punta a rafforzare il proprio organico con quasi 4.800 nuove assunzioni, coinvolgendo profili amministrativi, tecnici, informatici, sanitari e dirigenziali. Un intervento strategico che mira a migliorare l’efficienza dei servizi previdenziali e assistenziali e a sostenere le riforme in corso.

Maxi piano assunzioni INPS: una strategia su più fronti

Il piano di potenziamento del personale non si limita a un singolo concorso, ma si sviluppa attraverso diverse modalità di reclutamento, in linea con il Testo unico sul pubblico impiego. L’obiettivo è duplice: garantire il ricambio generazionale e valorizzare competenze già presenti nel settore pubblico.

Le assunzioni avverranno tramite:

  • nuovi concorsi pubblici;
  • mobilità volontaria tra amministrazioni;
  • stabilizzazione del personale precario già in servizio.

Una strategia articolata che consente all’INPS di ridurre i tempi di inserimento e di rispondere rapidamente alle esigenze operative delle sedi territoriali e delle strutture centrali.

Mobilità e stabilizzazioni: ingressi rapidi e personale già formato

Una quota significativa delle nuove assunzioni INPS avverrà attraverso procedure di mobilità tra enti pubblici, che permettono di acquisire personale con esperienza amministrativa e tecnica già consolidata. In questo ambito sono previsti:

  • funzionari amministrativi e tecnici;
  • profili informatici;
  • dirigenti amministrativi destinati a strutture regionali, metropolitane e centrali.

Parallelamente, l’Istituto ha avviato un piano di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, trasformando in rapporti a tempo indeterminato diverse posizioni già operative, soprattutto nelle aree amministrative e informatiche.

Nuovi concorsi INPS: tutte le figure professionali richieste

Il capitolo più atteso riguarda i nuovi concorsi pubblici INPS, che interesseranno una vasta gamma di profili. In particolare, sono previste selezioni per:

  • assistenti e funzionari amministrativi;
  • personale informatico (assistenti e funzionari);
  • dirigenti di seconda fascia;
  • professionisti sanitari (medici, psicologi, assistenti sociali);
  • professionisti legali e ispettori di vigilanza (in concorso con INAIL);
  • docenti per il Liceo “San Bartolomeo” di Sansepolcro.

A queste procedure si affiancherà l’assunzione di circa 1.000 assistenti ai servizi tramite il concorso unico RIPAM gestito da Formez, già noto ai candidati del pubblico impiego.

Riforma della disabilità e nuove competenze specialistiche

Una parte rilevante del piano assunzionale è legata all’attuazione della riforma della disabilità, che richiede competenze sanitarie, psicologiche e sociali. In questo ambito, l’INPS prevede l’ingresso di oltre 2.600 nuovi dipendenti nei prossimi anni, rafforzando i servizi di valutazione, assistenza e presa in carico dei cittadini.

Quando escono i bandi INPS e dove consultarli

Secondo le indicazioni ufficiali, i nuovi bandi di concorso INPS saranno pubblicati entro il 31 dicembre 2025. Le prove selettive si svolgeranno tra la fine del 2025 e il 2026, con le prime immissioni in servizio già dal prossimo anno, soprattutto per i profili considerati strategici.

Tutte le informazioni ufficiali saranno disponibili esclusivamente sui canali istituzionali:

  • sito ufficiale INPS;
  • portale inPA.gov.it, piattaforma nazionale per il reclutamento nella Pubblica Amministrazione.

Un’occasione concreta per chi cerca il “posto fisso”

Il maxi piano assunzioni INPS rappresenta una opportunità concreta per migliaia di candidati, sia giovani neolaureati sia professionisti con esperienza nel settore pubblico. Funzionari, assistenti, informatici e dirigenti saranno figure centrali nel processo di modernizzazione dell’Istituto, chiamato a gestire servizi sempre più digitali e complessi.

Per chi guarda al posto fisso nella Pubblica Amministrazione, il 2026 si preannuncia come un anno chiave.