Servizio idrico, il Tribunale di Palermo condanna Aica: quasi 8 milioni da versare a Siciliacque

Il Tribunale di Palermo ha condannato l’Aica al pagamento di 7.879.950,26 euro, oltre agli interessi legali, in favore di Siciliacque.

L’ordinanza, emessa lo scorso 31 dicembre dalla presidente della quinta sezione civile, Daniela Galazzi, si inserisce nel quadro di un lungo e complesso contenzioso avviato dalla società che gestisce la fornitura di acqua all’ingrosso in Sicilia.
La vicenda giudiziaria prende avvio da una richiesta iniziale di Siciliacque pari a 18.961.184,37 euro, somma che includeva anche gli interessi di mora. Nel corso del procedimento, però, la stessa società ricorrente ha riconosciuto che Aica aveva già versato oltre 10 milioni di euro, circostanza che ha portato a una rideterminazione del debito residuo.
Il Tribunale ha ritenuto fondata la pretesa creditoria esclusivamente per quanto riguarda la sorte capitale, respingendo invece la richiesta relativa agli interessi di mora.

Di conseguenza è stata disposta anche la revoca del precedente decreto ingiuntivo emesso nei confronti di Aica.
Oltre al pagamento della somma principale, l’azienda è stata condannata a sostenere le spese legali, quantificate in 7.676 euro, a cui si aggiungono Iva Cpa e spese generali. Il provvedimento è immediatamente esecutivo e potrà essere eventualmente revocato solo con la sentenza definitiva che chiuderà il giudizio.
La decisione del Tribunale di Palermo rappresenta un passaggio significativo nella gestione del servizio idrico e nei rapporti economici tra Aica e Siciliacque, con potenziali ricadute anche sul piano finanziario e amministrativo.

Quando nasce un figlio, nasce anche una responsabilità che dura nel tempo

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Quando si riceve il dono di diventare genitori, la vita cambia profondamente.

Non solo perché non si è più in due.
Ma perché, insieme ai figli, nascono nuove gioie… e nuove responsabilità.

Nascono anche buoni propositi sinceri, detti quasi senza pensarci troppo:
“Adesso dobbiamo pensare a lui.”
“Gli daremo tutto quello che gli serve.”

E spesso lo facciamo davvero.
Ci impegniamo ogni giorno a scegliere quello che pensiamo sia il meglio:
nell’alimentazione, nelle attenzioni, nel tempo che dedichiamo.

Poi arrivano anche i regali dei parenti.
Spesso sotto forma di denaro.

Ed è proprio lì che, senza accorgercene, iniziano i primi errori.


“Mettiamoli da parte”: una buona idea… senza un piano

L’idea iniziale è giusta.
È l’idea di un genitore responsabile:

“Mettiamoli da parte, serviranno.”

Il problema non è l’intenzione.
Il problema è l’assenza di un piano.

Senza un piano chiaro, quei soldi spesso si perdono lungo la strada.
Magari restano in casa.
Magari finiscono nel portafoglio.

E succede quello che conosciamo tutti:
“Dai, paghiamo con i soldi dei regali… poi glieli rimettiamo.”

Lo facciamo in buona fede.
Ma intanto quei soldi smettono di avere un senso preciso.
Non crescono con nostro figlio.
Non restano davvero “per lui”.


Il secondo errore: metterli al sicuro… ma fermi

C’è poi un secondo scenario, apparentemente più virtuoso.

Siamo bravi.
Li mettiamo davvero da parte.
Magari su un conto corrente.

Così facendo otteniamo due cose importanti:
– il denaro è al sicuro
– se serve, possiamo prelevarlo in qualsiasi momento

Fin qui, tutto bene.

Ma nel frattempo succede qualcosa che spesso sottovalutiamo.

Il tempo passa.
I prezzi salgono.
Il potere di acquisto cambia.

E quando, dopo anni, decidiamo di utilizzare quei soldi, scopriamo che possiamo comprare meno di quanto avremmo potuto fare il giorno in cui ci sono stati regalati.

Non perché abbiamo sbagliato.
Ma perché tenere il denaro fermo non è una scelta neutra.


Il punto non è accumulare. È dare un senso al risparmio

A questo punto la domanda diventa inevitabile:

Come possiamo far crescere insieme a nostro figlio anche un risparmio che sia davvero utile per lui?

Un risparmio che:
– resti protetto
– non perda valore nel tempo
– possa crescere in modo reale
– sia disponibile quando servirà davvero

Pensare al futuro di un figlio non è solo una scelta razionale.
È una forma di presenza che va oltre l’oggi.

Un modo per dire:
“Ho pensato anche a questo”, prima che diventi urgente, prima che diventi necessario.

Non significa vivere nella preoccupazione.
Significa costruire una base di tranquillità.

Sapere che ciò che conta davvero è stato considerato, organizzato, protetto nel tempo rende il presente più leggero e il futuro meno incerto.


👉 Se ti stai facendo anche tu queste domande, puoi scrivermi su WhatsApp per confrontarti.

Un ultimo pensiero, da padre

A un certo punto, da genitore, capisci una cosa semplice: non puoi controllare tutto ciò che accadrà ai tuoi figli. Ma puoi scegliere di prepararti, prima che diventi urgente.

Io queste righe le scrivo anche da padre.
Ho tre figli, e nel tempo ho fatto scelte pensando a loro e alla mia famiglia: scelte tranquille, senza clamore, con un obiettivo molto concreto… non dover rincorrere domani ciò che potevo organizzare con calma oggi.

Non esiste una strada uguale per tutti.
Però credo in una cosa: capire prima è sempre meglio che capire dopo.

Se questo tema ti ha fatto riflettere e vuoi confrontarti su come ti stai muovendo tu, puoi scrivermi in privato o su WhatsApp.

Non per ricevere “soluzioni standard”, ma per fare due conti insieme, chiarire dubbi e capire quali scelte possono aiutarti a proteggere ciò che per te conta di più.

👉 A volte, il primo passo è solo una conversazione. (Senza impegno.)

Ospedale di Gela, diritti del malato sotto pressione

Lunghe attese, pazienti sistemati nei corridoi e difficoltà nell’accesso all’astanteria. All’Ospedale Vittorio Emanuele la situazione, già complessa, si è aggravata nel periodo festivo, sollevando interrogativi concreti sul rispetto dei diritti del malato.

La struttura sanitaria gelese si trova da tempo a fare i conti con una riduzione di personale e di posti letto, elementi che incidono direttamente sulla capacità di gestione degli accessi, soprattutto in presenza di un aumento dei casi influenzali.

Lunghe attese e pazienti nei corridoi

Secondo quanto riferito da familiari dei pazienti, non mancano episodi particolarmente delicati. Un uomo di ottant’anni, colpito da emorragia cerebrale, sarebbe rimasto per ore nel corridoio del pronto soccorso, in attesa di una sistemazione adeguata. Accanto a lui, un altro anziano con problemi respiratori, in un contesto reso ancora più critico dalla momentanea mancanza di lettighe disponibili.

Su richiesta dei familiari, l’ottantenne è stato successivamente trasferito all’Ospedale Sant’Elia. Un altro caso riguarda una donna di novantadue anni, cieca e con invalidità totale, rimasta per quasi una settimana in astanteria prima di essere assegnata al reparto di Medicina. Il figlio ha presentato due diffide, parlando apertamente di violazione dei diritti del malato.

Carenze strutturali e risposta sanitaria

Dalla struttura sanitaria spiegano che la diffusione della variante K dell’influenza ha determinato un forte aumento degli accessi, con inevitabili rallentamenti. I medici sottolineano tuttavia che l’assistenza viene comunque garantita, nonostante le difficoltà operative.

Resta però il nodo delle carenze strutturali: posti letto insufficienti e organici ridotti, non solo tra i medici ma anche nel personale sanitario di supporto. Un quadro che, nei momenti di maggiore afflusso, mette sotto stress l’intero sistema e incide direttamente sui diritti del malato.

Il ruolo del Comune e il confronto con la Regione

L’assessore comunale alla Sanità, Filippo Franzone, ha confermato che l’amministrazione comunale segue costantemente l’evolversi della situazione. Nei prossimi giorni, insieme al sindaco Terenziano Di Stefano, verrà avviata un’interlocuzione con l’Asp e con la Regione per affrontare in modo strutturale le criticità emerse.

Già lo scorso settembre, davanti all’ospedale si era svolta una manifestazione promossa dal Comune per contestare il piano regionale che prevedeva una riduzione di diciotto posti letto sui 147 attivi. Una scelta ritenuta problematica, considerando che il presidio ospedaliero di Gela serve un’area vasta del sud della provincia di Caltanissetta.

Etna, la colata lavica in Valle del Bove continua ad avanzare

Prosegue senza interruzioni l’alimentazione della colata lavica che fuoriesce dalla bocca effusiva nella Valle del Bove dell’Etna, in prossimità di Monte Simone, a circa 2.100 metri sul livello del mare.

Il fronte lavico ha raggiunto quota 1.420 metri, confermando uno scenario eruttivo confinato in un’area desertica e lontana dai centri abitati.
A ufficializzare i dati è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo, che conferma come il campo lavico sia tuttora attivo. Il fronte più avanzato si trova a est del rilievo di Rocca Musarra e l’estensione complessiva del campo lavico ha raggiunto circa 2,8 chilometri.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno inoltre evidenziato, nelle prime ore del mattino, una debole attività stromboliana al cratere Voragine, accompagnata da blande emissioni di cenere rapidamente disperse in area sommitale. Al momento, le avverse condizioni meteorologiche impediscono la visibilità diretta della zona sommitale del vulcano.
Dal punto di vista sismico, l’ampiezza media del tremore vulcanico si mantiene su valori medi. La localizzazione del centroide delle sorgenti del tremore è concentrata in prossimità del cratere Voragine, a una quota compresa tra i 2.800 e i 3.000 metri. L’attività infrasonica risulta bassa, sia per frequenza degli eventi sia per energia rilasciata, con segnali prevalentemente localizzati nella stessa area craterica.
Infine, le reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano variazioni significative, confermando una situazione sotto costante controllo da parte degli esperti.

Incendio nell’ex casa baronale: morto il pensionato tedesco

Non ce l’ha fatta Fiedler Dietimar Michael, il pensionato tedesco di 65 anni che aveva scelto Alessandria della Rocca come luogo in cui vivere, acquistando un’ex casa baronale nel centro storico. Le gravissime ustioni riportate nell’incendio che ha devastato la sua abitazione di via Umberto — estese su circa il 60% del corpo — si sono rivelate fatali.
L’uomo è deceduto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove era stato trasferito d’urgenza dopo un primo ricovero all’ospedale di Corleone, subito dopo l’inferno di fuoco che aveva avvolto l’immobile.
A confermare la notizia è stato il sindaco di Alessandria della Rocca, Salvatore Mangione, con un messaggio diffuso sui social:
«Non è riuscito a sopravvivere. Con profondo dolore e grande senso di responsabilità, è stato annullato e rinviato a data da destinarsi il concerto di Capodanno previsto per questa sera. Riteniamo che il rispetto, il silenzio e la vicinanza umana siano oggi più importanti di qualsiasi celebrazione».
Nel frattempo, l’ex casa baronale di via Umberto è stata dichiarata inagibile a seguito del sopralluogo effettuato nelle prime ore di oggi ed è stata posta sotto sequestro. Le autorità dovranno ora accertare l’origine del rogo che ha causato la morte del pensionato. Secondo i primi riscontri, le fiamme si sarebbero sviluppate all’interno di un magazzino dell’abitazione.

Violenza contro la chiesa, l’intervento dell’arcivescovo Lorefice

«Ostentare violenza contro la chiesa è segno di grettezza». Con parole nette e senza ambiguità, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, interviene sulla nuova intimidazione ai danni della parrocchia San Filippo Neri nel quartiere Zen, avvenuta a distanza di pochi giorni da un precedente episodio.
Secondo Lorefice, colpire una chiesa rappresenta un gesto esecrabile perché ferisce non solo un edificio, ma un’intera comunità. Un atto che evidenzia un disagio profondo, davanti al quale l’impegno della Chiesa, delle istituzioni e di tutte le realtà che operano per il bene comune non può conoscere cedimenti.

Un attacco che colpisce la comunità

L’ultimo episodio ha danneggiato addirittura l’aula in cui si celebra la liturgia, un luogo simbolico e centrale per la vita della comunità. Per l’arcivescovo, questa nuova forma di violenza contro la chiesa è un tentativo di intimidazione rivolto a chi porta avanti con coraggio l’annuncio del Vangelo e l’impegno di riscatto sociale e culturale del quartiere.
«Alziamo la voce con forza – afferma Lorefice – nei confronti di chi crede di far indietreggiare questo cammino». Un messaggio chiaro, che respinge ogni logica di paura e arretramento.

“La violenza è segno di debolezza”

Nel suo intervento, l’arcivescovo usa parole durissime per descrivere chi ricorre alla violenza. Ostentare aggressività, sottolinea, è segno di debolezza, oltre che di grettezza e di sottosviluppo umano. «Chi usa violenza non è un uomo, è un bruto, un mostro», afferma senza attenuare il giudizio morale sull’accaduto.
Una presa di posizione che rafforza la condanna della violenza contro la chiesa e richiama alla responsabilità collettiva.

L’appello alle istituzioni e al territorio

Accanto alla denuncia, Lorefice rinnova un appello a tutti coloro che hanno ruoli di responsabilità. Chiede un’azione sinergica che comprenda una costante e decisa attività di controllo del territorio, ma anche una politica urbanistica lungimirante per questi quartieri della città.
Fondamentale, secondo l’arcivescovo, è affiancare a questi interventi una progettualità educativa e di cura delle persone, capace di sostenere i semi di speranza piantati recentemente nel quartiere Zen, definito periferia geografica ma non umana di Palermo.

La vicinanza alla comunità parrocchiale

Nel suo messaggio, l’arcivescovo di Palermo condanna con fermezza quanto accaduto e torna ad abbracciare, a nome dell’intera comunità ecclesiale palermitana, Parrocchia San Filippo Neri e il parroco Giovanni Giannalia, incoraggiandoli a proseguire il loro impegno.
La Chiesa palermitana, conclude Lorefice, continuerà a dare il proprio contributo con creativo coraggio, affinché la violenza contro la chiesa non riesca a spegnere i percorsi di rigenerazione sociale e culturale già avviati.

Aeroporto di Pisa, passeggeri diretti a Palermo aggrediscono addetta all’handling

Un grave episodio di aggressione si è verificato all’Aeroporto di Pisa durante le operazioni di imbarco di un volo diretto a Palermo. A renderlo noto sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che parlano di un atto grave e inaccettabile avvenuto nella giornata di Capodanno.

Secondo quanto riferito, alcuni passeggeri avrebbero afferrato per i capelli e strattonato una lavoratrice addetta all’handling, facendole battere la testa contro uno stipite del gate. La donna è stata successivamente curata in ospedale.

Imbarco negato e tensioni al gate

L’aggressione all’addetta all’handling sarebbe avvenuta nel pomeriggio dell’1 gennaio, durante l’imbarco del volo Ryanair 9584 delle 18.15, diretto a Palermo. Alla base della discussione, secondo la ricostruzione sindacale, vi sarebbero state irregolarità relative ai bagagli a mano fuori standard e la mancanza di documenti di identità.
Per due volte, a un gruppo di passeggeri è stato negato l’imbarco proprio per queste irregolarità. La situazione sarebbe poi degenerata fino all’episodio di violenza fisica ai danni della lavoratrice.

Nuovi disordini anche nei giorni successivi

I sindacati riferiscono che i passeggeri respinti si sarebbero ripresentati anche nei giorni successivi in aeroporto, creando ulteriori problemi operativi. Anche in questa occasione l’imbarco sarebbe stato nuovamente negato, con nuove tensioni al gate.
L’episodio rafforza, secondo le organizzazioni sindacali, la percezione di un clima sempre più difficile per chi opera negli scali aeroportuali.

Un fenomeno strutturale secondo i sindacati

Per Cgil, Cisl e Uil, l’aggressione all’addetta all’handling non rappresenta un caso isolato, ma l’ennesima manifestazione di un fenomeno ormai strutturale. Da anni, sottolineano, gli addetti agli imbarchi – in gran parte donne – denunciano un aumento della frequenza e dell’intensità delle aggressioni verbali, spesso connotate da atteggiamenti sessisti, che in questo caso si sono trasformate in violenza fisica.
Una situazione che, secondo i sindacati, mette seriamente a rischio la dignità e la sicurezza nei luoghi di lavoro aeroportuali.

Appello a istituzioni e operatori del settore

Le organizzazioni sindacali chiedono interventi decisi per prevenire nuovi episodi di violenza e garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e dell’utenza. Nell’appello vengono chiamati in causa tutti i soggetti coinvolti: parti sociali e istituzionali, Enac, gestioni aeroportuali, compagnie aeree e aziende di handling.
Secondo i sindacati, tuttavia, questi richiami sarebbero rimasti finora senza risposte concrete.

Possibili proteste e sciopero

Alla luce di quanto accaduto, Cgil, Cisl e Uil annunciano l’intenzione di intraprendere tutte le tutele legali del caso. Non escludono, inoltre, forme di protesta più incisive, fino ad arrivare allo sciopero, qualora anche questa volta non arrivino segnali concreti da parte dei soggetti responsabili della sicurezza negli aeroporti.

Panettoni “taroccati”: denuncia dei NAS a Catania


I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Catania hanno smascherato un caso di etichettatura ingannevole nel corso dei controlli sulla commercializzazione dei prodotti tipici natalizi.

L’intervento è avvenuto in un laboratorio dolciario specializzato in lievitati e prodotti da forno, situato in un comune pedemontano della provincia etnea.
Nel corso dell’ispezione igienico-sanitaria, i militari hanno accertato che il titolare dell’attività acquistava panettoni al pistacchio e al cioccolato fondente già pronti, limitandosi successivamente a confezionarli in scatole personalizzate con il logo della propria azienda.

Sulle confezioni comparivano però diciture di forte richiamo commerciale: “Panettone al Pistacchio Verde di Bronte D.O.P.” e “Panettone al Cioccolato di Modica I.G.P.”, due eccellenze siciliane tutelate da marchi di qualità.
Le verifiche sulla tracciabilità, estese anche alle aziende produttrici dei panettoni, hanno fatto emergere la falsità delle indicazioni riportate in etichetta.

Tra gli ingredienti utilizzati non risultavano infatti né il Pistacchio Verde di Bronte D.O.P. né la Cioccolata di Modica I.G.P., sostituiti da materie prime prive delle certificazioni dichiarate.
Il titolare dell’attività, che aveva inoltre attivato un sito di e-commerce per la vendita diretta dei prodotti, è stato denunciato per tentata frode nell’esercizio del commercio e tentata vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Le accuse sono aggravate dall’uso fraudolento di denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette, finalizzato a indurre in errore i consumatori.
L’operazione si inserisce nel più ampio piano di controlli predisposto dai Carabinieri NAS in occasione delle festività natalizie, con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica, garantire una corretta informazione ai consumatori e difendere le produzioni tipiche e certificate del territorio siciliano.

Accursio Miraglia: “Spendersi sempre sul campo, come mio nonno e don Ciotti” (Video)  

È stata inaugurata oggi a Sciacca, nel vicolo Baldacchino, la targa dedicata ad Accursio Miraglia, nel luogo dove nacque il sindacalista ucciso dalla mafia. Un momento di memoria e riconoscimento che ha visto la partecipazione di cittadini, familiari e studiosi.

A parlare, davanti alla casa del nonno, è stato anche Accursio Miraglia, nipote del sindacalista: “È un bel momento di riconoscimento”. E ha aggiunto: “Ogni volta che facciamo un esercizio di memoria è una cosa positiva”.

Alla domanda su quale figura contemporanea possa essere accostata a quella di Accursio Miraglia, il nipote ha risposto senza fare riferimento alla politica: “La prima persona che mi viene in mente non è un politico. La prima persona che mi viene in mente come persona che si spende è don Luigi Ciotti”. E ancora: “Chi si spende sul campo sporcandosi le mani, mi viene in mente anche Don Gallo”.

All’incontro è intervenuto anche lo storico Enzo Di Natali, che ha richiamato una dimensione meno conosciuta del sindacalista saccense: “C’è un altro Miraglia che noi non conoscevamo e cioè un Miraglia che collega la sua azione sociale, la sua azione politica, in un contesto molto più ampio che noi definiamo teologia della liberazione”. Di Natali ha sottolineato: “Un Accursio Miraglia che si impegna a favore dei poveri, che chiede la giustizia in nome di una fede che è la fede cristiana”.

Presente il Comune di Sciacca con il sindaco, Fabio Termine, il presidente del consiglio, Ignazio Messina, diversi consiglieri e assessori. Presenti anche amministratori del territorio, i sindaci di Montevago, Margherita  La Rocca Ruvolo, e Santa Margherita Belice, Gaspare Viola. Con la famiglia Miraglia che rimane punto di riferimento per queste iniziative la Cgil, intervenuta con numerosi dirigenti tra i quali il segretario provinciale, Alfonso Buscemi. Dopo la scopertura della targa, nei locali dell’Unitre c’è stato spazio per il ricordo di altre vittime della mafia.

Occupazione femminile in Sicilia: aperta la piattaforma regionale

È ufficialmente operativa la piattaforma digitale dell’avviso dedicato all’occupazione femminile in Sicilia, la misura regionale che sostiene progetti di inserimento lavorativo rivolti a donne disoccupate e a donne vittime di violenza. L’iniziativa è gestita dall’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro e consente, da ora, la presentazione delle domande da parte dei soggetti proponenti.
L’avviso sull’occupazione femminile in Sicilia si inserisce in un quadro di interventi mirati a contrastare il divario di genere nel mercato del lavoro, ancora particolarmente evidente in diversi contesti territoriali dell’Isola, e punta a favorire percorsi strutturati di accompagnamento all’occupazione.

Obiettivi e tipologie di intervento

I progetti finanziabili nell’ambito della misura per l’occupazione femminile in Sicilia prevedono un insieme articolato di azioni. Tra queste rientrano l’orientamento specialistico, la formazione lavorativa, la realizzazione di tirocini e l’inserimento lavorativo. Sono inoltre ammesse attività di supporto all’autoimpiego e alla creazione d’impresa, con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia economica delle destinatarie.
Le beneficiarie sono donne di età compresa tra i 18 e i 56 anni, residenti o domiciliate in Sicilia da almeno sei mesi. È richiesto il possesso della cittadinanza italiana, di un permesso di soggiorno di lungo periodo oppure, nei casi previsti, di asilo o protezione internazionale da almeno due anni.

Le risorse disponibili e la distribuzione territoriale

Il budget complessivo destinato all’occupazione femminile in Sicilia ammonta a 58,1 milioni di euro. Le risorse provengono in parte dai fondi Fse+ 2021-2027, per un totale di 40,7 milioni di euro, e in parte dal cofinanziamento pubblico, pari a 17,4 milioni.
I finanziamenti saranno distribuiti su base provinciale, tenendo conto del tasso di disoccupazione rilevato nei singoli territori e prevedendo un numero massimo di progetti per ciascun ambito. Secondo le stime dell’assessorato regionale del Lavoro, l’avviso consentirà la realizzazione di circa 351 progetti e il coinvolgimento di oltre 4 mila destinatarie.

Schifani: «Riduciamo il divario di genere»

«Con questa misura – ha commentato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ricopre anche l’incarico di assessore ad interim – vogliamo contribuire in maniera concreta a ridurre il divario di genere, ancora troppo marcato, nel mondo del lavoro». Un’attenzione specifica è riservata alle donne vittime di violenza, per le quali l’intervento sull’occupazione femminile in Sicilia prevede percorsi mirati in grado di favorire l’autonomia occupazionale e l’indipendenza economica.

Soggetti proponenti e modalità di presentazione

Le proposte progettuali possono essere presentate da agenzie per il lavoro ed enti di formazione. Nel caso di interventi rivolti a donne vittime di violenza, è obbligatoria la partecipazione di enti del terzo settore con competenze specifiche nei percorsi di accompagnamento.
Le domande devono essere presentate entro le ore 14 del 30 gennaio attraverso il portale fse.regione.sicilia.it, nella sezione dedicata all’avviso per l’occupazione femminile in Sicilia.