Nuove ricetrasmittenti, migliori i collegamenti per la Polizia municipale di Sciacca

Il Comando di Polizia municipale di Sciacca si è dotato di un sistema radio/comunicazioni con ricetrasmittenti che oltre a garantire comunicazioni tra comando/centralino e unità operative, permette il collegamento con i sistemi radio utilizzati dalla protezione civile in caso di emergenza. L’acquisto è stato effettuato grazie al ricavato delle contravvenzioni per inosservanza al codice della strada.


L’impianto, di ultima generazione e di una ditta leader del settore radio/comunicazioni, garantirà, dal mese di gennaio 2026, una immediata trasmissione e comunicazione tra il personale della polizia locale.

Il sistema, utilizzabile in tutta Europa, garantisce la comunicazione mediante sim dati che oltre a interfacciarsi permettono la localizzazione e il tracciamento delle pattuglie.

E’ un utilissimo requisito che permetterà di garantire la massima sicurezza degli operatori e un servizio più efficiente, come indirizzare la pattuglia più vicina all’area di intervento, permettendo una rapida assistenza.

Bonus scuole private 2026, fino a 1.500 euro per studente: requisiti ISEE, limiti e novità

Con la Legge di Bilancio 2026 arriva un nuovo sostegno economico per le famiglie che scelgono di iscrivere i propri figli alle scuole paritarie. Il cosiddetto bonus scuole private 2026, noto anche come buono scuola, è stato introdotto tramite un emendamento approvato dal Senato e punta a rafforzare la libertà di scelta educativa, riducendo il peso dei costi scolastici sui nuclei con redditi medio-bassi.

Si tratta di un voucher fino a 1.500 euro per studente, riconosciuto nel rispetto di precisi requisiti ISEE e di specifici limiti di spesa pubblica. Vediamo nel dettaglio come funziona, a chi spetta e quali sono le prossime tappe per renderlo operativo.


Cos’è il bonus scuole paritarie 2026

Il bonus scuole private 2026 è un contributo economico destinato alle famiglie con figli iscritti alle scuole paritarie, istituti privati che fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione, al pari delle scuole statali, come stabilito dalla legge n. 62/2000.

L’obiettivo della misura è duplice:

  • sostenere economicamente le famiglie che affrontano rette scolastiche spesso elevate;
  • garantire l’effettiva libertà di scelta educativa, anche per i nuclei con minori disponibilità economiche.

Requisiti ISEE e scuole ammesse

Il bonus non è universale, ma selettivo. Possono accedervi esclusivamente le famiglie che rispettano questi requisiti:

  • ISEE non superiore a 30.000 euro;
  • presenza nel nucleo familiare di studenti iscritti a:
    • scuole paritarie secondarie di primo grado (scuole medie);
    • primo biennio delle scuole paritarie secondarie di secondo grado (primi due anni delle superiori).

Restano quindi esclusi:

  • la scuola dell’infanzia;
  • la scuola primaria;
  • il triennio finale delle scuole superiori.

Quanto vale il bonus: importi e scaglioni

L’importo massimo del bonus scuole private 2026 è fissato in 1.500 euro per ciascuno studente, ma non sarà uguale per tutti.

Il contributo effettivo:

  • sarà inversamente proporzionale all’ISEE (più basso è l’indicatore, più alto il beneficio);
  • terrà conto di eventuali contributi regionali già percepiti per la stessa finalità;
  • non potrà superare il tetto complessivo di spesa pari a 20 milioni di euro per il 2026.

In pratica, il bonus funzionerà a scaglioni, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.


Quando arriva il bonus: serve il decreto attuativo

Nonostante l’approvazione nella Legge di Bilancio, il bonus scuole paritarie non sarà immediatamente operativo. Per l’erogazione sarà necessario un decreto attuativo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, da adottare di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il decreto dovrà stabilire:

  • i criteri di riparto delle risorse;
  • le modalità di presentazione delle domande;
  • gli importi effettivi riconosciuti alle famiglie;
  • il coordinamento con eventuali contributi regionali.

Solo dopo questo passaggio il bonus potrà essere richiesto concretamente.


Scuole paritarie e valore legale dei titoli

È utile ricordare che le scuole paritarie sono riconosciute ufficialmente dallo Stato e rilasciano titoli di studio con lo stesso valore legale di quelli delle scuole statali. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2023/2024 gli istituti paritari erano 11.765, con circa 790.000 studenti, pari a poco meno del 10% della popolazione scolastica nazionale.


Una misura economica, ma anche un principio costituzionale

Secondo i promotori dell’emendamento, il bonus scuole private 2026 non rappresenta solo un aiuto economico, ma l’attuazione concreta di un principio costituzionale. L’articolo 30 della Costituzione riconosce infatti ai genitori il diritto-dovere di educare i figli, e la misura mira a garantire questa libertà anche alle famiglie meno abbienti.

Benvenuto 2026, dieci anni di Risoluto.it

Care lettrici e cari lettori,
il 2025 segna un passaggio importante per Risoluto, la testata online nata nel 2016 che nel nuovo anno festeggerà i suoi primi dieci anni.

Un percorso costruito nel tempo, fondato sull’informazione veloce, tempestiva e diretta, sull’approfondimento e sul rapporto di fiducia con il territorio.
I dati di quest’anno confermano una crescita solida e significativa: +7% di utenti medi mensili e +83% di visualizzazioni di pagine lette rispetto al 2024.

Un divario che evidenzia non solo un pubblico più ampio, ma soprattutto più coinvolto e informato, con una lettura media per utente in netta crescita.
Nel 2026 Risoluto.it sceglie di investire in ciò che conta davvero: un sito più leggibile, meno pubblicità invasive e più informazione di qualità.

Un impegno concreto per migliorare l’esperienza di lettura e rafforzare il ruolo della testata nel raccontare con rigore, indipendenza e attenzione ai fatti.
I risultati raggiunti sono il frutto del lavoro della redazione e della fiducia dei lettori. È su questa base che Risoluto continua il suo cammino, con lo sguardo rivolto al futuro e con la responsabilità di un’informazione sempre più attenta, utile e vicina al territorio.

Buon 2026 a tutti quanti voi.

Carabinieri di Caltanissetta, il bilancio del 2025: oltre 3.900 reati perseguiti e più di 14.700 servizi di prevenzione

Si chiude un anno di intenso lavoro per il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Caltanissetta. Il bilancio operativo del 2025 restituisce numeri di assoluto rilievo: oltre 3.900 reati perseguiti, 194 arresti, 1.401 persone denunciate in stato di libertà e più di 56.000 soggetti sottoposti a controllo sul territorio provinciale.
Dati che testimoniano un’attività costante e capillare, ma che da soli non raccontano la complessità dell’impegno quotidiano dell’Arma, chiamata a garantire ordine e sicurezza pubblica a tutela degli interessi della collettività. Un’azione svolta secondo il modello di coordinamento assicurato dal prefetto di Caltanissetta, Licia Donatella Messina, all’interno del quale assume particolare rilievo l’attività di prevenzione: nel corso dell’anno sono stati effettuati oltre 14.700 servizi sul territorio.
Un impegno ancora più significativo se si considera che, nella maggior parte dei Comuni della provincia, l’Arma dei Carabinieri rappresenta l’unico presidio di polizia, costituendo un punto di riferimento essenziale per le comunità locali e svolgendo una funzione insostituibile di rassicurazione sociale.
Accanto alla prevenzione, incisiva è stata l’azione investigativa condotta sotto la direzione dell’Autorità Giudiziaria. Tra le operazioni di maggiore rilievo nel contrasto alla criminalità organizzata spicca “The Wall”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, che ha portato all’acquisizione di gravi elementi indiziari nei confronti di 15 soggetti, accusati – nella fase cautelare – di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e armi, con l’aggravante di aver agevolato il clan mafioso Rinzivillo di Gela.
Importanti risultati sono stati conseguiti anche nella lotta allo spaccio di droga. Le indagini “Drugstore” e “White Sheep”, coordinate rispettivamente dalla D.D.A. di Caltanissetta e dalla Procura della Repubblica di Gela, hanno consentito di disarticolare due sodalizi criminali dediti alla vendita di cocaina, marijuana e hashish nelle piazze di Caltanissetta e Gela.
Particolare attenzione è stata riservata ai reati di forte impatto sociale, con riferimento alla violenza di genere e alla tutela delle fasce più deboli. Oltre ai servizi di prossimità e agli incontri informativi, anche con l’impiego della Stazione Mobile recentemente assegnata, l’Arma ha promosso una capillare campagna di prevenzione. In collaborazione con Federfarma e con l’Ordine dei Farmacisti di Caltanissetta, sono stati distribuiti in tutte le farmacie della provincia migliaia di opuscoli informativi destinati ai cittadini.
L’attività dei Carabinieri si è inoltre estesa ai servizi di ordine pubblico e ai compiti di protezione, con il contributo dei reparti dell’Organizzazione Speciale presenti in provincia: dal Nucleo Operativo Ecologico, impegnato nel contrasto ai reati ambientali, al Nucleo Ispettorato del Lavoro, fino alla presenza costante dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e delle Compagnie di Intervento Operativo del 12° Reggimento Carabinieri di Palermo.
Ampio spazio è stato dedicato, infine, alla diffusione della cultura della legalità. Nel corso dei numerosi incontri nelle scuole, realizzati in sinergia con la Prefettura e le altre istituzioni, i Carabinieri hanno dialogato con i giovani su temi di grande attualità, dal bullismo ai rischi della rete, dalla sicurezza stradale alla prevenzione di stalking e femminicidio, illustrando anche le opportunità di arruolamento nell’Arma.
Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Caltanissetta rinnova così, anche per il nuovo anno, il proprio impegno al servizio dei cittadini, in piena coerenza con le finalità e le strategie istituzionali.

Concorsi pubblici, la laurea “recente” vale di più: il TAR Lazio apre al doppio punteggio per i neolaureati

La laurea conseguita da poco tempo può valere più di un curriculum lungo anni. È questo il principio affermato dal TAR Lazio con la sentenza n. 15825/2025, destinata a incidere profondamente sui criteri di selezione nei concorsi pubblici e sul modo in cui la Pubblica Amministrazione recluta nuove risorse.

Secondo i giudici amministrativi, attribuire un punteggio maggiorato ai candidati che hanno conseguito la laurea in epoca recente è una scelta legittima e coerente con i principi costituzionali di uguaglianza sostanziale e buon andamento dell’azione amministrativa. Una decisione che rafforza il ricambio generazionale e ridefinisce le strategie di accesso al cosiddetto “posto fisso”.


La sentenza del TAR Lazio: cosa cambia nei concorsi pubblici

La pronuncia nasce dall’impugnazione di un bando che prevedeva un doppio punteggio per la laurea conseguita da meno tempo rispetto alla data di pubblicazione del concorso. Una previsione contestata perché ritenuta discriminatoria nei confronti dei candidati più anziani.

Il TAR Lazio ha però respinto questa tesi, chiarendo che la valorizzazione della “freschezza” del titolo di studio non viola il principio di uguaglianza, ma serve a riequilibrare le posizioni di partenza tra candidati che si trovano in condizioni oggettivamente diverse.


Perché la laurea recente può essere premiata

Secondo i giudici, il sistema concorsuale tradizionale tende a favorire chi ha avuto più tempo per:

  • accumulare esperienze professionali;
  • conseguire master, dottorati e specializzazioni;
  • maturare punteggi aggiuntivi legati all’anzianità.

I neolaureati, invece, pur avendo una preparazione aggiornata, partono spesso svantaggiati. Il punteggio aggiuntivo sulla laurea recente diventa quindi uno strumento di compensazione, non un privilegio.

L’obiettivo non è abbassare l’asticella del merito, ma garantire una competizione effettiva tra generazioni diverse.


Ricambio generazionale e interesse pubblico

Il TAR collega esplicitamente questa scelta alle esigenze di una Pubblica Amministrazione moderna, chiamata a:

  • digitalizzarsi;
  • aggiornare procedure e competenze;
  • rispondere a nuove sfide normative e tecnologiche.

La laurea recente viene vista come indice di conoscenze aggiornate, metodi di studio attuali e capacità di adattamento immediato ai processi organizzativi contemporanei. Tutti elementi che rientrano nell’interesse pubblico al buon funzionamento degli uffici.


Nessuna discriminazione per i candidati più anziani

La sentenza chiarisce anche un punto centrale: il doppio punteggio non cancella il valore dell’esperienza. Chi ha conseguito la laurea da più tempo continua a beneficiare dei punteggi legati a:

  • titoli post-universitari;
  • incarichi professionali;
  • esperienze lavorative qualificate.

Il sistema, quindi, non penalizza nessuno, ma bilancia fattori diversi: esperienza da un lato, aggiornamento e potenziale immediatamente spendibile dall’altro.


Più discrezionalità per le amministrazioni nei bandi

Dal punto di vista giuridico, il TAR Lazio ribadisce che le amministrazioni dispongono di un ampio margine di discrezionalità nella definizione dei criteri di valutazione, purché questi siano ragionevoli, proporzionati e coerenti con gli obiettivi del bando.

Premiare la laurea recente rientra pienamente in questa discrezionalità e può diventare, da oggi, un modello replicabile in molti concorsi pubblici futuri.


Una svolta per chi sogna il posto fisso

La decisione segna un cambio di paradigma: il concorso pubblico non è più solo una gara di anzianità e titoli accumulati, ma uno strumento per attrarre nuove energie e competenze aggiornate.

Per i neolaureati, si apre una finestra di opportunità concreta. Per la Pubblica Amministrazione, una leva in più per costruire una macchina statale più giovane, efficiente e in linea con le esigenze del presente.

Sanità, l’Asp di Enna proroga i contratti dei medici nei pronto soccorso: garantita la continuità assistenziale

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna ha disposto la proroga, fino al 30 giugno, dei contratti libero professionali per i medici impegnati nei principali servizi di emergenza del territorio ennese.

Il provvedimento riguarda il pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Enna, quello dell’ospedale Basilotta di Nicosia e l’unità operativa di Medicina interna del pronto soccorso di Piazza Armerina.
Si tratta di tre presidi strategici per l’assistenza sanitaria d’emergenza in provincia, che continuano a svolgere un ruolo fondamentale nella risposta ai bisogni di salute della popolazione.

La decisione dell’Asp mira a garantire la piena operatività dei servizi e a scongiurare criticità legate alla carenza di personale medico.
Con questa proroga, l’azienda sanitaria conferma la volontà di assicurare continuità assistenziale in una fase che resta delicata per la sanità territoriale, soprattutto nell’area dell’emergenza-urgenza, dove la pressione sui servizi rimane elevata.
L’intervento si inserisce in un più ampio quadro di misure adottate per mantenere elevati standard di assistenza e tutelare il diritto alla salute dei cittadini, in attesa di soluzioni strutturali e di un rafforzamento stabile degli organici.

Catania capitale della pace: migliaia in marcia contro la logica della guerra

Catania è oggi il cuore della Marcia nazionale per la pace, storica iniziativa promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace insieme ad Azione Cattolica Italiana, Acli, Caritas Italiana, Movimento dei Focolari Italia, Libera e Pax Christi Italia.

Un appuntamento che richiama credenti e cittadini impegnati a rifiutare la violenza come destino inevitabile.
La manifestazione si inserisce nel solco della 59ª Giornata mondiale della pace, celebrata dalla Chiesa ogni 1° gennaio, ed è ispirata dal messaggio di Papa Leone XIV, “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. Un testo che lancia un richiamo forte e senza ambiguità contro la crescente deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo.
«La marcia nasce dal desiderio profondo di non rassegnarci alla logica della violenza, della guerra, della contrapposizione come unico linguaggio possibile tra i popoli, tra le comunità, persino tra le persone», spiegano gli organizzatori. Parole che segnano una presa di posizione netta in un tempo segnato da conflitti e tensioni permanenti.
Promossa dalla Chiesa italiana dal 1968, la Marcia per la pace è molto più di un evento simbolico: è un gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica. Un’affermazione collettiva che ribadisce come la guerra resti una follia, drammaticamente confermata dai conflitti in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti altri scenari dimenticati.

Botti vietati ad Agrigento: ordinanza del sindaco e primo ferito

Capodanno 2026 all’insegna della sicurezza ad Agrigento. Il sindaco Franco Miccichè ha firmato l’ordinanza che vieta i botti imponendo lo stop a tutti quei prodotti pirotecnici che possano comportare situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica.
Il provvedimento arriva in un momento delicato, a poche ore dalla fine dell’anno, con l’obiettivo di prevenire incidenti spesso legati all’uso improprio di petardi e fuochi artificiali. La misura si inserisce in un quadro di attenzione crescente alla sicurezza urbana durante i festeggiamenti di Capodanno.

Botti vietati ad Agrigento: cosa prevede l’ordinanza

Nel testo dell’ordinanza si chiarisce che il divieto riguarda non solo le aree pubbliche, ma anche quelle private. I botti non possono essere esplosi nemmeno da chi dispone di spazi privati e ne consenta l’uso per effettuare spari espressamente vietati dal provvedimento.

L’ordinanza stabilisce inoltre il divieto di vendita di qualsiasi tipo di artificio pirotecnico ai minori di 18 anni. È vietato anche raccogliere artifici inesplosi o affidare ai bambini prodotti che, pur non rientrando tra quelli espressamente proibiti, possano comunque risultare pericolosi se utilizzati in modo scorretto.

Giochi pirotecnici consentiti

Restano consentiti esclusivamente i giochi pirotecnici ad effetto prevalentemente luminoso. Tra questi rientrano fontane, bengala, bottigliette a strappo, petardini da ballo, bacchette scintillanti, trottole, girandole e prodotti simili. Anche in questi casi, l’acquisto deve avvenire solo presso rivenditori autorizzati e i prodotti devono essere muniti della dicitura che ne consenta la commercializzazione al pubblico.
Si tratta quindi di un utilizzo fortemente limitato, che conferma come i botti vietati ad Agrigento rappresentino la regola generale per il Capodanno 2026.

Primo ferito nonostante i botti vietati ad Agrigento

Nonostante l’ordinanza, ad Agrigento si registra già il primo ferito da petardi. L’episodio è avvenuto nella serata di ieri nel quartiere Villaseta, dove un uomo ha riportato gravi ferite al volto a seguito dell’esplosione di un “botto” che stava cercando di lanciare.

L’uomo è stato soccorso e trasferito inizialmente all’ospedale di Agrigento, per poi essere trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Sofia di Palermo, nel reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale e Plastica Ricostruttiva. Le sue condizioni non sono considerate tali da metterne in pericolo la vita, ma le ferite riportate sono gravi.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Sicurezza al centro del Capodanno 2026

L’episodio di Villaseta rafforza il senso dell’ordinanza firmata dal sindaco Miccichè. I botti vietati ad Agrigento rappresentano una misura di prevenzione volta a ridurre il numero di incidenti, ferimenti e situazioni di emergenza durante i festeggiamenti di fine anno.

Capodanno con 80 nuovi mezzi per la raccolta dei rifiuti a Sciacca (Video)

Il miglioramento della scerbatura e del lavaggio strade, 80 nuovi mezzi, 9 dei quali elettrici, pronti ad entrare in azione.

Sono alcune delle novità del servizio di raccolta dei rifiuti, a Sciacca, che partirà domani, 1 gennaio 2026. Questa mattina firma del nuovo contratto per il personale, compresi i lavoratori part-time.

L’assessore comunale all’Ambiente, Salvino Patti, ha incontrato personale e dirigenti della Teknoservice di Torino, società che ha aggiunto Sciacca ai 300 comuni italiani nei quali è già impegnata.

Per garantire una fase di passaggio semplice e senza disagi, durante il mese di gennaio 2026 – e fino a nuova comunicazione – le modalità di raccolta resteranno le stesse attualmente in vigore. I cittadini, quindi, potranno continuare a conferire i rifiuti seguendo giorni, orari e modalità già conosciuti.

Per questo periodo transitorio sono stati predisposti calendari provvisori di raccolta, distinti tra utenze domestiche e non domestiche, basati sulle frequenze consolidate del servizio.

Resterà regolarmente operativo anche il centro comunale di raccolta di contrada Perriera (via Antonio Ritacco), aperto dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 13. Inoltre, il lunedì, mercoledì e venerdì sarà disponibile anche l’apertura pomeridiana dalle 15 alle 17, per agevolare il conferimento dei rifiuti da parte di tutti gli utenti. “Il Comune di Sciacca e Teknoservice – hanno ribadito oggi l’assessore Salvino Patti e il direttore di Teknoservice, Enrico Iannone – invitano i cittadini a collaborare attivamente, rispettando le indicazioni fornite, per assicurare un servizio efficiente e una corretta gestione dei rifiuti, a tutela dell’ambiente e del decoro della città”.

Siracusa, rivolta al carcere di Cavadonna e protesta degenerata nel blocco 20

Una protesta iniziata in forma silenziosa è degenerata in una rivolta al carcere di Cavadonna, dove alcuni detenuti del blocco 20 hanno aggredito il personale di polizia penitenziaria, causando danni alla struttura e il ferimento di un sovrintendente.
Da diversi giorni, un gruppo di detenuti del penitenziario siracusano si rifiutavano si rientrare nelle proprie camere per la notte, proseguendo una forma di protesta pacifica che, nonostante i ripetuti inviti della direzione, non si è interrotta.

Intervento della polizia penitenziaria dopo la protesta

A fronte del protrarsi della situazione, è stato disposto l’intervento di un contingente composto da oltre un centinaio di agenti di polizia penitenziaria. I detenuti del primo piano del blocco 20 sono rientrati senza opporre resistenza.
Le tensioni sono emerse al secondo piano, mentre la rivolta è esplosa al terzo piano, dove alcuni detenuti, alla vista degli agenti, hanno dato in escandescenze, reagendo con minacce, spintoni e azioni violente.

Distrutte le telecamere e attivati gli idranti

Durante i disordini, i detenuti si sono barricati nella sezione, distruggendo le telecamere di videosorveglianza per evitare le riprese. Nonostante ciò, alcuni di loro avrebbero utilizzato telefoni cellulari per registrare scene della rivolta, con l’intento di diffonderle sui social network.
Nel corso della rivolta sarebbero stati attivati anche gli idranti, indirizzando il getto d’acqua contro il personale impegnato nel tentativo di ripristinare l’ordine.

Sovrintendente ferito negli scontri

Nella confusione generata dalla sommossa, un folto gruppo di detenuti ha accerchiato un sovrintendente di polizia penitenziaria, scaraventandolo a terra. L’agente ha riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.

Le motivazioni della protesta

Secondo quanto denunciato dai detenuti coinvolti, alla base della protesta vi sarebbero la mancanza di acqua calda e la presenza di cimici nelle celle. Circostanze che avrebbero alimentato il malcontento, sfociato poi nella degenerazione violenta dei fatti.

L’episodio riporta l’attenzione sulle condizioni detentive e sulle criticità operative all’interno degli istituti penitenziari, come quello di Cavadonna, dove la tensione resta alta dopo i gravi disordini.