A Sciacca il 2026 si aprirà con tre squadre Aica per le manutenzioni


Una buona notizia a Sciacca sul fronte delle manutenzioni alle reti idrica e fognaria. Dal 7 gennaio 2026 saranno tre le squadre Aica ad operare sul territorio cittadino.

Lo ha confermato il direttore generale di Aica, Francesco Fiorino. Nei giorni scorsi il sindaco, Fabio Termine, aveva annunciato la richiesta di un incontro con i vertici Aica proprio per sollecitare almeno tre squadre a Sciacca visto che le perdite idriche rappresentano sempre un’emergenza della città e spesso sono causa anche di pericoli alla circolazione stradale.

Al momento le ditte che operano per conto di Aica sono ferme in questo territorio per le festività di fine anno e c’è un programma di interventi che parte proprio dal 7 gennaio 2026.

Una priorità è via Bivatureddra. E’ la strada che, partendo da via Lido, collega alla località balneare dello Stazzone. Ormai da parecchi giorni è allagata e in parte transennata con disagi per i residenti, per i tanti che attraversano questa zona per ragioni di lavoro o per raggiungere lo Stazzone.

Anche in via Lido, nel tratto che confina con via Amendola, ormai da tempo ci sono le transenne in una zona nella quale il manto stradale si è abbassato. Ci sono altre criticità, pure nel centro storico. Da giorni durante il turno di distribuzione idrica si allaga in tratto di via Licata all’altezza della chiesa di San Francesco Di Paola e non è stata ancora riparata la perdita idrica che, da parecchio tempo, allaga piazza Sturzo, a Porta Palermo. E poi altre perdite, anche particolarmente datate, come quella in via Catusi.

Sequestro di botti nel Messinese, materiale promosso sui social network

La Guardia di Finanza di Messina ha sequestrato oltre 120.000 fuochi d’artificio illegali, per un peso complessivo superiore a 4 tonnellate, trovati in un deposito non autorizzato ricavato in un vecchio casolare.

I giovani che li detenevano sono stati denunciati. Le indagini erano partite dal monitoraggio dei social network, dove il materiale veniva promosso per la vendita.
In un secondo intervento, a Barcellona Pozzo di Gotto, i finanzieri hanno scoperto 152 artifizi pirotecnici illegali (circa 150 kg) all’interno di un’abitazione privata. In questo caso sono stati sequestrati anche micce, centraline e accenditori elettrici, oltre a petardi artigianali molto pericolosi. L’uomo che li custodiva è stato arrestato in flagranza di reato per l’elevato rischio di esplosione.
Secondo gli investigatori, la vendita dell’intero quantitativo sequestrato avrebbe generato un guadagno illecito stimato in oltre 200.000 euro.

Bar chiuso a Trabia: due lavoratori in nero e gravi irregolarità

Un bar chiuso è stato chiuso a Trabia a seguito di un controllo che ha fatto emergere una serie di irregolarità sotto il profilo lavorativo e igienico-sanitario. Il titolare dell’esercizio, un uomo di 42 anni, è stato denunciato dopo che gli accertamenti hanno rivelato la presenza di due lavoratori impiegati in nero e condizioni non conformi alle norme in materia di sicurezza alimentare.
I controlli sono stati eseguiti dai carabinieri, con il supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro e del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, che hanno operato congiuntamente nelle fasi ispettive.

Bar chiuso a Trabia: irregolarità sul lavoro

Nel corso dell’ispezione, i militari hanno accertato che il bar impiegava due lavoratori in nero, in violazione della normativa vigente in materia di lavoro. La presenza di personale non regolarmente assunto ha rappresentato uno degli elementi principali che ha portato all’adozione dei provvedimenti immediati nei confronti dell’attività.
La scoperta del lavoro irregolare, unita alle ulteriori violazioni riscontrate, ha contribuito alla decisione di procedere con la sospensione immediata dell’attività, configurando un quadro complessivo di gravi inadempienze.

Carenze igienico-sanitarie e mancata Scia

Durante i controlli, il bar chiuso a Trabia è risultato non conforme anche sotto il profilo igienico-sanitario. Gli accertamenti hanno evidenziato diverse carenze, tra cui la mancata presentazione della Scia sanitaria, obbligatoria per l’esercizio dell’attività.
Inoltre, sono stati rinvenuti circa 15 chilogrammi di prodotti alimentari in cattivo stato di conservazione, che sono stati immediatamente sottoposti a sequestro. Le condizioni riscontrate hanno confermato la precarietà del rispetto delle norme a tutela della salute dei consumatori.

Sospensione dell’attività e sanzioni

Le violazioni accertate hanno fatto scattare il provvedimento di sospensione immediata del locale, con la contestazione di sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore a 17.000 euro.
L’attività resta sospesa in attesa degli sviluppi previsti dalla normativa, mentre il titolare dovrà rispondere delle violazioni contestate.

Sanità, nuovi fondi regionali per gli ospedali di Alcamo e Siracusa: via libera dalla giunta

La giunta regionale ha dato il via libera a nuovi finanziamenti per il completamento dei nuovi ospedali di Alcamo e Siracusa.

Su proposta dell’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, sono stati approvati fondi integrativi per garantire la piena copertura finanziaria delle due opere strategiche per il sistema sanitario siciliano: 34 milioni di euro per il presidio ospedaliero di Alcamo e 47,8 milioni di euro per quello di Siracusa.
Le risorse provengono dalle disponibilità residue dell’articolo 20 della legge 67/88, destinate all’edilizia sanitaria.
«Con questi stanziamenti dimostriamo l’impegno concreto del governo regionale nel garantire ai cittadini strutture sanitarie moderne ed efficienti», ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

«Stiamo portando avanti una profonda riforma del sistema sanitario: abbiamo rivoluzionato le modalità di selezione dei dirigenti sanitari per garantire il merito, avviato un ambizioso piano di edilizia sanitaria – che comprende anche il nuovo polo pediatrico di Palermo – e oggi completiamo il finanziamento di opere strategiche come gli ospedali di Alcamo e Siracusa».
Il presidente ha poi ribadito l’impegno assunto all’inizio del mandato: «Ho promesso ai siciliani di tutelare il loro diritto alla salute. È una responsabilità che sento profondamente e che intendo onorare fino in fondo. Le sfide sono enormi, ma stiamo mettendo in campo tutte le risorse necessarie per restituire ai cittadini una sanità all’altezza delle loro aspettative».
Nel dettaglio, il nuovo ospedale di Alcamo, in provincia di Trapani, prevede un investimento complessivo di 55 milioni di euro. L’opera era già stata inserita nell’Accordo di programma sottoscritto nel marzo 2021 tra la Regione Siciliana, il ministero della Salute e il ministero dell’Economia, con uno stanziamento iniziale di 21 milioni di euro.

Con la decisione della giunta regionale vengono ora assegnati i restanti 34 milioni necessari, di cui 32,3 milioni a carico dello Stato e 1,7 milioni a carico della Regione, completando così il quadro finanziario. Ottenuto il decreto di ammissione a finanziamento da parte del ministero della Salute, sarà possibile procedere con l’affidamento dei lavori.
Per quanto riguarda il nuovo ospedale di Siracusa, la giunta ha approvato l’utilizzo di 47,8 milioni di euro, di cui 45,4 milioni di quota statale e 2,3 milioni di quota regionale.

In origine, tali risorse avrebbero dovuto gravare sul bilancio dell’Asp di Siracusa. Il progetto complessivo prevede un investimento di 420 milioni di euro, comprensivi di 48 milioni per le attrezzature finanziate con fondi Pnrr e Psn.
Grazie alla decisione dell’esecutivo regionale, l’opera risulta ora interamente finanziata con risorse nazionali e regionali, evitando la necessità per l’Azienda sanitaria di costituire un fondo di accantonamento. Una scelta che consentirà di liberare risorse preziose da destinare al potenziamento dei servizi sanitari sul territorio.

Concorso ricercatori a Catania: il Cga riapre una vicenda lunga oltre 15 anni

Si riapre ufficialmente il caso del concorso per un posto di ricercatore universitario in Botanica ambientale presso l’Università degli Studi di Catania, bandito nel lontano 2010.

Con una sentenza depositata il 29 ottobre 2025, il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha accolto l’appello proposto da un ingegnere, difeso dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ribaltando la decisione del T.A.R. Sicilia che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di primo grado.
La vicenda giudiziaria prende le mosse dagli esiti del concorso, già più volte finiti nel mirino della giustizia amministrativa.

Nel corso degli anni, infatti, diverse pronunce avevano annullato gli atti della procedura, imponendo all’Ateneo catanese il ripristino della legalità, fino alla nomina di una commissione completamente nuova mediante sorteggio nazionale.
Tuttavia, l’esecuzione di tali sentenze si è rivelata tutt’altro che lineare.

L’Università si è trovata coinvolta in una lunga sequenza di dimissioni dei commissari e di nuovi sorteggi, una situazione protrattasi fino al 2025 e che, secondo il ricorrente, avrebbe evidenziato una sostanziale inerzia amministrativa nell’attuare i giudicati.
Di fronte a questo scenario, l’Ingegnere ha promosso un ricorso per ottemperanza, chiedendo al Tar di verificare se gli atti adottati dall’Università fossero effettivamente conformi alle sentenze passate in giudicato o se, al contrario, ne costituissero un’elusione.
Nel marzo 2025, il Tar Catania aveva però dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che il ricorrente non avesse un interesse attuale a contestare atti ritenuti “intermedi”, come la nomina della commissione giudicatrice.
Una tesi che non ha convinto però il Cga. Accogliendo le argomentazioni difensive degli avvocati Rubino e Impiduglia, i giudici d’appello hanno rilevato che il Tar ha “deciso altro” rispetto a quanto richiesto dal ricorrente.

Invece di verificare la corretta esecuzione delle sentenze, il giudice di primo grado si sarebbe limitato a un’analisi tipica dei ricorsi di annullamento, trascurando la specificità del giudizio di ottemperanza.
Con la pronuncia del Cga, viene ribadito un principio di particolare rilievo: quando un cittadino chiede l’ottemperanza di una sentenza, il giudice ha il dovere di entrare nel merito della conformità degli atti amministrativi al comando giudiziale.

Non è possibile invocare l’“alea concorsuale” per negare tutela a chi attende da anni che un concorso pubblico venga finalmente svolto nel rispetto delle regole fissate dai tribunali.
Per effetto della decisione, il Tar Catania dovrà ora pronunciarsi nel merito del ricorso per ottemperanza, esaminando le censure relative alla mancata e corretta esecuzione delle pronunce passate in giudicato.

Urbanistica e politica a Sciacca, l’ex assessore Tulone: “Troppa litigiosità, poteva essere un’ottima opportunità” (Video)

Un confronto pubblico su sviluppo sostenibile e pianificazione si è svolto oggi pomeriggio nella sala Blasco del Comune di Sciacca.
Una riflessione ampia sul futuro di Sciacca, vista come città termale moderna, sostenibile e capace di competere nel contesto mediterraneo.
L’appuntamento, organizzato dall’associazione Mura di Vega, nasce con l’intento di riaprire il dibattito pubblico su temi legati alla pianificazione urbana e alla gestione del territorio, spesso relegati ai margini del confronto politico quotidiano.

Al centro della discussione, la convinzione che solo una visione organica e strumenti di pianificazione adeguati possano affrontare in modo efficace i problemi strutturali della città.

Tre gli interventi dei relatori tecnici che hanno preso parte all’iniziativa, Salvatore Chiarello, rappresentante dell’associazione promotrice e architetto.
Sul tema della pianificazione è intervenuto anche l’architetto Alessandro Tornetta, che ha posto l’accento sul ruolo dei piani attuativi come strumenti fondamentali per rendere operative le indicazioni del Piano urbanistico generale, recentemente aggiornato in base alla normativa regionale.

Infine, l’ingegnere Mario Tulone, ex assessore del Comune di Sciacca oggi tecnico della Regione Lombardia con il quale abbiamo approfondito alcuni aspetti dei temi del dibattito odierno e al quale abbiamo chiesto un commento sulla situazione politica.

Obbligo di dimora per il giovane sorpreso a Ribera con tre panetti di hashish

La procura della Repubblica chiedeva la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, il gip ha convalidato, ma disposto la scarcerazione con obbligo di dimora e divieto di lasciare la propria abitazione dalle 21 alle 7 del mattino. Così per il venticinquenne sorpreso a Ribera con tre panetti di hashish.


L’arresto era scattato pochi giorni fa grazie a un intervento dei carabinieri con unità cinofile e sequestro di quasi 300 grammi di hashish.

Il venticinquenne, tunisino, da anni residente a Ribera, avrebbe nascosto la droga in un giubbotto. I carabinieri hanno sequestro tre panetti di hashish per un totale di 285 grammi.

Il giovane nordafricano ha nominato subito un difensore di fiducia, l’avvocato Giuseppe Tramuta, che si è messo al lavoro in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sciacca. Dinanzi al gip l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

NASpI e Assegno di Inclusione: formazione obbligatoria dal 2026, rischi di perdere il sussidio se non partecipi

Dal 2026 cambia in modo sostanziale il rapporto tra sostegni al reddito e politiche attive del lavoro. Per chi percepisce NASpI, DIS-COLL o Assegno di Inclusione, la partecipazione ai percorsi formativi non è più una possibilità, ma un obbligo vincolante. Chi non rispetta le nuove regole rischia la sospensione o la decadenza totale del beneficio.

La stretta arriva con la rimodulazione del programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, finanziato dal PNRR, che introduce nuove scadenze e criteri più rigidi per migliaia di disoccupati italiani.


Programma GOL rimodulato: nuova scadenza al 30 giugno 2026

Il Ministero del Lavoro, d’intesa con le Regioni, ha ridefinito tempi e obiettivi del programma GOL. Il termine per completare i percorsi formativi viene prorogato dal 31 dicembre 2025 al 30 giugno 2026, ma senza ridurre gli obblighi.

L’obiettivo resta ambizioso: formare almeno 800 mila disoccupati, nonostante un taglio delle risorse pari a 876 milioni di euro rispetto alla dotazione iniziale. Per raggiungere il target, il Governo affiancherà a GOL altri strumenti come:

  • Fondo Nuove Competenze
  • Programma EDO (Educazione Digitale per l’Occupazione)
  • Misure per l’autoimpiego
  • Skills Partnership e programmi speciali

Entro giugno 2026 dovranno essere conclusi almeno 200 mila percorsi formativi, molti dei quali riguardano direttamente chi oggi percepisce sussidi economici.


Chi è obbligato a partecipare alla formazione

La partecipazione ai percorsi GOL diventa obbligatoria per precise categorie di beneficiari:

  • percettori di NASpI
  • percettori di DIS-COLL
  • beneficiari dell’Assegno di Inclusione under 60 considerati occupabili
  • beneficiari del Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL)

La soglia dei 60 anni è decisiva: chi ha superato questa età non è soggetto agli obblighi formativi, mentre tutti gli under 60 attivabili al lavoro devono partecipare ai percorsi assegnati dai Centri per l’Impiego.


Cosa bisogna fare per non perdere NASpI o Assegno di Inclusione

Per continuare a percepire il sussidio, i beneficiari devono rispettare una serie di obblighi formali e sostanziali:

  1. Presentarsi alle convocazioni del Centro per l’Impiego
  2. Sottoporsi alla valutazione della distanza dal mercato del lavoro
  3. Firmare il Patto di Servizio personalizzato
  4. Partecipare attivamente alla formazione assegnata
  5. Completare il percorso entro il 30 giugno 2026

I percorsi possono essere brevi o strutturati, in base al profilo del disoccupato. Chi è lontano dal mercato del lavoro seguirà programmi più lunghi di riqualificazione.


Sanzioni: cosa succede se non partecipi

Il mancato rispetto degli obblighi comporta sanzioni progressive:

  • richiamo formale e richiesta di chiarimenti
  • riduzione dell’importo del sussidio
  • sospensione temporanea
  • decadenza totale da NASpI, SFL o Assegno di Inclusione

Le assenze ingiustificate, l’abbandono dei corsi o il rifiuto delle convocazioni possono portare rapidamente alla perdita del sostegno economico.


Dove ci sono più beneficiari coinvolti: i dati regionali

Il decreto ministeriale assegna obiettivi precisi alle Regioni. Quelle con il maggior numero di disoccupati da formare entro giugno 2026 sono:

  • Campania: 12.862 beneficiari
  • Lombardia: 10.000
  • Lazio: 6.607
  • Veneto: 5.735

Nel complesso, dovranno concludere i percorsi 75 mila beneficiari a livello regionale e 125 mila su scala nazionale entro la nuova scadenza.


Non solo obblighi: cosa ottieni se completi la formazione

Chi rispetta il percorso GOL mantiene il sussidio e ottiene anche:

  • certificazione delle competenze acquisite
  • maggiore accesso a offerte di lavoro mirate
  • possibilità di inserimento in programmi specialistici
  • priorità in alcune misure di politica attiva

L’obiettivo dichiarato è trasformare il sostegno al reddito in un vero strumento di reinserimento lavorativo.

Il tribunale dei minori di Palermo allontana il figlio dell’amante di Matteo Messina Denaro

Si era presentata spontaneamente in Procura a Palermo pochi giorni dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, sostenendo di aver appreso solo allora che l’uomo con cui aveva avuto una relazione tra maggio e novembre 2022 fosse il superlatitante di Cosa nostra. Una versione che non ha convinto i magistrati palermitani.

Dopo una lunga attività investigativa, condotta attraverso l’analisi delle immagini delle videocamere presenti nel Trapanese e a Campobello di Mazara, lo studio degli appunti del boss e della corrispondenza di Laura Bonafede, altra donna legata al boss mafioso, la Procura ha disposto l’arresto della donna con l’accusa di favoreggiamento e di aver contribuito alla mancata esecuzione della pena. Successivamente le sono stati concessi gli arresti domiciliari. Anche il marito era stato arrestato, a sua volta, per favoreggiamento alla mafia.

Il tribunale per i minorenni di Palermo, accogliendo la richiesta della Procura per i minori, come riporta l’Ansa, ha stabilito che il figlio della coppia, di età inferiore ai dieci anni, non possa crescere in un contesto familiare ritenuto inadatto e segnato dalla criminalità. Il bambino è stato quindi affidato a una comunità educativa fuori dalla Sicilia, dove sarà seguito da psicologi e assistenti sociali in un percorso orientato alla cultura della legalità.

Il giudice del tribunale dei minori, Nicola Aiello, ha inoltre riconosciuto alla madre la possibilità di seguire il figlio nella comunità. La donna ha manifestato la volontà di aderire senza esitazioni a un programma ispirato al protocollo “Liberi di scegliere”, che punta a offrire un’alternativa concreta ai minori provenienti da famiglie legate alla criminalità organizzata. Diversa la posizione del padre, che si è definito un esempio di legalità e vittima di una persecuzione giudiziaria.

Il tribunale ha fissato una nuova valutazione entro il 4 aprile del prossimo anno. In quella data verranno esaminati gli esiti del percorso intrapreso dai genitori e si deciderà se revocare o meno la responsabilità genitoriale a entrambi. Il giudice nel provvedimento scrive che “da tutti gli elementi fin qui raccolti, emerge la figura di una coppia genitoriale adusa a comportamenti penalmente rilevanti e incompatibili con il vivere civile, con grave pregiudizio per il figlio, esposto con la crescita ad un esempio tutt’altro che virtuoso”, e aggiunge “che tali condotte appaiono gravemente pregiudizievoli per il minore, anche in termini di interiorizzazione di “valori”, schemi comportamentali e modelli caratterizzati da mancato rispetto dell’altro, che si pongono in profondo e radicale antagonismo con quelli fondanti della società civile, con grave violazione dei doveri genitoriali e conseguente grave pregiudizio per il figlio”.

Soccorso in montagna o al mare, dal 2026 potresti dover pagare i costi se la colpa è tua: cosa prevede la nuova proposta

Dal 2026 il sistema dei soccorsi pubblici in montagna e in mare potrebbe cambiare radicalmente. Una proposta inserita nel dibattito sulla Legge di Bilancio prevede che, in caso di dolo o colpa grave, i costi delle operazioni di salvataggio effettuate da Polizia di Stato e Carabinieri non siano più interamente a carico della collettività, ma possano essere addebitati alla persona soccorsa.

La misura, attualmente all’esame della Commissione Bilancio del Senato, estenderebbe a questi corpi una disciplina già applicata alla Guardia di Finanza, introducendo un principio di maggiore responsabilità individuale nelle attività ad alto rischio.


Cosa cambia dal 2026: quando il soccorso non sarà più gratuito

La proposta non mette in discussione il carattere essenziale e universale del soccorso pubblico, ma introduce una distinzione chiave:
il rimborso dei costi scatterebbe solo quando l’intervento è reso necessario da:

  • comportamenti volontariamente pericolosi
  • grave imprudenza o negligenza
  • violazione consapevole di divieti, allerta meteo o regole di sicurezza

Non basterà, quindi, un errore, un imprevisto o una difficoltà sopravvenuta. La richiesta di rimborso potrà avvenire esclusivamente nei casi di colpa grave o dolo, valutati dalle autorità competenti.


Perché nasce la proposta: soccorsi sempre più frequenti e spesso evitabili

Negli ultimi anni si è registrato un aumento significativo delle operazioni di soccorso per situazioni ritenute ampiamente evitabili, come:

  • escursioni in montagna senza equipaggiamento adeguato
  • attività in mare con condizioni meteo avverse ignorate
  • accesso ad aree interdette o pericolose
  • sottovalutazione di segnalazioni ufficiali di rischio

Interventi che richiedono spesso elicotteri, squadre specializzate, mezzi navali e lunghe operazioni di coordinamento, con costi elevatissimi per lo Stato.


Chi sarà coinvolto e quali interventi rientrano nella nuova regola

La norma riguarderebbe:

  • soccorso in montagna
  • soccorso in mare
  • ricerche di persone disperse
  • recuperi con mezzi aerei o navali complessi

I soggetti chiamati a intervenire sarebbero Polizia di Stato e Carabinieri, oltre agli altri corpi già coinvolti nelle operazioni di emergenza.


Quanto si pagherà? Importi e criteri ancora da definire

Il testo attuale non indica cifre precise. La quantificazione dei costi e le modalità di rimborso saranno stabilite tramite decreti attuativi, che dovranno essere emanati da:

  • Ministero dell’Interno
  • Ministero della Difesa
  • Ministero dell’Economia e delle Finanze

Solo con questi provvedimenti sarà possibile conoscere quanto potrà costare un soccorso ritenuto imputabile a colpa grave.


Le criticità: il confine tra errore e colpa grave

Uno dei nodi principali riguarda l’applicazione pratica della norma.
Il confine tra imprudenza semplice e colpa grave non è sempre netto e potrebbe dare origine a:

  • contenziosi amministrativi
  • ricorsi giudiziari
  • valutazioni caso per caso complesse

Proprio per questo, la fase attuativa sarà decisiva per evitare effetti dissuasivi indebiti sulle richieste di aiuto in situazioni di reale emergenza.


L’obiettivo della riforma: responsabilizzare, non scoraggiare i soccorsi

La finalità dichiarata della proposta non è ridurre il diritto al soccorso, ma limitare gli abusi e promuovere comportamenti più responsabili in contesti ad alto rischio.
Chi si troverà in difficoltà per cause non imputabili a comportamenti gravi continuerà a ricevere assistenza senza alcun costo.