Natale non è più bassa stagione, Palermo scelta anche d’inverno dai turisti

Il turismo a Palermo conferma un cambiamento strutturale nelle abitudini di viaggio, con partenze sempre più anticipate anche durante le festività natalizie. Già dal 22 dicembre, secondo le stime di Federalberghi Palermo, le strutture alberghiere della città hanno iniziato a registrare presenze significative, con un’occupazione media intorno al 50 per cento, un dato incoraggiante per un periodo che fino a pochi anni fa era considerato di bassa stagione.

Le proiezioni indicano una crescita progressiva delle presenze con l’avvicinarsi del Capodanno, fase in cui entra in modo deciso anche il mercato internazionale. Per la notte di San Silvestro, infatti, negli hotel cittadini si registra il pienone, con livelli di occupazione prossimi al tutto esaurito.

“Questi numeri ci raccontano un cambiamento profondo – dice Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo -. La città oggi viene scelta consapevolmente anche in inverno: i turisti arrivano prima, restano più giorni, spendono di più e cancellano meno. È il segnale di una città che ha consolidato la propria attrattività come destinazione urbana, culturale e di esperienza, non più legata solo alla stagionalità”.

Accanto all’aumento delle presenze, si rileva anche una crescita della tariffa media e, di conseguenza, della spesa del turista. Negli hotel quattro stelle la tariffa media si attesta intorno ai 150 euro a notte, a persona, segnale di una domanda più consapevole e orientata alla qualità dell’offerta.

Un ulteriore elemento significativo riguarda la durata dei soggiorni. I pernottamenti medi si attestano intorno ai tre giorni, confermando una permanenza più lunga e un’esperienza urbana vissuta con maggiore intensità. Per queste festività si registra inoltre un tasso di cancellazione molto basso, indice di una domanda solida e di una forte fiducia dei viaggiatori nella destinazione Palermo.

“Il trend – conclude la presidente di Federalberghi Palermo – conferma la crescente competitività di Palermo sui mercati nazionali e internazionali e rafforza la necessità di continuare a investire su programmazione, servizi e qualità dell’accoglienza per rendere strutturali risultati che oggi non sono più episodici, ma sempre più consolidati”.

Iacp Agrigento e morosità nelle case popolari: cambia la riscossione

Dal 1° gennaio 2026 cambiano le modalità di riscossione dei canoni di locazione degli alloggi popolari gestiti dall’Iacp di Agrigento. L’Ente ha stipulato una convenzione con l’Agenzia delle Entrate Riscossione Sicilia, che si occuperà dell’incasso dei canoni e del recupero delle somme non versate.
La decisione segna un passaggio rilevante nella gestione della morosità nelle case popolari, fenomeno che l’Iacp stima oggi su livelli particolarmente elevati.

Affidamento all’Agenzia delle Entrate Riscossione

La nuova procedura di riscossione è resa possibile dall’applicazione delle disposizioni contenute nella legge regionale n. 26 del 2000, articolo 53, ed è stata formalizzata attraverso una specifica convenzione approvata con delibera commissariale n. 48 del 15 settembre 2025.
L’accordo riguarda sia i canoni correnti a partire dal 2026, sia quelli arretrati riferiti ad annualità pregresse non versate nei termini.
Con l’affidamento all’Agenzia delle Entrate Riscossione, in caso di mancato pagamento, potranno essere attivate azioni di recupero anche coattivo, comprese procedure esecutive come pignoramenti e fermi amministrativi. Un cambio di passo deciso nel contrasto alla morosità nelle case popolari.

Il patrimonio immobiliare dell’Iacp e i dati sulla morosità

Il patrimonio immobiliare dell’Iacp di Agrigento comprende circa 7.500 unità immobiliari, incluse quelle di proprietà di altri enti ma gestite dall’Istituto. Gli alloggi sono distribuiti nei 43 comuni del territorio provinciale, isole minori comprese.
Secondo le stime fornite dall’Ente, il tasso di morosità si attesta intorno al 70 per cento, un dato che ha reso necessario rafforzare l’attività di contrasto alla morosità nelle case popolari.
Negli ultimi mesi, l’Iacp ha intensificato le azioni di controllo e recupero anche grazie alla collaborazione del personale interno.

Recupero delle risorse e manutenzione degli immobili

Le somme recuperate attraverso la nuova procedura di riscossione saranno successivamente riversate nelle casse dell’Iacp e potranno essere riutilizzate per la manutenzione degli immobili e per investimenti finalizzati al miglioramento del patrimonio abitativo.
L’Istituto, oltre alla costruzione degli alloggi, ha infatti tra i propri compiti istituzionali anche la cura e la manutenzione delle unità assegnate agli inquilini.
Il contrasto alla morosità nelle case popolari viene quindi indicato come uno strumento essenziale per garantire la sostenibilità economica dell’Ente.

Rateizzazione e criteri di equità

La nuova convenzione prevede misure pensate per andare incontro alle esigenze dei soggetti economicamente più fragili. Il debito maturato potrà essere oggetto di una rateizzazione personalizzata, con un numero e un importo delle rate definiti in base alle condizioni dei morosi.
L’obiettivo è rendere il sistema di riscossione più efficace ed equo, evitando disparità tra inquilini puntuali nei pagamenti e inquilini inadempienti.

Diritto alla casa e responsabilità degli assegnatari

Secondo l’Iacp, la casa popolare rappresenta un diritto, ma comporta anche il dovere di pagare regolarmente il canone di locazione. Si tratta di importi mediamente compresi tra 52 e 70 euro mensili, che in molti casi non riescono a coprire neppure i costi di manutenzione di un patrimonio immobiliare risalente agli anni Novanta.
La nuova gestione della morosità nelle case popolari mira dunque a rafforzare un principio di responsabilità condivisa, a tutela dell’interesse pubblico.

Ne hanno dato notizia il commissario straordinario e il direttore generale dell’Iacp di Agrigento, Salvatore
Giovanni Pignatone e Teresa La Russa.

Comiso–Pisa, nuovo collegamento aereo dal prossimo marzo.


Dal prossimo marzo e fino a ottobre sarà attivo il nuovo collegamento aereo Comiso–Pisa, con due frequenze settimanali, operate il giovedì e la domenica.

L’annuncio è arrivato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Alessandro Aricò, attraverso un post pubblicato sui social.
Il nuovo volo punta a rafforzare l’integrazione tra l’aeroporto del Sud-Est siciliano e la rete viaria strategica del territorio, offrendo un collegamento diretto con la Toscana e con importanti poli universitari e occupazionali. Una tratta particolarmente attesa da studenti e lavoratori, che potranno contare su un’alternativa rapida e diretta per gli spostamenti tra le due regioni.
Non è stato ancora reso noto il vettore che opererà la rotta. Orari, tariffe e apertura delle vendite saranno comunicati nelle prossime settimane, una volta completata l’individuazione della compagnia aerea incaricata.
Parallelamente al lancio del nuovo collegamento aereo, la Regione Siciliana ha annunciato lo sblocco di 77 milioni di euro destinati al potenziamento dei collegamenti stradali. Le risorse saranno impiegate in particolare lungo la SS 115, per migliorare l’accessibilità all’aeroporto “Pio La Torre” di Comiso, e per interventi strategici sulla SS 514 Ragusa–Catania.
Un doppio intervento, infrastrutturale e aeroportuale, che mira a ridurre l’isolamento del territorio ibleo, migliorando la mobilità di cittadini e lavoratori e rafforzando il ruolo dello scalo di Comiso all’interno del sistema dei trasporti regionali.

Assalto armato a Sciacca, ortofrutticolo derubato dell’incasso prima del deposito in banca

Momenti di forte tensione a Sciacca per un imprenditore del settore ortofrutticolo rimasto vittima di una rapina a mano armata.

L’uomo, 55 anni, stava raggiungendo un istituto di credito per versare il guadagno della giornata quando è stato bloccato da due malviventi.
L’episodio si è verificato in via Cansalamone.

I rapinatori, con il volto travisato e armati di pistola, hanno agito con estrema rapidità, riuscendo a sottrarre una somma pari a circa 10 mila euro. Subito dopo si sono dileguati a bordo di un’auto, con ogni probabilità utilizzata anche per pedinare la vittima nei suoi spostamenti.
Il colpo è stato messo a segno nella serata di martedì, a ridosso delle festività natalizie, periodo in cui l’attività commerciale registra un notevole aumento delle vendite. Gli investigatori non escludono che l’azione sia stata pianificata con attenzione, sulla base delle consuetudini dell’esercente.
Le indagini sono state avviate dal commissariato di Polizia di Sciacca.

Gli agenti stanno analizzando le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e lungo il tragitto percorso dall’uomo, nella speranza di raccogliere elementi utili all’identificazione dei responsabili.

Movida rumorosa a Trapani, il Tar impone regole certe

La movida rumorosa a Trapani non può essere gestita nel vuoto normativo. Lo ha stabilito il Tar Sicilia – Palermo, che ha accolto il ricorso presentato dai cittadini del centro storico, dichiarando illegittima l’inerzia del Comune in materia di tutela dall’inquinamento acustico.

Secondo i giudici, l’Amministrazione comunale non può continuare a rinviare l’adozione degli strumenti previsti dalla legge nazionale, né affrontare un fenomeno strutturale come la movida esclusivamente attraverso ordinanze temporanee. Per questo motivo, il Tar ha ordinato al Comune di Trapani di provvedere entro 180 giorni.

Movida rumorosa a Trapani e assenza di pianificazione

Al centro della decisione c’è un principio chiaro: la movida rumorosa a Trapani non può essere governata in assenza di pianificazione. Il Tribunale ha rilevato che la mancanza degli strumenti obbligatori costituisce una violazione degli obblighi normativi in materia di inquinamento acustico.
Il ricorso è stato promosso dai cittadini del centro storico, riuniti nel Comitato Centro Storico di Trapani, che hanno denunciato una gestione fondata su soluzioni emergenziali e prive di una cornice regolamentare stabile.

Cosa deve fare il Comune di Trapani

Il Tar ha indicato in modo puntuale gli adempimenti cui l’Amministrazione dovrà attenersi. Entro sei mesi, il Comune dovrà dotarsi degli strumenti necessari per una corretta gestione della movida rumorosa a Trapani, procedendo con:
l’adozione del Piano di zonizzazione acustica;
l’approvazione del Regolamento comunale per la tutela dall’inquinamento acustico;
l’adeguamento del Regolamento locale di igiene e sanità o di polizia municipale alle norme vigenti in materia di rumore.
Secondo i giudici, si tratta di atti dovuti, non più eludibili né sostituibili con ordinanze contingibili e urgenti.

Il principio affermato dal Tar

La sentenza non configura una contrapposizione tra residenti e attività economiche, ma riafferma un principio generale: la pubblica amministrazione è tenuta ad applicare la legge. La gestione della movida rumorosa a Trapani deve avvenire attraverso regole chiare e strumenti ordinari, soprattutto quando sono coinvolti diritti fondamentali come la salute, il riposo e la qualità della vita urbana.

Scicli in corsa per diventare la prima Capitale italiana del mare

Un obiettivo ambizioso: candidarsi a diventare la prima “Capitale italiana del mare”, il nuovo riconoscimento istituito dallo Stato a partire dal 2026, che assegnerà al Comune vincitore un contributo di 1 milione di euro per un programma annuale di iniziative dedicate al mare. E Scicli, borgo marinaro del ragusano ha deciso di partecipare.
Il titolo nasce per mettere il mare al centro delle politiche urbane e territoriali, promuovendo la tutela dell’ambiente marino, la cultura marittima e lo sviluppo dell’economia blu. Scicli ha già depositato un dossier articolato, costruito attorno al motto “Scicli, le sue borgate, il mare”, che punta su un’idea concreta e radicata nei luoghi.
Il riconoscimento di Capitale italiana del mare è stato istituito con decreto interministeriale del 4 novembre 2025, firmato dal Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Dalla prima edizione, il Comune selezionato riceverà 1.000.000 di euro per realizzare un programma annuale di interventi e iniziative, con particolare attenzione alla biodiversità, all’uso sostenibile delle risorse e alla conoscenza del mare.
La selezione avverrà tramite procedura pubblica: una commissione di cinque esperti indipendenti valuterà i progetti sulla base di coerenza, innovazione, capacità di collaborazione istituzionale e ricadute territoriali.

Per l’annualità 2026, il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 20 gennaio 2026.
Con i suoi chilometri di costa tra spiagge e scogliere, Scicli è il Comune della provincia di Ragusa con la più ampia proiezione sul mare. Il dossier mette al centro le quattro borgate marinare — Playa Grande, Donnalucata, Cava d’Aliga e Sampieri — concepite come una rete di presìdi ambientali, economici e culturali.
L’idea guida è semplice ma ambiziosa: partire dall’identità concreta dei luoghi per costruire un piano annuale capace di unire tutela degli habitat, rigenerazione dei waterfront e nuove competenze blu per residenti e imprese.
«Il mare è parte integrante dell’identità di Scicli», ha ribadito il sindaco Mario Marino, sottolineando come le borgate rappresentino insieme storia, tradizioni, lavoro e opportunità di sviluppo sostenibile. Una sfida che, soprattutto al Sud, ha il valore concreto delle cose da fare e la forza di un progetto che guarda al futuro partendo dal mare.

Fino al 6 gennaio resta chiusa la Guardia medica di Cattolica Eraclea

Fino al 6 gennaio niente guardia medica, soltanto un servizio di assistenza sanitaria con un’infermiere a Cattolica Eraclea. Lo ha comunicato il sindaco, Santo Borsellino.

“Si comunica che, a partire da questa sera, fino al 6 gennaio, tutti i giorni dalle ore 20 alle ore 8 sarà al servizio della comunità, presso la guardia medica, un’autoambulanza con un infermiere, per garantire un supporto sanitario, vista la carenza di medici che stiamo attraversando. Ringrazio per l’impegno il direttore generale Capodieci e il direttore Ercolino Marchica”. Così a Scitoo Borsellino.

“Ci tengo a precisare – aggiunge Borsellino – che questa non è una soluzione definitiva, ma solo un modo per cercare di garantire il minimo servizio ai cittadini, in attesa che venga trovata una soluzione finale, al fine di non lasciare nessun territorio senza assistenza medica”.

Bonus casa 2026: quali agevolazioni restano e quali scompaiono, tutte le novità della Legge di Bilancio

La Legge di Bilancio 2026, attualmente in discussione in Parlamento, interviene ancora una volta sul sistema dei bonus casa, confermando alcune delle principali agevolazioni fiscali per gli interventi sugli immobili e segnando, allo stesso tempo, la fine di altri incentivi che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Il quadro che emerge è quello di una proroga selettiva, con l’obiettivo di garantire continuità nel breve periodo e rinviare al 2027 i tagli più incisivi.

Va precisato che il testo della Manovra non è ancora definitivo: il disegno di legge è all’esame della Commissione Bilancio del Senato e potrà subire modifiche prima dell’approvazione finale. Tuttavia, l’impianto normativo appare ormai delineato e consente già di comprendere quali bonus resteranno in vigore e quali, invece, verranno archiviati.


Ristrutturazioni edilizie: confermate le detrazioni anche nel 2026

La Manovra 2026 conferma il sistema delle detrazioni IRPEF per il recupero del patrimonio edilizio, mantenendo il cosiddetto doppio binario delle aliquote:

  • 50% di detrazione per gli interventi effettuati sull’abitazione principale
  • 36% di detrazione per i lavori eseguiti su immobili diversi dalla prima casa

Questa impostazione, già adottata nel 2025, consente di rinviare al 2027 la riduzione generalizzata delle agevolazioni inizialmente prevista. Dal punto di vista pratico, la proroga garantisce maggiore stabilità normativa a cittadini e professionisti, permettendo una programmazione più serena degli interventi edilizi.


Ecobonus 2026: proroga per l’efficientamento energetico

Restano operative anche le agevolazioni per l’efficientamento energetico degli edifici, conosciute come ecobonus.
La detrazione continuerà ad applicarsi a interventi quali:

  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale
  • installazione di infissi ad alta efficienza
  • lavori sull’involucro dell’edificio (isolamento termico)

La conferma dell’ecobonus per il 2026 rappresenta un segnale di continuità nelle politiche di riduzione dei consumi energetici, evitando cambiamenti repentini che avrebbero potuto penalizzare lavori già programmati.


Bonus mobili ed elettrodomestici: proroga anche per il 2026

Tra le agevolazioni confermate rientra anche il bonus mobili ed elettrodomestici, che consente di detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a un immobile oggetto di ristrutturazione, entro i limiti di spesa previsti dalla normativa.

La proroga mantiene il collegamento tra lavori edilizi e miglioramento della qualità abitativa, evitando l’interruzione di una misura ampiamente utilizzata negli ultimi anni.


Bonus che scompaiono dal 2026: stop alle barriere architettoniche

Accanto alle conferme, la Manovra 2026 segna anche la fine di alcune agevolazioni storiche.
In particolare, non risulta prorogato il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche, che prevedeva una detrazione del 75% per interventi come:

  • rifacimento di ascensori
  • installazione di rampe
  • adeguamento di scale e percorsi interni

Dal 1° gennaio 2026, salvo modifiche dell’ultimo momento, non sarà più possibile beneficiare di questa specifica agevolazione, con un impatto rilevante soprattutto sugli interventi destinati a migliorare l’accessibilità degli edifici.


Cosa fare ora: attenzione all’approvazione definitiva

È fondamentale ricordare che solo il testo definitivo della Legge di Bilancio, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, fornirà la certezza giuridica necessaria per l’applicazione concreta dei bonus casa dal 2026.

Nel frattempo, cittadini, tecnici e operatori del settore sono chiamati a monitorare l’iter parlamentare, valutando con attenzione tempi e modalità di intervento sugli immobili, alla luce di un sistema di agevolazioni che resta attivo, ma sempre più selettivo.

Affitti brevi, svolta storica: Regioni e Comuni possono limitarli o bloccarli. Cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale

Il mercato degli affitti brevi entra in una nuova fase. Con una decisione destinata ad avere effetti concreti su proprietari, investitori e amministrazioni locali, la Corte Costituzionale ha stabilito che la locazione turistica non rientra tra i contenuti essenziali del diritto di proprietà e può quindi essere limitata o regolata da Regioni e Comuni per ragioni sociali, urbanistiche e di interesse collettivo.

La pronuncia – sentenza n. 186/2025 – rappresenta un passaggio chiave nel dibattito sugli affitti turistici, soprattutto nei grandi centri urbani e nelle aree ad alta pressione abitativa, dove l’espansione incontrollata delle locazioni brevi ha inciso sull’offerta di case per residenti e sui prezzi degli affitti tradizionali.


La Corte Costituzionale: la locazione turistica non è un diritto assoluto

Nel motivare la decisione, la Consulta ha chiarito un principio di fondo:
la proprietà privata è tutelata dalla Costituzione, ma non garantisce automaticamente il diritto di utilizzare l’immobile in qualunque forma economica.

Quando la locazione breve assume carattere continuativo, organizzato e stabile, essa può essere assimilata a un’attività economica vera e propria e, come tale, sottoposta a limiti e regole senza che ciò costituisca una violazione del diritto di proprietà o un’espropriazione indiretta.

La sentenza nasce dal ricorso del Governo contro la normativa della Regione Toscana, ma i giudici hanno respinto le censure, riconoscendo agli enti territoriali un ampio margine di intervento nella disciplina degli affitti brevi.


Più poteri a Regioni e Comuni: cosa potranno fare concretamente

Dalla decisione della Corte emergono due conseguenze operative di grande rilievo.

Separazione tra uso residenziale e turistico

Regioni e Comuni potranno:

  • riservare la locazione turistica continuativa agli immobili con destinazione turistico-ricettiva,
  • limitare o vietare l’uso turistico degli immobili residenziali in determinate zone.

Questo significa che la scelta di destinare un immobile agli affitti brevi potrà diventare strutturale, con effetti urbanistici, fiscali e patrimoniali non facilmente reversibili.

Interventi mirati per zone e quartieri

Gli enti locali potranno inoltre:

  • individuare aree omogenee in cui l’overtourism compromette l’equilibrio abitativo,
  • imporre limiti numerici, temporali o geografici alle locazioni brevi,
  • tutelare il diritto alla casa e la qualità della vita dei residenti.

La Corte ha ritenuto legittima questa impostazione perché i Comuni conoscono meglio le dinamiche del territorio e possono calibrare le regole in base alle specifiche esigenze locali.


Equilibrio tra interesse economico e interesse pubblico

Il fulcro della sentenza è il bilanciamento tra libertà economica del singolo e interessi collettivi, come:

  • accesso all’abitazione,
  • coesione sociale,
  • sostenibilità urbana,
  • tutela del tessuto residenziale.

Secondo la Consulta, l’interesse economico del proprietario non può prevalere in modo assoluto quando l’attività incide negativamente sull’assetto della città e sulla funzione sociale della proprietà.


Reazioni contrastanti: favore dei Comuni, timori del settore immobiliare

La decisione è stata accolta positivamente da molti sindaci e amministratori locali, che da tempo chiedevano strumenti normativi più efficaci per governare il fenomeno degli affitti brevi.

Di segno opposto le reazioni delle associazioni immobiliari e delle piattaforme di locazione turistica, che temono:

  • una riduzione del valore degli immobili,
  • una contrazione dell’offerta extra-alberghiera,
  • un aumento del contenzioso amministrativo,
  • un impatto negativo su investimenti e occupazione.

Il rischio, secondo gli operatori del settore, è una regolazione frammentata e disomogenea sul territorio nazionale.


Cosa cambia davvero da oggi

La sentenza non introduce un divieto automatico degli affitti brevi, ma legittima pienamente Regioni e Comuni a intervenire, anche in modo restrittivo, se sussistono motivate ragioni sociali e urbanistiche.

In altre parole, la stagione della deregolamentazione è finita: chi investe o possiede immobili destinati alla locazione turistica dovrà fare i conti con regole locali sempre più stringenti e con un quadro normativo in rapida evoluzione.

Intimidazione a Ravanusa nella notte di Natale

Un ufficiale di polizia giudiziaria residente a Ravanusa è stato vittima nella notte di Natale di un atto intimidatorio. Mentre si stava accingendo a rientrare nella propria abitazione si è reso conto che davanti alla porta di casa era stato collocato un lumino acceso, mentre le ruote della sua autovettura risultavano forate. Un gesto che, per modalità e simbolismo, lascia pochi dubbi sulla natura dell’episodio. L’atto intimidatorio ha immediatamente fatto scattare l’allarme.

Le indagini dopo l’intimidazione a Ravanusa

Allertate le forze dell’ordine, sul posto sono intervenuti i carabinieri.
I militari dell’Arma hanno informato il sostituto procuratore di turno e avviato immediatamente le indagini. Il lumino rinvenuto davanti alla porta di casa è stato posto sotto sequestro e sarà sottoposto nei prossimi giorni a verifiche e accertamenti tecnici.
È stata inoltre verificata l’eventuale presenza di impianti di videosorveglianza nell’area, anche a distanza dalla residenza interessata.

Un clima di tensione che preoccupa la comunità

Quanto avvenuto durante la notte di Natale non rappresenta un episodio isolato. L’intimidazione a Ravanusa si inserisce in un contesto già segnato da altri gravi fatti verificatisi negli ultimi mesi.
Poche settimane fa, cartucce, fiori e una bottiglia con un liquido sospetto erano stati recapitati al sindaco di Ravanusa. A fine ottobre, invece, era stata incendiata un’Alfa Romeo 147 appartenente alla famiglia del vice presidente del consiglio comunale. In precedenza, era stata danneggiata anche la vettura dell’ex presidente del Consiglio comunale.
A questi episodi si aggiunge il pestaggio avvenuto all’interno della villetta comunale, un fatto che ha contribuito ad accrescere ulteriormente il clima di allarme.

Intimidazione a Ravanusa, nessun collegamento certo ma cresce l’inquietudine

Al momento non è possibile ipotizzare un collegamento diretto tra tutti gli episodi intimidatori avvenuti negli ultimi mesi. Tuttavia, il ripetersi di avvertimenti e atti violenti continua a generare preoccupazione.
L’intimidazione a Ravanusa registrata nella notte di Natale rappresenta l’ennesimo segnale di una tensione che non accenna a diminuire, mentre le indagini proseguono per chiarire responsabilità e movente.