Lentini, animali nel cimitero comunale: presentata denuncia e avviate le indagini

Scene sconcertanti nel cimitero comunale di Lentini, dove nei giorni scorsi un gruppo di pecore e capre è stato visto muoversi liberamente tra sepolture, vialetti e aiuole. L’episodio ha suscitato indignazione tra i cittadini e ha portato il sindaco Rosario Lo Faro a sporgere denuncia contro ignoti presso il commissariato di polizia.
La presenza degli animali è stata segnalata da alcuni familiari dei defunti che, recatisi al cimitero in prossimità delle festività natalizie, si sono trovati davanti a una situazione ritenuta offensiva e inaccettabile.

Le immagini, diffuse rapidamente sui social network, mostrano il gregge aggirarsi indisturbato tra le tombe, causando danni visibili a fiori, arredi e strutture funerarie.
Secondo quanto riferito dall’amministrazione comunale, non si tratterebbe di un fatto isolato.

Da tempo, infatti, il Comune riceve lamentele per ripetute intrusioni di animali all’interno dell’area cimiteriale.

I sopralluoghi effettuati dai servizi comunali avrebbero evidenziato più volte la rottura della recinzione, in particolare sul lato nord, presumibilmente per agevolare l’accesso dei greggi.
Nonostante i numerosi interventi di riparazione eseguiti negli ultimi mesi, il problema continua a ripresentarsi.

Per questo motivo il sindaco ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, chiedendo di individuare i responsabili e di porre fine a una situazione che rappresenta non solo un danno materiale, ma anche una grave ferita al rispetto dovuto ai defunti e alle loro famiglie.
Le indagini sono ora in corso.

Maltrattamenti in danno della moglie e lesioni, due denunce a Sciacca

Gli agenti del Commissariato di polizia di Sciacca hanno denunciato per maltrattamenti e danneggiamento un quarantasettenne saccense. Un’altra denuncia, per lesioni, è scattata a carico di un uomo di 55 anni, sempre di Sciacca.

Per maltrattamenti e danneggiamento aggravato è stato denunciato il quarantasettenne che avrebbe commesso questi reati in danno della moglie, una donna di 45 anni.

Di lesioni personali dovrà invece rispondere, invece, un pescatore di 55 anni che avrebbe picchiato la moglie, di 22 anni più giovane. 

Assegno di incollocabilità 2026, rendita INAIL fino a 67 anni per infortunio o malattia professionale: cosa cambia

Dal 2026 si amplia la tutela per i lavoratori che, a seguito di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, non riescono più a reinserirsi nel mercato occupazionale. L’assegno di incollocabilità INAIL viene infatti esteso fino al compimento dei 67 anni, allineandosi all’età prevista per la pensione di vecchiaia.

La novità segna un passaggio rilevante nel sistema assistenziale e previdenziale, perché evita l’interruzione del sostegno economico proprio negli anni immediatamente precedenti alla pensione.


Assegno di incollocabilità INAIL: limite di età innalzato a 67 anni

L’estensione del beneficio è stata ufficializzata con la circolare n. 55 dell’11 dicembre 2025 e trova fondamento nel decreto-legge n. 159/2025. A partire dal 1° gennaio 2026, l’assegno di incollocabilità sarà corrisposto fino al compimento dei 67 anni, superando il precedente limite dei 65.

L’obiettivo dichiarato è quello di armonizzare le misure assistenziali con l’evoluzione del sistema pensionistico, tenendo conto dell’allungamento della vita lavorativa e dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Dal punto di vista operativo:

  • chi compie 67 anni dal 2026 continuerà a percepire l’assegno senza interruzioni;
  • potranno essere nuovamente tutelati anche coloro ai quali il beneficio era stato sospeso al compimento dei 65 anni negli anni precedenti.

Si rafforza così il principio di continuità assistenziale, evitando vuoti di reddito in una fase particolarmente delicata.


Cos’è l’assegno di incollocabilità e a chi spetta

L’assegno di incollocabilità è una prestazione economica erogata dall’INAIL ai lavoratori titolari di rendita per infortunio sul lavoro o malattia professionale che risultano totalmente non collocabili.

Il beneficio spetta quando:

  • la persona ha perso ogni capacità lavorativa residua;
  • oppure la menomazione è tale da rappresentare un rischio per sé, per terzi o per la sicurezza degli impianti;
  • oppure non è possibile l’inserimento nemmeno tramite il collocamento mirato.

La finalità dell’assegno è garantire un sostegno economico stabile a chi non ha possibilità concrete di rientrare nel mondo del lavoro.


Requisiti per ottenere l’assegno di incollocabilità nel 2026

Per accedere alla prestazione devono essere soddisfatti precisi requisiti sanitari e amministrativi.

In particolare è necessario:

  • età non superiore a 67 anni (dal 2026);
  • accertata impossibilità di essere collocati in qualsiasi attività lavorativa;
  • riconoscimento di un grado minimo di menomazione da parte dell’INAIL.

I parametri variano in base alla data dell’evento lesivo:

  • infortuni o malattie professionali fino al 31 dicembre 2006
    → inabilità non inferiore al 34% (D.P.R. n. 1124/1965);
  • eventi dal 1° gennaio 2007
    danno biologico superiore al 20% (D. Lgs. n. 38/2000).

Importo dell’assegno di incollocabilità INAIL

L’assegno è soggetto ad aggiornamento annuale in base all’andamento dell’inflazione.

Attualmente l’importo è pari a:
308,23 euro mensili
(valore in vigore dal 1° luglio 2025).

Anche per gli anni successivi sono previsti adeguamenti, con l’obiettivo di tutelare il potere d’acquisto dei beneficiari.


Un sistema più coerente con l’età pensionabile

La riforma non esclude ulteriori interventi futuri. Qualora l’età pensionabile dovesse essere nuovamente innalzata, anche il limite dell’assegno di incollocabilità potrebbe essere adeguato di conseguenza.

Si delinea così un quadro normativo più flessibile e coerente, pensato per accompagnare il lavoratore invalido dal periodo assistenziale fino all’accesso alla pensione, senza interruzioni di reddito e senza penalizzazioni ulteriori per chi è già stato colpito da eventi invalidanti.

Agenzia delle Entrate, come aiutare tuo figlio a pagare il mutuo senza rischiare accertamenti fiscali

Aiutare un figlio a sostenere le rate del mutuo è un gesto comune e spesso necessario, soprattutto nei primi anni dopo l’acquisto della casa. Tuttavia, se il supporto economico non viene gestito correttamente, può attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate e trasformarsi in un problema fiscale.
Esiste però una soluzione legittima, semplice e fiscalmente sicura per intervenire senza rischi: ecco come funziona e cosa fare nel concreto.


Pagare direttamente la rata del mutuo: la soluzione più sicura

Il modo più corretto per aiutare un figlio a pagare il mutuo è versare direttamente la rata alla banca, evitando trasferimenti di denaro sul suo conto corrente.

Dal punto di vista giuridico, questa operazione rientra nell’adempimento del terzo, previsto dall’articolo 1180 del Codice civile. In pratica, il genitore estingue un debito intestato al figlio senza subentrare nel contratto di mutuo e senza creare passaggi di denaro difficili da giustificare.

Quando il pagamento avviene per spirito di liberalità, si configura una donazione indiretta: il figlio non riceve denaro, ma viene liberato da un’obbligazione finanziaria. Proprio questo aspetto rende l’operazione più semplice e meno esposta a contestazioni fiscali.


Cos’è la donazione indiretta e perché conviene

La donazione indiretta si realizza quando l’arricchimento di una persona deriva da un atto che non è formalmente una donazione, come il pagamento di una rata di mutuo o del prezzo di una casa intestata al figlio.

Il grande vantaggio è che non serve l’atto pubblico notarile, nemmeno se le somme sono elevate. La legge, infatti, richiede la forma solenne solo per le donazioni dirette di denaro di non modico valore. Pagando direttamente la banca, si evitano quindi costi notarili, burocrazia e rischi di nullità dell’atto.


Attenzione alla causale del bonifico: è fondamentale

Uno degli errori più comuni è effettuare un bonifico generico o poco chiaro. Anche se la causale non è un elemento essenziale del bonifico, diventa decisiva in caso di controlli fiscali.

Per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate, la causale deve spiegare chiaramente:

  • perché viene effettuato il pagamento;
  • a quale mutuo si riferisce;
  • chi è il beneficiario reale dell’operazione.

Una causale corretta e consigliata è, ad esempio:

“Pagamento rata mutuo n. [mese o numero rata] del [data], contratto n. [numero], intestato a [Nome e Cognome del figlio], effettuato da [Nome e Cognome del genitore] a titolo di liberalità”.


Perché la causale protegge da accertamenti fiscali

Una causale dettagliata serve per due motivi principali:

  • pratico, perché consente di tenere traccia dei pagamenti effettuati;
  • probatorio, perché dimostra la natura dell’operazione in caso di verifiche fiscali.

In assenza di giustificazioni chiare, l’Agenzia delle Entrate può applicare la cosiddetta presunzione di reddito: ogni versamento su un conto corrente può essere considerato reddito imponibile, salvo prova contraria.
Proprio per questo motivo, i bonifici non giustificati o con causali vaghe possono trasformarsi in un problema serio, anche se nascono da un gesto di aiuto familiare.


In sintesi: come aiutare tuo figlio senza rischi

Per aiutare tuo figlio a pagare il mutuo ed evitare problemi con il Fisco:

  • paga direttamente la rata alla banca;
  • evita trasferimenti di denaro sul suo conto;
  • usa una causale dettagliata e trasparente;
  • indica sempre che si tratta di un pagamento a titolo di liberalità.

Seguendo queste regole, l’aiuto economico resta un gesto di sostegno familiare e non diventa un potenziale caso di accertamento fiscale.

Sviluppo sostenibile al centro del dibattito, un convegno a Sciacca (Video)

Una visione strategica per una città termale sostenibile, inclusiva e competitiva. È questo il filo conduttore dell’incontro “Sciacca: Laboratorio mediterraneo di sviluppo sostenibile”, in programma il 29 dicembre alle ore 17 nella sala Blasco del palazzo di città. L’iniziativa, promossa dall’associazione Mura di Vega, intende rilanciare il confronto pubblico su temi urbanistici e di pianificazione, spesso assenti dal dibattito politico quotidiano.

“Solo un piano urbano può risolvere questioni che riguardano la città”, ha sottolineato Salvatore Chiarello, dell’associazione Mura di Vega, spiegando l’impostazione dell’iniziativa. “Noi non faremo naturalmente un discorso politico, cercheremo di fare un discorso tecnico e cercheremo di affrontare, di dare un nuovo metodo di approccio a come risolvere le questioni che riguardano la città”. Al centro, la necessità di strumenti urbanistici capaci di governare le criticità esistenti: “Banalmente servono dei piani urbanistici che devono andare a regolamentare determinate criticità che ci sono in questo momento in città”.

Chiarello ha ricordato come alcune soluzioni possano essere attuate anche senza costi, mentre altre richiedono risorse e una chiara programmazione: “Si devono mettere risorse al bilancio, si devono comunque immaginare soluzioni a breve e a lungo termine”.

Sulla stessa linea Alessandro Tornetta, che ha richiamato l’importanza dei piani attuativi: “I piani particolargetti esecutivi aiutano ad attuare le previsioni del piano urbanistico generale”, recentemente approvato e modificato secondo la legge regionale 19 del 2020. Strumenti che, ha spiegato, consentono “una visione più particolare e più dettagliata”, permettendo di approfondire ambiti come il centro storico e singole aree della città.

Secondo Tornetta, il disinteresse verso questi temi nasce spesso da una scarsa conoscenza: “C’è lo scarso interesse generato dalla poca conoscenza della materia a mio avviso”, motivo per cui momenti di confronto pubblico diventano essenziali. A patto, però, di rendere comprensibili i contenuti: “Bisogna scendere sulla versatilità del linguaggio e farlo comprendere anche alle persone”.

Al convegno interverranno anche l’architetto Salvatore Chiarello, l’architetto Alessandro Tornetta e l’ingegnere Mario Tulone.

Pecora spiaggiata a San Marco, interviene la polizia municipale di Sciacca

Apparteneva al gregge di un’azienda zootecnica agrigentina la pecora spiaggiata a San Marco per la cui rimozione si è reso necessario l’intervento della polizia municipale di Sciacca.

Secondo quanto appreso dal comando della polizia municipale di Sciacca la pecora sarebbe finita accidentalmente prima nel fiume e poi in mare. Non è morta perchè sbranata da cani randagi che sarebbero intervenuti successivamente.

Gli agenti della polizia municipale hanno proceduto, attraverso gli operati del Comune, al recupero della carcassa dell’animale la cui presenza era stata segnalata questa mattina nella zona anche da saccensi proprietari di case a San Marco.

La carcassa si trova adesso presso una cella frigorifera in attesa della consegna al titolare dell’azienda che provvederà allo smaltimento come previsto dalle normative igienico/sanitarie. Tutte le operazioni si sono svolte sotto il controllo dei veterinari dell’Asp.

L’animale è stato identificato tramite anagrafe aziendale e risulta iscritto presso un allevamento che non è di Sciacca.

Screening otorinolaringoiatrico al Centro Medical Belice

Grande partecipazione alla giornata di screening otorinolaringoiatrico nel Belice che si è svolta presso il Centro Medical Belice. L’iniziativa ha registrato una risposta ampia e sentita da parte della comunità locale, confermandosi come un momento significativo di attenzione alla salute e al benessere dei cittadini.

L’evento è stato dedicato alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle principali patologie dell’orecchio, del naso e della gola, offrendo alla popolazione del territorio un’opportunità concreta di controllo specialistico accessibile e vicino ai bisogni quotidiani.

Lo screening otorinolaringoiatrico nel Belice al Centro Medical

Nel corso dell’intera giornata sono state effettuate visite otorinolaringoiatriche complete a cura del Ignazio Gerardi, che ha messo a disposizione la propria esperienza professionale per la valutazione clinica dei pazienti.

Un elemento di particolare rilievo emerso durante lo screening otorinolaringoiatrico è l’avvio di una collaborazione stabile tra lo specialista e il Centro Medical Belice. Il dottor Gerardi riceverà infatti con cadenza settimanale presso la struttura, garantendo un servizio specialistico continuativo per Santa Margherita Belice e per i comuni limitrofi.

Controlli uditivi e diagnosi precoce

Accanto alle visite specialistiche, nel corso della giornata sono stati eseguiti esami audio-impedenzometrici da parte dei tecnici audioprotesisti specializzati della Sonora. Si tratta di esami fondamentali per la valutazione della funzionalità uditiva e per l’individuazione precoce di deficit dell’udito e problematiche dell’orecchio medio.

Questi controlli si sono rivelati particolarmente utili sia per i pazienti adulti sia per la popolazione anziana, fascia spesso più esposta a disturbi uditivi non diagnosticati tempestivamente.

Oltre 40 pazienti visitati nel Belice

La risposta della comunità allo screening otorinolaringoiatrico nel Belice è stata estremamente positiva. Nel corso dell’intera giornata sono stati visitati oltre 40 pazienti, un dato significativo che conferma l’interesse crescente verso iniziative di prevenzione e controlli specialistici periodici.

Molti cittadini hanno colto l’occasione per una prima valutazione, altri per approfondire disturbi già presenti ma mai indagati in modo strutturato.

Un punto di riferimento sanitario per il territorio

Il successo dello screening otorinolaringoiatrico nel Belice rafforza il ruolo del Centro Medical Belice come presidio sanitario di riferimento, capace di promuovere la prevenzione e di avvicinare i servizi medici ai cittadini.

La giornata si è conclusa con un bilancio più che positivo, fatto di partecipazione, professionalità e attenzione alla salute, elementi essenziali per una comunità più consapevole e informata.

Spaccio di droga a Trapani, arresto nel quartiere San Giuliano

Un’operazione di controllo del territorio ha portato a un arresto per spaccio di droga a Trapani, nel quartiere San Giuliano. L’intervento è stato effettuato dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Trapani, impegnati in un servizio perlustrativo nella zona.

L’attività rientra nelle ordinarie azioni di contrasto allo spaccio di droga a Trapani, condotte attraverso controlli mirati nei quartieri cittadini.

Il controllo dei carabinieri nel quartiere San Giuliano

Nel corso del servizio, i militari dell’Arma hanno sottoposto a controllo un giovane che ha attirato l’attenzione per il suo comportamento nervoso e guardingo. L’atteggiamento ha indotto i carabinieri ad approfondire le verifiche.Il soggetto, un trapanese classe 1999, è stato quindi sottoposto a perquisizione personale. L’attività ha consentito di riscontrare elementi riconducibili allo spaccio di droga a Trapani, confermati dal materiale rinvenuto.

Cocaina e crack suddivisi in dosi

Durante la perquisizione, i carabinieri hanno trovato in possesso del giovane circa 12 grammi di cocaina suddivisa in 26 dosi e 13 grammi di crack suddivisa in 27 dosi. È stata inoltre rinvenuta una somma di circa 175 euro in contanti, composta da banconote di piccolo taglio.

Il quantitativo e la suddivisione delle sostanze sono stati ritenuti compatibili con un’attività di spaccio.

Arresto e misura dell’obbligo di dimora

Il 26enne è stato arrestato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La droga e il denaro contante sono stati posti sotto sequestro.

A seguito dell’udienza di convalida, l’autorità giudiziaria ha disposto nei confronti dell’arrestato la misura dell’obbligo di dimora nel Comune di Trapani. Il provvedimento è stato adottato in attesa dei successivi sviluppi del procedimento.

Sequestro di pesce a Palermo: maxi operazione della Capitaneria

Un imponente sequestro di pesce a Palermo è stato effettuato dalla Capitaneria di porto nell’ambito di una vasta attività di controllo sulla filiera ittica. L’operazione, denominata Fish, ha portato al sequestro complessivo di 112 tonnellate di prodotti ittici risultati mal conservati, privi di tracciabilità o non idonei al consumo umano.

I controlli hanno interessato l’intero territorio costiero siciliano, estendendosi da Gela a Cefalù e coinvolgendo anche le isole minori. L’obiettivo dell’azione è stato quello di verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare e sulla corretta conservazione dei prodotti destinati al consumo.

Oltre 1.400 controlli nella filiera ittica

Nel corso dell’operazione che ha portato al sequestro di pesce a Palermo, sono stati effettuati 1.410 controlli in mercati rionali, centri di distribuzione all’ingrosso, piattaforme logistiche e unità da pesca.

Le verifiche hanno fatto emergere numerose irregolarità, sfociate in 78 sanzioni amministrative per un importo complessivo di 116.000 euro, confermando l’ampiezza e la complessità dell’attività di vigilanza svolta.

Sequestro di pesce a Palermo: i numeri nel capoluogo

Nel solo territorio comunale di Palermo sono stati individuati 15.500 chili di prodotti ittici privi di tracciabilità o con termini di conservazione superati. Le violazioni accertate hanno portato al sequestro di 75 tonnellate di pesce, gran parte delle quali è stata distrutta perché giudicata non idonea al consumo umano.

Il sequestro di pesce a Palermo ha evitato che prodotti non conformi potessero essere immessi sul mercato, tutelando così la salute dei consumatori.

Controlli estesi lungo le coste e nelle isole

L’operazione Fish non si è limitata al capoluogo, ma ha interessato un’area molto ampia, comprendendo le coste tra Gela e Cefalù e le isole di Ustica, Pantelleria, Egadi e Pelagie.

Il sequestro di pesce a Palermo si inserisce in un più ampio piano di controllo sulla filiera ittica, finalizzato a garantire il rispetto delle regole sulla sicurezza alimentare e sulla tracciabilità dei prodotti, dalla pesca alla distribuzione finale.

Cinque mesi di verità, lavoro e responsabilità, gli auguri di Aica ai cittadini

In occasione delle festività natalizie, Aica– Azienda Idrica Comuni Agrigentini – rivolge un augurio sincero a tutti i cittadini del territorio, accompagnato da un ringraziamento per la fiducia e la pazienza dimostrate nei primi cinque mesi del nuovo corso aziendale.
Un periodo intenso e complesso, segnato da scelte difficili ma necessarie, durante il quale Aica ha avviato un cambio di passo deciso nell’affrontare criticità strutturali che da decenni incidono sulla vita quotidiana dei cittadini: turnazioni ridotte, reti idriche obsolete, perdite diffuse, costi elevati e storiche disuguaglianze nel sistema di distribuzione.
Una situazione che non nasce oggi, ma che si trascina da anni.

In questi primi cinque mesi, però, Aica ha scelto un metodo diverso, fondato su interventi concreti, programmati e verificabili.
«Sappiamo bene cosa interessa ai cittadini – dichiarano la presidente del CdA, Danila Nobile, e il direttore generale, l’ingegnere Francesco Fiorino –: avere acqua con maggiore continuità, ridurre le turnazioni fino all’obiettivo dell’H24, diminuire le perdite e pagare bollette più eque. Le dispersioni idriche sono una ferita aperta: l’acqua che si perde sottoterra è acqua che non arriva nelle case. È su questo che stiamo lavorando ogni giorno».
Consapevole che le perdite e le reti colabrodo rappresentano una delle principali cause della discontinuità del servizio, Aica ha avviato azioni mirate per programmare il rinnovo delle reti idriche, ridurre le dispersioni e migliorare la pressione e la regolarità dell’erogazione.
Parallelamente, è stato intrapreso un percorso strutturale per ridurre i costi complessivi del servizio, condizione indispensabile per una futura riduzione delle bollette. Tra le azioni avviate figurano l’efficientamento energetico degli impianti, la razionalizzazione dei costi di produzione e il recupero di risorse e infrastrutture strategiche, come l’acquedotto Favara di Burgio e i pozzi annessi, che Aica continua a rivendicare nell’interesse esclusivo del territorio.
Un passaggio decisivo riguarda anche il superamento delle utenze a forfait, che negli anni hanno generato squilibri e ingiustizie. In questo ambito sono stati avviati l’inserimento dei contatori nelle utenze a forfait e la sostituzione progressiva di tutti i contatori con dispositivi smart di ultima generazione dotati di telecontrollo, per garantire maggiore equità, trasparenza e controllo dei consumi.
«Non esistono scorciatoie – sottolinea la presidente Nobile –. Migliorare il servizio, ridurre le bollette e garantire acqua a tutti significa lavorare duramente su più fronti. I risultati non arrivano in una notte, ma in soli cinque mesi i primi passi avanti sono reali e tangibili. Legalità, tecnologia e investimenti sono le leve fondamentali per restituire dignità al servizio idrico e tutela ai cittadini».
Il Natale diventa così tempo di bilanci, ma anche di visione. Aica non ignora le difficoltà quotidiane e i disagi che ancora persistono e guarda al 2026 con determinazione, consapevole che il percorso richiede tempo ma convinta che la direzione intrapresa sia irreversibile.
«Serve tempo, ma non ci fermeremo – concludono la presidente, l’intero Cda e il direttore generale –. Difenderemo sempre questo territorio, perché il servizio idrico è un servizio pubblico e deve tutelare prima di tutto i cittadini. Con pazienza, serietà e giustizia usciremo da una situazione che dura da troppi anni».
Aica augura a tutti i cittadini un Natale di serenità e un 2026 di fiducia, assicurando che il lavoro per un servizio idrico più equo, moderno ed efficiente proseguirà senza arretramenti, nel segno della responsabilità, della verità e del rispetto per un bene essenziale come l’acqua.