Effetto tsunami sulle bollette, Consumerismo vince la battaglia contro telemarketing selvaggio e i contratti truffa

L’approvazione del decreto legge bollette 2026 segna un momento di profondo cambiamento per il mercato energetico italiano.

Non si tratta di un traguardo raggiunto per caso, ma del risultato di un’intensa e costante attività di pressione istituzionale portata avanti da Consumerismo.

Abbiamo lavorato per trasformare le migliaia di segnalazioni e criticità raccolte sul territorio in una riforma strutturale capace di riportare legalità e correttezza nelle case dei cittadini.
La nuova normativa sposta finalmente il baricentro dell’intervento pubblico: oltre ai necessari sostegni economici, si è puntato a una pulizia radicale del settore, colpendo direttamente quelle dinamiche che per anni hanno alimentato speculazioni e raggiri.

Gli obiettivi storici raggiunti per la vostra tutela:

  • Nullità dei Contratti per Pratiche Aggressive: Questa è la vittoria più significativa. Ogni contratto attivato tramite telemarketing illegale o metodi ingannevoli è ora nullo per legge. Questa misura toglie valore economico alle scorrettezze: se un’agenzia non può guadagnare da un contratto “estorto”, il sistema delle truffe crolla alla base.
  • Giro di Vite sul Telemarketing: È stato sancito il divieto assoluto di contatti commerciali non richiesti. Il contatto telefonico diventa legittimo solo ed esclusivamente in presenza di un consenso preventivo o di una richiesta esplicita dell’utente.
  • Sanzioni e Poteri d’Intervento: Abbiamo ottenuto il rafforzamento dei poteri di AGCOM e Garante Privacy. Da oggi, le autorità possono disporre la sospensione immediata delle linee telefoniche utilizzate dai call center che violano le regole, bloccando i predatori in tempo reale.
  • Tracciabilità Totale e Trasparenza: Basta con l’anonimato. I fornitori hanno l’obbligo di indicare chiaramente in bolletta l’identità dell’intermediario che ha gestito la vendita. Questo mette fine allo “scaricabarile” e permette al cittadino di sapere esattamente con chi reclamare in caso di abusi.
  • Obbligo di Adeguatezza dell’Offerta: I venditori non possono più limitarsi a vendere il prodotto più caro. Devono proporre contratti coerenti con il reale profilo di consumo del cliente, garantendo che le famiglie più vulnerabili non vengano colpite da tariffe svantaggiose.

Il commento di Bernardo Fratello

“Questa vittoria nasce per proteggere le famiglie da un mercato che per troppo tempo è stato una giungla. Con queste nuove regole mettiamo fine ai contratti ‘rubati’ e ai raggiri telefonici, rimettendo il potere di scelta nelle mani dei cittadini. Come Consumerismo, abbiamo lottato per garantirvi dignità e trasparenza: la nostra missione è assicurarci che nessuno debba più sentirsi indifeso davanti a una bolletta o a una chiamata molesta.”

Bernardo Fratello
Consumerismo

Assistenza ai cittadini: supporto concreto sul territorio

Oltre all’impegno sul piano normativo, Consumerismo continua ogni giorno la propria attività al fianco dei cittadini, offrendo supporto concreto e accessibile su tutto il territorio nazionale.

L’obiettivo è chiaro: garantire tutela, trasparenza e consapevolezza, soprattutto in ambiti delicati come quello energetico, dove spesso i consumatori possono trovarsi di fronte a situazioni poco chiare o difficili da interpretare.

In particolare, è possibile richiedere assistenza nei seguenti casi:

  • ricezione di telefonate sospette o aggressive da parte di operatori commerciali
  • presenza di anomalie o costi non chiari in bolletta
  • necessità di una verifica professionale dei contratti energetici attivi

Per rispondere a queste esigenze, è attiva una delegazione territoriale che offre assistenza gratuita, con l’obiettivo di accompagnare il cittadino nella comprensione e nella tutela dei propri diritti.

Contatti per assistenza

Per informazioni o per richiedere supporto diretto, è possibile rivolgersi a:

Bernardo Fratello
📞 Telefono: 0925 1902996
📧 Email: bernardo.fratello@consumerismo.it
🌐 Sito ufficiale: www.consumerismo.it

Crisi della pesca in Sicilia, le cooperative: “Situazione insostenibile, servono interventi urgenti”

La crisi del comparto della pesca in Sicilia arriva sul tavolo della Terza Commissione dell’Assemblea regionale. Nel corso di un’audizione, le associazioni del movimento cooperativo e datoriali hanno denunciato una condizione ormai “insostenibile”, chiedendo misure immediate per sostenere un settore in forte difficoltà.

Secondo quanto rappresentato, la pesca siciliana è da tempo sottoposta a una pressione crescente dovuta a diversi fattori: dagli effetti della crisi climatica alle criticità strutturali del comparto, fino agli eventi eccezionali come il ciclone “Harvey” e il fenomeno della mucillagine, che hanno inciso sulla produttività e sull’equilibrio degli ecosistemi marini.

A questi elementi si aggiunge un ulteriore fattore di preoccupazione legato allo scenario internazionale. Le tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto iraniano, stanno determinando un aumento dei costi del carburante, con ripercussioni dirette sulla sostenibilità economica delle imprese ittiche.

Le associazioni hanno evidenziato come, da circa sette mesi, molte cooperative non siano più in grado di generare reddito, con conseguenze che riguardano non solo le imprese ma anche le comunità costiere e l’intera filiera produttiva.

Nel corso dell’audizione è stata ribadita la necessità di rifinanziare il Fondo di solidarietà previsto dalla normativa regionale, ritenuto uno strumento fondamentale per garantire un sostegno immediato alle aziende. Allo stesso tempo è stata sottolineata l’urgenza di interventi strutturali: riduzione dei costi energetici, investimenti in innovazione e sostenibilità, oltre a un coordinamento tra livelli regionale, nazionale ed europeo.

Le organizzazioni di settore hanno infine lanciato un appello per risposte rapide, annunciando la possibilità di avviare ulteriori iniziative a tutela della categoria, inclusa la dichiarazione dello stato di agitazione. 

Ribera, donato un defibrillatore alla scuola Don Bosco

Questa mattina, presso l’atelier creativo del plesso Imbornone, si è svolta la cerimonia di consegna di un dispositivo salvavita all’istituto comprensivo ad indirizzo musicale “Don Bosco”. La donazione del defibrillatore nella scuola di Ribera è stata promossa dall’organizzazione di volontariato A Cuore Aperto, guidata dal cardiochirurgo Giovanni Ruvolo.

All’iniziativa hanno partecipato alunni, docenti e genitori membri del consiglio d’istituto, testimoniando la forte partecipazione della comunità scolastica a un momento di grande valore civico.

Un gesto per la sicurezza nella scuola di Ribera

La dirigente scolastica Anna Maria Conti ha espresso parole di apprezzamento per la donazione, evidenziando l’importanza dell’iniziativa: si tratta infatti di un contributo significativo per la tutela della salute all’interno della scuola.

Il defibrillatore nella scuola di Ribera rappresenta uno strumento fondamentale in caso di emergenza. Questo dispositivo è in grado di riconoscere e correggere le alterazioni del ritmo cardiaco tramite una scarica elettrica controllata. Il suo utilizzo tempestivo può fare la differenza in situazioni critiche come l’arresto cardiaco, aumentando sensibilmente le possibilità di sopravvivenza.

Prevenzione e solidarietà al centro

Durante il suo intervento, Giovanni Ruvolo ha sottolineato il valore della prevenzione e della solidarietà come strumenti essenziali per salvare vite umane e rafforzare il senso di comunità.

Il presidente di A Cuore Aperto ha inoltre richiamato l’attenzione sui progetti di volontariato portati avanti anche in Tanzania, ribadendo come l’impegno sociale possa estendersi oltre i confini locali.

Il valore educativo dell’iniziativa

L’evento ha rappresentato anche un’importante occasione educativa per gli studenti, che hanno potuto comprendere da vicino l’importanza della prevenzione sanitaria e della tempestività negli interventi di emergenza.

La presenza del defibrillatore nella scuola di Ribera all’interno dell’istituto “Don Bosco” rafforza dunque non solo la sicurezza, ma anche la cultura della responsabilità e dell’attenzione verso il prossimo.

Porto Palo di Menfi, sopralluogo regionale per la rimozione della posidonia

Sopralluogo nel pomeriggio di oggi a Porto Palo di Menfi da parte dei funzionari del Dipartimento regionale delle Infrastrutture per definire gli interventi necessari alla rimozione della posidonia accumulata nello scalo.

Ad accogliere la delegazione, il sindaco Vito Clemente insieme all’amministrazione comunale. L’iniziativa era stata preannunciata dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che in un precedente comunicato aveva annunciato l’accoglimento delle richieste del territorio e la sollecitazione agli uffici competenti per accelerare le procedure, anche in vista della stagione estiva. Previsto un primo stanziamento di circa 400 mila euro, a seguito dell’interessamento della deputata Margherita La Rocca Ruvolo.

In mattinata, presso il porto, si erano già riuniti diversi sindaci del comprensorio del Belice per manifestare sostegno al primo cittadino di Menfi: Fabio Termine (Sciacca), Biagio Marciante (Caltabellotta), Francesco Li Vigni (Partanna) e Carlo Firreri (Santa Ninfa).

Presenti anche rappresentanti istituzionali e delle forze dell’ordine, tra cui il presidente del consiglio comunale Ezio Ferraro, consiglieri comunali, l’assessore provinciale alla Viabilità Giovanni Cutrera, il comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Sciacca, Biagio Cianciolo, il comandante della Polizia municipale Giuseppe Romeo, oltre a esponenti dell’arma dei carabinieri, associazioni locali, operatori del settore e cittadini.

Il sopralluogo costituisce una prima verifica delle iniziative avviate. Il sindaco Clemente ha chiesto tempi certi sull’iter amministrativo, sull’impegno di spesa e sul cronoprogramma degli interventi. Dalla struttura regionale sono arrivate rassicurazioni sull’imminente trasmissione delle comunicazioni richieste.

In attesa degli atti formali, prosegue il presidio nell’area portuale per mantenere alta l’attenzione su una criticità che incide sulla funzionalità dello scalo, sull’economia locale e sulla qualità della vita della comunità.

Lavori di segnaletica stradale al via da venerdì 17 aprile a Sciacca

Prenderanno il via nella mattinata di venerdì 17 aprile a Sciacca i lavori di segnaletica stradale, con interventi mirati al rifacimento della segnaletica orizzontale in diverse arterie cittadine saccensi. Le operazioni interesseranno in particolare il corso Vittorio Emanuele, il viale della Vittoria e via Cusumano, con interventi su attraversamenti pedonali e stalli laterali.
Per consentire l’esecuzione dei lavori in sicurezza, sono già stati collocati i segnali di divieto di sosta nelle aree coinvolte. Si tratta di un provvedimento necessario, riferisce il comandante della polizia municipale, Salvino Navarra, per garantire la corretta realizzazione della nuova segnaletica.

Interventi su corso Vittorio Emanuele

Attraversamenti pedonali nella mattinata di venerdì
Nel dettaglio, i lavori di segnaletica stradale su corso Vittorio Emanuele verranno eseguiti nella mattinata di venerdì. Gli interventi riguarderanno principalmente il rifacimento degli attraversamenti pedonali, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza per i pedoni e la visibilità della segnaletica.

Via Cusumano e viale della Vittoria: il calendario

Lavori tra venerdì pomeriggio e sabato mattina
Per evitare disagi all’istituto scolastico Sant’Agostino, è stato predisposto un calendario differenziato per gli altri interventi. I lavori di segnaletica stradale su via Cusumano e viale della Vittoria si svolgeranno infatti nel pomeriggio di venerdì e nella mattinata di sabato.
In queste due strade, oltre agli attraversamenti pedonali, saranno interessati anche gli stalli laterali, con un intervento complessivo sulla segnaletica orizzontale.

Divieti di sosta e sanzioni


Durante tutte le fasi dei lavori, sarà fondamentale rispettare i divieti di sosta già posizionati lungo le strade interessate. Le auto parcheggiate in violazione saranno sanzionate e rimosse tramite carro attrezzi.
L’invito rivolto agli automobilisti è quindi quello di prestare massima attenzione alla segnaletica temporanea, al fine di evitare disagi e sanzioni.
Interventi affidati a ditta privata
I lavori saranno eseguiti da una ditta privata incaricata, che opererà secondo il calendario stabilito per completare nel minor tempo possibile gli interventi previsti.
L’avvio dei lavori di segnaletica stradale rappresenta un intervento programmato per il miglioramento della viabilità urbana, con particolare attenzione alla sicurezza di pedoni e automobilisti.

Catania, arrestato ex dirigente della Penitenziaria: era ricercato, dovrà scontare 10 anni

Un ex funzionario della Polizia Penitenziaria, già in servizio nel carcere di Catania Bicocca, è stato arrestato nel quartiere Librino dopo un periodo di irreperibilità.

L’uomo, 70 anni, era destinatario di una condanna definitiva a dieci anni di reclusione per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo quanto ricostruito, nei giorni precedenti all’esecuzione del provvedimento restrittivo, divenuto operativo all’inizio di gennaio, si era sottratto alla cattura facendo perdere le proprie tracce.

Le attività di ricerca condotte dalla Squadra Mobile di Catania, estese anche fuori regione, non avevano inizialmente portato a risultati, determinando la dichiarazione formale di latitanza da parte dell’autorità giudiziaria.
Le indagini sono poi proseguite con un’attività mirata coordinata dal Servizio Centrale Operativo. Nella notte del 12 aprile, gli investigatori sono riusciti a localizzarlo all’interno di un appartamento a Librino.
Decisivo il monitoraggio dei contatti familiari, che ha consentito di individuare l’edificio in cui l’uomo si nascondeva, risultato coincidente con il suo indirizzo di residenza.

Una volta rintracciato, è stato bloccato e condotto in carcere per l’esecuzione della pena.

Frana di Niscemi, Vella: “Dal 2010 a gennaio scorso nessun intervento nonostante i fondi stanziati”

Si sviluppa in tre passaggi l’inchiesta aperta dalla Procura di Gela sulla frana di Niscemi, che al momento conta 13 indagati.

A fare il punto è stato il procuratore Salvatore Vella, che nel corso di un incontro con i giornalisti ha spiegato come l’attività investigativa sia ancora ferma alla prima fase di approfondimento.

Secondo quanto riferito dallo stesso Vella, il lavoro svolto finora insieme alla polizia e ai consulenti ha permesso di ricostruire un quadro molto più esteso di una vicenda complessa, che non può ancora considerarsi chiusa.

Il procuratore ha evidenziato l’importanza dell’esame degli atti e delle informazioni raccolte, definendolo decisivo per comprendere meglio l’evoluzione del fenomeno.

Sempre Vella ha ricostruito i passaggi principali della vicenda, sottolineando che nel 2010 venne meno il contratto con le imprese che avrebbero dovuto realizzare le opere di contenimento del rischio frana, lavori per i quali erano stati previsti 12 milioni di euro.

Da quel momento, ha sostenuto il procuratore, fino all’evento franoso del gennaio scorso non sarebbe stato eseguito alcun intervento.

Nel corso dell’incontro con la stampa, Vella ha anche ricordato che la storia della frana parte dal 1997, anno del primo smottamento, e che fino al 2009 si erano susseguiti diversi provvedimenti della Presidenza del Consiglio.

Lo stesso procuratore ha ripercorso poi le tappe amministrative che portarono alla predisposizione di un progetto esecutivo nel 2005, all’affidamento dei lavori e infine, nel 2009, alla firma del contratto d’appalto con l’associazione temporanea di imprese formata da Comer Costruzioni Meridionali spa ed Edil Ter Costruzioni srl.

Secondo la ricostruzione fornita da Vella, il rapporto contrattuale si interruppe già nel 2010 per i ritardi accumulati dalle ditte.

Il procuratore ha inoltre parlato di un tentativo di transazione avvenuto nel 2013, quando però il contratto risultava già cessato. Un ulteriore elemento, questo, che per la Procura si inserisce in una gestione anomala dell’intera vicenda.

Vella ha infine rimarcato che, a suo avviso, tra il 2010 e il 2016 non sarebbe accaduto nulla di concreto, se non la conferma della risoluzione del contratto, nonostante questa fosse già intervenuta anni prima.

Una situazione di inattività che, sempre secondo quanto dichiarato dal procuratore, si sarebbe protratta fino allo scorso gennaio.

Frana di Niscemi, 13 indagati e coinvolti anche gli ultimi quattro presidenti della Regione

Svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta. La Procura di Gela ha iscritto 13 persone nel registro degli indagati nell’ambito del fascicolo aperto per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.

A renderlo noto è stato il procuratore Salvatore Vella nel corso di un incontro con la stampa. Tra gli indagati figurano anche i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.

Il movimento franoso aveva provocato gravi conseguenze sul territorio. Lo smottamento aveva trascinato a valle abitazioni e mezzi, lasciando decine di immobili sospesi nel vuoto. Circa 1500 le persone costrette a lasciare le proprie case.

«Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura – ha detto Schifani – convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni. Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti».

Turruciano: “Le Terme 11 anni fa andavano chiuse, adesso un ottimo futuro” (Video)

Carlo Turruciano, che è stato commissario della Terme di Sciacca spa, questa mattina era presente, assieme all’assessore regionale Mimmo Turano, all’inaugurazione del campo di padel dell’Amato Vetrano. Non si è sottratto ad alcune domande sulle terme, partendo dalla più stretta attualità.

“Adesso siamo in un punto ottimo per il futuro delle Terme”, ha detto l’ex commissario che scendendo più nel dettaglio ha aggiunto: “Un anno non so se basterà per iniziare i lavori. E’ certo che siamo a un punto di svolta”.


Turruciano ha affermato che, a suo parere, 11 anni fa era necessario chiudere le Terme: “Eravamo in un momento storico particolare con i debiti delle Terme di Sciacca, che non erano certo prodotti da me, ma da una costituzione fallimentare della stessa società. Era ormai punto di non ritorno – ha aggiunto – e quella scelta è stata giusta”.

Erice, recuperate opere d’arte rubate: arrestato un 44enne

Intervento dei Carabinieri della Stazione di Erice che ha portato al recupero di diversi beni artistici e all’arresto di un uomo di 44 anni, ritenuto responsabile di furto aggravato, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

L’attività nasce da una serie di episodi registrati negli ultimi mesi, legati alla sottrazione di maioliche e oggetti di pregio storico.

I militari avevano quindi rafforzato i controlli sul territorio e avviato accertamenti mirati su alcuni soggetti già noti, tra cui l’indagato, recentemente sottoposto a un regime meno restrittivo rispetto ai domiciliari.

Nelle prime ore del mattino, i Carabinieri hanno individuato il mezzo utilizzato dall’uomo, parcheggiato in una strada del borgo.

Poco dopo, il 44enne è stato sorpreso mentre cercava di introdursi in un’abitazione dopo aver forzato un infisso.

Alla vista dei militari ha tentato la fuga, opponendo resistenza per sottrarsi al controllo, ma è stato bloccato.

La successiva perquisizione del veicolo ha permesso di recuperare diversi oggetti di valore: tra questi dipinti, ceramiche e manufatti in argento. Fondamentale anche la collaborazione dei residenti, che ha consentito di risalire rapidamente alla provenienza della refurtiva, risultata sottratta poco prima da un’abitazione del centro storico.

Ulteriori verifiche nell’abitazione dell’arrestato hanno portato al ritrovamento di altri oggetti, tra cui reperti risultati legati a precedenti furti avvenuti tra Erice e Valderice.

Tra i beni recuperati anche un dipinto raffigurante la Madonna di Custonaci, esaminato dagli esperti della Soprintendenza ai beni culturali di Trapani, che ne hanno riconosciuto il valore storico, stimato in diverse migliaia di euro.

Tutta la merce rinvenuta è stata restituita ai legittimi proprietari. Per l’uomo, dopo la convalida del fermo, è stata disposta la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.