La Polizia Penitenziaria di Sciacca in soccorso della Mensa della Solidarietà, consegnati generi alimentari e un buono per la carne (Interviste)

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La Mensa della Solidarietà vuole riaprire nel prossimo mese di maggio. Attende disposizioni anche su come procedere, ma il bisogno è tanto, come sottolinea Mimmo Corona, il direttore della struttura, e la gente continua a chiedere un pasto caldo. Intanto, i volontari hanno fornito alcuni generi alimentari, distribuiti dalle associazioni di Sciacca che svolgono il servizio di consegna.

In soccorso della Mensa della Solidarietà è arrivata questa mattina la Polizia Penitenziaria che ha donato generi alimentari e un buono per l’acquisto della carne. “Noi accettiamo tutto – dice Mimmo Corona – e per ripartire servono anche le bombole del gas”.

Arrestato a Castelvetrano con 400 grammi di marijuana e sanzionato per violazione delle misure di contenimento del Covid 19

Continuano ininterrottamente i servizi di controllo del territorio della compagnia carabinieri di Castelvetrano, di pari passo con l’ormai noto impegno in termini di contrasto alla diffusione del COVID-19 e le iniziative di sostegno alla popolazione.

Il 20 aprile a Castelvetrano, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile – guidati dal capitano Antonino Maggio – hanno tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente,  violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale e guida senza patente, Gaspare Messina, 22enne di origini partannesi, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine. E’ stato sottoposto a controllo in via Monterotondo mentre si trovava a bordo del proprio ciclomotore. Dagli accertamenti svolti nelle immediatezze, i militari operanti hanno appurato che, non solo il veicolo era privo della necessaria copertura assicurativa, ma che il Messina era sprovvisto di patente di guida poiché mai conseguita. A quel punto il giovane, che durante lo svolgimento dei controlli avrebbe mantenuto un atteggiamento particolarmente nervoso, avrebbe cercato di darsi alla fuga aggredendo i militari operanti con calci e pugni. Una volta bloccato, i carabinieri hanno scoperto il motivo che si celava dietro la reazione inusuale del Messina, infatti, quest’ultimo sarebbe stato in possesso di 400 grammi circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana , suddivisa in 4 sacchetti in cellophane occultati sulla sua persona.

L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stata tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, in attesa del rito direttissimo, così come disposto dalla competente Autorità Giudiziaria. Nella circostanza, al giovane è stata comminata la sanzione amministrativa prevista nell’ambito delle recenti misure varate dal governo in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, mentre lo stupefacente e il ciclomotore veniva sottoposti a sequestro rispettivamente penale e amministrativo.  

Un caso in piu’ in provincia secondo i dati dell’Asp, un positivo a Casteltermini

Il report dell’Asp di Agrigento di ieri sera riporta un nuovo caso in provincia. Sono 113 i positivi secondo l’Azienda Sanitaria provinciale. Il nuovo caso e’ allocato nel un comune montano di Casteltermini.

Per cinque giorni il numero dei positivi in provincia era rimasto invariato a 112 contagiati, ieri invece a comunicazione ai concittadini del sindaco di Casteltermini del nuovo positivo.

Si tratta di un trentenne che lavora nell’ambito sanitario e che si trova ora in isolamento.

Sono 144 gli esiti dei tamponi validati in provincia nelle ultime 24 ore, uno soltanto il positivo. I dati del Bollettino Regionale avevano riportato un numero invariato di positivi ieri fermi a 129, visto il nuovo caso oggi tornera’ a crescere.

Carabinieri a caccia di antichità, rinvenuti preziosi reperti e denunciato un pregiudicato

Ventiquattro fibule di varia grandezza e forma, orecchini, vasi in terracotta, grandi e piccoli, lucerne, sigilli di piombo, frammenti di antichi utensili da cucina, cerchi di bronzo a formare bracciali, oltre a elementi di piombo e bronzo. Tutto di probabile epoca greca. Questo il prezioso bottino trovato in casa di un pregiudicato di Licata dai carabinieri a seguito di un vero e proprio blitz in casa dell’uomo. Trovato un metal detector. Ora la parola passa agli esperti. 

La tutela del patrimonio culturale e dei reperti archeologici che ogni giorno vengono alla luce su tutto il territorio nazionale è da sempre fra le prerogative dell’Arma, attraverso l’opera dei nuclei Tutela Patrimonio Culturale, ma anche grazie alle intuizioni dei comandi territoriali. Anche in questo periodo di isolamento caratterizzato da incessanti servizi preventivi finalizzati al rispetto delle normative di contrasto al coronavirus, non si interrompono infatti brillanti filoni investigativi che portano i loro preziosi frutti.

Proprio una di queste indagini, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Licata, nata da una complessa e prolungata attività informativa, si è conclusa ieri quando i militari hanno effettuato un vero e proprio blitz a casa di un noto pregiudicato licatese 55enne, conosciuto nel suo ambiente per le sue “attenzioni” per il mondo dell’arte.

I movimenti sospetti dell’uomo negli ultimi giorni, hanno infatti portato i militari ad effettuare una perquisizione domiciliare. Appena entrati nell’abitazione, proprio all’ingresso, i carabinieri hanno subito trovato un metal detector professionale, di quelli utilizzati per cercare, appena sotto la superficie, reperti metallici di vario tipo. Dopo questo primo indizio, i militari hanno capito di essere sulla strada giusta, i loro sospetti avevano iniziato ad assumere una forma concreta mentre proseguivano nella perquisizione. Poco dopo, infatti, ecco spuntare i primi reperti archeologici, abilmente occultati in vari angoli della casa, dove nessuno, almeno questo avrà pensato il padrone di casa, avrebbe potuto trovarli. Tra la pasta, nei cassetti, sotto uno strato di terra nei vasi delle piante. Ed ancora, tra il sale e lo zucchero. Insomma, tutto ben occultato prima di poter smerciare il prezioso bottino.

Il “tesoro” ritrovato comprende oggetti antichi di ogni tipo, tutti presumibilmente risalenti al periodo degli insediamenti greci: ben 24 fibule di varia grandezza e forma, orecchini, vasi in terracotta grandi e piccoli, lucerne, sigilli di piombo, frammenti di antichi utensili da cucina, cerchi di bronzo a formare bracciali, oltre a elementi di piombo e bronzo, che sarà compito degli archeologi catalogare e definire, dato che tutti i reperti sequestrati verranno sottoposti ad attenta perizia.

Il cinquantacinquenne cacciatore di reperti, invece, è stato denunciato a piede libero alla Procura della repubblica di Agrigento e dovrà rispondere di detenzione illegale di reperti archeologici.

Alcuni giuristi tra i quali l’avvocato Vaccaro di Sciacca scrivono a Conte: “Non si può rimanere a casa in ragione dell’età”

Alcuni giuristi, già Consiglieri Nazionali, si sono rivolti al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per reagire a quanto paventato sulla permanenza a casa di avvocati con una certa esperienza ed in buona salute, solo in ragione dell’età. Ovviamente la questione riguarda tutti i professionisti, pronti a continuare ad essere utili alla comunità, a tutela della società e dei cittadini. Pubblichiamo la lettera che hanno inviato.

Caro Presidente Conte,
siamo un gruppo di avvocati, ex consiglieri del CNF, di cui avrà ricordo per averci frequentato all’epoca della prestigiosa presidenza Alpa, taluno suo collega accademico, tutti nel pieno esercizio dell’attività forense, attivi nella vita sociale, anagraficamente appartenenti alla cd. terza età.
Con preoccupazione e incredulità apprendiamo della possibilità di escluderci dal ritorno, seppur graduale, a una vita controllata garantita agli altri.
Non contestiamo la legittimità dei Suoi precedenti provvedimenti, ma siamo sicuri che la Sua sensibilità, umana e di giurista, è a disagio di fronte alla paventata discriminazione basata sull’età, o, peggio, sulle condizioni di salute, tale da impedirci l’esercizio dei nostri elementari diritti costituzionali.
Non siamo vettori di infezione perché di una certa età, ovverosia non lo siamo più di chiunque altro; i nostri dati anagrafici non predispongono alla trasmissione del virus, semmai sono fattori statisticamente causa di una sua maggiore letalità. La discriminazione, dunque, non è funzionale alla salvaguardia della collettività essendo evidente che ci si vuol imporre la protezione da, o di noi stessi, obbligandoci a star bene al prezzo della libertà, prezzo la cui congruità dovremmo essere noi a poter valutare.
Se la discriminazione si giustificasse con i costi delle nostre eventuali degenze, comprenderà il pericolo che l’idea rappresenta per un paese democratico; si farebbe strada la prospettiva di conculcare le libertà fondamentali di un’intera categoria di persone in ragione dell’età, in quanto potenzialmente più costose per lo Stato.
A queste considerazioni si aggiungono le preoccupazioni per il nostro lavoro che lo smart working non può eliminare, almeno per quanto riguarda l’assistenza nel processo. Per quelli che tra di noi svolgono anche attività accademica le limitazioni sarebbero ugualmente gravi perché la ricerca è essenziale e, come sa, è impossibile, o gravemente limitata a casa.
Non vogliamo trattamenti speciali, ma essere equiparati agli altri e destinatari degli identici eventuali provvedimenti limitativi.
Vista anche la Sua caratura di giurista, auspichiamo che resti fedele ai principi di libertà, uguaglianza e non discriminazione, rifuggendo dai consigli estremi di chi, verosimilmente condizionato dalla propria settoriale visione scientifica, non ha la Sua capacità di comprensione del significato profondo della Costituzione e la Sua consuetudine con quei valori che segnano il confine oltre il quale si affaccia il modello sinistro di uno Stato padrone delle vite, oggi in omaggio a presunte esigenze sanitarie, domani in applicazione, magari, di principi di eugenetica.
Con l’augurio di buon lavoro, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Ubaldo Perfetti – Giuseppe Bassu – Nicola Bianchi – Stefano Borsacchi – Aldo Bulgarelli – Luigi Cardone – Antonio De Giorgi – Antonio De Michele – Lucio Del Paggio – Gianni D’Innella – Agostino Equizzi – Fabio Florio – Corrado Lanzara -Aldo Morlino – Ugo Operamolla – Giorgio Orsoni – Marco Stefenelli – Pierluigi Tirale – Giovanni Vaccaro – Carlo Vermiglio


Un giovane di Calamonaci racconta i suoi giorni trascorsi a casa con il Covid 19: “Sempre asintomatico e non capisco dov’è avvenuto il contagio” (Intervista)

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Ha saputo di essere risultato positivo al Coronavirus a seguito di un accertamento medico di routine eseguito a Pisa. Carmelo Mirabile, di 21 anni, di Calamonaci, studente universitario, è sempre stato asintomatico e dopo essere rimasto in casa per 21 giorni ha appreso, a seguito dei successivi tamponi, che il problema era stato superato.

Mirabile ha compiuto un gesto importante, del quale parla in un’intervista a Risoluto.it: ha fornito al sindaco e alle autorità sanitarie un elenco dettagliato di tutte le persone con le quali era stato in contatto a Calamonaci e Ribera nei giorni precedenti che sono state contattate e pure loro sono rimaste in casa per la quarantena. Una quarantina di persone che sono state salvaguardate dal giovane.

Coronavirus, dei 23 contagiati a Sciacca 14 sono già guariti

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Si è ridotto a 6 il numero degli attuali positivi al Coronavirus a Sciacca. A fare chiarezza anche sul dato fornito nelle ultime ore dall’Asp di Agrigento è il sindaco, Francesca Valenti. A Sciacca ci sono stati 23 residenti risultati positivi e 3 di loro sono deceduti. Gli attuali positivi, però, sono soltanto 6 e 14 coloro che sono guariti, alcuni dei quali hanno già ripreso le normali attività lavorative.

Il sindaco, Francesca Valenti, ha comunicato non soltanto il tampone negativo, ma anche l’avvenuta guarigione. Come riferito più volte da operatori sanitari e nelle ultime ore anche dal direttore dell’unità di Chirurgia degli ospedali di Sciacca e di Agrigento, il professore Carmelo Sciumè, e confermato anche dal report dell’Asp, non c’è nessun ricoverato per Covid nelle strutture ospedaliere della provincia e 11 agrigentini si trovano presso altri ospedali siciliani.

Coronavirus, i mafiosi al 41bis tornano a casa

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Ne scrive il giornalista Lirio Abate sull’Espresso: “I capimafia detenuti al 41bis cominciano in questi giorni di emergenza Coronavirus, uno dopo l’altro, a lasciare il carcere“. L’articolo prende spunto da un provvedimento del giudice di sorveglianza del tribunale di Milano che ha concesso gli arresti domiciliari al capomafia di Palermo Francesco Bonura. Tra chi attende la scarcerazione anche Nitto Santapaola, condannato definitivamente per diversi omicidi fra cui quello del giornalista siciliano Giuseppe Fava.

Gli arresti domiciliari a Bonura sarebbero stati concessi per motivi di salute e il giudice nel suo provvedimento avrebbe escluso il pericolo di fuga e inviato a casa a Palermo, dove lo avrebbe autorizzato ad uscire da casa “per motivi di salute” anche dei familiari. Tra i boss che potrebbero richiedere lo stesso trattamento anche Leoluca Bagarella, Pippo Calò, Piddu Madonia, Benedetto Spera e molti altri

Vito Clemente: “Perché il sindaco di Menfi non dice nulla sull’ospedale di Sciacca?”

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“Mi ero ripromesso in questa fase di emergenza Coronavirus di intervenire nel dibattito locale soltanto per sostenere l’attività di governo e rendermi, ove richiesto e possibile, utile ai cittadini. Ho evitato di evidenziare fatti e atteggiamenti, a mio parere, talvolta, non condivisibili da parte di chi oggi è chiamato a responsabilità di governo della città, avendo piena consapevolezza e considerazione delle difficoltà dovute dal particolare ed eccezionale momento di emergenza. Ma non sempre si può tacere”. Fatta questa premessa il consigliere di opposizione al Comune di Menfi, Vito Clemente, rileva che il sindaco Marilena Mauceri non si e’ pronunciata sull’ospedale di Sciacca al contrario di altri capi delle amministrazioni del territorio.

“Sono intervenuti i sindaci di Sciacca, Ribera, Santa Margherita, Sambuca, Montevago rappresentando rispettabili pubbliche opinioni, tra loro non sempre convergenti – scrive Clemente -. Sono intervenuti i consiglieri di “Idea Menfi” e il Comitato Cittadino per la salute pubblica, composto, tra l’altro, dai 3 già sindaci Buscemi, Botta, Lotà, figure autorevoli della politica locale. Eppure il Sindaco continua il suo silenzio”. Clemente pone alcune domande: “Per quale ragione la più alta carica istituzionale cittadina continua a mantenere il silenzio per una vicenda così delicata? l’Ospedale di Sciacca non è forse al servizio dell’intero territorio e, dunque, anche dei cittadini di Menfi? all’interno dell’Ospedale non operano anche sanitari residenti a Menfi?” L’ex presidente del consiglio comunale sottolinea che il suo intervento non ha finalità polemiche, “ma vuole rappresentare una forma di sollecito al sindaco ad intervenire per comunicare ai cittadini il suo pensiero e la sua eventuale attività svolta, con il solo fine di rassicurarli”.

              

Canone di irrigazione, Caruana: “Cancellare i ruoli consortili 2017/2019”

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L’ex dirigente della Cia e attuale produttore agricolo di Ribera Giovanni Caruana, in merito alla richiesta di revoca sui pagamenti del canone di irrigazione avanzata dai consiglieri di opposizione, ha voluto sottoporre le sue riflessioni sottolineando che se davvero la Regione vuole fare qualcosa per l’agricoltura è necessario riprendere il progetto di riforma della Bonifica Siciliana, che prevedeva il totale azzeramento dei debiti degli ex Consorzi di Bonifica e la ripartenza, con un bilancio a pareggio.

“Da ex operatore di Organizzazione professionale agricole ed attuale produttore – dice Caruana – mi sorge spontaneo intervenire sull’argomento con queste elementari riflessioni:
-I terreni sottesi ed irrigui dell’ex Consorzio 3 Agrigento, per il 70% ricadono in area interessata alla coltivazione di agrumeti, che vanno in produzione e sul mercato con il nuovo anno;
-A Novembre i produttori agricoli arrivano dopo l’esborso, non indifferente, di tutte le spese di produzione e saranno materialmente impossibilitati a pagare i ruoli consortili, per tre anni e moltiplicati per 4 volte, come stabilito dall’ex Agrigento 3;
-Quest’anno inoltre arriveremo a Novembre dopo un’annata agrumicola che ha visto una riduzione della produzione lorda vendibile di oltre il 30%, tant’è che siamo arrivati a fine campagna coi primi di Febbraio;

– Infine arriveremo al prossimo Novembre, dopo la batosta del “ corona virus “, che nei fatti sta impedendo anche le piccole, non indifferenti, produzioni minori quali gli ortaggi ed i frutti vari, attivati ad uso familiare,
con notevole incidenza sui bilanci aziendali, oltre alla limitazione delle attività agricole ordinarie e straordinarie, che imporrà il ricorso a manodopera esterna”.

A parere di Caruana andrebbero aboliti e non rinviati i ruoli emessi dai vari Consorzi per gli anni 2017/2019, sospendendo o riportando a consuntivo i costi di bonifica ed irrigui per l’anno 2020.