Il Comune di Burgio scommette sul personale, più ore per i dipendenti part-time

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Il Comune di Burgio compie un nuovo passo per rafforzare la propria macchina amministrativa e migliorare i servizi ai cittadini. Con la recente determinazione che dispone più ore ai dipendenti part-time, l’amministrazione comunale conferma la volontà di investire nelle persone, nella loro professionalità e nella qualità del servizio pubblico.

L’iniziativa riguarda 17 lavoratori comunali, che vedono aumentare l’orario di lavoro: chi era a 18 o 20 ore settimanali passa a 24, mentre chi era a 24 sale a 28. Un incremento che, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio, rappresenta un gesto concreto di fiducia e valorizzazione.

Un investimento sulle persone

Non si tratta soltanto di una misura organizzativa, ma di una vera e propria scelta politica e sociale. Dare più ore ai dipendenti significa sostenere chi ogni giorno garantisce il buon funzionamento degli uffici comunali, accoglie i cittadini e contribuisce al corretto svolgimento delle attività amministrative.

L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità dei servizi e alleggerire i carichi di lavoro, assicurando una presenza più costante e un’accoglienza più efficiente. In questo modo, i cittadini potranno contare su uffici più aperti, tempi di risposta più rapidi e un rapporto più diretto con l’amministrazione.

Servizi più efficienti e comunità più coesa

Il provvedimento nasce con l’intento di rafforzare il legame tra Comune e comunità, mettendo al centro le persone che ogni giorno rendono possibile il funzionamento della pubblica amministrazione. È una misura temporanea ma significativa, che dimostra come, anche nei piccoli comuni, si possa investire nel capitale umano per creare un circolo virtuoso tra lavoro, efficienza e qualità dei servizi.

Le parole del sindaco

Il sindaco di Burgio ha commentato la misura sottolineando lo spirito che la ispira:

“Abbiamo a cuore la nostra comunità e crediamo profondamente nei nostri dipendenti. Il loro lavoro è la prima linea del servizio pubblico. Con questa integrazione oraria vogliamo valorizzarli, dando loro strumenti per lavorare meglio e con maggiore serenità. Solo così possiamo costruire un paese che cresce e non lascia nessuno indietro.”

Un messaggio che sintetizza la filosofia dell’amministrazione: un Comune attento, vicino ai cittadini e capace di garantire più ore ai dipendenti per migliorare la vita di tutti.

Con questa decisione, Burgio dimostra che il vero investimento per il futuro è nelle persone. Più ore ai dipendenti significa più efficienza, più umanità e una comunità che cresce insieme.

San Giovanni Gemini, rapina in sala giochi: arrestato a Palermo il presunto autore

È stato arrestato a Palermo il presunto responsabile della rapina aggravata messa a segno all’alba di ieri in una sala giochi di San Giovanni Gemini. A fermarlo sono stati i Carabinieri della Stazione di Cammarata, che hanno ricostruito in poche ore la dinamica del colpo e il percorso di fuga dell’uomo.

Si tratta di un 33enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine, bloccato nel capoluogo siciliano e dichiarato in stato di arresto in flagranza di reato. L’uomo è stato poi condotto alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

La rapina era stata consumata intorno alle 3 del mattino, quando un individuo con il volto parzialmente coperto aveva fatto irruzione nella sala giochi. Mostrando alla dipendente il calcio di una pistola infilata nella cintura, si era fatto consegnare circa 100 euro in contanti, fuggendo subito dopo a piedi tra le vie del centro abitato.

Le indagini dei Carabinieri, avviate immediatamente, hanno permesso di raccogliere elementi utili attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza e la conoscenza del territorio. Questo lavoro investigativo ha portato all’individuazione del 33enne, successivamente rintracciato a Palermo e arrestato.

Le verifiche sull’accaduto proseguono sotto il coordinamento dell’Autorità giudiziaria.

Pistola trovata sulla cassetta della posta del circolo Pd di Ravanusa: era un giocattolo, indagano i carabinieri

Momenti di tensione ieri sera in via Sant’Antonio, a Ravanusa, dove sulla cassetta della posta del circolo “David Sassoli” del Partito Democratico è stata trovata una pistola. L’arma, che a un primo sguardo appariva autentica, si è poi rivelata essere un semplice giocattolo, ma la scoperta ha comunque destato forte preoccupazione tra i frequentatori della sede politica.

A notare l’oggetto è stato un membro del circolo, che – temendo potesse trattarsi di una pistola vera – ha subito allertato i carabinieri della stazione di Ravanusa. I militari sono intervenuti e hanno avviato gli accertamenti su quello che, per modalità e contesto, potrebbe configurarsi come un gesto dal valore simbolico e potenzialmente intimidatorio.

Gli investigatori non escludono nessuna ipotesi: dal possibile atto dimostrativo fino alla più banale dimenticanza da parte di qualche ragazzino che potrebbe aver appoggiato lì la pistola giocattolo senza rendersi conto delle conseguenze.

Il clima resta comunque delicato. Nel circolo Pd di Ravanusa militano figure politiche di primo piano dell’amministrazione locale, tra cui la vicesindaca Alessandra Calafato e il vicepresidente del Consiglio comunale, già vittima nelle scorse settimane dell’incendio dell’auto di famiglia. Nel Pd è presente anche un altro assessore della giunta guidata dal sindaco Salvatore Pitrola.

Un contesto che contribuisce ad alimentare l’attenzione sul ritrovamento, ora al vaglio degli inquirenti.

Nuovo intervento dei carabinieri nelle case di via Tevere a Ribera, 10 migranti irregolari

Non solo irregolari, senza il permesso di soggiorno, ma anche all’interno delle case di via Tevere, a Ribera, chiuse da molti anni e spesso segnalate come centrale di spaccio di stupefacenti. Sono stati sorpresi a Ribera dai carabinieri della locale tenenza che hanno operato unitamente a quelli delle compagnie di Agrigento, Licata, Canicattì e Cammarata.

Sono 14 i migranti sorpresi dai militari, dieci dei quali irregolari. Quatto sono stati condotti al Cpr di Trapani e 6 al Commissariato di polizia di Sciacca dove gli è stato notificato l’ordine di espulsione.

Gli extracomunitari potrebbero essere stati impiegati irregolarmente nelle campagne per la raccolta delle olive. Ulteriori servizi di controllo sono in corso.

La lunga notte del sindaco Termine che da giorni marca visita

Da lunedì scorso va avanti la crisi del governo Termine. A sancirla il documento che i tre assessori e cinque consiglieri hanno presentato in aula nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale alla fine di settimane di riunioni di maggioranza che non avevano prodotto quel “cambio di passo” che era stato richiesto.

Da cinque giorni il sindaco si è chiuso in silenzio, ufficialmente per un malanno di stagione che lo ha tenuto lontano dall’aula consiliare lunedì e trattenuto a casa anche oggi mentre con una cerimonia alla presenza dell’assessore regionale si sanciva il ritorno a casa del Melqart. Al Fazello sia i fedelissimi di Termine, come Dimino e Patti, che assessori e consiglieri adesso distanti da Termine come Gulotta e Modica.

Al momento, si parla di un Fabio Termine in cerca di una quadra per la crisi della sua giunta che lo sta mettendo in grosse difficoltà con davanti alcune prospettive possibili che, a quanto pare, il sindaco non ha ancora maturato.

L’ipotesi è quella dell’azzeramento dell’intera giunta per una ripartenza, ipotesi che Termine avrebbe vagliato nelle scorse ore quando ha sondato il terreno con una serie di contatti con una serie di professionisti vicini alla sua area di riferimento: dagli ultimi “ex mizzichini” rimasti accanto fino alla vecchia guardia di quel Pd che lo ha appoggiato nella campagna al tesseramento dello scorso Capodanno.

E poi c’è la strada verso il ricompattamento nonostante il sindaco abbia vissuto lo strappo come un tradimento che metterebbe in discussione il rapporto fiduciario alla base dell’incarico assessoriale. Ironia della sorta, portavoce del Pd in questa fase è l’ex Mizzichino Modica, per lungo tempo vicinissimo a Termine. L’una o l’altra ipotesi non sarebbe immune da effetti e conseguenze sul mandato del sindaco. L’azzeramento significherebbe intanto uno stop più lungo per la composizione del nuovo esecutivo che rallenterebbere di fatto l’azione amministrativa mentre la possibilità di proseguire sedendosi al tavolo del confronto lo porterebbe perfino a perdere una quota consistente di assessori di suo riferimento perché Termine i numeri in aula non li ha mai avuti e oggi li ha perfino peggiorati. L’applicazione del cosiddetto “manuale Cencelli” lo penalizzerebbe rischiando di perdere non solo Agnese Sinagra, ma anche qualche altro tra Francesco Dimino o Salvino Patti.

Insomma, un vero rompicapo per il primo cittadino. Nei giorni scorsi Termine aveva ricercato la risoluzione rimandando ai vertici del Pd la questione, ma il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro, che dei fatti di Sciacca non parla, ha riportato la vicenda ad una dimensione locale, nata in città e da dirimersi tra le mura cittadine come un problema di coalizione e non di partito.

Le malelingue, in realtà, descrivono l’operazione dei “catanzariani” come una precisa mossa da “scacco al re” dopo quel celato e mal digerito passaggio nel Pd dello scorso fine anno. Fatto sta che Termine non aveva mai attraversato e conosciuto dall’inizio della sua sindacatura un momento di empasse come questo. I beninformati sostengono che Termine potrebbe affidare nella giornata di domani a poche righe di un comunicato stampa il suo intendimento, nella speranza che la notte porti il giusto consiglio.

Per i tributi comunali non pagati ad Agrigento prelievo dai conti correnti, il sindaco: “La legge va applicata”

Il caso dei pignoramenti sui conti correnti dei cittadini agrigentini continua a scuotere la città. Decine di famiglie hanno segnalato in queste ore il blocco improvviso dei propri conti bancari, con somme prelevate per saldare vecchi tributi comunali risalenti anche a dieci anni fa. L’amministrazione comunale parla di un’azione dovuta e regolata dalla legge, ma la tensione resta alta.

Il sindaco, Francesco Miccichè, è intervenuto con una nota stampa per chiarire la posizione del Comune e tentare di rassicurare i cittadini. “In queste ore vengono riportate testimonianze e segnalazioni riguardo l’attivazione di pignoramento su tributi comunali non pagati che meritano rispetto e attenzione. Comprendiamo le difficoltà di molte famiglie agrigentine e siamo consapevoli che la riscossione dei tributi, quando arriva dopo anni di silenzio o di disguidi, possa rappresentare un momento difficile”, ha dichiarato il primo cittadino.

Miccichè ha spiegato che il Comune ha scelto di procedere alla riscossione diretta dei tributi non pagati, bypassando Riscossione Sicilia, “nel pieno rispetto della legge, per recuperare somme che appartengono alla collettività”. Si tratta, secondo i dati forniti dal sindaco, di circa 12 milioni di euro di mancati incassi risalenti al 2016, di cui solo un milione è stato finora recuperato.

“Per questo sono stati emessi 8.000 avvisi di pagamento, regolarmente notificati per il 95%, e solo 1.400 di questi hanno dato luogo, dopo tutte le procedure previste, all’attivazione di pignoramenti. Si tratta dunque di azioni mirate e proporzionate, non di una campagna indiscriminata”, ha precisato Miccichè.

Nonostante i numeri, le segnalazioni dei cittadini raccontano un’altra realtà. Conti congelati, stipendi e pensioni bloccati integralmente, difficoltà perfino a fare la spesa. “Nessuno deve essere lasciato solo nelle difficoltà”, ha assicurato il sindaco, annunciando che l’amministrazione sta verificando i casi più critici e che verrà richiesto alle banche “il rigoroso rispetto dei limiti di legge che tutelano stipendi, pensioni e assegni di invalidità”.

Tra le misure annunciate anche la possibilità di sospendere temporaneamente o rateizzare i pagamenti nei casi di comprovata fragilità sociale. “È importante ricordare che nessun pignoramento può colpire il ‘minimo vitale’, cioè la parte di pensione o stipendio indispensabile alla sopravvivenza”, ha ribadito Miccichè, sottolineando che “nessuna azione viene avviata senza preavviso” e che “ogni cittadino riceve prima l’avviso di accertamento e il sollecito di pagamento”.

La questione solleva interrogativi sull’opportunità e sulla tempistica di una misura così impattante, in una città dove il tasso di disoccupazione e povertà resta tra i più alti della Sicilia.

La riscossione dei tributi è senza dubbio un atto dovuto, ma le modalità con cui viene portata avanti rischiano di minare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Se da un lato l’amministrazione invoca legalità e correttezza fiscale, dall’altro molti agrigentini chiedono un approccio più umano, basato sul dialogo e su percorsi di regolarizzazione, piuttosto che su pignoramenti improvvisi.

Il sindaco promette “fermezza ma anche umanità”. Ma per tante famiglie, il danno economico e psicologico è già fatto.

Nasce l’associazione Ingegneri Terre Sicane: “Più vicina alle esigenze del territorio” (Video)

Nasce ufficialmente l’Associazione Ingegneri Terre Sicane, un nuovo organismo che riunisce i professionisti dell’area con l’obiettivo di garantire una rappresentanza più diretta, concreta e radicata nelle dinamiche locali. Oggi pomeriggio la presentazione in sala Blasco del nuovo sodalizio.

L’iniziativa scaturisce dall’esigenza, condivisa da numerosi ingegneri del territorio, di creare uno spazio di confronto stabile e operativo, capace di dare voce alle necessità professionali e alle questioni tecniche che interessano quotidianamente i Comuni delle Terre Sicane.

L’associazione punta a diventare un interlocutore costante delle amministrazioni locali, degli enti pubblici e delle istituzioni, favorendo un dialogo costruttivo su temi come la sicurezza delle infrastrutture, la pianificazione urbanistica, l’innovazione tecnologica, la tutela ambientale e tutte le sfide che coinvolgono gli ingegneri nel loro ruolo di supporto allo sviluppo del territorio.

I promotori sottolineano come la nuova realtà non voglia sostituirsi all’Ordine professionale di Agrigento, con cui manterrà «spirito di piena collaborazione», ma intenda piuttosto rafforzare la presenza degli ingegneri all’interno delle dinamiche locali, offrendo un contributo più immediato e aderente ai bisogni delle comunità delle Terre Sicane.

L’Associazione Ingegneri Terre Sicane si propone dunque come una piattaforma di partecipazione e crescita professionale, pronta a mettere in rete competenze, esperienze e progettualità per sostenere lo sviluppo del territorio attraverso una rappresentanza più vicina, efficace e consapevole.

Buoni pasto 2026, soglia esentasse aumentata a 10 euro: fino a 440 euro in più l’anno per i lavoratori. Ma restano esclusi i ticket cartacei

La Legge di Bilancio 2026 aumenta il valore dei buoni pasto elettronici: più vantaggi per chi usa i ticket digitali, nessun cambiamento per chi riceve ancora quelli cartacei.

Novità in arrivo per milioni di lavoratori italiani: la Legge di Bilancio 2026 prevede l’aumento della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici da 8 a 10 euro.
Una misura che, secondo l’Associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto (Anseb), punta ad aggiornare i valori al costo reale della vita e a sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti, duramente colpito dall’inflazione.

Grazie al nuovo limite, chi utilizza i buoni elettronici potrà contare su un vantaggio economico annuo fino a 440 euro in più. Tuttavia, restano esclusi i lavoratori che ricevono buoni cartacei, la cui soglia resta ferma a 4 euro.


📈 Buoni pasto 2026: cosa cambia e per chi

Il Governo conferma così il ruolo del buono pasto come strumento di welfare aziendale e politica economica.
Nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, si sottolinea che la misura mira non solo a sostenere i redditi dei lavoratori, ma anche a incentivare la digitalizzazione del sistema produttivo e a favorire pagamenti tracciabili e sicuri.

La nuova soglia esentasse si applica esclusivamente ai ticket elettronici, utilizzabili tramite app, card o piattaforme digitali convenzionate.
Per questi buoni, l’esenzione copre l’intero importo fino a 10 euro al giorno, senza imposte né contributi per il datore di lavoro e il dipendente.


💶 Nessun aumento per i buoni pasto cartacei

Per i buoni pasto cartacei, invece, non è previsto alcun aggiornamento: la soglia resta ferma a 4 euro, come stabilito dal 2020.
Una differenza che si traduce in un vantaggio fiscale minore e in una disparità di trattamento tra chi lavora in contesti digitalizzati e chi, invece, utilizza ancora supporti cartacei.

Già nel 2020, la soglia per i buoni elettronici era stata portata da 7 a 8 euro, mentre quella per i cartacei era stata ridotta da 5,29 a 4 euro.
L’intento è chiaro: favorire la modernizzazione e la tracciabilità dei benefit aziendali, riducendo frodi, costi di gestione e difficoltà nei controlli fiscali.


💻 I vantaggi del formato elettronico

Secondo l’Anseb, i buoni elettronici rappresentano oggi la forma più efficiente e sicura di erogazione dei ticket pasto.
I principali vantaggi includono:

  • Tracciabilità totale delle transazioni;
  • Riduzione dei costi di stampa e distribuzione;
  • Facilità di integrazione nei sistemi di pagamento elettronici e nelle app aziendali;
  • Controlli più rapidi da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Questi fattori hanno spinto il Governo a rafforzare ulteriormente il sistema digitale, incentivando imprese e lavoratori ad abbandonare progressivamente il formato cartaceo.


👨‍💼 Chi beneficia dell’aumento

In Italia sono circa 3,5 milioni i lavoratori che ricevono buoni pasto, di cui 700.000 nel settore pubblico.
Per chi utilizza i ticket elettronici, il nuovo limite esentasse può generare un risparmio fino a 440 euro all’anno, considerando un utilizzo medio giornaliero.

Anche le imprese trarranno beneficio dal provvedimento, potendo aumentare il valore del buono senza incidere sul costo del lavoro e mantenendo la piena deducibilità fiscale.
Si tratta di una misura che si inserisce nel piano più ampio di sostegno ai consumi e al potere d’acquisto delle famiglie.


🚫 Chi resta escluso

Non mancano, però, le criticità.
Molti lavoratori, in particolare quelli impiegati in settori meno digitalizzati come la logistica, la distribuzione o le piccole imprese, continuano a ricevere buoni cartacei.
Per loro, il valore resta bloccato a 4 euro, senza possibilità di accedere al beneficio dell’aumento.

I sindacati hanno già segnalato il rischio di una disparità di trattamento tra dipendenti con mansioni simili ma strumenti diversi.
Al momento, il Governo non ha previsto né l’aumento della soglia cartacea né una conversione obbligatoria verso il formato elettronico, lasciando così una parte significativa di lavoratori esclusi dal vantaggio fiscale.


🧾 Buoni pasto, sempre più digitali

Il provvedimento conferma la direzione intrapresa negli ultimi anni: benefit aziendali sempre più digitali, facili da gestire e perfettamente tracciabili.
Un passo avanti verso una Pubblica Amministrazione più moderna, ma anche un segnale al mercato privato: innovare conviene, anche quando si parla di welfare aziendale.

Tre dirigenti sospesi dalla giunta regionale dopo le indagini della procura di Palermo

Tre sospensioni e un commissariamento. La giunta regionale guidata da Renato Schifani ha assunto nel pomeriggio tre decisioni urgenti a seguito delle indagini della procura di Palermo, che coinvolgono esponenti politici e funzionari pubblici della Regione Siciliana.

Sospesa la dirigente generale Maria Letizia Di Liberti

È stata disposta la sospensione a tempo indeterminato di Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del dipartimento regionale della Famiglia, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

La guida del dipartimento passa ad interim a Ettore Foti, dirigente del dipartimento Lavoro.

Il presidente Schifani ha inoltre chiesto all’assessore alla Famiglia di revocare l’incarico al a Vito Raso, anche lui tra gli indagati..

Sospensione anche per il direttore del Consorzio di Bonifica di Palermo

Su proposta della giunta, l’assessore all’Agricoltura avvierà il procedimento disciplinare con sospensione cautelare nei confronti di Giovanni Tomasino, direttore generale del Consorzio di Bonifica 2 di Palermo.

All’Asp di Siracusa arriva la commissaria Chiara Serpieri

Per la vicenda che coinvolge l’Asp di Siracusa, l’assessore alla Salute ha comunicato di avere accolto l’autosospensione del direttore generale Alessandro Caltagirone, nominando Chiara Serpieri commissaria straordinaria.

Già direttrice generale di aziende sanitarie in Piemonte e componente del consiglio direttivo Fiaso, Serpieri svolgerà l’incarico a titolo gratuito per sei mesi.

Palazzo d’Orléans: “Tutela di immagine e trasparenza delle istituzioni”

Da Palazzo d’Orléans spiegano che le misure si rendono necessarie “per la gravità dei fatti emersi e per la loro possibile incidenza sull’immagine e sul corretto funzionamento dell’amministrazione regionale”.

Pur ribadendo il principio di presunzione di innocenza e il rispetto dei diritti di difesa, la giunta ha scelto di intervenire con urgenza “per salvaguardare prestigio, credibilità e trasparenza delle istituzioni siciliane”.

Cosa significa oggi proteggere i propri risparmi?

Il ritorno ai beni reali come forma di sicurezza e fiducia

Negli ultimi anni, gli eventi economici globali hanno cambiato il modo in cui milioni di persone guardano al concetto di risparmio.
Le crisi bancarie, l’instabilità dei mercati e l’inflazione crescente hanno reso evidente un fatto: la sicurezza finanziaria non dipende solo da dove si tiene il denaro, ma da come lo si diversifica.


L’illusione della sicurezza assoluta

Molti risparmiatori si sentono protetti lasciando il denaro “fermo” in banca, convinti che sia la soluzione più prudente. Tuttavia, tra tassi d’interesse minimi, tassazione e aumento dei prezzi, il valore reale del denaro tende a diminuire con il tempo.
In pratica, il conto resta pieno, ma il potere d’acquisto si svuota.

Oggi la vera sicurezza non coincide più con la staticità, ma con la capacità di trasformare il risparmio in valore stabile e duraturo.


Il ritorno ai beni reali

In un contesto economico caratterizzato da volatilità e sfiducia nei sistemi finanziari, cresce l’interesse verso i cosiddetti beni reali — cioè beni fisici e tangibili che conservano valore nel tempo, indipendentemente dall’andamento dei mercati o delle valute.

Tra questi, l’oro fisico da investimento è storicamente considerato il più affidabile:

  • è un bene universale, riconosciuto in tutto il mondo;
  • non può essere svalutato da governi o banche centrali;
  • ha mantenuto il suo potere d’acquisto per secoli, anche durante crisi economiche, guerre e inflazioni.

Ma non si tratta solo di un ritorno al passato. L’oro oggi è sempre più visto come uno strumento moderno di equilibrio finanziario, utilizzato anche da banche centrali, fondi sovrani e investitori istituzionali.


Diversificare per proteggere

Diversificare non significa abbandonare il sistema bancario, ma affiancargli alternative complementari.
In molti casi, riservare una piccola parte dei propri risparmi a un bene stabile come l’oro può agire da “cuscinetto” contro l’erosione del potere d’acquisto e contro gli imprevisti economici globali.

Questa strategia — conosciuta come protezione patrimoniale diversificata — è oggi adottata anche da famiglie comuni, non solo da grandi investitori.


Un nuovo approccio alla serenità economica

Costruire una “riserva personale” basata su beni reali significa recuperare il controllo del proprio futuro, riducendo la dipendenza dai fattori esterni che influenzano banche e mercati.
È un gesto di responsabilità, ma anche di fiducia: fiducia nella propria capacità di proteggere ciò che si è costruito.

Nel prossimo approfondimento di Risoluto parleremo proprio di questo: come molti italiani stanno creando una piccola riserva aurea personale — un modo concreto per vivere più sereni oggi e guardare al futuro con maggiore sicurezza.


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