Prime bordate della campagna elettorale con Marinello che attacca: “La Valenti non è neanche di Sciacca”
Le ultime indicazioni di Marinello prima della scelta del centrodestra di puntare su Calogero Bono, sembravano stoppare il probabile impegno in prima linea dell’attuale presidente del consiglio comunale. Primarie o convention pubblica, possibilità di un nome non precostituito, ma sono bastate appena 72 ore allo schieramento del centrodestra per ribaltare esattamente l’indirizzo dettato dal senatore. E’ Calogero Bono il candidato sindaco della coalizione sostenuta da Progetto Sciacca, Sciacca al Centro, Forza Italia e Alternativa Popolare, oggi alla sua prima uscita pubblica in un incontro organizzato per discutere di attività produttive. Un’
Il parlamentare saccense spiega come è maturata la candidatura di Bono. “Abbiamo verificato – spiega Marinello – che non c’erano altre disponibilità. Se vi fossero state altre candidature, avremmo seguito un’altra strada, forse anche quella delle primarie o di una convention”.
Oggi, però il senatore con una “frecciatina” all’indirizzo dell’altra candidata dell’altro schieramento, l’avvocato Francesca Valenti sgombera il campo da chi finora aveva sottolineato il legame stretto tra il fratello della candidata, l’attuale sindaco di Santa Margherita Franco Valenti e il parlamentare saccense, un rapporto che, secondo i più, avrebbe visto Marinello guardare con una certa simpatia la discesa in campo della sorella di Valenti.
Non avrebbe un bagaglio politico, non avrebbe un apparato di partito a sostenerla e non apparterrebbe, secondo lui, alla vita sociale di questa città. “Non è – conclude il senatore a proposito dell’avvocatessa – neanche di Sciacca”.
Nozze d’oro con la banda musicale di Sciacca per il maestro Mommino Dimino e la moglie Francesca
Anche la banda musicale “Giuseppe Verdi”, questa mattina, nella chiesa del Carmine, a Sciacca, per i 50 anni di matrimonio del maestro Mommino Dimino e della signora Francesca. Il maestro Dimino è un’istituzione, a Sciacca, in campo musicale, ha seguito centinaia di giovani nello studio della musica e tanti sono diventati componenti della banda che lui dirige ormai da molti anni. La moglie, Francesca Puleo, è stata apprezzata maestra elementare e da qualche anno è in pensione. A festeggiare, questa mattina, assieme a loro, i figli Calogero, Fabio ed Alessio, le nuore Claudia, Aurelia e Filena ed i nipoti Fabrizio, Alessandro, Simone, Christian e due Francesca Dimino. Tanti auguri a tutti da parte della redazione di Risoluto.it
Controllo del territorio dei carabinieri a Sciacca, patenti di guida ritirate e raffica di perquisizioni con unità cinofile
I carabinieri della compagnia di Sciacca, guidati dal capitano Marco Ballan, hanno intensificato i servizi di controllo durante il fine settimane e ieri sera, con un notevole impiego di uomini e mezzi, effettuato una vasta attività, in tutto il territorio saccense, compresa la località Stazzone, luogo di ritrovo di molti giovani. Sono stati ben 200 i mezzi controllati e 2 le patenti ritirate perché i conducenti dei mezzi, al controllo effettuato con l’alcol test, hanno evidenziato un tasso alcolemico superiore al consentito. Sono scattate ben 12 perquisizioni e una di queste è risultata positiva per stupefacenti. Una persona sarà segnalata alla Prefettura di Agrigento quale assuntore di sostanze stupefacenti. I controlli antidroga sono stati effettuati con l’uso di unità cinofile che hanno operato assieme ai militari della compagnia di Sciacca, divisi in pattuglie. Un’attività che testimonia una grande attenzione da parte dei carabinieri verso il controllo del territorio e che avrà un seguito in altri servizi che saranno, chiaramente, intensificati durante la stagione estiva quando crescerà notevolmente il numero delle presenze in città.
Primarie del Pd a Sciacca, Settecasi: “Crediamo di confermare l’affluenza dell’ultima volta”
Prime ore dall’inizio delle operazioni di voto al gazebo del Pd locale. Appuntamento importante per la scelta del leader del partito tra Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando. Attenzione concentrata sopratutto sui numeri dell’affluenza di queste primarie preannunciate come un vero flop a livello nazionale e terreno di scontro tra chi si contende la segreteria dei democratici.
Ottimismo, invece nel Pd di Sciacca che spera di non subire un calo nell’affluenza, ma di confermare i numeri delle precedenti primarie. Segreteria locale schierata in prevalenza con l’ex premier Matteo Renzi, ma anche a Sciacca le diverse correnti che notoriamente animano il partito non mancano. Certo, non ci si aspetta grandi “colpi di testa” dal popolo dei democratici saccensi che oggi sceglieranno di votare il segretario e la linea dei “rottamatori” dovrebbe essere confermato. Sarà possibile votare fino alle venti di stasera. Poi inizierà lo spoglio.
Installazione e gestione di giochi elettronici in un bar di Burgio, due assoluzioni
Assolti perchè il fatto non sussiste dal giudice monocratico del Tribunale di Sciacca, Antonino Cucinella, due coniugi di Burgio accusati dell’installazione e della gestione, all’interno di un bar, di due congegni elettronici e della promozione e organizzazione di giochi vietati. Assolti Antonino Sala, di 43 anni, e Giovanna Modica, di 41, difesi dall’avvocato Giovanni Vaccaro. Nel corso del processo sono stati sentiti sia i carabinieri verbalizzanti, i funzionari dell’amministrazione dei Monopoli di Stato, i testi di difesa e Sala che ha accettato di sottoporsi ad esame. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dei due imputati, Modica quale titolare Sala quale gestore dell’esercizio pubblico, a quattro mesi di reclusione, con concessione delle attenuanti generiche. Il giudice ha accolto la richiesta avanzata dalla difesa e li ha assolti.
Controllo del territorio dei carabinieri, posti di blocco allo Stazzone
Un servizio di controllo del territorio è stato svolto ieri sera dai carabinieri della compagnia di Sciacca allo Stazzone e in altre zone della città. I militari dell’Arma hanno impiegato anche unità cinofile per svolgere servizi antidroga. Istituiti posti di blocco e controllati numerosi automobilisti e motociclisti. Quella svolta ieri sera è un’attività di controllo, svolta nell’ambito dei servizi sollecitati dal comando provinciale dei carabinieri, che si concentrano, in particolare, nelle zone maggiormente frequentate dai giovani. Lo Stazzone è una fra queste, ma i controlli verranno estesi anche ad altre zone della città.
Straripamento del Torrente Bagni, il Comune di Sciacca paga 36 mila euro per i danni all’azienda Di Matteo
Una seduta di giunta, due transazioni deliberate dall’amministrazione comunale di Sciacca che paga 36 mila euro ai fratelli Di Matteo per i danni causati alla loro azienda dallo straripamento, l’8 novembre del 2003, del torrente Bagni. Il Comune si riserva di rivalersi sulla Regione, ma, intanto, ha deciso di sottoscrivere l’accordo transattivo con i fratelli Antonino e Luigi Di Matteo. Il Tribunale Regionale per le Acque Pubbliche della Sicilia ha condannato, nel 2008, il Comune e l’assessorato regionale ai Lavori Pubblici a pagare, in solido, ai Di Matteo, 23.700 euro oltre agli interessi a decorrere dalla data di valutazione. Il Tribunale Superiore per le Acque Pubbliche ha poi rigettato l’appello della Regione e quelli incidentali del Comune e dei Di Matteo. Questi ultimi, con atto di precetto, hanno intimato al Comune di pagare 40 mila euro oltre agli interessi legali e alla rivalutazione sulla sorte capitale. La transazione obbliga il Comune a pagare 36.715 euro, salvo rivalsa nei confronti della Regione. Più modesto l’importo a carico del Comune per l’altra transazione, 7 mila euro. Il 13 novembre 2014 Giuseppa Conzales di Sciacca subisce danni nell’immobile di sua proprietà, in via Cristoforo Colombo 20, alla Marina, in cui veniva esercitata un’attività di vendita all’ingrosso di pesce, a seguito di un’infiltrazione di acque nere provenienti dalla fognatura. E’ stato avviato un procedimento civile che è ancora in corso, ma la Conzales ha accettato la transazione per 14 mila euro, comprensive di poco più di 8 mila euro relative a fatture per lavori eseguiti già prodotte in giudizio. Le 14 mila euro saranno per metà a carico del Comune e per l’altra metà di Girgenti Acque. Giuseppa Conzales è rappresentata dall’avvocato Giovanni Todaro.
Calcestruzzi Belice, l’attesa infinita di undici lavoratori
Il destino di undici lavoratori legato alla decisione della Corte d’appello di Palermo, ma l’attesa degli ex lavoratori della Calcestruzzi Belice, la società gestita dall’Agenzia Nazionale dei beni confiscati alla mafia, dichiarata fallita dal Tribunale di Sciacca nello scorso mese di dicembre, sembra essere infinita.
Dopo il primo rinvio dell’udienza della Corte di appello nel febbraio scorso chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dagli amministratori avverso la dichiarazione di fallimento del Tribunale di Sciacca, l’attenzione si era spostata sul quattordici aprile scorso, data di fissazione dell’udienza di rinvio durante la quale il giudice si è riservato la decisione che si attende ormai da due settimane.
Ore e giorni vissuti con ansia dagli undici lavoratori della Calcestruzzi che dal trentuno dicembre scorso dopo essere stati licenziati, continuano a vigilare la sede della società belicina, un tempo feudo dei fratelli Cascio prima del sequestro, con la speranza di poter tornare al lavoro con una decisione favorevole del giudice rispetto il ricorso presentato dagli amministratori nell’ambito di una vicenda giudiziaria che ha penalizzato gli undici dipendenti.
” La cosa che più temiamo – afferma Giuseppe Castiglione, uno degli ex lavoratori della cava – è che la Corte di appello possa nominare un consulente tecnico di ufficio per valutare meglio i contorni della vicenda e assumere poi una decisione. Una possibilità che viene prevista dalla legge, ma che danneggerebbe ancora di più il nostro futuro lavorativo. Da cinque mesi, attendiamo di avere giustizia e che la nostra situazione così come il futuro di un’azienda ancora solida, possa nuovamente ripartire”.
Agli ex lavoratori e alle loro rispettive famiglie, serve sapere se quella Calcestruzzi potrà continuare ad essere ancora fonte del proprio redditto oppure no e occorre anche saperlo con una certa fretta.
Comune di Sciacca indebitato e a rischio dissesto. Eppure vanta 13 milioni di euro di crediti per tasse non riscosse
Il dissesto finanziario è una delle prospettive che più preoccupano per il futuro. Il Comune di Sciacca oggi è indebitato con con Unicredit per 9 milioni di euro (le celebri anticipazioni di cassa). Eppure vanta crediti per 13 milioni di euro. Si tratta di tributi comunali mai incassati nell’arco degli ultimi dieci anni. Tasse non pagate, dunque. Ma non da evasori. Al contrario: si tratta di contribuenti conosciuti al fisco comunale, con tanto di nomi e cognomi. Ma com’è possibile? Semplice, nessuno è mai andato a cercarli. Non l’ha fatto, soprattutto, la Serit, che fino al 2013 ha gestito il servizio di riscossione per conto del Comune. Con la conseguenza che l’iniquità fiscale sta diventando ormai una regola, dove chi paga lo fa anche per chi fa il furbo. Ma c’è il tempo per recuperare. La prescrizione per le tasse non pagate è decennale. Occorre intervenire in tempo per salvare il salvabile. Già, ma come si può fare? L’Ufficio tributi del Comune di Sciacca è a corto di personale. Il dirigente di ragioneria Filippo Carlino fa quel che può. La prospettiva è l’affidamento ad una società esterna che si occupi di rintracciare i contribuenti che non hanno mai pagato, col riconoscimento (naturalmente) di un aggio. Se non un’altra esperienza nel solco dell’Inpa (anni Novanta, sindaco in carica al tempo Ignazio Messina) poco ci manca. Qualcosa comunque va fatto, perché questi soldi vanno recuperati, non solo per fare tutto il possibile per scongiurare il rischio default, ma anche per rispetto di quegli onesti cittadini che pagano regolarmente, non tirandosi mai indietro. Poi occorre lavorare sulle tariffe applicate dal Comune, con verifiche ad hoc sull’utilizzo del suolo pubblico, per raschiare il più possibile il barile, tornando magari anche su questioni antiche finite nel dimenticatoio, tra cui l’applicazione della tassa sui passi carrabili. Insomma: il prossimo sindaco prima di dichiarare il dissesto finanziario dovrà dimostrare di aver fatto tutto il necessario per scongiurare questa sventura.
Commenti. Sciacca “Città per parti”. 1: Il Nucleo antico. A cura dell’architetto Paolo Ferrara
Prosegue, sul nostro sito, l’analisi della situazione paesaggistica di Sciacca da parte dell’architetto Paolo Ferrara.
Nel primo intervento su Risoluto.it abbiamo definito Sciacca “città per parti”, formatesi nel corso del tempo a causa delle diverse antropizzazioni / espansioni susseguitesi. Le abbiamo definite “parti” poiché sono assolutamente slegate tra loro, situazione chiaramente visibile osservando la carta topografica o le foto satellitari, nelle quali è identificabile la soluzione di continuità tra i diversi tessuti edilizi che esse compongono. Sinteticamente, possiamo così individuarle: 1) Nucleo Antico – Nucleo Marinaro + zona di espansione post bellica dell’area tra Via Kronio-Via Mazzini e Via Cappuccini-Rione F.lli Bandiera; 2) Perriera; 3) Isabella – Sant’Antonio; 4) espansione costiera di Via Lido-Tonnara-Foggia; 5) Ferraro; 6) espansione a macchia di leopardo delle zone Carbone – San Marco. Presentano tutte “residenza stanziale”, con il risultato che chi abita in quelle che non offrono i servizi quotidiani (su tutti: scuole, uffici, negozi) si riversa in altre ove trovarli, creando stati caotici sia nel traffico automobilistico sia nella possibilità di usufruire dei servizi stessi, soprattutto nel caso del “Nucleo Antico”, strutturalmente non consono a sostenere la congestione che subisce. Si tratta di “parti anchilosate di città” che, a esclusione del Nucleo Antico, sono frutto della mancata pianificazione degli specifici servizi primari e delle infrastrutture d’interconnessione tra esse, strumenti fondamentali per renderle “organi vitali del sistema-città”. A fare da elemento separatore (leggasi “soluzione di continuità”) tra le “parti” sono le “aree residuali”, così definite poiché, rimaste estranee alla crescita della città, sono state lasciate in stato di semi abbandono. Riassumendo: Sciacca è “città per parti”, ciascuna delle quali, causa le proprie carenze, assume lo status di “parte anchilosata” poiché non è autosufficiente e, di conseguenza, non può essere “organo vitale del sistema-città”, con il risultato di rendere quest’ultimo assolutamente mediocre.
Iniziamo con il “Nucleo Antico”, che è la magna pars del “sistema-città Sciacca”, spesso denominata in modo inappropriato “Centro Storico”. In realtà, con quest’ultima locuzione si dovrebbe intendere non solo l’agglomerato architettonicamente pre-moderno, bensì tutta la città, anche quella che si è sviluppata con criteri cosiddetti “moderni”, e ciò poiché il concetto di “storico” non esclude a priori il “nuovo / moderno”. Infatti, se ciò che è “moderno” (etimo derivante dal latino: “or ora”, “poco fa”) non può ovviamente essere “antico”, può però essere “storico”; ad esempio, coerentemente al concetto sopra espresso, parlando di “Centro Storico” di Sciacca dovremmo includervi anche il quartiere INA Casa, edificato sull’asse dell’attuale via Cappuccini/Rione Fratelli Bandiera nella prima metà degli anni ’50 del XX secolo. Progettato da Giuseppe Samonà, si tratta di esempio “storico” della progettazione architettonica del secondo dopoguerra, basata sul linguaggio che, secondo la ricerca del grande architetto siciliano, coniugava le istanze razionaliste con quelle organiche. Come sappiamo, la Via Cappuccini non è però comunemente considerata “Centro Storico”, e ciò fa capire quanto sia importante intendersi sul perché sia preferibile usare la locuzione “Nucleo Antico”.
Il “Nucleo Antico” è la parte più consolidata nella storia di un qualsiasi insediamento urbano, reso “unico” dall’insieme dei valori che nel tempo ha ricevuto e -a sua volta- generato; valori di cui è documento, dal quale è possibile “leggere” le origini e la storia della città. Quello di Sciacca, nel corso della seconda metà del XX secolo, è stato depauperato di parte del suo valore, con azioni che hanno colpito il “tessuto edilizio minore”, inteso quale insieme dell’edificato i cui manufatti non presentano particolarità architettoniche, ma il cui valore sta proprio nel loro essere continuum volumetrico/spaziale (esempio lo sono il tessuto edilizio del quartiere della Marina e quello tra la Chiazza e San Michele). Nel nostro “Nucleo Antico” abbiamo assistito non solo alla sostituzione del singolo edificio parte del tessuto edilizio (nuovo edificio costruito sul sedime del preesistente) ma anche al vero e proprio abbattimento parziale dello stesso tessuto per far posto a edifici a reddito (si vedano i palazzi di Piazzetta Inveges, Piazza Lombardo/Viale della Vittoria, Via San Paolo alla marina, Via Valverde, Via Incisa, Piazzetta Matteotti, Piazza A. Scandaliato/bar Scandaglia, etc.). Alcuni edifici sono stati costruiti financo sulle Mura storiche o in luoghi di pregio, perpetrandone il vero e proprio sfregio (piazza Carmine, Porta San Calogero/chiesa del Giglio) se non, addirittura, la scomparsa (giardino preesistente di Palazzo San Giacomo Tagliavia). E seppure abbiano avuto diversa genesi (non speculativa, bensì popolare), le case a ridosso delle Mura che da Porta San Calogero scendono sino al Castello Luna, portano al medesimo risultato: la perdita di valore dell’elemento antico o anche storico/artistico preesistente. Dovremmo qui approfondire il concetto dell’inserimento del nuovo nell’antico, ma considerata l’importanza culturale del tema, si affronterà compiutamente in un successivo intervento. Per adesso, limitiamoci a dire che -nella maggior parte dei casi- le nuove costruzioni a reddito nate -dagli anni ’60 del XX sec.- in sostituzione di parte del tessuto antico di Sciacca, non hanno alcuna valenza architettonica poiché non sono state progettate basandosi sulla riconnessione al tessuto preesistente nel quale, invero, sono state calate in modo a-contestuale (del significato di “contesto” abbiamo parlato nel primo intervento). E’ bene chiarire che per riconnessione non s’intende che gli edifici nuovi dovessero fare il verso all’antico (sarebbero stati feticci, così come lo sono gli arredi urbani in stilema fine XIX sec., disseminati per la città), bensì che, nella loro esplicazione “tridimensionale”, non si ponessero quali assolute cesure del tessuto preesistente, sottraendo valori al “Nucleo Antico” e alla sua “quadridimensionalità spaziale”. Ma quali sono questi “valori”? Ne possiamo indicare tre principali che, generandone a loro volta altri, rendono specifico qualcosa: valore di antichità, valore di storicità, valore di artisticità. Esemplificando, possiamo prendere a prestito il tavolo della bisnonna recuperato in soffitta, che avrà in sé il valore di antichità poiché oggetto pensato e costruito in una determinata epoca e per una determinata funzione; non è però detto che sia anche portatrice del valore di storicità: se fosse oggetto uguale ad altre migliaia, non avrebbe nulla di storico di cui fregiarsi poiché sarebbe “documento” comunque reperibile anche se andasse distrutto. Viceversa, sarebbe documento storico se, ad esempio, fosse l’unico di una specifica tecnica costruttiva (avrebbe il valore di unicità documentale); lo sarebbe anche se, pur essendo uguale ad altre migliaia, a essa si fosse seduto, appena dieci minuti fa, per firmare la sua ultima enciclica, Papa Francesco: il valore di storicità, infatti, non necessità di essere datato nel tempo. Ciò vale anche per il valore di artisticità: può averlo anche un’opera appena terminata (la Gioconda di Leonardo o Guernica di Picasso furono immediatamente “opere d’arte”). In sintesi, il valore di antichità non presuppone quello di storicità e, tantomeno, quello di artisticità. E’ solo nel valore di artisticità che, automaticamente, se ne trova un altro: quello di storicità.
Torniamo al “Nucleo Antico” di Sciacca. Come leggerlo? Che valori racchiude? Indubbio: è portatore di valori di storicità poiché è “documento” delle diverse epoche temporali, marcate dal modus vivendi della società saccense, proprio di ciascuna di esse nelle diverse epoche, e dalle stratificazioni / addizioni che quel modus ha comportato. E’ certamente portatore anche di valori di artisticità. Un esempio per tutti è il Palazzo Steripinto. E’ tra i pochissimi “testi” che esprime la plasticità del bugnato a punta di diamante, tecnica non diffusissima che, oltre al valore di antichità, gli conferisce lo status di documento artistico poiché soggetto a lavorazione di finitura di grande pregio. Altresì, è documento storico fenomenale perché, seppure coevo del più noto Palazzo dei Diamanti di Ferrara, attraverso il proprio “linguaggio” lo Steripinto scrive una storia diversa: non ha alcuna finestra al piano basso-rialzato e presenta la merlatura in sommità; si tratta di elementi che ci dicono che fu pensato per trasmettere il messaggio di edificio introspettivo, quasi difensivo, tipico della società medievale. Di contro, “leggendo” il Palazzo dei Diamanti ci accorgiamo che esprime tutt’altro: le grandi finestre che si trovano già al piano rialzato e la presenza di un cornicione al posto della merlatura, rappresentano tipici elementi dei palazzi rinascimentali, ove lo scopo prettamente difensivo (inverato nell’introspezione) era oramai completamente sparito. Dunque, in entrambi i coevi antichi “testi” di architettura, il valore di storicità si coniuga con il valore di artisticità, dandoci la possibilità, attraverso la loro lettura, di conoscere quale fosse, nella stessa epoca, lo status socio-politico di due distinte, lontanissime, città. Innumerevoli sarebbero gli esempi a testimonianza dell’assoluto valore del “Nucleo Antico” di Sciacca quale “documento storico/artistico”, status che non gli è conferito solo grazie dai “monumenti” ma anche dal tessuto di edilizia minore, che è il vero “organismo vitale” del “Nucleo Antico”, quello costituito dalle abitazioni civili e dalle attività produttive e commerciali susseguitesi nella storia. Ed è culturalmente entusiasmante l’impossibilità di uniformare a un solo linguaggio architettonico l’eterogeneità del rapporto tra “monumenti” e “tessuto edilizio minore”. Valga per tutti l’esempio del rapporto tra le chiese di San Nicolò la Latina e di Santa Caterina, che non parlano la stessa lingua architettonica (né, più banalmente, hanno caratteri tipologici/compositivi simili) ma che, essendo elementi in assoluta relazione e in sinergia con il tessuto di edilizia minore, sono indispensabili l’una all’altra per la chiara lettura del “contesto” e, dunque, per la comprensione dei valori del “testo Nucleo Antico”. Per capire velocemente: osservando la chiesa di Santa Caterina ponendosi nel verso della salita, sembra quasi che la mole verticale/simmetrica della sua facciata sia stata ruotata per lasciare continuità visiva verso la chiesa di San Nicolò la Latina, percettibile longitudinalmente (anche se deturpata nella sua tridimensionalità dall’edificio che le hanno addossato) partendo dall’abside, e sino al Castello Luna (di cui si vede la torre circolare), il tutto con la fondamentale presenza del tessuto di edilizia minore che è elemento fisico/spaziale di connessione tra i citati monumenti. Risulta chiaro che ciascuna delle emergenze architettoniche citate ha valore in sé non solo per le proprie fattezze storico/artistiche, ma soprattutto perché ciascuna è parte del “testo Nucleo Antico” che, se letto attentamente, ci racconta la storia della città.
La ricchezza del Nucleo Antico e la sua rigenerazione. Tutto quanto detto ci porta ad affermare che la vera ricchezza del nostro “Nucleo Antico” è la formidabile discontinuità spazio-temporale/dimensionale dei percorsi che in esso possiamo vivere. Sarebbero innumerevoli gli esempi di cui è impregnato, ma ne faremo uno molto semplice. Dalla Piazza Scandaliato, ponendoci verso Via Roma, è perfettamente visibile la chiesa di San Michele, la qualcosa invera così la continuità quadridimensionale del “Nucleo Antico”, fatta dalla mancanza di simmetrie castranti: partendo dalla Piazza potremo raggiungere la chiesa di San Michele tramite molteplici percorsi, ciascuno dei quali avrà la propria particolarità storico/artistica; poi, dalla chiesa di San Michele potremo fare altrettanto per raggiungere Porta Palermo, la Villa Comunale, il Nucleo Marinaro, etc., vivendo storia, arte e scorci paesaggistici diversi. Non crediamo di sbagliare affermando che il vero cuore del “Nucleo Antico” sia individuabile nel tessuto urbano che sta tra la Chiazza – Santa Caterina – Castello Luna – San Michele; basti dire che, del suo sviluppo complessivo, circa un 1/3 è formato da essa, nata e sviluppatasi non certamente a misura d’automobile, ma formando un perfetto continuum del tessuto edificato che, quale risultante, ha lasciato a cielo aperto le sole aree funzionali al raggiungimento delle abitazioni: strade, vicoli, piccoli slarghi, scalinate, cortili, che sono tutte “volumetrie spaziali” assolutamente organiche a quelle dell’edificato. Insomma, abbiamo un vero gioiello. Stabilito che il “Nucleo Antico” di Sciacca è di grandissimo valore storico/artistico, sarebbe però un grave errore considerarlo “parte” da conservare sottovuoto, da mummificare. Piuttosto, si deve cercare di capire quali possano essere gli obiettivi da perseguire per rigenerarlo, e la condizione fondamentale per fare ciò è considerarlo in termini “contemporanei”: solo così la sua tutela potrà essere “attiva”, arrivando a trasformare l’attuale crisi in valore. Crisi che è la conseguenza del fatto che il “Nucleo Antico” è vissuto solo parzialmente sia dai saccensi sia dai turisti che restringono il campo della loro visita principalmente nell’area della città antica che si struttura sugli assi di Via Licata e di Via Vittorio Emanuele, confluenti a Porta Palermo e alla Villa Comunale. Va da sé che la trasformazione di questa “crisi” in “valore” si avrà solo quando si prenderà atto che la “tutela attiva” non ha nulla a che vedere con il noioso mantra “riqualificare”, che, tra l’altro, non significa ripavimentare, inserire opere in ceramica fini a sé stesse, installare lampioni “in stile” XIX sec., bensì “attivare” le potenzialità di tutto il tessuto del “Nucleo Antico”, tramite attività consone allo stesso, funzionali a soddisfare le istanze della contemporaneità, soprattutto quelle legate alle potenzialità turistiche (la “Chiazza” è esempio calzante: non è stata solo “riqualificata”, bensì “tutelata attivamente”). Lo abbiamo detto: la grande potenzialità del “Nucleo Antico” di Sciacca sta nella possibilità di potere percorrere tutto il suo ambito tramite innumerevoli direzioni, con percorsi eterogenei e non statici, non obbligati. Bisogna partire da qui. Il primo obiettivo deve essere quello di rendere attivi questi percorsi tramite la loro fruibilità, intesa quale possibilità di vivere esperienze assolutamente diverse sia dal punto di vista storico/culturale (conoscenza dei luoghi e della loro storia) che da quello sensoriale (bellezza dei luoghi, degli scorci prospettici, etc.). Si pensi, ad esempio, a creare un percorso didattico che racconti il “Caso di Sciacca”, attraverso le architetture a esso inerenti; un altro che riguardi la sequenza di nascita degli edifici religiosi, così da ricostruire attraverso essa la storia della città e, contemporaneamente, conoscere i singoli edifici nella loro specificità architettonica, ciascuna propria della sua epoca. E ancora: un percorso che racconti la cinta delle antiche mura; un altro ancora che, invece, attraverso la conoscenza dei palazzi nobiliari, racconti la vita della classe dirigente/governante nel corso dei secoli; un altro che racconti la quotidianità della vita secondo l’unità di vicinato che si svolgeva nei cortili e che ha improntato gran parte della storia della società di Sciacca (ciò è tanto vero che Samonà la considerò il vero humus della storia sociale di Sciacca, riprendendone i significati nel già citato quartiere INA casa); Ovviamente, accanto a tutto ciò ci deve essere il supporto di attività commerciali/artigianali che siano fisiologiche al funzionamento del sistema. Il “Nucleo Antico” è pieno di edifici semi abbandonati che potrebbero ospitare attività commerciali e culturali. Si dovrebbe procedere al loro censimento, per poi pianificare iniziative di finanziamento atte a consentire ai proprietari di rimetterli in sesto così da rigenerarli tramite l’immissione delle attività suddette, incentivandole attraverso agevolazioni economiche ai proprietari o con la concessione a terzi della proprietà senza il versamento di canone per un determinato arco temporale, ma con l’obbligo di risanare l’immobile. Si toccano qui argomenti certamente complessi ma che possono certamente essere gestiti con il coinvolgendo (da parte degli amministratori comunali) di professionalità (commercialisti, economisti, imprenditori) che abbiano le capacità e le credenziali per redigere i piani finanziari, atti a verificare la fattibilità dell’iniziativa. Altro tipo di professionalità, quali gli architetti e i tecnici della materia, dovrebbero essere coinvolte per verificare la possibilità del risanamento degli edifici, da attuare, però, non solo tecnicamente ma anche con i giusti criteri architettonici (siano essi di “restauro conservativo che di “ex novo in termini contemporanei”). Ciò permetterebbe di evitare il proliferare del “fai da te” che, sulla scorta della credenza che “classico” significhi “elegante”, crea feticci camuffati da falso “richiamo” alla tradizione, feticci di cui il nostro “Nucleo Antico” è zeppo. Dunque, è necessario renderlo attivo senza escludere a priori l’immissione di architettura contemporanea di alto livello, certamente più consona al significato di “innovazione della storia” di quanto non lo siano i vari palazzetti assolutamente anonimi che, posti nello stesso sedime, hanno sostituito la preesistenza con risultati disastrosi. Sono, infatti, sorte banali volumetrie, connotate dal trionfo di rivestimenti in pietra o in granito del basamento (fa elegante…), tapparelle, serramenti in alluminio in finto legno (se non, addirittura, anodizzato), tettoie in prefabbricato, chiusura di balconi con “strutture precarie”, mobiletti per caldaia e, dulcis in fundo, gli immancabili tubi di scarico dei bagni posti in facciata, quest’ultima a volte mai completata e lasciata con l’intonaco a vista. E’ una situazione di cui, oltre al “Nucleo Antico”, è vittima anche il “Nucleo Marinaro”, la qualcosa deve far prendere coscienza che non basta immortalare Sciacca in immagini suggestive, finalizzate a corredare i depliants, perché poi, una volta sul posto, si vivranno quei luoghi in tutte le negatività tipiche del degrado e della trascuratezza. Ovviamente, la rigenerazione del Nucleo Antico non può prescindere dall’utenza che ne usufruirà e che, altrettanto ovviamente, dovrà potervi arrivare. Entra qui in gioco l’argomento della mancanza dei parcheggi, chiamato sempre in causa allorquando si parla di vivibilità del “Nucleo Antico”. Crediamo però che ci sia una cecità di fondo rispetto a questa tematica, alla quale ci si ostina a legare la “crisi” del “nucleo Antico”: non nascono (o non si sviluppano) attività commerciali perché non si sa dove parcheggiare.
La realtà è più semplice di quanto si pensi: basterebbe prenderne atto il “Nucleo Antico” non ha alcuna possibilità di sopportare/supportare i grandi flussi di traffico motorizzato e che potrà ospitare parcheggi (adeguati per capienza) usufruendo di quelle aree oramai dismesse o di quelle residuali, che sono praticamente ai suoi margini. E’ dunque necessario un approccio “contemporaneo” al problema, il che significa prendere atto che le infrastrutture moderne di parcheggio (multipiano, interrati o fuori terra) sono fisiologiche per rendere, nuovamente, il “Nucleo Antico” “organo vitale del sistema città”; Vanno assolutamente inserite ove possibile farlo, ovviamente previo approfondito studio che verifichi che la nuova infrastruttura non sia dannosa, bensì apporti valore e renda “attiva” la tutela del “Nucleo Antico”, entro cui può -senza alcun dubbio- ottimamente inserirsi “architettura contemporanea”, attraverso innesti che siano di supporto allo stesso, rigenerandolo nella sua essenza: essere organo vitale del “sistema-città”.



