La primavera non arriva, grandine e strade bloccate nel Ragusano

La primavera tarda a farsi sentire in Sicilia e, a fine marzo, il maltempo torna protagonista con un episodio tanto intenso quanto inatteso. Nel Ragusano una violenta grandinata ha mandato in tilt la viabilità. Il fenomeno si è verificato lungo la strada provinciale 10, all’incrocio tra Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi, causando il blocco di numerosi automobilisti.

La carreggiata è stata rapidamente ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio e, in alcuni punti, il manto di grandine ha superato i 10 centimetri, rendendo impossibile la circolazione. È stata disposta la chiusura al traffico dell’arteria per motivi di sicurezza.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Ragusa, impegnati nelle operazioni di soccorso agli automobilisti rimasti in panne. L’assistenza prosegue in attesa dell’arrivo dei mezzi della Provincia, incaricati della rimozione del ghiaccio e del ripristino della viabilità.

Intanto, le previsioni meteo indicano un miglioramento temporaneo delle condizioni atmosferiche. Nella giornata di domani, mercoledì 24 marzo, il rinforzo dell’anticiclone porterà maggiore stabilità sull’isola, con ampie schiarite e temperature in aumento. Attese massime fino a 18°C a Palermo e Messina, 19°C a Catania e 20°C ad Agrigento.

La tregua sarà però breve. Giovedì è previsto un nuovo peggioramento a causa dell’arrivo di un fronte freddo dal Nord Europa, che porterà le prime piogge sulle aree settentrionali. Venerdì il maltempo entrerà nel vivo, con condizioni diffusamente instabili, rovesci frequenti soprattutto sulle zone centro-settentrionali e un calo delle temperature. Sulle aree interne tornerà anche la neve, con quota in abbassamento fino a 1000-1100 metri.

Previsto inoltre un rinforzo dei venti nordoccidentali, con raffiche sostenute e possibili mareggiate lungo le coste esposte. Il fine settimana si prospetta ancora instabile e più fresco, con ventilazione sostenuta su gran parte della regione.

Ponte sullo Stretto, Ciucci: “Iter approvativo entro l’estate 2026”

L’iter di approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto potrebbe concludersi entro la fine dell’estate del 2026, consentendo così l’avvio della fase realizzativa nell’ultimo trimestre dello stesso anno. È quanto ha riferito l’amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, intervenendo in audizione davanti alla Commissione Ambiente del Senato della Repubblica nell’ambito dell’esame del disegno di legge sui commissari straordinari e sulle concessioni, provvedimento che contiene anche norme relative al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

Nel corso dell’audizione, l’amministratore delegato ha illustrato lo stato delle procedure e delle attività tecniche già avviate, spiegando che il calendario previsto consentirebbe di completare i passaggi necessari nei prossimi mesi e di entrare successivamente nella fase operativa.

Un passaggio dell’intervento ha riguardato anche l’evoluzione dei costi legati al contratto con il contraente generale. Ciucci ha chiarito che l’adeguamento dell’importo – passato dai 3,9 miliardi di euro stimati nel 2006 ai 6,7 miliardi del 2011 fino agli attuali 10,5 miliardi – deriva principalmente dall’applicazione delle clausole di indicizzazione dei prezzi. Secondo quanto spiegato, l’aumento è collegato soprattutto al rialzo dei costi registrato negli ultimi anni nel settore delle grandi opere infrastrutturali e non sarebbe invece legato a modifiche sostanziali del progetto.

Nel suo intervento, Ciucci ha inoltre fatto riferimento alla disciplina europea sugli appalti, sottolineando che eventuali modifiche al progetto rientrerebbero comunque nei limiti previsti dalla normativa comunitaria.

Le variazioni progettuali considerate riguarderebbero in particolare il tracciato ferroviario e la previsione di tre stazioni, indicazioni che erano state avanzate dall’amministrazione comunale di Messina e poi inserite nel progetto definitivo elaborato nel 2011.

L’audizione rientra nel percorso parlamentare di esame del disegno di legge che introduce disposizioni per la gestione delle grandi opere attraverso commissari straordinari e per il sistema delle concessioni, provvedimento che include anche alcune norme relative alla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

La protesta delle marinerie siciliane, arrivano le prime risposte dalla Regione

Si è concluso nel tardo pomeriggio l’incontro tra l’assessore regionale alla Pesca, Luca Sammartino, e le marinerie siciliane. Quelle agrigentine hanno svolto un ruolo di primo piano anche nel confronto tecnico con l’assessore ed i componenti del suo staff. Qualche risposta è arrivata come riferisce Calogero Bono, direttore della cooperativa Madonna del Soccorso. A Palermo i presidenti delle tre cooperative di pesca saccensi, Vincenzo Marinello, Salvatore Scaduto e Gaspare Sclafani.


Per il fondo di solidarietà disponibili 4 milioni di euro e la Regione punta ad intervenire anche con ulteriori fondi, del Feampa, per i quali è necessario però il via libera dell’Unione europea. Varato un decreto da 5 milioni di euro che consente prestiti a tasso agevolato fino a 30 mila euro per ogni impresa di pesca. Il tutto è gestito dall’Irca.

Altra notizia riguarda i piani di gestione che consentiranno, a breve, di fare decadere il divieto di pesca in un vasto tratto di mare, a ponente, da Capo Granitola a Mazara del Vallo.

In attesa che arrivino questi aiuti le marinerie torneranno ad operare sia pure nelle difficoltà attuali derivanti dal caro carburante e dalla mucillagine.

In serata le associazioni di categoria hanno diramato un’altra nota nella quale quantificano in 28 milioni di euro lo stanziamento necessario attraverso il fondo di solidarietà “per dare un giusto ristoro
economico a tutte le imprese di pesca e marittimi siciliani e, quindi, sostenere e rilanciare il
settore della pesca in Sicilia”.

Oggi a Palermo per le riunioni riguardanti la pesca ed il commercio dei prodotti di questo settore anche il sindaco di Sciacca, Fabio Termine, l’onorevole Carmelo Pace ed i consiglieri comunali Giuseppe Catanzaro, presidente della commissione consiliare Attività produttive, e Filippo Bellanca.

Ospedale di Ribera, M5S replica a Pace: “Parlare di isolamento non ha senso”

I deputati regionali del Movimento 5 Stelle Angelo Cambiano e Antonio De Luca intervengono nel dibattito sull’ospedale di Ribera e respingono le dichiarazioni dell’onorevole Carmelo Pace, che aveva parlato di una condizione di isolamento politico attorno alla vicenda del presidio sanitario.

Secondo i due parlamentari pentastellati, l’affermazione non troverebbe riscontro nei fatti e andrebbe piuttosto letta alla luce di alcune posizioni espresse in passato dallo stesso esponente politico.

Cambiano e De Luca ricordano infatti come, negli anni scorsi, fosse stata messa in discussione anche la stessa classificazione dell’ospedale riberese come struttura di zona disagiata.

Per i deputati regionali del M5S sarebbe quindi legittimo chiedersi quale proposta alternativa fosse stata avanzata in quel periodo e quali iniziative concrete siano state intraprese.

Al contrario, sostengono, il percorso avviato negli ultimi anni avrebbe prodotto risultati visibili, anche se ancora migliorabili.

Tra questi viene citato il potenziamento delle dotazioni diagnostiche, arrivate grazie agli investimenti legati all’emergenza Covid, interventi che – secondo i pentastellati – in passato erano stati contestati ma che oggi risultano decisivi per la tenuta del presidio sanitario.

Cambiano e De Luca ritengono inoltre che il passo successivo debba essere l’attuazione piena della nuova rete ospedaliera regionale, evitando polemiche politiche e rivendicazioni ritenute strumentali.

Sul tema interviene anche Daniela Manni, rappresentante cittadina del Movimento 5 Stelle a Ribera, che sottolinea il ruolo svolto negli anni dal movimento locale nel sostenere il presidio sanitario.

Manni ricorda come il M5S abbia più volte sollecitato la deputazione regionale affinché venisse riconosciuta la condizione di zona disagiata per l’ospedale di Ribera e affinché la struttura fosse individuata come Covid hospital durante la pandemia.

Secondo l’esponente pentastellata, proprio quel percorso avrebbe incontrato in passato resistenze politiche, tra cui – afferma – anche quelle dell’onorevole Pace, che arrivò a definire la struttura un “ghetto”.

Manni evidenzia inoltre come il progressivo indebolimento del presidio sanitario sia avvenuto negli anni in cui Pace ricopriva l’incarico di sindaco della città.

I deputati Cambiano e De Luca concludono ribadendo che la priorità adesso deve essere l’attuazione concreta della nuova organizzazione ospedaliera e il completamento della rifunzionalizzazione della struttura dopo la fase pandemica.

In questo quadro, spiegano, all’ospedale di Ribera viene attribuito un ruolo rilevante soprattutto nell’ambito delle patologie infettive e respiratorie.

Il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle assicura che continuerà a seguire la vicenda affinché il modello previsto venga portato a compimento senza modifiche, chiedendo al governo regionale di dare piena attuazione a quanto già stabilito.

Secondo i pentastellati, eventuali ripensamenti rischierebbero di riproporre impostazioni che in passato non hanno dato i risultati sperati.

Pesca, le organizzazioni di categoria chiedono fondi urgenti per 7 milioni

Si è concluso il primo incontro all’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, Luca Sammartino, con le organizzazioni di categoria del comparto ittico. Al centro del confronto, la crisi che da mesi colpisce la pesca siciliana.

Nel corso della riunione, le sigle del movimento cooperativo e datoriale hanno delineato un quadro definito critico. Dal dicembre 2025 il settore è stato penalizzato da prolungate avversità meteomarine, che hanno imposto lunghi periodi di fermo forzato. A ciò si sono aggiunti la presenza diffusa di detriti e rifiuti nei fondali e fenomeni anomali di mucillagine, con un impatto diretto sulla produttività.

Ulteriore elemento di pressione è l’aumento del costo del carburante registrato nei primi mesi del 2026, legato alle tensioni internazionali, che ha reso in molti casi antieconomica l’uscita in mare.

Secondo quanto rappresentato dalle organizzazioni, la situazione sta generando un pesante mancato reddito per le imprese e per circa 5.000 marittimi imbarcati, con il rischio concreto di un blocco generalizzato delle marinerie siciliane e ricadute rilevanti sul piano economico e sociale.

Sul tavolo è stata formalizzata la richiesta di attivazione e rifinanziamento del Fondo di Solidarietà della Pesca, previsto dalla normativa regionale, considerato lo strumento prioritario per garantire sostegno immediato al comparto. Le organizzazioni hanno chiesto uno stanziamento adeguato per assicurare ristori tempestivi.

La proposta avanzata prevede contributi alle imprese di pesca calcolati secondo i criteri già utilizzati per l’arresto temporaneo delle attività nell’ambito del programma Feamp, oltre al riconoscimento di un’indennità giornaliera di 30 euro per i marittimi nei giorni di inattività.

Per la quantificazione del fabbisogno è stato stimato un minimo di 45 giorni di fermo tra dicembre 2025 e marzo 2026. Sulla base di circa 2.450 imbarcazioni attive in Sicilia, il solo sostegno al reddito dei lavoratori richiederebbe circa 7 milioni di euro, a cui si aggiunge un ulteriore fabbisogno per le imprese.

Le organizzazioni firmatarie – tra cui Agci Agrital, Confcooperative FedAgriPesca, Legacoop Agroalimentare, Federpesca Sicilia e Coldiretti Pesca – hanno ribadito la necessità di un intervento immediato e straordinario, finalizzato non solo a compensare le perdite ma anche a garantire la continuità operativa del settore.

L’assessorato regionale valuterà la proposta e fornirà riscontri a breve. È in corso, intanto, il secondo tavolo con i rappresentanti delle marinerie.

Piedimonte Etneo, incendia l’auto dell’ex datore di lavoro: denunciato 57enne di Mascali

Un uomo di 57 anni, residente a Mascali, è stato denunciato dai Carabinieri della Stazione di Piedimonte Etneo con l’accusa di danneggiamento seguito da incendio.

Il provvedimento è scattato al termine degli accertamenti avviati dopo il rogo di alcune auto avvenuto nella notte in via Principessa di Piemonte.

L’allarme è stato lanciato intorno alle 3 del mattino, quando diversi residenti hanno contattato la centrale operativa della Compagnia dei Carabinieri di Randazzo segnalando un incendio che stava interessando alcuni veicoli parcheggiati vicino alle abitazioni.

Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma insieme ai Vigili del Fuoco del distaccamento di Riposto, che hanno provveduto a domare le fiamme.

L’incendio ha coinvolto inizialmente una Peugeot per poi propagarsi anche a un’altra vettura parcheggiata nelle vicinanze.

La situazione ha rischiato di diventare molto più grave. Il calore del rogo, infatti, ha danneggiato una tubazione della rete del gas poco distante, dalla quale era già stata rilevata una perdita.

Solo il rapido intervento dei soccorritori e la successiva chiusura del flusso da parte dei tecnici hanno evitato conseguenze più serie.

I Carabinieri hanno subito avviato le indagini acquisendo le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.

Dalle immagini è emerso che un uomo, con il volto parzialmente coperto dal cappuccio del giubbotto, avrebbe aperto lo sportello lato passeggero della Peugeot, versato all’interno un liquido infiammabile e dato fuoco all’abitacolo con un accendino, allontanandosi subito dopo a piedi.

Analizzando ulteriormente i filmati, i militari hanno notato più passaggi sospetti di una Fiat nei pressi del luogo dell’incendio.

Gli accertamenti hanno quindi portato a collegare il veicolo a una ditta per la quale il proprietario dell’auto distrutta, un 41enne del posto, aveva lavorato per un breve periodo prima che il rapporto si interrompesse a causa di contrasti.

Gli investigatori hanno individuato la Fiat parcheggiata nell’area di sosta dell’aeroporto di Catania Fontanarossa.

Durante la perquisizione dell’auto è stato trovato il giubbotto indossato dall’uomo ripreso dalle telecamere.

Il 57enne, pur cercando inizialmente di fornire una versione diversa dei fatti, ha poi ammesso di essersi recato quella notte a Piedimonte Etneo e di essere l’utilizzatore del capo d’abbigliamento sequestrato.

Per lui è scattata la denuncia all’Autorità giudiziaria. Come previsto dalla legge, la sua posizione resta al vaglio degli organi competenti e dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento.

Sit-in dei sordi ad Agrigento: protesta per sede Ens

La comunità sorda della provincia di Agrigento scende in piazza per rivendicare diritti fondamentali. Il sit-in dei sordi ad Agrigento, in programma il 27 marzo 2026, nasce per denunciare una situazione definita gravissima: da oltre un anno manca una sede operativa e accessibile dell’Ente Nazionale Sordi a livello provinciale.

L’iniziativa si svolgerà dalle ore 9 alle 13 nel piazzale Vittorio Emanuele, di fronte alla Prefettura di Agrigento, e rappresenta un momento di mobilitazione civile per chiedere risposte concrete alle istituzioni.

Le motivazioni della protesta

Al centro del sit-in dei sordi ad Agrigento vi è la totale assenza di un locale che per oltre 75 anni ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità sorda del territorio. Attualmente, la sede risulta chiusa da più di un anno e tre mesi, privando i cittadini sordi di servizi essenziali.

Tra le principali criticità segnalate vi è anche la mancanza di uno sportello per l’accessibilità in lingua dei segni italiana, elemento fondamentale per garantire inclusione e pari opportunità. Una situazione che, secondo il comitato organizzativo, risulta ancora più grave alla luce dei contributi pubblici concessi dalla Regione Siciliana.

Richiesta di intervento alle istituzioni

In occasione della manifestazione, il comitato chiede ufficialmente di essere ricevuto dal Prefetto di Agrigento per ottenere un intervento diretto sulla vicenda. L’obiettivo è quello di avviare un controllo sulla destinazione dei fondi regionali assegnati al Consiglio Regionale Ens Sicilia e verificarne l’utilizzo.

Si sollecita, inoltre, un impegno concreto da parte dell’Assessorato alla Famiglia affinché venga garantita una corretta distribuzione delle risorse a livello provinciale, permettendo così la ripresa delle attività e il funzionamento degli uffici locali.

Appello alla comunità e alle famiglie

Il sit-in dei sordi ad Agrigento non è solo una protesta, ma anche un appello rivolto ai sordi agrigentini, alle famiglie dei bambini e a tutte le istituzioni politiche, nazionali, regionali e comunali.

Il messaggio è chiaro: riconoscere il valore della comunità sorda, sostenere il ruolo delle famiglie e rafforzare l’impegno delle istituzioni nel garantire diritti, inclusione e accessibilità. Il comitato organizzativo sottolinea l’importanza di collaborazione, ascolto e responsabilità condivisa per arrivare a soluzioni concrete.

Obiettivo: inclusione e pari opportunità

Attraverso questa mobilitazione, la comunità sorda di Agrigento punta a migliorare la qualità della vita dei propri membri e a promuovere una società più equa e accessibile per tutti.

Il sit-in rappresenta quindi un momento significativo di partecipazione civile, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica e a ottenere risposte chiare su una situazione che, ad oggi, resta irrisolta.

“Si finge avvocato e truffa il padre di un disabile”, denunciato a Siracusa 

Si era presentato come avvocato, promettendo assistenza per ottenere un parcheggio auto riservato a un disabile, ma in realtà sarebbe stato un impostore. Un uomo è stato denunciato dalla polizia a Siracusa con le accuse di truffa ed esercizio abusivo della professione forense.

La vicenda è emersa dopo la segnalazione del padre del ragazzo disabile, che si era affidato al falso professionista consegnandogli 150 euro per seguire la pratica. Tuttavia, l’uomo non aveva prodotto alcun atto né avviato alcuna procedura.

Insospettito, il genitore si è successivamente rivolto al comando dei vigili urbani riuscendo a ottenere regolarmente il parcheggio richiesto e scoprendo così di essere stato raggirato.

A seguito della denuncia, sono scattate le indagini che hanno portato all’identificazione del presunto truffatore, ora denunciato all’autorità giudiziaria.

Pesca in crisi, marinerie ferme e sit-in a Sciacca (Video)

Le marinerie siciliane da Sciacca a Catania lanciano un nuovo grido d’allarme. Una crisi definita “drammatica” sta paralizzando il comparto. Gran parte delle flotte restano ferma in porto da giorni, mentre cresce la tensione tra gli operatori del settore.

Alla base dello stop, una combinazione di fattori che negli ultimi mesi ha messo in ginocchio la pesca locale. Le condizioni meteomarine avverse, con la presenza anomala di detriti e mucillagine nei fondali, hanno compromesso le attività. A questo si è aggiunto, nelle ultime settimane, il rincaro del gasolio marino, quasi raddoppiato rispetto ai livelli precedenti.

Le richieste avanzate dalle marinerie riguardano principalmente interventi economici urgenti. Tra questi, fondi regionali, accesso agevolato al credito e l’attivazione di strumenti già utilizzati nei mesi scorsi. Sul tavolo anche questioni strutturali, come i regolamenti europei e la gestione delle risorse nel Canale di Sicilia.

Nel corso dell’audizione odierna a Palermo con l’assessore regionale alla Pesca, Luca Sammartino, i rappresentanti del comparto ribadiscono la gravità della situazione.

“Oggi le marinerie siciliane in particolare quelle agrigentine si sono fermate perché così non è più possibile andare avanti”, afferma Calogero Bono, direttore della Cooperativa Madonna del Soccorso.

“Chiediamo l’attivazione del fondo di solidarietà che è quello finanziato con fondi regionali ma chiediamo anche l’attivazione dei fondi del Feampa e un aiuto con finanziamenti a tasso agevolato con l’Irfis che possano consentire alle imprese di pesca quantomeno di bypassare questo periodo”, ha aggiunto. 

Dalla cooperativa Pescatori arriva anche la testimonianza di Vito Colletti che definisce la situazione “drammatica, forse come mai era stata negli ultimi anni”. Incertezza anche sul futuro immediato delle attività. Oggi a Sciacca anche rappresentanti della marineria di Porto Empedocle.

Villafranca vuole riaprire la guardia medica

Dopo oltre un anno di assenza, la guardia medica a Villafranca Sicula si avvia verso la riattivazione grazie a un provvedimento che punta a restituire un servizio fondamentale alla comunità. Il territorio comunale è rimasto a lungo privo del presidio sanitario, costringendo i cittadini a rivolgersi alle strutture dei comuni vicini.
La mancanza cronica di personale medico ha infatti determinato una gestione alternata del servizio, attivo per turni di quattro mesi nei comuni di Lucca Sicula e Burgio. In questo contesto, Villafranca Sicula è rimasta esclusa, anche per l’assenza di locali adeguati ad ospitare il presidio.

Il provvedimento per la guardia medica a Villafranca Sicula

Con deliberazione del 24 marzo 2026, il commissario straordinario, Carmelo Burgio, ha disposto il finanziamento dei lavori necessari per rendere possibile il ritorno della guardia medica a Villafranca Sicula.

Interventi e atti tecnici

Il provvedimento include anche un preciso indirizzo al responsabile dell’Area Tecnica, incaricato di predisporre gli atti tecnici e seguire la realizzazione delle opere. Un passaggio indispensabile per garantire tempi certi e un risultato efficace.

Dove sarà attiva la guardia medica

La guardia medica a Villafranca Sicula sarà ospitata nei locali al piano terra del palazzo comunale, con ingresso da via Campi. Gli spazi, una volta ristrutturati, sono stati ritenuti idonei ad accogliere il presidio sanitario e a garantirne la piena funzionalità.

Un servizio essenziale per il territorio

Il ritorno del servizio rappresenta una risposta concreta alle esigenze dei cittadini, che per lungo tempo hanno dovuto spostarsi nei comuni limitrofi per ricevere assistenza sanitaria di base.

Un passo decisivo per Villafranca Sicula

Con questo intervento, l’amministrazione commissariale compie un passo importante verso il ripristino della guardia medica a Villafranca Sicula, restituendo alla comunità un presidio sanitario essenziale e atteso da tempo. Villafranca completati i lavori chiederà di essere inserita nel turno con Burgio e Lucca.