Sciacca, semafori fuori uso: interrogazione del consigliere Filippo Bellanca

La questione degli impianti semaforici non funzionanti torna al centro del dibattito politico cittadino.

Il consigliere comunale Filippo Bellanca ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al sindaco e all’amministrazione, segnalando una situazione ormai diffusa e ritenuta preoccupante per la sicurezza stradale.
Secondo quanto evidenziato, da tempo numerosi residenti lamentano guasti e disservizi in diversi incroci della città.

Le segnalazioni, già portate in più occasioni all’attenzione del Comune, riguarderebbero oggi gran parte dei semafori presenti sul territorio.
In molte zone, infatti, gli impianti risultano completamente spenti oppure funzionano con il lampeggio della luce gialla, anche in punti particolarmente trafficati.

Una condizione che, a giudizio del consigliere, aumenta sensibilmente i rischi per automobilisti e pedoni, esponendo la viabilità urbana a possibili incidenti.
Bellanca sottolinea come il corretto funzionamento dei semafori debba rappresentare una priorità assoluta per l’ente locale, trattandosi di un elemento essenziale per garantire ordine e sicurezza sulle strade.
Attraverso l’interrogazione, il consigliere chiede chiarimenti sulle cause che hanno determinato il malfunzionamento generalizzato degli impianti e quali azioni urgenti l’amministrazione intenda mettere in campo per risolvere il problema. Tra i punti sollevati anche la verifica dell’esistenza di un contratto di manutenzione, l’eventuale soggetto incaricato e le tempistiche previste per gli interventi in caso di guasto.
Infine, viene richiesta la trasmissione della documentazione relativa alla gestione e manutenzione degli impianti semaforici, qualora disponibile.
L’obiettivo, conclude il consigliere, è ottenere risposte rapide e interventi concreti per ripristinare condizioni di sicurezza adeguate sulle strade cittadine.

Fondi UE ottenuti illecitamente: 10 imprenditori sotto indagine, sequestri per oltre 1,4 milioni

Un’indagine coordinata dalla Procura Europea e condotta dai Carabinieri del reparto tutela agroalimentare ha portato al sequestro di beni e risorse finanziarie per un valore superiore a 1,4 milioni di euro nelle province di Messina ed Enna. Coinvolti dieci imprenditori agricoli, accusati di aver percepito indebitamente contributi pubblici destinati al settore primario.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero dichiarato falsamente attività di pascolo su terreni esterni alle proprie aziende, evitando però di attivare il necessario “codice pascolo”, requisito che avrebbe fatto scattare i controlli veterinari obbligatori. In questo modo sarebbero riusciti ad aggirare le verifiche sulla reale presenza degli animali.
Il sistema si basava su autocertificazioni ritenute non veritiere, utilizzate per ottenere i fondi erogati da Agea nell’ambito della Politica Agricola Comune.
L’operazione, denominata “Grazing Code 2”, ha consentito di bloccare somme ritenute provento illecito e conferma l’attenzione delle autorità nel contrasto alle frodi ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, a tutela degli operatori agricoli regolari.

“Reddito di cittadinanza percepito senza requisiti”, assolto perché il fatto non sussiste 

Il Tribunale di Palermo, V sezione penale, presieduto dalla giudice Patty Fiocco, ha assolto un imputato accusato di aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza per un importo complessivo di circa 21.700 euro.

L’uomo era accusato di violazione della normativa sul sussidio e per truffa aggravata ai danni dell’Inps. Secondo l’accusa, non avrebbe posseduto uno dei requisiti previsti dalla legge, ovvero la residenza continuativa negli ultimi due anni nello stesso luogo, requisito che si aggiunge ai dieci anni di residenza in Italia richiesti per accedere al beneficio.

Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e sei mesi di reclusione. Al termine del processo, tuttavia, il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”, come chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Calogero Lanzarone.

Durante il dibattimento, è stato ascoltato un sottufficiale  il quale ha riferito che i controlli erano stati effettuati esclusivamente tramite accesso alle banche dati. Ha inoltre chiarito che non è stato possibile stabilire chi avesse materialmente presentato la domanda di accesso al sussidio, operazione che può essere effettuata direttamente dall’interessato oppure tramite Caf o patronato. Dalla documentazione acquisita, inoltre, non emergerebbe che l’imputato fosse a conoscenza dei requisiti richiesti per la presentazione della domanda.

Nel corso dell’udienza del 16 settembre 2025 è stato sentito anche un dipendente comunale, il quale ha spiegato che la dichiarazione di irreperibilità – elemento su cui si fondava l’accusa – deriva da una procedura amministrativa che prevede diversi accessi presso l’immobile di residenza e verifiche negli uffici comunali.

L’imputato ha dichiarato che nel periodo compreso tra il 16 gennaio 2015 e il 13 luglio 2018, durante il quale risultava irreperibile, si era in realtà trasferito a Palermo presso l’abitazione della sorella, dove vive tuttora dopo una separazione dalla moglie.

A sostegno di questa ricostruzione, è stato prodotto il certificato storico di residenza, dal quale risulta il trasferimento nel quartiere di Sferracavallo.

La contestazione principale riguardava dunque l’assenza di residenza continuativa negli ultimi due anni, circostanza derivata dalla dichiarazione di irreperibilità. Il Tribunale ha però ritenuto che gli elementi emersi nel processo non integrassero gli estremi del reato contestato, pronunciando dunque l’assoluzione.

Caro gasolio e mucillagine, La Vardera porta all’Ars la crisi della pesca 

Il deputato regionale Ismaele La Vardera ha presentato un’interrogazione al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale alla Pesca mediterranea per chiedere interventi immediati a sostegno del comparto ittico, alle prese con una crisi definita “gravissima”.

La richiesta nasce da quanto emerso durante una recente assemblea di armatori e operatori del settore che si è svolta al porto di Sciacca, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti delle marinerie di Licata, Porto Empedocle, Scoglitti e Portopalo di Capo Passero.

Secondo quanto emerso dall’incontro, il prezzo del gasolio per uso marittimo ha raggiunto valori prossimi a un euro al litro, rendendo l’attività di pesca economicamente sempre più difficile. Alcuni armatori avrebbero segnalato che una singola battuta di pesca non consente più di coprire neppure i costi del carburante.

Nell’interrogazione firmata dal deputato regionale si legge che “il prezzo del gasolio per uso marittimo ha raggiunto valori prossimi a un euro al litro, rendendo di fatto antieconomica l’attività di pesca e mettendo in ginocchio intere marinerie siciliane”.

Nel documento si evidenzia inoltre che “numerosi armatori hanno dichiarato che una singola battuta di pesca non consente più neppure di coprire i costi del carburante, con la conseguenza che molte imbarcazioni rischiano di fermarsi definitivamente nel giro di poche settimane”.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda “la presenza diffusa di mucillagine in mare danneggia le reti da pesca, riduce drasticamente le catture e rende più difficoltosa l’attività dei pescherecci”.

Il deputato chiede quindi alla Regione quali iniziative urgenti intenda adottare per sostenere economicamente il comparto, se siano previste misure straordinarie di sostegno alle imprese di pesca e se siano state avviate interlocuzioni con il governo nazionale per l’introduzione di strumenti compensativi sul costo del carburante.

Nell’interrogazione viene inoltre sollecitata la convocazione urgente di un tavolo permanente sulla crisi della pesca siciliana con il coinvolgimento di marinerie, cooperative e rappresentanze del settore.

Elicotteri Usa nel parco delle Madonie, Pd nazionale e 22 sindaci chiedono chiarimenti 

Una foto pubblicata sul profilo Instagram ufficiale della US Navy ha acceso le polemiche in Sicilia. Gli scatti, che mostrano due elicotteri MH-60S Sea Hawk sorvolare le montagne dell’isola, sono stati accompagnati dalla didascalia: “Sea Hawks over Sicily”, con l’emoticon di un vulcano, chiaro riferimento all’Etna.

“Questa è la nostra terra, voi non siete i benvenuti”, “Andate via” sono alcuni dei commenti in lingua inglese comparsi sotto il post, destinati alla Marina degli Stati Uniti.

Giuseppe Ferrarello, presidente del Parco delle Madonie, insieme a 22 amministratori comunali, ha chiesto chiarimenti sulla presenza dei velivoli bellici. I sindaci hanno scritto una lettera al governatore Renato Schifani e al prefetto Massimo Mariani, domandando se le esercitazioni abbiano rispettato le autorizzazioni necessarie e le procedure di valutazione di incidenza ambientale. Hanno inoltre suggerito di valutare la sospensione delle operazioni di addestramento, alla luce delle tensioni in Medio Oriente.

Le preoccupazioni riguardano in particolare gli atterraggi dei velivoli nell’area di Piano Catarineci, zona di pregio naturalistico tutelata dall’Unesco e parte della rete Natura 2000. La presenza dei Sea Hawk in una zona protetta ha, inoltre, sollevato interrogativi sull’impatto ambientale e sul rispetto delle normative italiane.

Gli elicotteri del gruppo Helicopter Sea Combat Squadron 28 (HSC-28) hanno svolto voli di addestramento di routine sull’Etna e nelle Madonie. Le operazioni, secondo la Marina, servono a garantire elevati standard di competenza e prontezza operativa dei piloti, a supporto della sicurezza regionale, delle missioni di soccorso, del rifornimento verticale e del supporto logistico alla Sesta Flotta degli Stati Uniti.

La vicenda ha raggiunto rapidamente Roma e Palermo. La deputata regionale del Pd siciliano, Valentina Chinnici, ha annunciato, sui propri profili social, di aver depositato un’interrogazione urgente al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale del Territorio e dell’Ambiente, sottolineando i rischi ambientali e bellici derivanti dall’uso della zona protetta.

Chinnici ha scritto sui social: “Non permetteremo che la Sicilia diventi una base di lancio missilistico. Chiediamo con forza che venga fatta piena chiarezza, perché la Sicilia e l’Italia non siano esposti a ulteriori rischi bellici e ambientali”.

Sulla vicenda, i senatori Alessandro Alfieri, Enza Rando e Antonio Nicita hanno presentato un’interrogazione al ministro della Difesa, Guido Crosetto, chiedendo chiarimenti sul rispetto delle normative nazionali e comunitarie, sugli accordi bilaterali e sul coinvolgimento del Parlamento nelle operazioni delle forze statunitensi in Sicilia.

La storia dei gemelli Capizzo dei Leoni Sicani di Santa Margherita oggi a Bella Ma’ su Rai 2

La storia di due giocatori dei Leoni Sicani, i fratelli Giuseppe e Ignazio Capizzo, sarà raccontata oggi, martedì 17 marzo, alle 15,30, nella trasmissione di Rai2 Bella Ma’.

Porteranno negli studi televisivi “tutta la loro grinta e l’energia e racconteranno la loro vita e ad anche un pó del powerchair hockey”, ospiti del programma di Pierluigi Diaco. Interverranno all’interno della rubrica “Tutti siamo abili”, condotta da Fabrizio Bracconeri.

La troupe Rai è già stata a Salemi, a casa dei fratelli Capizzo, che sono impegnati ormai da otto anni con i Leoni Sicani e ormai per loro l’hokey su carrozzina elettrica rappresenta un tassello irrinunciabile e prezioso della vita. Oggi saranno in studio a Roma.

Prima sostenitrice dei gemelli Capizzo, di 22 anni, mamma Antonina Petralia.

Ignazio Capizzo è un grande appassionato di musica e suona il pianoforte, mentre Giuseppe si è laureato in Scienze Motorie, completando il triennio, e ha iniziato la specialistica.

Nonostante la disabilità i fratelli Capizzo conducono “una vita senza limiti”, come sottolinea mamma Antonina. La rubrica “Tutti siamo abili” vuole dare questi messaggi positivi.

Ancora una bella storia che arriva dai Leoni Sicani, punto di riferimento per un vasto territorio che abbraccia tre province.

Ritrova ordigno bellico mentre esegue dei lavori al terreno a Zingarello, messa in sicurezza l’area

Un ritrovamento potenzialmente pericoloso ha interrotto le normali attività di un agricoltore nella zona di contrada Misita, nelle vicinanze di Zingarello.

L’uomo, un cinquantenne impegnato in lavori nel proprio terreno, si è imbattuto in quello che sembrerebbe essere un residuato bellico risalente alla Seconda guerra mondiale mentre stava effettuando alcuni scavi.
Resosi conto della possibile pericolosità dell’oggetto, ha prontamente contattato il numero unico di emergenza.

Sul posto sono intervenuti in breve tempo gli agenti delle Volanti, che hanno avviato le procedure previste per situazioni di questo tipo, informando la Prefettura e gli enti competenti.
L’area è stata successivamente messa in sicurezza e delimitata per evitare rischi.

Secondo una prima valutazione, si tratterebbe di un’ogiva di arma bellica, in condizioni non ottimali di conservazione e lunga circa 40 centimetri. Saranno ora gli specialisti a occuparsi delle verifiche e delle operazioni necessarie alla rimozione in sicurezza dell’ordigno.

“Ho sbagliato, volevo aiutare la famiglia”, si pente e lascia il Malaspina il minore arrestato a Ribera

Ha ammesso i fatti, di avere sbagliato e di averlo fatto per aiutare la famiglia. E’ andata così dinanzi al gip del Tribunale per i Minorenni di Palermo per il diciassettenne di origine tunisina arrestato a Ribera dai carabinieri. Il giovane, che è assistito dall’avvocato Giuseppe Tramuta, ha così lasciato il Malaspina ottenendo la permanenza in casa.

A Ribera, nel corso di un servizio di controllo del territorio denominato “Trinacria”, i carabinieri della locale Tenenza, con il supporto dei militari della Compagnia di Intervento Operativo di Palermo, lo avevano tratto in arresto in flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Il giovane è stato fermato dai militari mentre transitava a piedi in piazza Giulio Cesare. Nel corso del controllo ha inizialmente consegnato spontaneamente una modica quantità di hashish, ma i successivi accertamenti hanno consentito di rinvenire ulteriori 8 involucri in pellicola di alluminio contenenti complessivamente circa 9 grammi della medesima sostanza.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di sequestrare ulteriori 290 grammi circa di hashish, suddivisi in ben oltre cento dosi, e un panetto, oltre alla somma in contanti di circa 4.800 euro, in banconote di piccolo e medio taglio, ritenuta verosimile provento dell’attività di spaccio.

Lo stupefacente e il denaro sono stati sottoposti a sequestro.

Al termine delle formalità di rito, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, il giovane è stato condotto presso il Centro di Prima Accoglienza “Malaspina” di Palermo. Adesso nei suoi confronti è stata disposta la permanenza domiciliare.

Cittadinanza italiana per discendenza: la Consulta conferma lo stop dopo 2 generazioni

Cosa cambia per chi richiede la cittadinanza italiana per discendenza? La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del Decreto Tajani, che limita lo ius sanguinis a due generazioni. Una decisione storica che chiude le porte a milioni di discendenti all’estero. Scopriamo chi riguarda, le nuove regole e perché questa sentenza è fondamentale.

La strada per ottenere il passaporto italiano diventa ufficialmente più stretta. Con un comunicato diffuso il 12 marzo 2026, la Corte Costituzionale ha respinto le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Torino contro il cosiddetto “Decreto Tajani” (decreto-legge n. 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025). La decisione della Consulta conferma definitivamente la fine della trasmissione illimitata della cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis), introducendo limiti temporali e generazionali molto rigidi. Un cambiamento epocale che impatta direttamente su milioni di persone, in particolare in Sud America e negli Stati Uniti, che speravano di ottenere il riconoscimento dello status di cittadino italiano.

I nuovi limiti alla cittadinanza italiana per discendenza

Fino all’entrata in vigore del decreto, la legge italiana permetteva di rivendicare la cittadinanza italiana per discendenza senza alcun limite generazionale, risalendo anche ad antenati emigrati nell’Ottocento. Ora, le regole sono cambiate drasticamente. La norma confermata dalla Consulta stabilisce che chi è nato all’estero ed è in possesso di un’altra cittadinanza è considerato “non avere mai acquistato la cittadinanza italiana”, a meno che non rientri in specifiche eccezioni.

Il limite principale introdotto è quello delle due generazioni. Per poter richiedere la cittadinanza, è ora necessario che almeno un genitore o un nonno possieda (o possedesse al momento della morte) esclusivamente la cittadinanza italiana. In alternativa, il diritto viene riconosciuto se un genitore o adottante è stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquisito la cittadinanza e prima della nascita o adozione del figlio. Di fatto, non basta più avere un lontano trisavolo italiano per ottenere il passaporto.

La scadenza del 27 marzo 2025 e i diritti acquisiti

Un punto cruciale della riforma riguarda le tempistiche di presentazione delle domande. Il decreto ha fatto salve le richieste di riconoscimento dello stato di cittadino (sia in via amministrativa che giudiziale) presentate entro le ore 23:59 del 27 marzo 2025. Chi ha depositato la pratica prima di questa scadenza vedrà la propria istanza valutata secondo le vecchie regole, più permissive.

Il Tribunale di Torino aveva sollevato dubbi di costituzionalità proprio su questa distinzione temporale, ipotizzando una violazione dell’articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e lamentando una sorta di “revoca implicita” retroattiva della cittadinanza. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha dichiarato non fondate queste censure, stabilendo che la differenziazione tra chi ha presentato domanda prima e dopo la scadenza non è arbitraria e non lede i diritti quesiti.

Le motivazioni della Corte Costituzionale

Nel respingere i ricorsi, i giudici della Consulta hanno blindato l’impianto normativo voluto dal Governo. Oltre a escludere la violazione del principio di uguaglianza, la Corte ha dichiarato non fondate anche le questioni sollevate in merito al diritto dell’Unione Europea. Secondo i ricorrenti, limitare l’accesso alla cittadinanza italiana avrebbe violato i trattati europei, poiché la cittadinanza di uno Stato membro attribuisce automaticamente anche quella dell’Unione.

Inoltre, sono state dichiarate inammissibili le questioni relative alla presunta violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (che vieta la privazione arbitraria della cittadinanza) e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). La sentenza conferma quindi la piena sovranità dello Stato italiano nel determinare i criteri di attribuzione della propria cittadinanza, ponendo fine al fenomeno delle “cittadinanze facili” per chi non ha più alcun legame reale, culturale o linguistico con l’Italia.

Conclusione

La pronuncia della Corte Costituzionale sulla cittadinanza italiana per discendenza segna uno spartiacque definitivo nel diritto dell’immigrazione e della cittadinanza in Italia. Il limite delle due generazioni diventa un principio consolidato, chiudendo una lunga stagione di contenziosi legali e pratiche consolari infinite. Per i discendenti di italiani all’estero che non hanno presentato domanda entro il marzo 2025, l’unica via per ottenere il passaporto tricolore resta ora quella della naturalizzazione ordinaria, che richiede la residenza effettiva in Italia. Un ritorno al principio secondo cui la cittadinanza deve riflettere un legame concreto e attuale con la comunità nazionale.

Fonte: Comunicato Corte Costituzionale del 12 marzo 2026

Ciclone Harry e frana di Niscemi: già pagati oltre 4,6 milioni di euro alle imprese


A due settimane dalla chiusura dei termini per la presentazione delle domande, la Regione Siciliana ha già avviato i primi ristori alle imprese danneggiate dal ciclone Harry e dalla frana che ha colpito Niscemi.

Sono infatti 246 le richieste già evase, per un totale di circa 4,6 milioni di euro erogati.
I pagamenti sono stati effettuati attraverso Irfis – FinSicilia e l’assessorato regionale delle Attività produttive, nell’ambito delle misure straordinarie attivate per sostenere il tessuto economico dei territori colpiti dagli eventi calamitosi.
«Si tratta di un dato concreto che dimostra il lavoro costante di tutti gli uffici coinvolti per garantire a tutti i territori interessati una ripartenza in tempi rapidi. L’attenzione del governo è e resta alta», ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha presieduto a Palazzo d’Orléans una nuova riunione della cabina di regia per l’emergenza.
Nei prossimi giorni sono previste ulteriori erogazioni a favore delle imprese che hanno subito danni.

I contributi continueranno ad essere liquidati progressivamente, man mano che i Comuni trasmetteranno la documentazione obbligatoria prevista dalla normativa nazionale e indicata nell’avviso pubblico dell’assessorato regionale delle Attività produttive.
Sul fronte degli interventi di ripristino delle coste e delle spiagge siciliane, l’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente ha comunicato, nel corso della stessa riunione, di aver già rilasciato 156 autorizzazioni.

L’obiettivo è consentire l’avvio tempestivo dei lavori necessari in vista della prossima stagione estiva.
Per quanto riguarda in particolare la situazione di Niscemi, si attende che il Comune trasmetta i nuovi dati relativi alla riperimetrazione della zona rossa, aggiornata dopo gli ultimi interventi della Protezione Civile.
Infine, procede l’iter per l’accesso al Fondo di solidarietà dell’Unione europea.

La Regione Siciliana sta completando la relazione che sarà inviata al governo nazionale per richiedere l’attivazione delle risorse europee. Il documento certifica che i danni diretti provocati dal ciclone Harry e dalla frana di Niscemi superano le soglie previste dal regolamento comunitario.
Tra gli aspetti più rilevanti evidenziati nella relazione figurano le significative modificazioni morfologiche delle coste, elemento che rafforza la richiesta di autorizzare il differimento della cosiddetta Direttiva Bolkestein per il comparto balneare.