POTENZA (ITALPRESS) – Curarsi senza lasciare la propria regione. Per migliaia di donne del Sud affette da tumore al seno potrebbe presto diventare una realtà. Dalla Basilicata, Campania e Puglia parte, infatti, un nuovo modello di collaborazione sanitaria che punta a ridurre le disuguaglianze territoriali e la migrazione sanitaria, garantendo percorsi di cura più equi e vicini alle pazienti.
Il progetto si chiama BEACON (Breast Cancer Enhanced Assessment and Care with Outcome-Driven Navigation) e nasce da un protocollo di intesa tra l’Alleanza Mediterranea Oncologica in Rete (A.M.O.Re.) che coinvolge tre poli di eccellenza oncologica del Mezzogiorno – l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture, l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l’Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari – e Novartis, con il supporto di IQVIA.
L’obiettivo è migliorare la presa in carico delle persone con patologie oncoematologiche, incluso il tumore al seno, attraverso un modello innovativo orientato agli esiti. L’iniziativa si inserisce nell’impegno di Novartis a lavorare al fianco di tutti gli attori del Sistema Paese per contribuire all’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale, favorendo equità e tempestività di accesso all’innovazione. “Siamo di fronte a un importante passo avanti per rafforzare la qualità dei percorsi oncologici nel Mezzogiorno, in un’ottica di equità di accesso alla cura – spiega Roberta Rondena, Country Value & Access Head di Novartis Italia. Il nuovo modello BEACON rappresenta un esempio innovativo di medicina basata sul valore e ci auguriamo che la sua introduzione all’interno della rete A.M.O.Re possa offrire un esempio replicabile anche in altre realtà sanitarie su tutto il territorio nazionale”.
L’obiettivo è affrontare uno dei nodi più critici della sanità italiana: la mobilità sanitaria. Ogni anno oltre 67 mila ricoveri oncologici 1 vengono effettuati fuori dalla regione di residenza dei pazienti, un fenomeno che riflette significative disparità territoriali e costringe molte persone ad affrontare spostamenti lunghi e spesso onerosi. Il nuovo modello punta invece a rafforzare la collaborazione tra centri, condividere competenze e dati clinici e utilizzare strumenti digitali e telemedicina per garantire percorsi terapeutici più fluidi e integrati.
“La collaborazione strutturata tra i Centri di trattamento è il primo pilastro del modello BEACON e permette la condivisione delle competenze mediche e sanitarie a beneficio delle pazienti. – commenta Massimo De Fino, Direttore Generale del CROB di Rionero – Questa collaborazione richiede, per realizzarsi pienamente, la creazione di gruppi multidisciplinari intraospedalieri e la condivisione tempestiva e sicura di dati, referti e documentazione clinica attraverso piattaforme digitali. Nei tre IRCCS sono già avviate iniziative di telemedicina e di condivisione dei dati, che rappresentano modelli applicabili per supportare la collaborazione tra Centri”.
Il cambiamento riguarda anche il modo in cui si valutano i percorsi diagnostico-terapeutici. Ispirato ai principi della Value Based Healthcare, BEACON introduce indicatori che non misurano solo tempi e volumi di attività sanitaria, ma anche gli esiti clinici, la qualità della vita e l’esperienza delle pazienti lungo tutto il percorso di cura. Una sfida decisiva se si considera l’impatto della malattia: in Italia oltre 925 mila donne convivono con una diagnosi di tumore al seno e ogni anno si registrano più di 53 mila nuovi casi.
“La valutazione dei risultati raggiunti dai percorsi oncologici, finora, si basa su parametri quali i tempi e i volumi dell’attività sanitaria – spiega Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario dell’Istituto Tumori di Bari (IRCCS) – Il modello BEACON introduce un cambio di prospettiva, mettendo al centro della misurazione la prospettiva delle pazienti, la loro qualità di vita, la loro esperienza umana di pazienti. La misurazione di questi elementi richiederà un efficace monitoraggio, il rafforzamento dei sistemi informativi e anche un aggiornamento dell’organizzazione interna ma, ne sono sicuro, ci permetterà di avere una più efficace misurazione degli esiti terapeutici”.
Il modello si fonda su quattro pilastri: collaborazione strutturata tra i centri, multidisciplinarietà, innovazione digitale e la figura del case manager, che accompagnerà le pazienti coordinando visite, terapie e specialisti. Un punto di riferimento capace di rendere il percorso di cura più semplice e continuo. La prossima tappa sarà la sperimentazione operativa nella rete A.M.O.Re. Se il modello dimostrerà la sua efficacia, potrà diventare un riferimento per altre regioni italiane.
“Curare il tumore al seno oggi significa molto più che scegliere la terapia giusta: significa accompagnare la paziente lungo un percorso complesso, misurando non solo i risultati clinici ma anche la qualità della vita. E’ un modello che integra competenze diverse e strumenti digitali, e che può cambiare davvero la vita di molte donne. Su questi presupposti nasce il progetto BEACON con un obiettivo fondamentale: la qualità delle cure non può dipendere dalla geografia. Mettere in rete tre centri di eccellenza del Mezzogiorno significa costruire un sistema in cui le pazienti ricevono trattamenti di alto livello vicino a casa, senza dover affrontare i costi umani ed economici dei viaggi della speranza” afferma Michelino De Laurentiis, direttore Dipartimento Senologia del Pascale di Napoli.
-foto ufficio stampa Novartis –
(ITALPRESS).
Tumore al seno, il Sud fa rete: nasce il primo modello interregionale di cura
A gennaio debito pubblico in crescita
ROMA (ITALPRESS) – A gennaio, secondo i dati della Banca d’Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.112,3 miliardi. L’incremento riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,5 miliardi, a 61,9) e il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (8 miliardi), mentre l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha operato in senso opposto (0,8 miliardi). Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è imputabile a quello delle amministrazioni centrali (16,6 miliardi) e a quello delle amministrazioni locali (0,2 miliardi). Il debito degli enti di previdenza è rimasto pressochè invariato. La vita media residua è rimasta stabile a 7,9 anni. La quota del debito detenuto dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,3% (dal 18,5% del mese precedente). A dicembre la quota detenuta dai non residenti era aumentata al 34,4% (dal 34,3% del mese precedente) mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) era diminuita al 14,4% (dal 14,5%).
(ITALPRESS).
-Foto: Ipa Agency-
Gela, 19enne arrestato per tentato omicidio: avrebbe sparato al cugino dopo una lite
I carabinieri hanno arrestato a Gela un giovane di 19 anni, Giovanni Raniolo, accusato di tentato omicidio.
La sparatoria è avvenuta lo scorso 14 gennaio ai danni di un cugino.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla base dell’aggressione ci sarebbe una discussione avvenuta alcuni giorni prima.
Probabilmente una lite legata a questioni banali, forse riguardanti un motorino.
A coordinare le indagini è la Procura guidata dal procuratore capo Salvatore Vella, che ha ipotizzato anche l’aggravante della premeditazione.
Stando agli accertamenti dei militari dell’Arma, il giovane avrebbe raggiunto in scooter via Neri, dove si trova l’abitazione della fidanzata della vittima. Proprio in strada sarebbero stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco, almeno quattro secondo gli inquirenti.
Il ferito, un 22enne, è stato colpito a un piede e trasportato in ospedale.
Davanti ai medici avrebbe negato di essere stato raggiunto da colpi di pistola.
Il comandante provinciale dei carabinieri di Caltanissetta, il colonnello Marco Montemagno, ha spiegato che l’arma utilizzata sarebbe stata una pistola calibro 9, che però non è stata ancora trovata.
Durante la perquisizione nell’abitazione dell’indagato, gli investigatori hanno inoltre accertato che i genitori del ragazzo avrebbero tentato di impedire il sequestro del cellulare distruggendolo poco prima che venisse acquisito dagli inquirenti.
“È necessario fermare queste escalation di violenza che nascono da motivi futili.
Solo per caso questa vicenda non ha avuto conseguenze ancora più gravi”, ha commentato il procuratore Vella.
Gli investigatori stanno ora cercando di identificare la persona che si trovava alla guida dello scooter insieme al giovane al momento della sparatoria. L’episodio, infine, non sarebbe stato denunciato da nessuno.
Caporalato digitale nel food delivery a Messina: rider pagati 3 euro a consegna e gestiti via WhatsApp
La Procura di Messina ha emesso un avviso di conclusione delle indagini per caporalato nei confronti dell’amministratore unico e di tre collaboratori di una società operante nel settore del food delivery.
L’inchiesta ha fatto emergere un sistema di sfruttamento che coinvolgeva centinaia di rider italiani, per la maggior parte studenti universitari e giovani disoccupati, pagati appena tre euro a consegna e coordinati tramite chat sull’applicazione WhatsApp.
L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro Nil di Messina con il supporto del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo.
Secondo quanto contestato dagli inquirenti, in un contesto economico fragile i rider erano costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare le consegne, ricevendo compensi in alcuni casi inferiori alla metà di quelli previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro.
Questo sistema li spingeva ad affrontare ritmi di lavoro elevati e rischi stradali pur di raggiungere una soglia minima di guadagno.
L’indagine avrebbe rivelato l’esistenza di un vero e proprio “caporalato digitale”, basato su un sistema di gestione dei lavoratori attraverso chat.
Per evitare tempi morti tra una consegna e l’altra, ai rider veniva imposto di inviare la parola “libero” nella chat e di aggiornarla ogni minuto. I responsabili monitoravano i tempi di esecuzione e, in caso di ritardi o rallentamenti, contattavano telefonicamente i lavoratori.
Inoltre i rider non avevano la libertà di rifiutare una consegna: ogni rifiuto doveva essere motivato e, in caso contrario, comportava ammonimenti o la perdita dell’assegnazione degli ordini successivi.
Secondo l’accusa, questo sistema determinava una condizione di totale subordinazione e costringeva i fattorini ad accettare ritmi di lavoro estenuanti.
Per le violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro i carabinieri hanno contestato sanzioni per 66.940,29 euro.
Sono state inoltre avviate le procedure per il recupero degli oneri contributivi, previdenziali e assistenziali non versati, per un importo complessivo di 696.191,60 euro.
L’indagine riguarda l’utilizzo di circa 300 rider impiegati tramite prestazioni occasionali, mantenuti sotto la soglia dei 5 mila euro annui per evitare la trasformazione del rapporto di lavoro e i relativi obblighi contributivi.
Trapani provincia indenne dalla brucellosi bovina, riconoscimento ufficiale dell’Unione Europea
La provincia di Trapani è ufficialmente indenne dalla brucellosi bovina.
Il prestigioso riconoscimento è stato conferito con un decreto della Commissione europea pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, che assegna al territorio trapanese lo status di provincia libera dalla malattia.
Si tratta di un traguardo di grande rilievo per il comparto zootecnico locale, raggiunto grazie al lavoro dell’Asp Trapani attraverso il Dipartimento di Prevenzione Veterinaria.
La brucellosi bovina è infatti una patologia che provoca gravi problemi riproduttivi negli animali, come infertilità e riduzione della produzione di latte, ed è inoltre una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile dall’animale all’uomo, soprattutto attraverso il consumo di latte e prodotti derivati non sicuri.
Il riconoscimento rappresenta l’atto finale di un percorso durato diversi anni.
Durante questo periodo i dirigenti veterinari dell’Asp Trapani hanno portato avanti un’attività costante di monitoraggio e controllo sui 219 allevamenti presenti nella provincia, per un totale di circa 4.000 capi bovini.
Parallelamente alle verifiche sanitarie, il lavoro del Dipartimento ha puntato anche sull’educazione sanitaria degli allevatori, accrescendo la consapevolezza sull’importanza dello stato di salute degli animali per l’intero ciclo economico dell’azienda.
Un aspetto fondamentale che riguarda la movimentazione dei capi, il conferimento del latte ai caseifici e la trasformazione diretta del latte all’interno delle aziende agricole.
Negli ultimi anni, inoltre, le normative introdotte per migliorare le condizioni strutturali, igienico-sanitarie e di benessere animale negli allevamenti hanno contribuito a innalzare ulteriormente gli standard qualitativi della produzione.
Questo ha permesso di ottenere latte e prodotti lattiero-caseari di qualità, sempre più apprezzati e richiesti su tutto il territorio nazionale.
Determinante è stata anche la collaborazione tra veterinari e allevatori.
Una sinergia basata su autorevolezza, responsabilità e fiducia reciproca che ha consentito di sottoporre a controllo il 100% delle aziende zootecniche della provincia, garantendo elevati livelli di sicurezza sanitaria lungo tutta la filiera produttiva.
Un risultato che rafforza la tutela del consumatore e che si inserisce pienamente nell’approccio integrato alla salute pubblica noto come “One Health”, che considera strettamente connessi la salute degli animali, quella dell’uomo e la qualità dell’ambiente.
Accoltellamento nel centro di Sciacca, giovane sottoposto a intervento chirurgico
Un ventisettenne è rimasto ferito in seguito a un accoltellamento avvenuto sabato sera nel centro di Sciacca. Sull’episodio stanno indagando gli agenti del commissariato di pubblica sicurezza, che mantengono il massimo riserbo investigativo.
Le circostanze dell’aggressione non sono ancora chiare e restano tutte da verificare. Il ventisettenne avrebbe avuto una lite in centro storico con un altro giovane. Poi il primo, ferito con un coltello, si è allontanato fino alla via Cappuccini dove un automobilista di passaggio lo ha soccorso portandolo in ospedale.
Nonostante le ferite riportate, le sue condizioni non sarebbero gravi anche se è stato sottoposto ad intervento chirurgico e quando è arrivato al Pronto soccorso era in codice rosso.
La persona ferita sarebbe un soggetto già noto alle forze dell’ordine così come l’altro protagonista della lite già individuato.
Controlli sul lavoro nell’Agrigentino, sanzioni anche a Ribera e Sambuca
Oltre 50 mila euro di sanzioni e diversi provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale. È questo il bilancio delle tre settimane di controlli sul lavoro nero svolti dal contingente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro Sicilia in servizio nel territorio agrigentino.
L’attività di vigilanza, effettuata tra il 23 febbraio e il 13 marzo, ha interessato numerosi settori produttivi: edilizia, industria, panifici, esercizi pubblici e commercio. Le verifiche sono state svolte sia nel capoluogo Agrigento sia in diversi comuni della provincia.
Nel corso degli accertamenti sono emerse irregolarità legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro, alla mancata formazione dei lavoratori e alla presenza di lavoratori in nero, con conseguenti provvedimenti di prescrizione, sospensione delle attività e ammende. Il report diffuso dall’Ispettorato offre dunque un quadro significativo dell’attività di vigilanza e dei risultati dei controlli sul lavoro nero nel territorio agrigentino.
Controlli sul lavoro nei cantieri dell’Agrigentino
Nel settore edilizio gli ispettori hanno effettuato verifiche in quattro cantieri distribuiti tra diversi comuni della provincia.
Irregolarità nei cantieri tra Naro, Favara e Canicattì
Nel primo cantiere, situato a Naro, è stata contestata l’assenza di segnaletica di sicurezza. Gli ispettori hanno quindi adottato un provvedimento di prescrizione e irrogato un’ammenda di 2.200 euro.
Nel secondo cantiere, a Favara, sono state rilevate violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, con un provvedimento di prescrizione e ammende per 700 euro.
Nel cantiere di Canicattì sono stati trovati due lavoratori, di cui uno irregolare. Gli ispettori dell’Inl, intervenuti congiuntamente a un funzionario dell’Inail, hanno disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale per 2.500 euro. Sono state inoltre contestate la mancata sorveglianza sanitaria dei lavoratori, l’assenza del progetto del ponteggio e irregolarità nella struttura del ponteggio stesso. Le ammende elevate ammontano a 2.800 euro, cui si aggiunge la maxi-sanzione di 5.850 euro per lavoro nero.
Nel quarto cantiere, a Ravanusa, gli ispettori tecnici hanno rilevato irregolarità relative al ponteggio, elevando un verbale di prescrizione con una sanzione di 711 euro.
Controlli sul lavoro nero in industria e panifici
L’attività ispettiva ha interessato anche il settore industriale e quello alimentare, con ulteriori verifiche mirate alla regolarità dei rapporti di lavoro.
Falegnameria industriale con lavoratore in nero
In una falegnameria industriale di Agrigento è stato trovato un lavoratore in nero su undici presenti. Anche in questo caso è stato disposto un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per un importo di 2.500 euro.
Gli ispettori hanno inoltre rilevato diverse violazioni: omessa sorveglianza sanitaria dei lavoratori, mancata formazione sulla sicurezza, assenza di informazione sui rischi e non conformità dei luoghi di lavoro. Le ammende irrogate superano 6.800 euro, oltre alla maxi-sanzione di 5.850 euro per lavoro nero.
Verifiche nei panifici
Nel settore dei panifici sono state controllate due attività.
Nel primo caso, a Porto Empedocle, su cinque lavoratori presenti uno è risultato in nero. Gli ispettori hanno quindi disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale per 2.500 euro e adottato prescrizioni relative alla sorveglianza sanitaria, alla formazione dei lavoratori in materia di sicurezza e all’aggiornamento della formazione RSPP. Le ammende elevate ammontano a oltre 7.500 euro, a cui si aggiunge la maxi-sanzione di 5.850 euro per lavoro nero.
Nel secondo caso, a Sambuca di Sicilia, è stata invece rilevata la presenza di un impianto di videosorveglianza installato senza autorizzazione. Gli ispettori hanno adottato un verbale di prescrizione con l’obbligo di rimozione dell’impianto e una multa di 387 euro.
Controlli sul lavoro nero anche in esercizi pubblici e commercio
Le verifiche hanno riguardato anche il settore degli esercizi pubblici e quello del commercio.
In una gastronomia di Ribera è stato trovato un lavoratore in nero su tre presenti. Gli ispettori hanno disposto la sospensione dell’attività imprenditoriale per 2.500 euro. Sono stati inoltre impartiti provvedimenti di prescrizione per omessa sorveglianza sanitaria e mancata formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza, con ammende pari a 3.200 euro.
Infine, nel settore commercio, è stato sottoposto a verifica un negozio di Agrigento, dove è stata riscontrata l’installazione illegittima di un sistema di videosorveglianza. Anche in questo caso gli ispettori hanno prescritto la rimozione dell’impianto e applicato la relativa sanzione.
Il bilancio complessivo delle attività conferma dunque un’intensa azione di vigilanza nel territorio provinciale, con numerosi interventi legati ai controlli sul lavoro nero e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le operazioni svolte dagli ispettori del contingente Inl Sicilia nel corso delle tre settimane hanno riguardato diversi comparti produttivi, evidenziando irregolarità e portando all’adozione di sanzioni e provvedimenti previsti dalla normativa vigente.
Pace candidato sindaco di Ribera: “Lo devo ai miei concittadini” (Video)
“La mia non era in prevista, ma una candidatura della Democrazia Cristiana. Non ho potuto dire no alle tante richieste e pressioni dei miei concittadini che vivono questa candidatura come un’opportunità, forse l’ultima per Ribera”. Così Carmelo Pace, deputato regionale e capogruppo della Dc all’Ars, che sabato scorso ha ufficializzato la candidatura a sindaco di Ribera.
Pace sostiene che “molti sognano di avere un sindaco che sia anche deputato che darà un valore aggiunto perchè non farei perdere neppure un finanziamento. Ribera ha perso tanti appuntamenti importanti, a partire dai fondi Pnrr. Da parlamentare non mi sono mai tirato indietro. Anche se il mio gruppo consiliare era all’opposizione ho fatto finanziare il campo sportivo Spataro, lo stadio Nino Novara, il Palatornambè e mi sono adoperato per quello che potevo fare in agricoltura. I cittadini di Ribera e del comprensorio non hanno pagato il canone irriguo perchè era giusto non pagarlo”.
Pace ricorda che da parlamentare non percepirebbe l’indennità di sindaco, come previsto dalla legge, e sulla vicenda giudiziaria palermitana nella quale è indagato: “Sono due cose separate, sto vivendo la campagna elettorale in maniera serena con l’entusiasmo che mi trasmettono i miei concittadini. Forse ho sbagliato a scegliere la sala convegni del Comune di Ribera per la presentazione della mia candidatura perchè troppo piccola con tante persone e migliaia in piazza per me. L’entusiasmo cresce e mi sento di dare quest’opportunità ai miei concittadini”.
A sostegno di Pace, che punta a sei liste per il consiglio comunale (una della Dc e cinque civiche), ci sono anche politici riberesi che nel passato hanno sposato progetti diversi da quelli del parlamentare regionale che fa il nome di Nenè Mangiacavallo.
“Dall’altro lato – dice Pace – oltre a tutti i parlamentari della provincia di Agrigento con una candidatura di ispirazione di sinistra ci sono l’attuale sindaco assieme a Mariano Ragusa e fino a un mese fa forse non si rivolgevano la parola. Non c’è nulla di male. Io avrò delle proposte, la preside Provenzano ed Eunice Palminteri ne faranno altre. I cittadini decideranno”.
Telemedicina all’Asp di Trapani, al via le prime televisite
Con l’attivazione delle prime televisite nelle branche di cardiologia e pneumologia prende ufficialmente il via il servizio di telemedicina all’Asp di Trapani, una nuova modalità organizzativa che punta a migliorare l’accesso alle cure e l’efficienza dei servizi sanitari.
L’iniziativa è stata avviata dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani e riguarda, in questa fase iniziale, il presidio dell’Ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani.
Telemedicina all’Asp di Trapani: le prime televisite in cardiologia e pneumologia
La prima fase del progetto di telemedicina nteressa due importanti aree specialistiche: cardiologia e pneumologia.
Per la cardiologia le attività sono seguite dalla direttrice della Uoc Giovanna Geraci insieme alla sua equipe. Per la pneumologia, invece, il percorso è curato dalla direttrice della Uoc Antonella Valenti con il supporto dei professionisti delle rispettive unità operative.
Le équipe sanitarie accompagneranno l’avvio operativo del servizio con competenza professionale e particolare attenzione alla qualità dell’assistenza, contribuendo alla costruzione di un modello sanitario sempre più moderno e vicino ai bisogni dei cittadini.
Innovazione e digitalizzazione dei servizi sanitari
L’introduzione della telemedicina all’Asp di Trapani rappresenta un passaggio strategico nel processo di innovazione e digitalizzazione dei servizi sanitari dell’azienda.
Secondo il commissario straordinario Sabrina Pulvirenti, l’avvio ufficiale della telemedicina segna una tappa significativa nel percorso di innovazione che l’azienda sta portando avanti con determinazione.
Essere tra i primi enti sanitari regionali ad attivare questo servizio dimostra la volontà di investire concretamente in modelli assistenziali più moderni, accessibili e integrati. L’obiettivo è rendere i servizi sanitari più vicini ai cittadini, valorizzando allo stesso tempo il lavoro dei professionisti e la capacità dell’organizzazione di rispondere in modo efficace ai nuovi bisogni assistenziali.
Il progetto rientra inoltre in una più ampia strategia di trasformazione digitale che coinvolge diversi ambiti, tra cui il Fascicolo sanitario elettronico 2.0, la refertazione elettronica e il fascicolo digitale del personale.
I vantaggi della telemedicina per i pazienti
Tra i principali vantaggi della telemedicina vi è la possibilità di accedere alle cure anche nelle aree più remote o disagiate, riducendo tempi di attesa e spostamenti per i pazienti.
Il sistema consente inoltre un monitoraggio continuo delle condizioni di salute, particolarmente importante per chi soffre di patologie croniche. Questo aspetto può contribuire a migliorare la qualità della vita di anziani e persone con mobilità ridotta, riducendo il rischio di infezioni e ottimizzando al tempo stesso l’utilizzo delle risorse sanitarie.
Verso l’estensione del servizio ad altre specialità
Dopo una prima fase sperimentale e di progressivo assestamento organizzativo, il servizio sarà progressivamente esteso anche ad altre branche specialistiche.
L’obiettivo è arrivare a una piena integrazione tra telemedicina, servizi ospedalieri e assistenza territoriale, in linea con gli indirizzi previsti dal dm 77/2022, che punta al potenziamento dell’assistenza di prossimità e al rafforzamento della presa in carico del paziente.
Un percorso che conferma la volontà dell’Asp di Trapani di investire nell’innovazione e nella modernizzazione del sistema sanitario, migliorando la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Zanzare all’ospedale di Sciacca, Europa Verde chiede interventi urgenti di disinfestazione
Con l’arrivo delle prime giornate primaverili torna a farsi sentire una criticità che negli ultimi anni si ripresenta con puntualità: la presenza massiccia di zanzare nell’area dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca.
A lanciare l’allarme è Europa Verde Sciacca, che invita le istituzioni ad agire subito per evitare che il problema diventi nuovamente un’emergenza durante i mesi più caldi.
Secondo il movimento ecologista locale, la situazione si sta ripresentando con anticipo rispetto al passato e rischia di creare disagi a pazienti, operatori sanitari e visitatori del presidio ospedaliero.
Un contesto che, sottolineano, non è compatibile con gli standard di igiene e di tranquillità che una struttura sanitaria dovrebbe garantire.
Per la consigliera Daniela Campione e il co-portavoce di Europa Verde di Sciacca Antonino Ciaccio, la chiave per evitare l’invasione estiva degli insetti è la prevenzione.
L’esperienza degli anni precedenti, spiegano, dimostra che intervenire quando il problema è ormai esploso comporta costi maggiori e risultati limitati.
Al contrario, trattamenti larvicidi effettuati già nel mese di marzo permettono di interrompere il ciclo di riproduzione delle zanzare e ridurre in modo significativo la loro diffusione nei mesi successivi.
«Non è accettabile – affermano i rappresentanti locali del movimento – che una situazione ampiamente prevedibile si trasformi ogni anno in un disagio per chi si trova già ad affrontare condizioni di salute delicate».
Da qui l’appello rivolto al sindaco di Sciacca, nella sua funzione di autorità sanitaria locale, affinché si attivi rapidamente con gli uffici competenti e con l’Asp per predisporre un intervento straordinario di disinfestazione e la bonifica delle aree interne ed esterne del presidio ospedaliero.
Secondo Europa Verde, programmare l’azione già in queste settimane consentirebbe di prevenire il problema e tutelare la salute pubblica, evitando che la presenza delle zanzare torni a diventare un problema cronico durante l’estate.



