Investe online e perde 44 mila euro, anziano denuncia la truffa

Guadagni prospettati come sicuri e di entità rilevante. È stata la promessa di profitti facili a convincere un pensionato settantasettenne di Castrofilippo a investire una somma ingente su due piattaforme online, rivelatesi poi uno strumento di truffa. L’uomo ha perso poco meno di 44 mila euro.

Secondo quanto emerso, tra gennaio e i giorni scorsi l’anziano avrebbe effettuato due distinti bonifici bancari verso le piattaforme indicate da perfetti sconosciuti, fidandosi delle rassicurazioni ricevute. Operazioni che, nel giro di poco tempo, hanno fatto svanire gran parte dei suoi risparmi.

Resosi conto di essere stato raggirato, il pensionato si è rivolto alla stazione dei carabinieri per formalizzare la denuncia. I militari dell’Arma hanno acquisito la documentazione necessaria e avviato le indagini per risalire ai responsabili.

L’attività investigativa richiederà verosimilmente tempo, ma non si esclude che attraverso l’analisi dei flussi bancari e delle tracce digitali si possa arrivare all’identità di chi ha orchestrato la truffa ai danni dell’anziano.

Sequestro del cellulare: la polizia può farlo anche senza giudice in caso di urgenza. La nuova sentenza che cambia le regole

La polizia giudiziaria può sequestrare lo smartphone senza l’autorizzazione preventiva del giudice quando sussistono esigenze investigative urgenti. A stabilirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ridefinisce i confini tra tutela della privacy digitale ed efficacia delle indagini penali. Una decisione destinata ad avere effetti concreti su cittadini, avvocati e forze dell’ordine.

Smartphone e privacy: perché il tema è così delicato

Negli ultimi anni il telefono cellulare è diventato il principale contenitore della vita privata di una persona: messaggi, foto, video, chat, dati sanitari, geolocalizzazioni e informazioni lavorative. Proprio per questo, il sequestro di uno smartphone equivale spesso a un accesso diretto alla sfera più intima dell’individuo.

Tradizionalmente, il diritto italiano ha imposto un controllo giudiziario preventivo per le attività più invasive. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e la facilità con cui i dati digitali possono essere cancellati o alterati hanno messo in crisi gli schemi classici di perquisizione e sequestro.

La sentenza della Cassazione: cosa cambia davvero

Con la sentenza n. 2218/2026, la Terza Sezione penale della Cassazione ha chiarito che la polizia giudiziaria può procedere al sequestro immediato di cellulari e dispositivi informatici anche senza decreto del giudice, quando ricorre una situazione di urgenza investigativa.

Il fondamento normativo è l’articolo 354 del Codice di procedura penale, che consente agli agenti di assicurare le fonti di prova quando il ritardo potrebbe comprometterne l’acquisizione. Secondo i giudici, nel caso dei dispositivi digitali il pericolo è concreto: i dati possono essere cancellati da remoto, criptati o resi inaccessibili in pochi secondi.

La Cassazione, quindi, privilegia la tutela dell’indagine rispetto alla rigidità procedurale, riconoscendo che il tempo è un fattore decisivo nel mondo digitale.

Quando il sequestro senza giudice è legittimo

La possibilità di agire senza autorizzazione non è generalizzata. Il sequestro è ammesso solo se:

  • esiste un pericolo concreto e attuale di perdita delle prove;
  • l’intervento è indifferibile, cioè non rinviabile nemmeno per il tempo necessario a ottenere un decreto;
  • il sequestro riguarda il supporto fisico (smartphone, tablet, hard disk), non automaticamente l’analisi del contenuto.

In assenza di questi presupposti, l’operato della polizia può essere contestato in sede processuale.

Il contrasto con la giurisprudenza europea

La posizione della Cassazione italiana si scontra con l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che con la sentenza del 2024 (causa C-548/21) ha affermato un principio opposto: l’accesso ai dati contenuti in un telefono dovrebbe essere sempre subordinato al controllo preventivo di un’autorità indipendente, proprio per l’elevatissimo impatto sulla privacy.

Il nodo sta nella distinzione tra sequestro del dispositivo e accesso ai dati. Nella pratica investigativa, però, i due momenti sono spesso strettamente collegati, e il rischio è che l’eccezione dell’urgenza diventi una regola, svuotando le garanzie previste a livello europeo.

Prove valide anche senza autorizzazione?

Un punto centrale riguarda le conseguenze processuali. La Cassazione ha precisato che un sequestro eseguito senza autorizzazione e senza reali presupposti di urgenza non rende automaticamente inutilizzabili le prove raccolte.

Si configura, infatti, una nullità, non un’inutilizzabilità. Questo significa che chat, file, immagini e dati estratti dal cellulare possono restare nel processo, salvo specifiche contestazioni. Una distinzione tecnica, ma decisiva: l’inutilizzabilità espelle la prova dal fascicolo, la nullità spesso no.

Le conseguenze per cittadini e difesa

Questa interpretazione rafforza il potere operativo della polizia giudiziaria, ma riduce gli spazi di tutela immediata per il cittadino. Per la difesa diventa fondamentale verificare, caso per caso, se l’urgenza fosse reale o solo presunta, e se il sequestro sia stato seguito tempestivamente dalla convalida dell’autorità giudiziaria.

In sintesi

La nuova sentenza della Cassazione segna un punto di svolta nel sequestro dei cellulari:

  • sì al sequestro senza giudice, ma solo in caso di urgenza;
  • resta aperto il conflitto con la giurisprudenza UE;
  • le prove raccolte difficilmente vengono escluse dal processo.

Un equilibrio sempre più fragile tra sicurezza, investigazione e diritti fondamentali, che continuerà a far discutere tribunali e cittadini.

Automobilisti tra Palermo-Sciacca, nasce una chat per segnalare pericoli e traffico sulla SS115

Una chat per condividere in tempo reale informazioni su traffico, incidenti e criticità lungo la Palermo-Sciacca e la statale 115.
L’iniziativa, raccontata dal TGR Sicilia, nasce dall’idea di un commerciante saccense residente a Ribera che percorre quotidianamente questa tratta e ha deciso di creare uno strumento utile a chi viaggia lungo una delle principali arterie del territorio.
Da questa esigenza è nata una chat sulla viabilità SS115 e sulla Palermo-Sciacca, pensata per mettere in collegamento diretto automobilisti, pendolari e lavoratori che utilizzano ogni giorno queste strade. L’obiettivo è semplice: permettere agli utenti di scambiarsi segnalazioni immediate sulle condizioni del percorso e ridurre incertezze e tempi di percorrenza.

Come funziona la chat tra automobilisti

Il gruppo, creato su iniziativa personale, è cresciuto rapidamente fino a raggiungere circa 500 iscritti.
A partecipare sono soprattutto cittadini che si spostano quotidianamente per lavoro, ma nella chat sono presenti anche appartenenti alle forze dell’ordine e operatori del territorio che contribuiscono alla diffusione delle informazioni.
La chat sulla viabilità SS115 e sulla Palermo-Sciacca viene utilizzata per segnalare incidenti, rallentamenti, presenza di cantieri, frane o disagi causati dal maltempo. Le comunicazioni consentono a chi è in viaggio di organizzarsi per tempo e valutare eventuali percorsi alternativi.

Le regole del gruppo

Per mantenere la chat funzionale allo scopo per cui è stata creata, sono state stabilite alcune regole.
I messaggi devono riguardare esclusivamente la viabilità, mentre sono esclusi contenuti non pertinenti o polemici. Le segnalazioni devono inoltre essere quanto più possibile verificate prima della condivisione, così da garantire utilità e chiarezza per tutti gli iscritti.

Un’iniziativa nata dal territorio

L’esperienza della chat sulla viabilità SS115 e sulla Palermo-Sciacca mostra come, in un’area dove i collegamenti restano complessi e il traffico quotidiano è intenso, l’iniziativa di un singolo cittadino possa trasformarsi in uno strumento collettivo.
La chat non sostituisce i canali ufficiali, ma rappresenta un supporto concreto per chi percorre ogni giorno queste strade. Nel tempo si è trasformata in una rete diffusa di segnalazioni tra automobilisti, utile per affrontare con maggiore consapevolezza gli spostamenti lungo la statale 115 e sulla Palermo-Sciacca.

Niscemi, protocollo tra medici di famiglia e farmacie per sostenere gli sfollati

Un’alleanza concreta tra medici di medicina generale e farmacie della provincia di Caltanissetta a sostegno della comunità di Niscemi.

È stato firmato un protocollo d’intesa che coinvolge i medici di famiglia, le farmacie del territorio, le associazioni di volontariato della Divina Misericordia e il Comune di Niscemi, con l’obiettivo di garantire assistenza sanitaria e farmaceutica agli sfollati.
L’accordo punta a rafforzare la collaborazione tra medici e farmacisti, creando una rete capillare di supporto.

«Medici e farmacisti collaboreranno per garantire un monitoraggio costante: i medici individueranno i bisogni sanitari delle famiglie colpite e li comunicheranno ai farmacisti – spiega Salvatore Pasqualetto – e i farmacisti di Niscemi erogheranno gratuitamente i medicinali necessari».
Da un lato, in tutte le 85 farmacie della provincia saranno installati salvadanai per una raccolta solidale il cui ricavato sarà devoluto all’assessorato alla Solidarietà sociale del Comune di Niscemi. Dall’altro, saranno semplificate le procedure per consentire agli abitanti di Niscemi, in particolare a coloro che hanno perso i propri presidi sanitari a causa dello sgombero, di riottenerli nel più breve tempo possibile.
«Il principio è quello di fare bene, come diceva San Filippo Neri: un bene fatto con lungimiranza diventa un bene duraturo – afferma Barbara Iraci –. Abbiamo voluto essere vicini agli sfollati attivando il mondo della farmacia».
Il progetto si sviluppa su due livelli: la raccolta fondi nelle farmacie della provincia e la donazione diretta di farmaci nelle sette farmacie di Niscemi. In occasione di specifiche giornate dedicate, i cittadini potranno donare medicinali e parafarmaci. A fine giornata verranno conteggiati i prodotti raccolti e sarà emesso un buono utilizzabile dagli sfollati aventi diritto, previa prescrizione medica allegata.
L’intero percorso sarà costantemente monitorato attraverso report dettagliati compilati da ciascuna farmacia coinvolta, per garantire trasparenza e tracciabilità dell’iniziativa.
«L’invito è a donare – conclude la presidente Iraci – perché la nostra comunità ha sempre dimostrato grandi slanci di solidarietà». Un segnale concreto di coesione e sostegno per una comunità che sta affrontando un momento difficile.

Sicilia, Ismaele La Vardera ufficializza la candidatura alla presidenza della Regione

Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alla presidenza della Regione Siciliana. L’annuncio è arrivato a margine di una manifestazione molto partecipata organizzata dal movimento alle Officine Sandron di Palermo.
«Oggi lanciamo la candidatura a presidente della Regione – ha dichiarato – consapevoli del fatto che è necessario organizzarsi e dare un’alternativa». Un passaggio che segna l’avvio formale del percorso politico in vista delle prossime regionali.
La Vardera ha chiarito che la sua proposta resta aperta al confronto con l’area progressista.

«Quel fronte deve riorganizzarsi e deve rispondere: mesi fa ho fatto una richiesta sulle primarie, ma non ho mai avuto un feedback», ha sottolineato, evidenziando la necessità di definire tempi e modalità di selezione della leadership.
«Lancio il mio percorso e metto a disposizione la mia candidatura per il fronte progressista: se lo comprenderanno sono contento, altrimenti faremo diversamente», ha aggiunto, lasciando intendere che la corsa potrebbe proseguire anche al di fuori di un’eventuale coalizione unitaria.
Per il leader di Controcorrente non si tratta solo di un’accelerazione sulle primarie, ma di una risposta ai siciliani. «È un’accelerazione sul rispetto dei siciliani che non vedono un’organizzazione rispetto a un governo fallimentare, vedono un’opposizione che sta a guardare e hanno invece bisogno di sapere quali sono i punti di riferimento. Io oggi, con grande rispetto, voglio essere un punto di riferimento, poi si vedrà».

Lo Sciacca perde in casa con il Kamarat e scivola al sesto posto in classifica (Video)


Lo Sciacca è ormai in modalità Coppa Italia, troppo ghiotta l’occasione, mercoledì 18 febbraio, di raggiunge i quarti di finali. Così si è distratto in campionato ed è stato battuto, con due gol di scarto, al Gurrera, dal Kamarat. La sconfitta ha fatto scivolare i verdenero al sesto posto in classifica. Il Kamarat, invece, è secondo dietro alla capolista Licata.


Il tecnico dei verdenero, Totò Brucculeri, ha dovuto rinunciare a qualche giocatore in non perfette condizioni fisiche e altri, come Concialdi e Mangiaracina, li ha mandati in campo nella ripresa. Fin dall’inizio si è visto che il Kamarat aveva una spinta maggiore e che lo Sciacca faticava un po’ a tenere il ritmo degli avversari.

Al 12’ Kamarat in vantaggio quando il portiere Rizzuto ha commesso un fallo su Pierce che poi ha piazzato la palla sul dischetto e dagli 11 metri è fatto centro.

Al 55’ un tentativo dello Sciacca di ristabilire la parità con un colpo di testa di Caternicchia ben parato da Dolenti.

Al 70’ un bel tiro dalla distanza di Pane non ha dato scampo a Rizzuto portando al raddoppio del Kamarat.

Adesso tutta l’attenzione dei verdenero è concentrata sulla gara di mercoledì al Gurrera con il Città di Luzzi per agganciare, per il secondo anno consecutivo, i quarti di finale nazionali di Coppa Italia. All’andata, in Calabria, è finita 1-1. In campionato lo Sciacca fa fatica e, come riferito nel commento alla partita da Enzo Dimino, dalla conquista del titolo regionale di Coppa Italia con il Modica la squadra è stata battuta due volte in casa ottenendo un pareggio al Gurrera e una vittoria in trasferta, a Castellammare, nei minuti di recupero.

Accoltellamento nella notte ad Alcamo: 50enne ferito all’addome, fermato un 60enne

Un uomo di 50 anni è stato gravemente ferito a coltellate nella tarda serata di ieri ad Alcamo, al culmine di una lite avvenuta in viale Europa.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la discussione tra due uomini sarebbe degenerata fino a trasformarsi in una violenta aggressione.

Il presunto responsabile, un 60enne, è stato fermato dai carabinieri poco dopo l’accaduto e posto agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio.
La vittima è stata soccorsa tempestivamente e trasportata in codice rosso all’ospedale Ospedale San Vito e Santo Spirito, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza.
Al momento i medici si sono riservati la prognosi e l’uomo resta sotto stretta osservazione.

Lavoratori in nero a Trapani: sospesa l’attività di due imprese edili

Prosegue nel trapanese l’attività di vigilanza contro il lavoro irregolare. Negli ultimi giorni il contingente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro in servizio in Sicilia ha intensificato i controlli nel comparto delle costruzioni, dove sono emerse diverse criticità legate ai lavoratori in nero a Trapani. L’operazione si inserisce nelle verifiche periodiche svolte sul territorio per monitorare il rispetto delle norme in materia di contratti e sicurezza.

Controlli nei cantieri: emergono lavoratori in nero a Trapani

Gli ispettori hanno sottoposto a controllo due imprese edili attive in provincia. Al momento dell’ispezione erano presenti complessivamente cinque lavoratori. Di questi, due sono risultati privi di regolare contratto.

Irregolarità in entrambe le aziende

Nel dettaglio, nella prima impresa un lavoratore su tre è risultato in nero, mentre nella seconda uno su due. Percentuali che hanno determinato l’adozione immediata dei provvedimenti previsti dalla normativa.
Alla luce delle violazioni riscontrate, l’Ispettorato ha disposto due maxi-sanzioni e ha adottato altrettanti provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale per l’impiego di manodopera irregolare. I controlli sui lavoratori in nero a Trapani si confermano quindi una priorità nell’azione ispettiva sul territorio.

Sanzioni e prescrizioni su sicurezza e formazione

Oltre alla presenza di lavoratori senza contratto, sono state contestate ulteriori violazioni. Gli ispettori hanno infatti rilevato la mancata formazione dei lavoratori e l’assenza di idoneità sanitaria.
Per queste irregolarità sono state impartite specifiche prescrizioni, con l’obbligo per le imprese di adeguarsi alle norme vigenti. Si tratta di aspetti che incidono direttamente sulle condizioni di sicurezza nei cantieri, già oggetto di particolare attenzione in provincia di Trapani.

Vigilanza edilizia: controlli in prosecuzione

L’attività del contingente Inl Sicilia non si fermerà qui. I controlli nel comparto edile, settore già monitorato per il rispetto delle norme su contratti e sicurezza, proseguiranno anche nelle prossime settimane.
L’obiettivo resta quello di contrastare il fenomeno dei lavoratori in nero a Trapani e garantire condizioni di lavoro regolari nei cantieri della provincia, attraverso verifiche costanti e mirate.

“Tangenti per ottenere il permesso di soggiorno”, 22 indagati tra cui un sindaco 

Maxi inchiesta su presunte pratiche illecite per il rilascio di permessi di soggiorno e cittadinanze a cittadini brasiliani. La Procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati 22 persone, tra cui un sindaco, un vicesindaco, funzionari comunali, agenti di polizia municipale, un avvocato e i responsabili di due agenzie. Per la maggior parte degli indagati sono state richieste misure cautelari.

L’indagine, condotta dalla squadra mobile di Agrigento e coordinata dalla Procura guidata dal procuratore Giovanni Di Leo, coinvolge diversi comuni della provincia: Aragona, Comitini, Camastra, Naro, Porto Empedocle, Raffadali e Siculiana. Secondo l’ipotesi accusatoria, centinaia di cittadini brasiliani sarebbero arrivati nel territorio agrigentino per ottenere la cittadinanza italiana attraverso documenti falsi.

Le due agenzie finite sotto inchiesta avrebbero curato ogni fase dell’operazione, dal trasporto dei sudamericani alla loro sistemazione in abitazioni in affitto – spesso riconducibili a parenti di dipendenti pubblici – fino alla predisposizione di attestazioni lavorative inesistenti. I richiedenti avrebbero pagato somme comprese tra i 3.500 e i 5.000 euro.

La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per il sindaco di Camastra, Dario Gaglio. Tuttavia, il gip del tribunale di Agrigento ha rigettato le richieste di misure cautelari. L’ufficio inquirente ha quindi presentato ricorso al tribunale del Riesame di Palermo. Le udienze sono previste per il mese di marzo.

Nuove infiltrazioni, di nuovo chiusa l’aula consiliare del Comune di Sciacca

Nuovi problemi per l’aula consiliare “Falcone-Borsellino” del Comune di Sciacca, tornata nuovamente inagibile a causa di infiltrazioni d’acqua dal tetto.
La sala consiliare era stata riaperta appena lo scorso novembre 2025, dopo un articolato intervento di riqualificazione e ristrutturazione che aveva comportato, a partire da maggio 2025, lo spostamento delle sedute del consiglio comunale nella sala Blasco del Palazzo Municipale.
I lavori, per un importo complessivo di circa 100 mila euro e realizzati su impulso della Presidenza del Consiglio comunale, avevano riguardato in particolare la riparazione dei tetti, resasi necessaria dopo alcuni crolli verificatisi nell’aula antistante. L’intervento aveva inoltre previsto il rifacimento degli impianti elettrici e una serie di opere finalizzate a migliorare la funzionalità e il decoro dell’ambiente.
Grazie a risorse reperite nel bilancio comunale, l’aula era stata anche completamente informatizzata, con l’obiettivo di renderla più moderna ed efficiente per i lavori d’aula.
La riapertura ufficiale era avvenuta all’inizio di novembre 2025, nel corso di una seduta del consiglio comunale, alla presenza dell’arciprete don Calogero Lo Bello, che aveva impartito la benedizione alla sala rinnovata.
Adesso, però, il ritorno delle infiltrazioni riapre il caso sulla tenuta degli interventi effettuati e sulla necessità di ulteriori verifiche tecniche per garantire sicurezza e piena agibilità all’aula simbolo dell’attività istituzionale cittadina.