Infiltrazioni d’acqua alla “Rossi” di Sciacca, chiuse quattro aule

All’istituto “Mariano Rossi” di Sciacca, nella contrada Perriera, a causa delle abbondanti piogge di questi giorni, si è riproposto il problema delle infiltrazioni d’acqua dal tetto.

Un problema gia’ noto per il quale si erano programmati dei lavori. Le infiltrazioni interessano alcune aule e spazi comuni dell’edificio scolastico.
Una situazione che, negli ultimi giorni, ha reso necessario adottare misure urgenti per garantire la sicurezza di studenti, docenti e personale scolastico.

Infatti, da circa sette giorni, due classi della scuola media sono state trasferite in locali ritenuti più sicuri e confortevoli all’interno dello stesso istituto.
Il problema, tuttavia, non sembrerebbe limitato alle sole due aule attualmente chiuse.

Secondo quanto emerso, le infiltrazioni e la conseguente caduta di calcinacci riguarderebbero almeno altre due aule che ospiterebbero laboratori, oltre agli ambienti della palestra e della biblioteca. Una condizione che potrebbe rendere inevitabile lo spostamento di ulteriori classi della scuola di via De Nicola, non senza difficoltà legate alla disponibilità di spazi alternativi all’interno dell’edificio.
La problematica e’ stata gia’ segnalata all’amministrazione comunale dalla dirigenza.

Sono stati effettuati i sopralluoghi da parte dei tecnici competenti, ma le continue piogge non consentono al momento un intervento immediato.
I lavori, per i quali c’è un finanziamento da 40 mila euro del Comune di Sciacca, arrivato con un emendamento al bilancio del consiglio comunale, sono già stati programmati: e’ stata anche individuata la ditta che effettuerà gli stessi che dovrebbe partire con l’intervento non appena le condizioni meteo lo consentiranno.

Nuovi contratti al personale del Comune di Sciacca, l’opposizione: “Annuncio autocelebrativo, atto dovuto”

L’opposizione interviene sulle firme dei nuovi contratti al Comune di Sciacca. Dopo la giornata di ieri, 4 febbraio, che ha visto la sottoscrizione delle progressioni verticali e delle integrazioni orarie per il personale comunale – con 12 dipendenti passati dal part-time al tempo pieno da 22 a 36 ore, 51 lavoratori interessati da incrementi orari e 20 dipendenti promossi a categorie superiori – arriva la presa di posizione dei consiglieri comunali dei gruppi consiliari di minoranza.

In una nota congiunta, i consiglieri scrivono che si tratta di “un risultato che, tuttavia, non può essere presentato come un grande traguardo amministrativo, perché rischia di apparire – ancora una volta – come l’ennesimo annuncio autocelebrativo scollegato dalla reale condizione dell’ente”.

Secondo l’opposizione, la situazione interna all’ente resta critica. “Il Comune di Sciacca vive oggi una situazione di gravissima sofferenza sul piano del personale: uffici sottodimensionati, carichi di lavoro insostenibili, servizi essenziali in difficoltà. In questo contesto, quanto messo in campo rappresenta poco più di un atto dovuto, frutto di un percorso avviato tempo addietro e reso possibile dagli atti approvati dal consiglio comunale, che ha fornito l’indirizzo politico e amministrativo necessario affinché tali progressioni potessero essere realizzate, vedi il Dup che contiene la programmazione sul personale, ma anche l’approvazione degli altri strumenti di programmazione finanziaria”.

Nella stessa nota viene sollevata una questione politica sul rapporto tra amministrazione e consiglio comunale. “Ed è proprio qui che si apre una questione politica non più rinviabile: nessun coinvolgimento del consiglio comunale, nessuna condivisione, nessuna informazione preventiva. Il consiglio viene chiamato esclusivamente ad approvare atti fondamentali, salvo poi essere sistematicamente escluso da ogni fase successiva. Un modus operandi che conferma, ancora una volta, una concezione dell’amministrazione chiusa, autoreferenziale e poco rispettosa del ruolo dell’organo democraticamente eletto anche in considerazione dell’attuale assetto numerico in seno al consiglio comunale”, si legge nella nota.

L’opposizione sottolinea inoltre che le progressioni rappresentano solo un primo passo: “Non sono un punto di arrivo, ma solo un punto di partenza. È necessario continuare a investire sul personale interno, valorizzando competenze, garantendo reali percorsi di formazione e crescita professionale a chi quotidianamente manda avanti la macchina amministrativa tra mille difficoltà. Le ore di integrazione oraria date agli ex stabilizzati sembra proprio un contentino poco rispettoso del lavoro svolto da molti dipendenti comunali”.

Infine, i consiglieri criticano il metodo adottato dall’amministrazione: “Dispiace constatare che, anche in questa occasione, l’amministrazione comunale abbia scelto di rimanere lontana da qualsiasi modus operandi corretto e istituzionalmente leale nei confronti del consiglio comunale, che non può e non deve essere ridotto a un semplice passaggio formale. Sciacca merita un’amministrazione che sappia costruire, condividere e programmare, non limitarsi a celebrare risultati minimi in un contesto che richiederebbe ben altro coraggio e ben altra visione. La nostra parte politica farà sempre la propria parte per salvaguardare la dignità di tutto il personale in servizio al comune di Sciacca”.

La nota è firmata dai consiglieri Calogero Bono, Clelia Catanzaro, Giuseppe Catanzaro, Gaetano Cognata, Lorenzo Maglienti, Filippo Bellanca, Ignazio Bivona, Giuseppe La Bella, Isidoro Maniscalco, Alessandro Grassadonio, Luca La Barbera, Alberto Sabella e Carmela Santangelo.

Villafranca Sicula, finanziata la riqualificazione dell’area antistante Villa Musso con 995 mila euro

Nuovo finanziamento per la riqualificazione urbana nell’Area interna sicani. Con deliberazione dell’assemblea dei sindaci del 16 gennaio scorso è stato ammesso a finanziamento il progetto di riqualificazione dell’area antistante “Villa Musso”, presentato dal Comune di Villafranca Sicula, per un importo complessivo di 995.400 euro.

La proposta progettuale, redatta dal responsabile dell’ufficio tecnico comunale, architetto ingegnere Giuseppe Neri, prevede l’introduzione di nuovi servizi, con spazi multifunzionali, inclusivi e sicuri. L’intervento punta alla valorizzazione del patrimonio pubblico, al miglioramento della qualità della vita urbana e al rafforzamento dell’identità e della coesione sociale.

Il commissario straordinario del Comune, Carmelo Burgio, ha evidenziato che l’obiettivo è trasformare l’area antistante Villa Musso in un luogo destinato ad attività culturali, eventi, iniziative educative e momenti di aggregazione. Un progetto che richiama anche la memoria del Barone Musso, benefattore la cui figura rappresenta un valore sociale per la comunità locale.

Secondo quanto sottolineato dallo stesso commissario, l’intervento assume inoltre una valenza sovracomunale, rafforzando il carattere integrato dell’operazione nell’ambito della Strategia territoriale dei 12 Comuni dell’Area interna sicani e dei 17 Comuni aderenti al Gal Sicani, ampliando le relazioni istituzionali, culturali ed economiche oltre il contesto strettamente comunale.

Dopo la redazione del progetto esecutivo si procederà all’appalto dei lavori, con realizzazione dell’intervento prevista entro l’anno in corso.

Sicilia, doppio intervento dei Carabinieri: evasione dai domiciliari e droga in auto


Due distinti interventi dei Carabinieri, avvenuti nelle province di Catania e Palermo, hanno portato a una denuncia per evasione e a un arresto per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
A Paternò, nel Catanese, un uomo di 34 anni, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è stato denunciato per evasione.

Durante un controllo di routine presso la sua abitazione, i militari del Nucleo Radiomobile non lo hanno trovato in casa. Sono quindi scattate immediatamente le ricerche, che hanno consentito di rintracciarlo poco dopo a Belpasso, all’interno di un centro commerciale. L’allontanamento, risultato privo di autorizzazione, è costato al 34enne una denuncia.

L’autorità giudiziaria ha disposto il ripristino della misura cautelare.
A Buonfornello, nel Palermitano, i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Cefalù, con il supporto delle Stazioni di Campofelice di Roccella e Gratteri, hanno invece arrestato un uomo di 51 anni, residente a Cefalù e già noto alle forze dell’ordine.

L’arresto è avvenuto nell’ambito di un servizio coordinato di controllo del territorio. Fermato a un posto di blocco mentre era alla guida della propria auto, l’uomo è apparso visibilmente nervoso, inducendo i militari a procedere a una perquisizione personale e del veicolo.
Nel corso dei controlli sono stati rinvenuti, occultati sotto la felpa indossata dal 51enne, 100 grammi di hashish, 8 grammi di marijuana e 1 grammo di eroina. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Sciacca, degrado della stazione degli autobus di via Lioni

Il gruppo consiliare di Forza Italia al consiglio comunale di Sciacca ha presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore ai Trasporti per per denunciare il degrado della stazione degli autobus di via Lioni e sollecitare interventi immediati.
Secondo quanto riportato nell’atto, la struttura versa da tempo in una condizione di grave disagio per viaggiatori e pendolari che quotidianamente utilizzano il servizio, a causa di una serie di problematiche mai risolte.

Degrado della stazione degli autobus: servizi essenziali assenti

Tra le principali criticità segnalate figura la totale assenza di servizi igienici pubblici funzionanti. I bagni presenti all’interno dell’area risultano infatti chiusi e mai resi fruibili, nonostante in passato si fosse parlato di una loro sistemazione attraverso il piano delle valorizzazioni.
A questo si aggiunge la carenza di pensiline di riparo per gli utenti. Alcune di quelle esistenti sono state abbattute dopo i recenti eventi meteorologici che hanno interessato la città e successivamente transennate, senza che siano stati effettuati interventi di ripristino o sostituzione.

Un solo cestino e manutenzione carente

Il degrado della stazione degli autobus emerge anche dalla presenza di un solo cestino portarifiuti, ritenuto del tutto insufficiente rispetto al numero di persone che transitano quotidianamente nell’area.
I consiglieri segnalano inoltre la mancanza di una manutenzione regolare dell’area di manovra degli autobus e delle aiuole spartitraffico, che non risultano oggetto di scerbatura e cura ordinaria.

Biglietteria mai attivata e parcheggi insufficienti

Nell’interrogazione viene richiamata anche la vicenda del gazebo trasferito dalla piazza Mariano Rossi alla stazione degli autobus, con l’obiettivo di ospitare una biglietteria. La struttura, tuttavia, non è mai entrata in funzione e oggi risulta un elemento inutilizzato.
Ulteriori disagi derivano dall’inadeguatezza dell’area destinata alla sosta delle autovetture, che non risponde alle esigenze degli utenti della stazione.

Gli impegni rimasti irrisolti

Forza Italia ricorda come il precedente assessore ai Trasporti avesse avviato contatti con le ditte di trasporto per l’installazione delle pensiline e come fosse prevista la sistemazione dei bagni pubblici. A distanza di tempo, però, nulla di tutto ciò è stato concretamente realizzato.

Le domande all’Amministrazione comunale

Attraverso l’interrogazione sul degrado della stazione degli autobus di via Lioni, i consiglieri chiedono:

  • se l’amministrazione intenda intervenire con urgenza e con quali tempistiche;
  • se sia prevista l’attivazione di una biglietteria o la rimozione del gazebo inutilizzato;
  • se verranno installate o ripristinate nuove pensiline;
  • se è programmata una manutenzione ordinaria e continuativa dell’area;
  • se sia stata avviata una manifestazione di interesse per l’affidamento e la gestione dei bagni pubblici.

L’atto è stato firmato dai consiglieri Clelia Catanzaro, Alessandro Grassadonio e Isidoro Maniscalco.
Il tema del degrado della stazione degli autobus torna così al centro dell’attenzione politica cittadina, riportando in primo piano una struttura fondamentale per la mobilità urbana e per l’accoglienza di residenti e visitatori.

Indizi dell’Oltre, il saggio del docente di Sciacca Bruno Neri sulla coscienza tra scienza e filosofia

In libreria dal 24 febbraio Indizi dell’Oltre, il nuovo volume pubblicato da Mondadori che affronta in chiave interdisciplinare il tema della coscienza e della morte. Il libro è curato dal saccense Bruno Neri, docente universitario che da molti anni vive a Pisa dove ha svolto l’intera carriera accademica, insieme a Tania Re ed Enrico Facco.

Il saggio nasce dall’esigenza di superare una visione riduttiva che per lungo tempo ha cercato di spiegare l’esperienza cosciente esclusivamente attraverso i meccanismi neuronali. Le nuove prospettive introdotte dalla fisica quantistica e il rinnovato interesse per la soggettività hanno reso evidente la necessità di un confronto più ampio tra discipline diverse.

Un dialogo interdisciplinare sulla coscienza

Il volume si colloca all’incrocio tra scienza occidentale e saperi contemplativi, unendo neuroscienze, filosofia, antropologia, psicologia e teologia in una riflessione condivisa.

Nel libro intervengono scienziati, medici, filosofi, antropologi, psicoterapeuti, tanatologi e teologi. Tra questi figura anche Federico Faggin, fisico e pioniere dell’informatica, che evidenzia come la coscienza non possa essere ridotta al solo corpo fisico.

Il saggio pone interrogativi centrali: che cos’è davvero la coscienza? È soltanto il prodotto del cervello oppure una dimensione più ampia della realtà? Esiste qualcosa oltre la morte biologica? E come viene interpretato questo passaggio in culture lontane da quella occidentale?

Un percorso di conoscenza oltre i confini della scienza

Indizi dell’Oltre accompagna il lettore in un vero e proprio viaggio di approfondimento che parte dal rigore scientifico per aprirsi alla dimensione interiore dell’esperienza umana.
Nel volume emerge con forza una visione della coscienza come realtà non riducibile ai soli processi biologici. Le esperienze soggettive, i sogni lucidi e i racconti legati alla morte clinica vengono analizzati come segnali di una possibile continuità della coscienza oltre il corpo.

Una pluralità di indizi, non verità assolute

Il libro non offre risposte definitive, ma propone una mappa di prospettive che aiutano a ripensare il rapporto tra vita, morte e coscienza. Il dialogo interdisciplinare restituisce dignità scientifica e culturale a domande che attraversano la storia dell’umanità.
Il saggio si presenta così come un’opera corale capace di unire rigore e apertura al confronto, offrendo al pubblico uno strumento prezioso per comprendere uno dei misteri più profondi dell’esistenza.

Ingiusta detenzione, la Corte d’appello assolve il manager Falgares: risarcimento dopo 14 anni

Francesco Falgares, ex manager dell’ospedale Cervello oggi in pensione, non doveva essere arrestato.

A stabilirlo è stata la seconda sezione penale della Corte d’appello, che ha riconosciuto l’ingiusta detenzione subita nell’autunno del 2011, disponendo un indennizzo di 8.489,52 euro per 48 giorni di arresti domiciliari.
La decisione mette la parola fine a una vicenda giudiziaria durata quasi quattordici anni, nata da un esposto anonimo e incentrata sulla data di un’assunzione all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, struttura che Falgares dirigeva all’epoca dei fatti.
Secondo i giudici, non sussistevano i presupposti per la misura cautelare adottata nei confronti dell’ex dirigente sanitario, zio di Vincenzo Falgares, attuale dirigente generale del Dipartimento regionale della Programmazione.

Una conclusione che arriva dopo un lungo iter processuale e che certifica l’errore giudiziario alla base dell’arresto.
Il risarcimento riconosciuto rappresenta il ristoro economico per la privazione della libertà personale, ma non cancella il peso di anni di procedimento e di esposizione pubblica. Un caso che riaccende il dibattito sulle conseguenze delle misure cautelari adottate sulla base di accuse poi rivelatesi infondate.

Si finge amico di un nipote e ruba oggetti in oro nella casa di una donna a Sambuca

Ancora un furto e sempre con modalità particolari con il malvivente che riesce ad entrare nella casa di una donna, a Sambuca, fingendosi amico di un nipote, e che poi ruba.


L’uomo è entrato in casa e approfittando di un momento di distrazione della donna si è subito portato nella camera da letto dove ha rubato un orologio, un anello e un paio di orecchini in oro per un valore complessivo di qualche migliaio di euro.

La sambucese quando si è resa conto di avere subito il furto ha avvisato i carabinieri che hanno fatto scattare le indagini nel tentativo di individuare il malvivente.

Assegno di mantenimento, lo perdi se lavori senza dirlo all’ex coniuge: nuova sentenza della Cassazione

Chi inizia a lavorare di nascosto e continua a chiedere l’assegno di mantenimento all’ex coniuge perde automaticamente il diritto al sostegno economico. A chiarirlo è una nuova pronuncia della Corte di Cassazione, che rafforza un orientamento ormai consolidato: il mantenimento spetta solo a chi si trova in una reale condizione di bisogno.

Con l’ordinanza n. 617/2026, la Suprema Corte ha inoltre riconosciuto un ruolo centrale alle prove raccolte da investigatori privati, soprattutto quando vengono confermate dalla loro testimonianza diretta in aula.

Lavorare in segreto fa perdere il mantenimento

Il principio affermato è netto:
👉 non si può chiedere l’assegno di mantenimento dichiarando di essere disoccupati se, in realtà, si svolge un’attività lavorativa, anche non formalizzata.

Secondo la Cassazione, quando emerge una contraddizione tra quanto dichiarato in giudizio e la situazione reale, il diritto al mantenimento viene meno. Il sostegno economico post-separazione non è una rendita automatica, ma una misura assistenziale che presuppone:

  • assenza di redditi adeguati;
  • impossibilità concreta di mantenersi da soli.

Il caso: la donna che lavorava di nascosto dopo la separazione

La vicenda riguarda una donna che aveva chiesto l’assegno di mantenimento all’ex marito, sostenendo di non avere un’occupazione stabile. I giudici di merito avevano però respinto la richiesta, sulla base di indagini svolte da un investigatore privato incaricato dall’uomo.

Dalle verifiche era emerso che, dopo la separazione, la donna:

  • si recava quotidianamente presso una società immobiliare;
  • rispettava orari regolari;
  • frequentava stabilmente la sede dell’agenzia.

Elementi che, secondo i giudici, dimostravano un inserimento lavorativo effettivo e una concreta possibilità di autosostentamento.

La decisione della Cassazione: ricorso respinto

La donna aveva impugnato la decisione sostenendo che:

  • la relazione investigativa non dimostrava un lavoro stabile;
  • mancava la prova di un vero reddito.

La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che:

  • la continuità e regolarità dell’attività osservata;
  • l’attivazione concreta nel mondo del lavoro,

sono sufficienti per escludere lo stato di bisogno. Non serve dimostrare un contratto a tempo indeterminato: è sufficiente provare l’autonomia economica o la capacità di raggiungerla.

Il ruolo decisivo dell’investigatore privato in tribunale

Un passaggio centrale dell’ordinanza riguarda il valore probatorio delle indagini private. La Corte ha chiarito che:

  • la relazione investigativa, da sola, ha valore indiziario;
  • ma diventa prova piena quando l’investigatore viene ascoltato in aula come testimone oculare.

La testimonianza diretta, resa sotto giuramento, consente al giudice di basarsi su:

  • osservazioni personali;
  • dati cronologici precisi;
  • descrizione dettagliata dei comportamenti.

In questo modo, la prova investigativa assume piena dignità processuale.

Trasparenza obbligatoria nei procedimenti di separazione

La sentenza lancia un messaggio chiaro a chi chiede l’assegno di mantenimento:

  • nascondere un lavoro è rischioso;
  • le indagini private possono smascherare situazioni non veritiere;
  • il giudice può revocare o negare il mantenimento anche in presenza di redditi non elevati.

Il mantenimento non tutela chi sceglie di simulare uno stato di disoccupazione, ma solo chi è realmente impossibilitato a mantenersi.

Le conseguenze pratiche

Alla luce di questo orientamento:

  • chi lavora senza dichiararlo rischia di perdere il mantenimento;
  • le prove investigative sono oggi ampiamente utilizzabili nei tribunali;
  • la testimonianza dell’investigatore può ribaltare l’esito di una causa.

In sintesi, l’assegno di mantenimento non sopravvive alla mancanza di trasparenza: chi trova un’occupazione deve comunicarlo, perché la dipendenza economica non può essere costruita su presupposti falsi.

Triplice delitto nei Nebrodi, la Procura indaga per omicidio volontario

La Procura di Patti procede con l’ipotesi di reato di omicidio volontario nell’inchiesta sulla morte dei tre cacciatori Antonio Gatani, 82 anni, Davis Pino, 26 anni, e Giuseppe Pino, 44 anni, trovati senza vita nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi messinesi, uccisi a colpi di fucile.

Nell’ambito delle indagini è stato sottoposto all’esame dello Stub A.S., contadino cinquantenne e amico della vittima più anziana, insieme ad altri cacciatori. L’esito dell’esame potrebbe però non essere decisivo. L’uomo era solito andare a caccia e potrebbe presentare residui di polvere da sparo anche per contaminazione.

Secondo quanto emerso, l’indagato la mattina della strage si era recato a caccia con Antonio Gatani, per poi allontanarsi dal luogo in cui successivamente sono stati trovati i corpi. Il cinquantenne ha sempre svolto lavori saltuari in campagna, tra cui la potatura degli alberi e lavori agricoli per privati. Non è sposato, non ha mai avuto un impiego stabile e vive con il fratello a Montagnareale. Conosceva Gatani da molti anni.

Intanto le salme dei tre cacciatori sono state restituite alle famiglie. I funerali di Antonio Gatani si terranno venerdì prossimo a Patti. Le esequie di Davis Pino e Giuseppe Pino, originari di San Pier Niceto, si svolgeranno nello stesso giorno alle ore 15 nella piazza del paese, secondo il rito dei Testimoni di Geova.