Lago Arancio, Catanzaro porta a Sciacca Sammartino e snobba l’amministrazione comunale

Un confronto concreto sul futuro del Lago Arancio e sulle prossime stagioni irrigue del territorio, ma con un’assenza che non passa inosservata: quella del sindaco di Sciacca e dell’amministrazione comunale, non rappresentata al tavolo neanche dal suo assessore al ramo, Francesco Dimino.

È questo il quadro emerso dall’incontro promosso dal capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, Michele Catanzaro, che ha portato a Sciacca l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, riunendo attorno allo stesso tavolo le principali organizzazioni agricole del territorio.
Alla riunione hanno preso parte Coldiretti, Copagri, Confagricoltura e Uci, oltre ai rappresentanti del Dipartimento regionale dell’Agricoltura, per fare il punto sulla situazione del Lago Arancio e sul progetto strategico del sollevamento Basso Belice Carboj, infrastruttura attesa da anni dagli agricoltori della Valle del Belice e del comprensorio di Sciacca.
Un progetto cruciale che consentirebbe di recuperare le acque del fiume Belice, oggi disperse in mare, convogliandole nell’invaso del Lago Arancio e garantendo così una risorsa idrica fondamentale per migliaia di ettari di terreni agricoli.

Un’opera considerata indispensabile per assicurare continuità produttiva e stabilità economica a un comparto sempre più in difficoltà a causa delle emergenze idriche.
Catanzaro ha definito l’incontro «un passaggio fondamentale per programmare con serietà le prossime stagioni irrigue e dare risposte certe a un comparto che non può più attendere», raccogliendo le preoccupazioni e le richieste avanzate direttamente dai produttori agricoli.
Nel corso del confronto, l’assessore regionale Luca Sammartino ha confermato l’impegno assunto dal governo regionale già nel maggio 2025, su sollecitazione dello stesso Catanzaro, assicurando che entro il 2026 sarà realizzata l’infrastruttura del sollevamento, indispensabile per il recupero delle risorse idriche del Belice.
Alla riunione era presente anche il commissario del Consorzio di Bonifica Sicilia Occidentale, Baldo Giarraputo, che ha rassicurato gli agricoltori sui volumi d’acqua disponibili nel Lago Arancio: secondo le stime, l’invaso potrebbe raggiungere 12 milioni di metri cubi, quantità sufficiente a garantire una regolare attività irrigua nei territori serviti.
Non meno rilevante l’annuncio, fornito dallo stesso assessore Sammartino e dal Dipartimento regionale, relativo all’aggiudicazione di un appalto da circa 7 milioni di euro, finanziato con fondi FSC 2021/2027, per la manutenzione straordinaria delle condotte e degli idranti nei territori irrigui del comprensorio di Sciacca, intervento atteso da anni e ritenuto essenziale per ridurre sprechi e inefficienze.
Catanzaro ha espresso soddisfazione per la presenza dell’assessore Sammartino e per la disponibilità dimostrata dal governo regionale nel dare seguito alle richieste dell’agricoltura di Sciacca, Menfi, Sambuca di Sicilia e Santa Margherita Belice, territori che attendono risposte concrete per tutelare produzioni di eccellenza e garantire stabilità alle aziende agricole.
Resta però un dato politico evidente: l’assenza totale dell’amministrazione comunale di Sciacca a un tavolo in cui si è discusso del futuro idrico e agricolo del territorio.

Sciacca, carenza di chirurghi e paziente fragile trasferito a Ribera: interrogazione di La Vardera

La grave carenza di personale chirurgico all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca e il trasferimento di un paziente fragile presso il presidio ospedaliero di Ribera, privo di reparto di rianimazione, finiscono al centro di un’interrogazione parlamentare urgente presentata all’Assemblea regionale siciliana.
A firmarla è il deputato regionale Ismaele La Vardera, che ha chiesto una risposta orale immediata al presidente della Regione Siciliana e all’assessore regionale alla Salute.
Lo scorso 28 gennaio all’ospedale di Sciacca si sarebbe verificato un episodio definito “grave”, legato alla cronica carenza di medici nell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia.

Attualmente, infatti, il reparto può contare su soli tre dirigenti medici chirurghi; al momento dei fatti, due di questi risultavano assenti per malattia, rendendo impossibile l’esecuzione di un intervento chirurgico urgente.
Il paziente, definito fragile, è stato quindi trasferito all’ospedale “Fratelli Parlapiano” di Ribera, dove l’intervento è stato effettuato dall’Unità Operativa Semplice di Chirurgia. Una volta stabilizzato, il paziente è stato nuovamente trasferito a Sciacca.
Una scelta organizzativa che solleva forti perplessità, dal momento che il presidio di Ribera è privo di reparto di rianimazione, elemento ritenuto essenziale nella gestione delle emergenze post-operatorie, soprattutto in presenza di pazienti fragili.

Secondo l’interrogante, il percorso clinico imposto al paziente sarebbe stato complesso e potenzialmente rischioso, esponendolo a criticità che avrebbero potuto essere evitate.
Nell’atto parlamentare si sottolinea inoltre che, secondo fonti interne, sarebbe stato possibile adottare una soluzione alternativa: inviare i chirurghi di Ribera a Sciacca, garantendo così l’intervento in un contesto dotato di rianimazione ed evitando il trasferimento del paziente.
L’episodio, secondo La Vardera, mette in luce gravi carenze nella gestione delle risorse umane e nel coordinamento tra i presidi ospedalieri di Sciacca e Ribera, che dovrebbero operare in maniera complementare ma che, nei fatti, mostrano una mancata integrazione reale. Una situazione che rischia di tradursi in un peggioramento della qualità e della sicurezza delle cure per un vasto bacino territoriale.
Con l’interrogazione, il deputato chiede di sapere:
se il governo regionale sia a conoscenza dei fatti e se non ritenga che la gestione del caso abbia esposto il paziente a un rischio evitabile;
quali siano state le motivazioni che hanno portato al trasferimento del paziente in un presidio privo di rianimazione;
quali iniziative si intendano adottare per rendere effettiva l’integrazione funzionale tra gli ospedali di Sciacca e Ribera;
se non si ritenga opportuno avviare una verifica ispettiva interna sull’organizzazione dei servizi e sulla gestione delle emergenze chirurgiche nei presidi dell’ASP di Agrigento.

Lite in piazza tra minorenni degenera, scattano cinque divieti di accesso nelle zone della movida

Nuova stretta della polizia di Stato contro la movida violenta. Il questore di Agrigento, Tommaso Palumbo, ha disposto cinque provvedimenti di allontanamento nei confronti di altrettanti minorenni coinvolti in una rissa avvenuta lo scorso 14 dicembre in piazza Sant’Angelo, a Licata.

L’episodio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori del commissariato di Pubblica sicurezza anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, sarebbe scoppiato per alcune “parole di troppo” e avrebbe coinvolto un gruppo numeroso di giovani, alcuni dei quali ancora in corso di identificazione.

Sulla base degli accertamenti della questura di Agrigento, ai cinque ragazzi è stato imposto il divieto di frequentare la zona della rissa e le aree immediatamente vicine per la durata di un anno.

Durante i controlli è stato inoltre individuato un altro soggetto, non coinvolto direttamente nella rissa, che però si trovava sul posto nonostante fosse già destinatario di un precedente provvedimento di allontanamento per una rissa avvenuta l’8 giugno scorso in un locale di Licata. Per la violazione del divieto, l’uomo è stato denunciato all’Autorità giudiziaria.

La Regione accelera: aiuti immediati alle imprese siciliane colpite dal ciclone Harry

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La Regione Siciliana passa dalle parole ai fatti e mette in campo i primi aiuti economici per le imprese colpite dal ciclone Harry.

Il governo guidato da Renato Schifani ha approvato in giunta il bando che avvia la prima fase di ristori, con un contributo a fondo perduto minimo di 5 mila euro destinato alle attività economiche rimaste ferme a causa del maltempo.
È l’inizio di un piano di sostegno strutturato e progressivo, che nelle prossime settimane sarà rafforzato da una seconda fase di interventi: un programma di finanziamenti agevolati che prevede il 60 per cento di credito a tasso zero e il 40 per cento a fondo perduto, con tre anni di pre-ammortamento.
“È un segnale concreto e immediato di attenzione verso le imprese duramente colpite», ha dichiarato il presidente della Regione Renato Schifani. «Durante i sopralluoghi avevo assunto un impegno chiaro: intervenire subito, con strumenti rapidi ed efficaci. Abbiamo istituito una cabina di regia, stanziato le risorse e definito un meccanismo snello di erogazione per consentire alle aziende di ripartire, soprattutto in vista della prossima stagione estiva, decisiva per il turismo balneare e per l’economia siciliana”.
Il provvedimento, che sarà pubblicato la prossima settimana con decreto dell’assessorato regionale delle Attività produttive, dispone di una dotazione complessiva di 23 milioni di euro: 20 milioni stanziati dalla Regione attraverso la legge approvata all’Ars e 3 milioni provenienti dalla Protezione civile.

L’erogazione dei contributi sarà affidata a Irfis-FinSicilia, la finanziaria regionale, e i ristori saranno cumulabili con futuri sostegni regionali e statali.
Data l’urgenza dell’intervento, il bando introduce deroghe significative alle procedure ordinarie: per accedere ai contributi sarà sufficiente presentare una perizia giurata di un professionista, senza obbligo di Durc né di documentazione sulla regolarità fiscale.

Una scelta netta per ridurre i tempi e rimuovere gli ostacoli burocratici.
Possono presentare domanda micro, piccole e medie imprese, comprese associazioni ed enti del terzo settore, che gestiscono stabilimenti balneari o attività sui litorali siciliani, incluse le isole minori.

Le richieste dovranno essere inviate all’assessorato delle Attività produttive, indicando dati del richiedente, conto corrente intestato all’impresa e indirizzo Pec per le comunicazioni.
La piattaforma informatica sarà attivata entro la seconda metà di febbraio e resterà aperta per 30 giorni. Al termine, l’assessorato redigerà la graduatoria con l’obiettivo di erogare i contributi entro la fine di marzo.
Sempre a febbraio prenderà il via anche la fase due dei ristori, gestita attraverso il Fondo Sicilia di Irfis, che metterà a disposizione contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero fino a un massimo di 400 mila euro per impresa, con inizio del rimborso dopo tre anni. Risorse destinate alla ricostruzione, ristrutturazione e piena riattivazione delle attività economiche colpite dal ciclone.

Sanità pubblica e incarichi di partito, Catanzaro: “In Sicilia il modello non cambia”

La nomina di un dirigente sanitario a commissario di un partito politico riaccende il dibattito sulla separazione tra potere pubblico e potere politico in Sicilia.

A sollevare la questione è il capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, Michele Catanzaro, dopo la notizia – riportata dagli organi di stampa – della designazione del direttore sanitario dell’ospedale di Ribera tra i commissari regionali della Democrazia Cristiana.
Secondo Catanzaro, la scelta appare particolarmente discutibile anche alla luce del momento attraversato dal partito, con figure apicali coinvolte in indagini giudiziarie.

Un contesto che, a suo avviso, rende ancora più fragile il confine tra ruoli istituzionali e responsabilità politiche.
“La sanità pubblica siciliana – afferma il capogruppo Pd – è un settore strategico e delicatissimo, segnato da anni di disservizi e criticità. Dovrebbe rappresentare un presidio di neutralità e competenza tecnica. Quando un dirigente sanitario assume un incarico di vertice in un partito politico si crea un corto circuito che rischia di minare la credibilità delle istituzioni”.
Catanzaro parla di un modello che fatica a rinnovarsi e di una sovrapposizione tra burocrazia e politica che continua a caratterizzare il sistema regionale.

Una dinamica che, sottolinea, contribuisce ad alimentare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche.
“In una Regione in cui la fiducia è già fragile – conclude – ogni scelta che rafforza la percezione di una burocrazia ‘di partito’ indebolisce ulteriormente il rapporto tra cittadini e Stato. In casi come questo, sarebbe eticamente corretto rinunciare all’incarico politico o sospendersi dal ruolo sanitario. I siciliani chiedono trasparenza, competenza e responsabilità”.

Tra cartapesta e volontariato, il Carnevale di Sciacca guarda al sociale

Anche nel 2026 il Carnevale di Sciacca si conferma appuntamento legato alla solidarietà. Accanto ai carri e alla cartapesta, la manifestazione rinnova il suo impegno verso la comunità, trasformando l’allegria in gesti di inclusione e vicinanza a chi vive situazioni di fragilità.

Le iniziative collaterali sono coordinate dall’associazione L’AltraSciacca, attraverso il progetto SciacCarnevale, in collaborazione con Futuris e Record Eventi e con il patrocinio del Comune di Sciacca, in particolare dell’assessorato alla Famiglia e alle Politiche sociali. Un lavoro di rete che punta a rendere il Carnevale un patrimonio davvero accessibile a tutti.

Tra le prime iniziative il “Costume di carnevale sospeso”. Il 5 febbraio sarà possibile donare costumi nuovi o usati presso l’Armadio solidale di salita Di Paola, gestito dalle volontarie Avulss. I vestiti raccolti saranno poi distribuiti gratuitamente il 10 febbraio, sia all’Armadio solidale che nelle Vetrine della chiesa dei Cappuccini, per permettere soprattutto ai bambini di vivere pienamente la festa.

Con il progetto “Carnevale per tutti”, tra il 16 e il 17 febbraio, i gruppi mascherati porteranno musica e colori nei reparti dell’Ospedale, raggiungendo la Neuroriabilitazione Maugeri e la Pediatria, oltre alla casa circondariale.

Il Museo del Carnevale ospiterà inoltre diverse testimonianze del lavoro delle associazioni locali. Dal pannello per i 400 anni della festa realizzato da Crescere Insieme, all’abito delle volontarie Avulss, fino alle installazioni di Agape, Autos e agli interventi della Caa Equipe di Sciacca e di Algea Menfi.

Alcamo, coltivava marijuana in casa con allaccio abusivo alla rete elettrica: arrestato 43enne

Aveva realizzato una serra indoor per la coltivazione di marijuana all’interno della propria abitazione estiva, alimentando l’impianto con un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica.

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alcamo hanno arrestato un 43enne palermitano con le accuse di coltivazione di sostanze stupefacenti e furto aggravato di energia elettrica.
L’operazione è scaturita da un’attività investigativa che ha portato i militari dell’Arma a effettuare una perquisizione domiciliare.

All’interno dell’immobile è stata scoperta una vera e propria serra indoor, dotata di potenti lampade e sistemi di riscaldamento, con un totale di 133 piante di cannabis indica, alte tra i 60 centimetri e un metro.
Le lampade, lasciate accese ininterrottamente giorno e notte, hanno insospettito i Carabinieri, che hanno avviato accertamenti sul contatore elettrico e sui consumi. Le verifiche hanno consentito di appurare che l’abitazione era interamente allacciata in modo illecito alla rete pubblica.
Le piante sono state estirpate e distrutte. L’uomo è stato arrestato e, dopo l’udienza di convalida, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte di personale specializzato per quantificare con precisione l’energia elettrica sottratta nel tempo.

Pericolo alberi a Sciacca, il vento ne abbatte uno anche in piazza Friscia

Anche la città di Sciacca da giorni è a rischio per la caduta di alberi a causa del forte vento.

Il caso più eclatante in via De Gasperi, nell’area del liceo Bonachia, ma continuano ad arrivare segnalazioni da più parti.

Nelle scorse ore il vento ha abbattuto un albero in piazza Friscia. Nella zona ci sono anche le panchine.

Adesso si attende la rimozione da parte del Comune.

Licata, stretta dei Carabinieri contro l’abusivismo commerciale: sequestri e sanzioni per oltre 80 mila euro

Prosegue senza sosta l’attività di controllo del territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Licata, impegnati in una capillare azione di contrasto al fenomeno dell’abusivismo commerciale, finalizzata alla tutela della legalità, della salute pubblica e del decoro urbano.
Il commercio abusivo rappresenta infatti non solo una forma di concorrenza sleale ai danni degli operatori che rispettano le regole, ma anche un potenziale rischio per la sicurezza alimentare dei cittadini, oltre a contribuire al degrado degli spazi urbani.
Nel corso dei servizi svolti negli ultimi mesi, i militari dell’Arma hanno sottoposto a controllo oltre venti venditori ambulanti, accertando numerose irregolarità. In particolare, sono state riscontrate violazioni relative alla vendita di prodotti alimentari privi dei requisiti di tracciabilità e conservati in condizioni non conformi alle normative igienico-sanitarie.
Le verifiche hanno portato all’applicazione di sanzioni amministrative per un importo complessivo superiore a 80 mila euro e al sequestro di ingenti quantitativi di merce destinata alla vendita illegale. In totale sono stati sequestrati oltre 200 chilogrammi di prodotti ittici, più di 4 tonnellate di frutta e circa 2 tonnellate di verdura.
In diverse circostanze, la frutta e la verdura giudicate idonee al consumo, al termine delle verifiche previste dalla normativa, sono state devolute alle parrocchie del territorio attraverso la Caritas Diocesana, permettendo di destinare gli alimenti alle fasce più fragili della popolazione.

Sciacca, allarme Chirurgia al “Giovanni Paolo II”: Gaetano Cognata denuncia la carenza di medici

La carenza di chirurghi all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca torna al centro del dibattito politico e sanitario. A lanciare l’allarme è il consigliere comunale Gaetano Cognata di Fratelli d’Italia che interviene duramente dopo il recente trasferimento di un paziente fragile presso l’ospedale di Ribera per un intervento urgente, resosi necessario a causa dell’improvvisa assenza di chirurghi in servizio nel presidio saccense.
Secondo quanto emerso, l’assenza per malattia di due dei tre soli chirurghi in organico avrebbe di fatto paralizzato l’attività del reparto, rendendo inevitabile il trasferimento del paziente.

Una scelta che solleva ulteriori criticità, dal momento che l’ospedale di Ribera, pur potendo contare su professionisti qualificati, è privo del reparto di Rianimazione, fondamentale nella gestione dei casi post-operatori più complessi.
“Non si tratta di un episodio isolato, ma del sintomo evidente di una sofferenza strutturale arrivata al punto di rottura”, afferma Cognata.

“È inaccettabile che una struttura che serve un bacino d’utenza così ampio possa contare su appena tre chirurghi. In queste condizioni non è possibile garantire continuità assistenziale, reperibilità e sicurezza per i pazienti”.
Il consigliere comunale critica inoltre il ricorso forzato alla cosiddetta complementarità tra i presidi di Sciacca e Ribera: “Questa logica dovrebbe servire a potenziare l’offerta sanitaria del territorio, non a coprire carenze organizzative croniche. Trasferire un paziente fragile in un ospedale senza rianimazione rappresenta un rischio che non può essere considerato accettabile”.
Da qui l’appello diretto ai vertici dell’Asp di Agrigento e all’Assessorato Regionale alla Salute. Cognata chiede un intervento immediato per il potenziamento del reparto di Chirurgia del “Giovanni Paolo II”, attraverso nuove assunzioni e una programmazione che metta al riparo il servizio sanitario locale da emergenze prevedibili.
“Non è più tempo di promesse o di soluzioni tampone – conclude –. Occorre ristabilire la piena operatività dell’ospedale di Sciacca per garantire il diritto alla salute e la sicurezza di tutto il territorio. In Consiglio comunale mi farò promotore di ogni iniziativa utile affinché questa situazione venga affrontata con la massima priorità”.
29 gennaio 2026