Furto di lampadari e danneggiamento alle Terme, chiesta condanna degli imputati


Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 2 anni e un mese di reclusione per Mario Di Benedetto, di 37 anni, e ad 8 mesi per Tonino Giordano, di 32, i saccensi accusati di avere rubato due grandi lampadari in ferro e vetro e di danneggiato una finestra per accedere allo stabilimento delle Terme di Sciacca.

Il processo si celebra dinanzi al giudice monocratico Fabio Passalacqua e riguarda fatti che si riferiscono al 7 maggio 2022.

La difesa, con l’avvocato Mauro Tirnetta, sostiene che le immagini della videosorveglianza non provano la responsabilità dei due perché anche altri erano presenti. Il penalista saccense ha avanzato al giudice anche la richiesta di non doversi procedere per carenza di querela che è stata proposta da un dipendente, persona diversa dal legale rappresentante. La sentenza è prevista il 27 febbraio 2026.

Montagnareale, tre uomini trovati morti in un bosco: uccisi a colpi d’arma da fuoco


Prendono corpo le ipotesi investigative sulla morte dei tre uomini trovati senza vita in una zona boschiva di contrada Caristia, nel territorio di Montagnareale, piccolo comune del Messinese sui Nebrodi settentrionali.

Secondo le prime informazioni, i corpi sarebbero stati crivellati da colpi d’arma da fuoco.
Le vittime erano uscite nella mattinata per una battuta di caccia.

A lanciare l’allarme è stato un amico, preoccupato per il mancato rientro dei tre, che si è recato nella zona e ha scoperto i cadaveri, avvisando immediatamente il numero unico di emergenza 112.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il magistrato di turno della Procura di Patti. Le tre vittime sono state identificate, ma le generalità non sono state rese note.
Gli inquirenti stanno valutando diverse ipotesi: non si esclude che possa essersi trattato di un tragico errore durante la battuta di caccia oppure di un omicidio-suicidio maturato al termine di una lite.

La zona, impervia e isolata, è stata posta sotto sequestro per consentire i rilievi e gli accertamenti balistici.
Le indagini sono in corso per chiarire l’esatta dinamica dei fatti.

Palermo, sequestrate 21 tonnellate di totano argentino: sanzioni per etichette irregolari

Ventuno tonnellate di totano argentino congelato sono state sequestrate nel corso di un’ispezione effettuata dai militari presso un grossista del capoluogo siciliano.

Il carico, proveniente dal Sud America, era destinato alla distribuzione nei mercati locali.
Nel corso dei controlli, l’attenzione degli ispettori si è concentrata sulla documentazione e sull’etichettatura dei prodotti ittici, che presentavano una doppia indicazione linguistica, in italiano e in spagnolo.

Dal confronto tra le due versioni è emerso che le informazioni riportate in lingua italiana non coincidevano con quelle indicate nella lingua d’origine, compromettendo la corretta e trasparente tracciabilità del prodotto lungo la filiera.
A seguito delle irregolarità riscontrate, la Guardia Costiera ha avviato immediatamente i contatti con lo spedizioniere italiano, richiedendo al fornitore argentino i certificati di cattura originali, necessari per verificare la legittima provenienza della merce.
In via cautelativa, per evitare l’immissione sul mercato regionale di prodotto non correttamente tracciato, è stato disposto il sequestro amministrativo dell’intero quantitativo.

Al grossista è stata inoltre comminata una sanzione di 1.500 euro per la violazione delle normative nazionali ed europee in materia di etichettatura e informazione al consumatore.

L’omicidio di via Buoni Amici a Ribera, Ruvolo ammesso all’abbreviato condizionato


Il giudice del Tribunale di Sciacca Dino Toscano, accogliendo la richiesta della difesa, ha ammesso all’abbreviato condizionato Ciro Ruvolo, di 51 anni, agricoltore di Ribera, accusato dell’omicidio di Mahjoub Aymen, il tunisino di 31 anni ucciso il 10 febbraio 2025 in via Buoni Amici.

Gli avvocati Aldo Rossi e Antonio Palmieri avevano avanzato la richiesta finalizzata a verificare la capacità di intendere e di volere del riberese al momento del fatto e la sua capacità di stare in giudizio.

Il 10 febbraio nuova udienza per l’incarico al perito. Accolta anche la richiesta di sentire un consulente delle difesa a proposito della dinamica dei fatti.

Ruvolo nell’interrogatorio di garanzia rendendo dichiarazioni spontanee ha respinto le accuse a suo carico. Il cinquantunenne avrebbe detto di trovarsi da altra parte di Ribera nelle ore in cui sono avvenuti i fatti. E sarebbe stato con altre persone.

Le telecamere di videosorveglianza avrebbero svolto un ruolo importante nella vicenda e non soltanto quelle che coprono l’area del centro dove il tunisino è stato ucciso.

Affitti brevi, arriva la stretta UE: tetto alle notti vendibili e nuovi limiti nei centri storici

L’Unione europea prepara una svolta sul mercato degli affitti brevi, introducendo limiti più stringenti nelle aree ad alta pressione abitativa. Il nuovo Piano casa UE, che entrerà a regime dal 2026, punta a riequilibrare il rapporto tra turismo e diritto all’abitare, senza vietare l’home sharing ma imponendo regole proporzionate e mirate.

Nessuna guerra agli affitti brevi, ma regole comuni

La stretta europea non è un attacco diretto a piattaforme come Airbnb, né un divieto generalizzato delle locazioni turistiche. L’obiettivo di Bruxelles è piuttosto quello di evitare effetti distorsivi sul mercato immobiliare, soprattutto nei centri storici e nelle città a forte vocazione turistica, dove gli affitti brevi rischiano di ridurre drasticamente l’offerta di case per i residenti.

Il principio guida sarà quello della proporzionalità: le limitazioni scatteranno solo dove il fenomeno assume dimensioni tali da compromettere l’equilibrio abitativo.

Affitti brevi nel Piano casa europeo

La regolazione delle locazioni turistiche entra ufficialmente nel Piano casa europeo, presentato dalla Commissione UE e destinato a tradursi in un regolamento vincolante entro fine anno.

Durante un’audizione al Parlamento europeo, il Commissario UE per l’Energia e la Casa, Dan Jørgensen, ha chiarito che la strategia comunitaria mira a correggere gli effetti negativi degli affitti brevi senza azzerarne i benefici economici.

Aree sotto stress abitativo e ruolo centrale dei Comuni

Il cuore della riforma sarà l’individuazione delle aree sotto stress abitativo. Non ci sarà una regola unica valida per tutta l’Europa:

  • le misure saranno territorialmente differenziate;
  • i Comuni avranno un ruolo chiave, con maggiori poteri e certezze giuridiche.

Secondo le stime della Commissione europea, in alcuni quartieri italiani le locazioni turistiche rappresentano fino al 20% dello stock abitativo, con effetti diretti sull’aumento dei canoni e sulla scarsità di alloggi per i residenti. Per questo l’attenzione si concentrerà soprattutto sui centri storici di grandi città come Roma e Firenze.

Tetto massimo alle notti affittabili

Tra gli strumenti più rilevanti allo studio c’è l’introduzione di un tetto annuale alle notti vendibili per gli affitti brevi nelle zone dichiarate sature.

Si tratta di una misura già adottata in alcune città europee, pensata per:

  • contrastare l’uso speculativo degli immobili;
  • favorire il ritorno a locazioni stabili, come affitti a lungo termine o a canone concordato.

Affitti brevi solo in alta stagione? L’ipotesi UE

Un’altra opzione riguarda la stagionalità. In determinati contesti, l’UE valuta la possibilità di consentire gli affitti brevi solo nei mesi di alta stagione, destinando gli immobili, nel resto dell’anno, a finalità ritenute più meritevoli di tutela, come l’affitto agli studenti fuori sede.

Una soluzione “intermedia” che risponde alla logica del riequilibrio tra domanda turistica e carenza cronica di alloggi.

Distinzione tra host professionali e non professionali

La riforma europea introduce anche una netta distinzione tra host professionali e occasionali.

Chi gestisce più immobili come attività imprenditoriale sarà soggetto a standard più stringenti, simili a quelli del settore alberghiero, sia in termini di sicurezza sia di responsabilità. Al contrario, chi affitta saltuariamente una stanza o una seconda casa potrà continuare a farlo con regole più leggere.

In Italia, questo percorso è già stato avviato con le recenti novità fiscali e regolamentari.

Più case a prezzi accessibili: il lato “costruttivo” del Piano UE

Il Piano casa europeo non si limita a porre limiti, ma affianca misure per aumentare l’offerta abitativa. I Comuni potranno utilizzare:

  • strumenti urbanistici dedicati;
  • procedure semplificate per permessi di costruire e varianti urbanistiche.

L’obiettivo è rafforzare l’edilizia residenziale, sociale o convenzionata, compensando la riduzione dell’offerta turistica con nuove soluzioni abitative per i residenti.

Controlli, dati e trasparenza dal 2026

A completare il quadro normativo interviene il Regolamento UE 2024/1028, operativo dal 2026. Integrandosi con il CIN – Codice Identificativo Nazionale (in vigore dal 2025), la norma introduce:

  • regole comuni sull’identificazione degli immobili;
  • obblighi di condivisione dei dati per le piattaforme online;
  • un monitoraggio più efficace anche sul piano fiscale.

Una nuova fase per gli affitti brevi in Europa

Trasparenza e proporzionalità diventano così i pilastri delle nuove regole UE sugli affitti brevi. L’intervento europeo punta a uniformare le regole tra gli Stati membri, restituendo centralità al diritto all’abitare e al ruolo delle amministrazioni locali, senza cancellare il valore economico del turismo.

Oblio oncologico, stop alle discriminazioni assicurative: cosa cambia da oggi per chi ha avuto un tumore

Chi ha superato una malattia oncologica non potrà più essere discriminato dalle assicurazioni. Con il provvedimento attuativo emanato il 15 gennaio dall’Ivass, diventa finalmente operativo il diritto all’oblio oncologico previsto dalla legge n. 193/2023, segnando un passaggio di grande rilievo sociale e civile.

Secondo i dati diffusi dagli oncologi dell’Aiom, in Italia vivono oggi circa 3,7 milioni di persone dopo una diagnosi di cancro: per tutte loro si apre una nuova fase di piena parità nell’accesso a polizze e servizi assicurativi.

Cos’è il diritto all’oblio oncologico

Il diritto all’oblio oncologico consente alle persone guarite da un tumore di non dover più dichiarare la precedente malattia nei rapporti giuridici ed economici, una volta trascorso un determinato periodo di tempo dalla fine dei trattamenti e in assenza di recidive.

In pratica, il passato clinico non può più essere utilizzato contro il cittadino per:

  • negare una polizza assicurativa;
  • aumentare il premio;
  • inserire clausole peggiorative o esclusioni di garanzia;
  • richiedere visite mediche o accertamenti sanitari non giustificati.

I tempi per esercitare il diritto all’oblio

La legge stabilisce termini precisi entro i quali il diritto diventa pienamente esercitabile:

  • 10 anni dalla conclusione del trattamento attivo, in assenza di recidive;
  • 5 anni se la patologia è insorta prima dei 21 anni di età;
  • termini più brevi per specifiche casistiche cliniche individuate dalla normativa.

Una volta maturati questi requisiti, il passato oncologico diventa giuridicamente irrilevante.

Cosa non possono più fare le assicurazioni

Con il provvedimento Ivass, le compagnie e gli intermediari assicurativi devono adeguarsi obbligatoriamente alla legge. In particolare, non potranno più:

  • chiedere informazioni su patologie oncologiche pregresse;
  • utilizzare dati sanitari già acquisiti per valutare il rischio o modificare le condizioni contrattuali;
  • sottoporre il cliente a visite o indagini sanitarie collegate a una malattia ormai superata.

Il divieto vale in fase di stipula, rinnovo e per tutta la durata del contratto. Restano esclusi soltanto i prodotti RC Auto, per i quali il dato sanitario è considerato irrilevante.

Documentazione precontrattuale e nuovi obblighi informativi

Ivass ha inoltre imposto alle compagnie l’aggiornamento della documentazione precontrattuale prevista dai Regolamenti n. 40 e 41 del 2018.

Nei Moduli Unici Precontrattuali (MUP) e nei Documenti Informativi Precontrattuali aggiuntivi (DIP) dovrà essere inserita una sezione specifica dedicata all’oblio oncologico, chiarendo che i soggetti tutelati:

  • non sono tenuti a fornire informazioni sulla malattia pregressa;
  • non possono essere sottoposti ad accertamenti sanitari collegati ad essa.

Cancellazione dei dati sanitari: obbligo entro 30 giorni

Il provvedimento introduce anche un divieto di raccolta e un obbligo di cancellazione dei dati sanitari. Le imprese assicurative dovranno eliminare ogni informazione relativa a patologie oncologiche pregresse entro 30 giorni dalla ricezione della certificazione di avvenuto oblio.

Si tratta di una misura centrale per contrastare la cosiddetta tossicità finanziaria, ovvero l’insieme di svantaggi economici che possono colpire una persona anche dopo la guarigione.

Controlli e tutele per i cittadini

Il rispetto delle nuove regole sarà vigilato sia dall’Ivass sia dal Garante per la protezione dei dati personali.

In caso di violazioni o comportamenti discriminatori, il cittadino potrà presentare ricorso all’Arbitro Assicurativo, strumento pensato per garantire una tutela rapida ed efficace senza ricorrere subito al giudice.

Un passo di civiltà che diventa concreto

Lo stesso Ivass ha definito il provvedimento “un atto di grande civiltà e senso etico”. Per la prima volta, il diritto all’oblio oncologico viene tradotto in regole operative vincolanti, capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana di milioni di persone.

L’obiettivo è chiaro: consentire a chi ha vinto il cancro di accedere alle assicurazioni alle stesse condizioni di tutti gli altri, senza discriminazioni, sospetti o penalizzazioni legate a un passato clinico che non ha più alcuna rilevanza.


Borgo dello Stazzone, danni per un milione dall’ultima mareggiata

E’ il borgo marinaro dello Stazzone a pagare il prezzo più alto a Sciacca dalla violenta mareggiata che, una settimana fa, ha colpito gran parte della costa siciliana. A distanza di sette giorni, il fronte mare si presenta come un vero e proprio campo di battaglia.
I grossi massi della massicciata, divelti dalla furia delle onde, giacciono ora sullo slargo, testimonianza evidente della potenza del mare, ma anche del lento intervento dell’amministrazione comunale. I massi sono ancora laddove l’acqua li ha spinti. Ingenti i danni registrati alle strutture di protezione costiera, alla pavimentazione e all’impianto di illuminazione pubblica.
Particolarmente critica la situazione del porticciolo, già interdetto prima dell’evento: le condizioni attuali impongono la demolizione dell’opera, ormai compromessa in modo irreversibile.
Secondo quanto certificato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Sciacca, i danni subiti soltanto allo Stazzone ammontano a circa un milione di euro. Una somma per la quale è stata avanzata richiesta di copertura attraverso i fondi della Protezione Civile. A parte i danni della mareggiata, resta in sospesa l’area dell’ex ristorante “Al porticello” che resta malamente interdetta e delimitata.

Intanto, i componenti del Comitato del Borgo dello Stazzone chiede l’immediata rimozione dei massi mentre il consigliere comunale Alessandro Curreri e’ al lavoro per richiedere non solo interventi importanti nella zona ma anche per inserire anche lo Stazzone nell’area di competenza dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale.

Calamità a Sciacca, la protesta degli agricoltori O.A.L.A.

L’esclusione di Sciacca dall’elenco dei comuni per i quali è stato dichiarato lo stato di calamità naturale continua a generare forte preoccupazione. A intervenire è l’associazione agricola O.A.L.A., che attraverso il presidente Nino Ciaccio esprime una netta protesta contro una decisione ritenuta incomprensibile alla luce dei danni subiti dal territorio in seguito al nubifragio del 20 gennaio.

Secondo l’associazione, parlare di calamità a Sciacca non è una forzatura, ma una constatazione basata su effetti evidenti e diffusi che hanno colpito settori strategici dell’economia locale. L’assenza di un riconoscimento ufficiale viene vissuta come una grave mancanza di attenzione verso un territorio già fortemente provato.

I danni causati dal nubifragio del 20 gennaio

Il bilancio tracciato da O.A.L.A. è definito drammatico. Le piogge torrenziali e il vento impetuoso hanno causato la distruzione di impianti arborei, con danni irreversibili ad agrumeti e colture ortive. Un colpo pesante per un comparto che rappresenta il cuore produttivo del territorio.
In questo scenario, l’esclusione della calamità a Sciacca viene letta come un segnale di sottovalutazione delle reali condizioni in cui versano numerose aziende agricole, già in difficoltà prima dell’evento atmosferico.

Marineria in difficoltà

Il nubifragio non ha risparmiato il settore marittimo. Le violente mareggiate hanno provocato momenti di forte tensione e causato danni alle strutture e ai mezzi della flotta saccense. Anche la marineria, parte essenziale dell’economia cittadina, si trova oggi ad affrontare conseguenze che incidono direttamente sulla continuità delle attività.

Crisi idrica e ricadute sociali

Alla devastazione causata dal nubifragio si aggiunge una crisi idrica definita senza precedenti. La siccità sta portando alla chiusura di numerose aziende agricole, con effetti sociali rilevanti per centinaia di famiglie. Un contesto che rende ancora più urgente il riconoscimento della calamità a Sciacca, considerata dall’associazione uno strumento necessario per evitare il collasso definitivo del comparto.

L’appello alle istituzioni

Il presidente Nino Ciaccio chiede una rettifica immediata da parte della Protezione Civile e del Governo Regionale. Escludere Sciacca dallo stato di calamità, secondo O.A.L.A., significa lasciare il territorio senza gli strumenti necessari per affrontare una crisi che è già realtà.

L’associazione sollecita inoltre l’amministrazione comunale a farsi portavoce della richiesta in ogni sede istituzionale, affinché venga riconosciuta ufficialmente la calamità a Sciacca e garantiti i ristori indispensabili alla sopravvivenza delle imprese locali.

Il sindaco Ruvolo: “Il Comune di Ribera dispone di terreni per case popolari” (Video)


Il Comune di Ribera non vuole fermarsi all’assegnazione, per quale si è già insediata una commissione, di 17 alloggi popolari, 9 dei quali degli immobili di Largo Martiri di via Fani di recente realizzazione. Gli altri sono stati costruiti in precedenza, non più abitati, requisiti e che possono essere riassegnati.

Altra novità, infatti, è che il Comune con il sindaco, Matteo Ruvolo, è in contatto con l’Iacp a cui ha manifestato la disponibilità dell’amministrazione a mettere a disposizione altre aree per la realizzazione di immobili.

“A breve vedrò il presidente dell’Iacp Medici e il direttore generale La Russa – dice il sindaco di Ribera – per verificare le condizioni per costruire altri alloggi: abbiamo gli spazi disponibili affinché l’Iacp possa chiedere i finanziamenti e realizzare nuovi alloggi”.

Enna, il 12 marzo al via il processo al vescovo Gisana per falsa testimonianza

Si aprirà il prossimo 12 marzo il processo con rito abbreviato a carico del vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e del suo vicario giudiziale Vincenzo Murgano.

Entrambi sono accusati di falsa testimonianza nell’ambito del procedimento penale che ha portato alla condanna del sacerdote Giuseppe Rugolo, riconosciuto colpevole in appello e condannato a tre anni di reclusione per violenza sessuale su minori.
La vicenda giudiziaria non è ancora chiusa. La Procura generale di Caltanissetta ha infatti presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione della Corte d’Appello di riconoscere la tenuità delle condotte per alcuni degli episodi di abuso contestati a Rugolo.
Nel corso dell’udienza predibattimentale e’ stato ammesso l’unica parte civile, il giovane che denunciò il sacerdote.