Cuffaro resta ai domiciliari, decisione del Riesame

Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, resterà agli arresti domiciliari. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Palermo, che ha respinto la richiesta dei suoi avvocati di revocare la misura cautelare disposta nei suoi confronti.
Secondo l’accusa, Cuffaro avrebbe avuto un ruolo centrale in un presunto sistema di gestione illecita di nomine, concorsi e appalti, in particolare nel settore della sanità siciliana.

I giudici hanno ritenuto ancora presenti le esigenze cautelari, confermando la decisione già presa dal giudice per le indagini preliminari.

Respinta anche la richiesta di riesame presentata da Vito Raso, ex autista e collaboratore di Cuffaro, per il quale resta l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. L’inchiesta è tuttora in corso e la difesa starebbe valutando ulteriori iniziative legali.

Tragico frontale nella notte a Ragusa, un giovane di 19 anni perde la vita

Un grave incidente stradale si è verificato nella notte a Ragusa. Intorno alle 4:15, lungo la strada provinciale 60 che collega il capoluogo a Santa Croce Camerina, in contrada Cisternazzi, nei pressi dell’ospedale Giovanni Paolo II, due autovetture si sono scontrate frontalmente.

Nel violento impatto ha perso la vita sul colpo il conducente di una Lancia Y, un giovane di 19 anni. Ferito invece il conducente dell’altra vettura coinvolta, un’Alfa Romeo Mito, un 22enne, che è stato trasportato in ospedale per le cure del caso.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della polizia stradale per i rilievi e la ricostruzione della dinamica, i vigili del fuoco per la messa in sicurezza del tratto stradale e i carabinieri a supporto per la gestione della viabilità. Le cause dello scontro sono in fase di accertamento.

Porto di Gela, il Tribunale di Palermo riconosce gli incentivi per funzioni tecniche

Il Tribunale di Palermo ha riconosciuto il diritto agli incentivi per funzioni tecniche maturati da due tecnici della Regione Siciliana nell’ambito del progetto per la realizzazione del porto di Gela. Con due recenti sentenze, il Giudice del Lavoro ha rigettato le opposizioni proposte dall’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità, confermando la validità dei decreti ingiuntivi già emessi.
Le pronunce riguardano le prestazioni svolte da un dirigente e da un funzionario regionali, incaricati rispettivamente come Responsabile Unico del Procedimento e come supporto tecnico per il progetto “Gela (Cl) – 2014-2020 – Trasporto marittimo”. L’importo complessivo riconosciuto è pari a circa cinquecentomila euro, a titolo di incentivi per funzioni tecniche.

Le contestazioni dell’Assessorato sugli incentivi per funzioni tecniche

L’Assessorato delle Infrastrutture aveva proposto opposizione sostenendo che l’incarico non fosse stato completato, poiché mancava la validazione finale del progetto da porre a base di gara. Inoltre, l’Amministrazione regionale aveva eccepito il presunto superamento del limite massimo annuo del 50% del trattamento economico lordo previsto dalla normativa in materia di incentivi per funzioni tecniche.
I tecnici, costituitisi in giudizio, hanno invece evidenziato come la normativa vigente non subordini la maturazione dell’incentivo alla validazione finale del progetto, ma richieda l’approvazione in linea tecnica, regolarmente intervenuta nel 2019 con il parere favorevole della Commissione Regionale dei Lavori Pubblici.

Approvazione del progetto e diritto al compenso

Il Giudice del Lavoro ha condiviso tale ricostruzione, chiarendo che gli incentivi per funzioni tecniche devono essere commisurati alla percentuale di raggiungimento del risultato. L’unica causa di esclusione totale del compenso è rappresentata dall’imputabilità al tecnico del mancato finanziamento o della mancata approvazione del progetto, circostanza non riscontrata nel caso in esame.

Il limite del 50% e la posizione dei dirigenti

Quanto al limite del 50% del trattamento economico lordo annuo, il Tribunale ha precisato che tale tetto non si applica al personale con qualifica dirigenziale. Un chiarimento rilevante per la corretta applicazione della disciplina sugli incentivi per funzioni tecniche all’interno della Pubblica Amministrazione.

Incarichi pluriennali e calcolo degli incentivi

Un ulteriore profilo affrontato riguarda gli incarichi di durata pluriennale, svolti in questo caso tra il 2003 e il 2018. Il Giudice ha chiarito che, per tali incarichi, il calcolo dell’eventuale limite annuo deve avvenire ripartendo il compenso complessivo sui singoli anni di svolgimento dell’attività.

Una decisione di rilievo per la Pubblica Amministrazione siciliana

Con la convalida dei decreti ingiuntivi, ai due professionisti è stato garantito il pagamento integrale delle somme spettanti per oltre quindici anni di attività tecnica legata a un intervento infrastrutturale di rilievo strategico.

Adduttore dal Verdura al Castello, il sindaco di Burgio: “Nessun danno per le campagne”

Sono in corso lavori che vengono eseguiti anche nell’area di Burgio per convogliare acqua dal fiume Verdura alla diga Castello.

Quest’intervento ha causato preoccupazione tra i proprietari degli agrumeti che costeggiamo il fiume e che effettuano il prelievo di acqua attraverso propri impianti.

Per il sindaco di Burgio, Enzo Galifi, non è una preoccupazione fondata perché sono chiari i termini della questione.

“Quest’adduttore convoglierà l’acqua del fiume Verdura nella diga Castello – dice il sindaco Galifi – ma solo nei mesi invernali e non durante la stagione estiva. Praticamente, quest’acqua se non venisse convogliata finirebbe in mare. Io vigilerò sui lavori, ma tranquillizzo gli agricoltori perché quest’acqua verrà convogliata nella diga Castello soltanto nei mesi invernali. Quando l’acqua, invece, servirà per i territori dei comuni, come Burgio, Villafranca Sicula e Lucca, che si trovano nella zona più alta del fiume l’impianto non sarà in funzione”.

Emergenza idrica, via libera al piano di potenziamento dei dissalatori siciliani

Il commissario straordinario nazionale per l’emergenza idrica ha dato l’ok al programma di interventi di lungo periodo destinato a rafforzare la capacità produttiva dei dissalatori di Gela, Porto Empedocle e Trapani.

L’operazione sarà finanziata con uno stanziamento complessivo di 41 milioni e 758 mila euro.
Gli impianti, entrati in funzione nei mesi scorsi nella loro fase iniziale, rappresentano un tassello fondamentale della strategia contro la carenza d’acqua in Sicilia.

Tuttavia, sia la struttura commissariale sia la cabina di regia regionale sottolineano che l’emergenza non può ancora dirsi risolta, rendendo necessario un ulteriore salto di qualità.
Nel dettaglio, per i dissalatori di Gela e Trapani è previsto un potenziamento significativo: la portata verrà raddoppiata fino a raggiungere i 192 litri al secondo per ciascun impianto. Per Porto Empedocle, invece, il piano conferma l’attuale capacità di 96 litri al secondo, alla quale si aggiungerà un nuovo modulo da 24 litri al secondo e la realizzazione di una vasca di accumulo da circa 3.500 metri cubi, pensata per assicurare la continuità del servizio anche in caso di malfunzionamenti.
Le indicazioni sono contenute nel decreto firmato dal commissario straordinario Nicola Dell’Acqua. La prima fase di attivazione degli impianti aveva già richiesto risorse pari a oltre 79 milioni di euro, provenienti in larga parte dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc). Con il nuovo piano, le istituzioni puntano a rendere più stabile e affidabile l’approvvigionamento idrico in un territorio ancora esposto agli effetti della crisi.

Tentato omicidio ai Rotoli, chiesti 16 anni di carcere per Francesco Lupo

Sedici anni di reclusione per tentato omicidio. È la richiesta avanzata dal pubblico ministero Federica La Chioma nei confronti di Francesco Lupo, imputato per la sparatoria avvenuta il 22 dicembre 2024 davanti al cimitero dei Rotoli. La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria davanti al giudice per l’udienza preliminare Giuseppina Zampino.
Secondo l’accusa, Lupo avrebbe tentato di uccidere Antonino Fragali, operaio della Reset, esplodendo diversi colpi di pistola al culmine di una spedizione punitiva. Per la Procura si sarebbe trattato di una vendetta: Lupo riteneva Fragali coinvolto nel commando che nel 2019, allo Zen, uccise il padre e il fratello dell’imputato.
Di diverso avviso la difesa. Gli avvocati Giovanni Castronovo e Vincenzo Giambruno sostengono che l’episodio sia riconducibile a un regolamento di conti per ragioni private. Gli stessi legali hanno chiesto il passaggio dal rito immediato, richiesto dalla Procura di Palermo, al rito abbreviato. Intanto il tribunale del riesame ha già accolto alcune tesi difensive, eliminando l’aggravante della premeditazione.
La scena dell’agguato è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza. Nei filmati compaiono anche i volti di due presunti complici di Lupo, al momento rimasti ignoti. L’episodio si è verificato intorno alle 9 del mattino, in un’area molto frequentata da persone dirette al camposanto. Dopo una discussione, Fragali sarebbe stato colpito e raggiunto da quattro colpi di pistola, esplosi con una Beretta calibro 9 con matricola abrasa.
I tre uomini sarebbero arrivati a bordo di una Volkswagen Taigo. Dopo gli spari, l’imputato sarebbe stato invitato a risalire in auto e il gruppo si sarebbe allontanato in direzione Mondello. Fragali, rimasto cosciente, ha indicato agli agenti della squadra mobile il nome di Lupo come autore dell’agguato. Trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Sofia, è sopravvissuto dopo un intervento chirurgico.
Sul luogo dell’aggressione sono stati rinvenuti bossoli, cartucce inesplose e alcuni indumenti utilizzati per prestare i primi soccorsi. Le indagini hanno poi portato al ritrovamento della Volkswagen allo Zen: si trattava di un’auto di cortesia consegnata a Lupo mentre la sua vettura era in officina. L’arma sarebbe stata gettata da un balcone durante le perquisizioni: all’interno di un sacchetto di plastica sono stati trovati la pistola, una chiave con la targa dell’auto e capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati dall’uomo ripreso nei video. Ora la decisione passa al giudice.

Assegno di Inclusione, fino a 3.000 euro se apri un’attività: ecco come ottenere il beneficio addizionale

L’Assegno di Inclusione non è solo un sostegno al reddito per chi si trova in difficoltà economica. All’interno della misura è previsto anche un incentivo economico specifico per chi decide di rimettersi in gioco, avviando un’attività autonoma o imprenditoriale. Si tratta del cosiddetto beneficio addizionale ADI, che può arrivare fino a 3.000 euro e rappresenta un aiuto concreto per chi sceglie la strada del lavoro indipendente.

Vediamo nel dettaglio in cosa consiste, a chi spetta e quali requisiti sono richiesti.


Assegno di Inclusione: non solo sussidio, ma percorso verso il lavoro

L’Assegno di Inclusione (ADI) è stato introdotto dal decreto-legge n. 48 del 4 maggio 2023 (Decreto Lavoro) con una logica diversa rispetto alle precedenti misure di contrasto alla povertà. L’obiettivo non è limitarsi a garantire un aiuto economico temporaneo, ma favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei beneficiari.

Per questo motivo, l’ADI è strutturato come un percorso personalizzato, che punta all’autonomia economica del nucleo familiare. In questo quadro si inseriscono alcuni strumenti premiali, pensati per incentivare chi dimostra una reale volontà di rientrare nel mercato del lavoro, anche attraverso il lavoro autonomo.


Il beneficio addizionale: cos’è e perché è importante

Tra gli strumenti meno conosciuti dell’Assegno di Inclusione c’è il beneficio addizionale per l’avvio di un’attività. Si tratta di un contributo economico una tantum, riconosciuto ai beneficiari ADI che decidono di:

  • avviare un’attività di lavoro autonomo
  • aprire un’impresa individuale
  • entrare come soci in una cooperativa

Il contributo non è una semplice integrazione mensile dell’assegno, ma un aiuto mirato per affrontare le spese iniziali: apertura della Partita IVA, costi amministrativi, prime attrezzature o investimenti di base. L’obiettivo è ridurre il rischio economico della fase di avvio e rendere sostenibile una scelta imprenditoriale che, senza supporto, potrebbe risultare troppo onerosa.


Il limite dei 12 mesi: quando va avviata l’attività

Per accedere al beneficio addizionale è fondamentale rispettare un requisito temporale preciso.
La normativa stabilisce che l’attività lavorativa deve essere avviata entro i primi 12 mesi di fruizione dell’Assegno di Inclusione.

Chi avvia l’attività oltre questo termine, anche se continua a percepire l’ADI, perde il diritto al contributo aggiuntivo. La logica è chiara: lo Stato incentiva chi utilizza il periodo iniziale del sostegno pubblico per costruire un percorso di autonomia reale e immediato.


Fino a 3.000 euro in un’unica soluzione: quanto spetta

Dal punto di vista economico, il beneficio addizionale ADI corrisponde a sei mensilità dell’Assegno di Inclusione, con un tetto massimo di 500 euro per ciascuna mensilità.

In pratica:

  • importo massimo riconoscibile: 3.000 euro
  • erogazione: in un’unica soluzione
  • pagamento subordinato alla verifica dei requisiti previsti dalla legge

Il contributo viene riconosciuto solo dopo l’effettivo avvio dell’attività e le verifiche da parte degli enti competenti.


Non solo i 3.000 euro: altri vantaggi fiscali e contributivi

L’avvio di un’attività da parte di un beneficiario ADI può essere accompagnato anche da ulteriori agevolazioni, che rendono l’iniziativa ancora più conveniente.

Tra le principali:

  • riduzione del 50% dei contributi INPS, prevista dalla Legge di Bilancio 2024 per chi avvia un’attività autonoma;
  • regime forfettario al 5% per i primi cinque anni di attività, introdotto dalla Legge n. 190/2014, che consente una tassazione estremamente ridotta.

Combinando il beneficio addizionale, gli sconti contributivi e la tassazione agevolata, l’Assegno di Inclusione si trasforma da semplice sussidio in un vero strumento di partenza per costruire un lavoro autonomo e duraturo.

Caltagirone, cade in bici in un burrone privo di guardrail: 16enne salvata da un automobilista

Poteva trasformarsi in una tragedia l’incidente avvenuto nel primo pomeriggio di oggi lungo la Strada provinciale 194 “Signore del Soccorso”, ma il pronto intervento di un automobilista di passaggio e una serie di fortunate circostanze hanno evitato conseguenze ben più gravi.
Una ragazza di 16 anni, di nazionalità straniera, ha perso il controllo della propria bicicletta mentre affrontava una curva, proseguendo dritto e finendo in una scarpata priva di guardrail. L’episodio si è verificato poco dopo le 13 su un tratto di strada recentemente interessato da lavori di manutenzione.
Durante la caduta, la giovane ha sfiorato un’autovettura in transito, una Ford Kuga. Il conducente, resosi immediatamente conto di quanto accaduto, si è fermato e si è attivato senza esitazioni per prestare soccorso. Insieme ad altre persone accorse sul posto, è riuscito a raggiungere la ragazza, a trarla in salvo e a metterla in sicurezza, allertando poi i soccorsi.
Determinante, secondo quanto emerso, la presenza di alcuni tronchi lungo la scarpata, che hanno attutito la caduta evitando esiti più drammatici. La giovane è stata affidata alle cure del personale sanitario.
L’episodio riaccende l’attenzione sulle condizioni di sicurezza di alcuni tratti stradali del territorio, in particolare sull’assenza di barriere protettive in punti potenzialmente pericolosi.

Scuola, in arrivo il nuovo Bonus libri scolastici per la scuola superiore: requisiti, ISEE e come funziona

Nel contesto di una fase economica ancora segnata da inflazione e aumento dei prezzi dei beni essenziali, il tema del sostegno alle famiglie torna centrale nel dibattito sulla Legge di Bilancio. Tra le misure allo studio del Governo spicca l’introduzione di un nuovo Bonus libri scolastici destinato agli studenti delle scuole superiori, pensato per alleggerire i costi legati all’istruzione secondaria di secondo grado.

L’intervento si inserisce in un pacchetto più ampio di misure sociali finalizzate a contrastare gli effetti del carovita sui bilanci familiari, con particolare attenzione alle spese considerate imprescindibili, come quelle per la scuola.

Un nuovo fondo nazionale per sostenere le famiglie

La novità principale riguarda l’istituzione di un Fondo nazionale dedicato all’acquisto dei libri scolastici, che sarà finanziato a partire dal 2026 con una dotazione strutturale di 20 milioni di euro l’anno. Le risorse saranno trasferite ai Comuni, che avranno il compito di gestire l’erogazione del contributo alle famiglie aventi diritto.

Il fondo sarà collocato nello stato di previsione del Ministero dell’Interno, mentre l’attuazione operativa della misura sarà definita da un decreto interministeriale, firmato congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

A chi spetta il Bonus libri scolastici

Il nuovo bonus sarà riservato ai nuclei familiari con un ISEE non superiore a 30.000 euro. Potranno beneficiarne esclusivamente le famiglie con studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, quindi licei, istituti tecnici e professionali.

Il contributo potrà essere utilizzato per l’acquisto dei libri di testo adottati ufficialmente dalle scuole, inclusi anche i manuali in formato digitale, sempre più diffusi nei percorsi didattici delle superiori.

Modalità di erogazione e ruolo dei Comuni

L’erogazione del Bonus libri non avverrà in modo automatico. Saranno i Comuni a stabilire le modalità pratiche di accesso, sulla base dei criteri fissati dal decreto attuativo. Le amministrazioni locali dovranno inoltre garantire un sistema di rendicontazione e monitoraggio, così da assicurare che le risorse siano utilizzate esclusivamente per le finalità previste.

Uno degli obiettivi dichiarati della misura è evitare sovrapposizioni con altri strumenti di sostegno già esistenti, come contributi regionali o agevolazioni scolastiche locali, garantendo un utilizzo equo e mirato dei fondi pubblici.

Quando entra in vigore la misura

Secondo le anticipazioni emerse durante l’esame parlamentare della Manovra, il Bonus libri scolastici dovrebbe entrare in vigore dal 2026, una volta completato l’iter legislativo e pubblicati i decreti attuativi necessari.

Fino all’approvazione definitiva della Legge di Bilancio e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le disposizioni restano in fase di definizione. Sarà quindi fondamentale monitorare i prossimi passaggi parlamentari per conoscere i dettagli operativi e le tempistiche precise.

Un aiuto concreto contro il caro scuola

L’introduzione del Bonus libri per la scuola superiore rappresenta un segnale di attenzione verso un costo spesso sottovalutato, ma che pesa in modo significativo sulle famiglie, soprattutto nei primi anni delle scuole superiori. Se confermata, la misura potrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso allo studio, sostenendo il diritto all’istruzione in una fase economica complessa.

Francofonte, sciolto il Consiglio comunale: decisiva la mancata approvazione del bilancio

Il Consiglio comunale di Francofonte è stato ufficialmente sciolto dopo il mancato via libera alla variazione del Bilancio di previsione 2025-2027, un atto considerato essenziale per la stabilità finanziaria dell’ente.

Il provvedimento è stato adottato il 23 dicembre con decreto del presidente della Regione Siciliana, ponendo fine all’esperienza amministrativa avviata dopo le elezioni comunali del 2023.
La crisi istituzionale si trascinava da mesi, tra sedute andate a vuoto, assenze strategiche e uno scontro politico sempre più acceso che aveva paralizzato l’attività dell’aula.

Il passaggio decisivo risale al 26 novembre, quando il Consiglio ha respinto la proposta di variazione di bilancio.

Da lì è scattata la procedura prevista dalla normativa regionale: diffida formale, nomina di un commissario ad acta e concessione di un ultimo termine per l’approvazione, scaduto senza esito alla mezzanotte del 30 novembre.
Di fronte all’inerzia dell’assemblea, il 3 dicembre la Regione è intervenuta in via sostitutiva, approvando la variazione contabile e certificando l’inadempienza del Consiglio comunale. A quel punto è scattata l’applicazione dell’articolo 109/bis dell’Ordinamento degli enti locali, che prevede lo scioglimento dell’organo consiliare.
Il Comune di Francofonte entra così in una fase di commissariamento. Alla guida dell’ente resterà il sindaco Daniele Lentini, ma l’attività amministrativa sarà affiancata da un commissario regionale fino al ritorno alle urne.

Un epilogo annunciato, che segna uno dei momenti più delicati della recente storia politica cittadina.