M5S: “Richiesta di arresto per Cuffaro e Pace, duro colpo al governo Schifani. Ora tolga la spina”

La richiesta di arresto per Salvatore Cuffaro e per l’ex deputato regionale Carmelo Pace, insieme ad altri esponenti della sanità siciliana, riaccende le tensioni politiche a Palazzo d’Orléans e alimenta le critiche al governo regionale. A intervenire con toni durissimi è il Movimento 5 Stelle, che parla di “ennesimo colpo alla credibilità dell’esecutivo Schifani”.

A firmare l’attacco sono il coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, e il capogruppo pentastellato a Sala d’Ercole, Antonio De Luca, affiancati dalla deputazione nazionale del Movimento.

Secondo i 5 Stelle, le nuove vicende giudiziarie – pur riferite a indagini in corso e non a sentenze – si inseriscono in un quadro già compromesso dalle recenti inchieste che hanno coinvolto due assessori regionali, Sammartino e Amata, e il presidente dell’Ars Galvagno, esponenti di partiti che sostengono la maggioranza.

“Crediamo sia arrivato il momento – affermano Di Paola e De Luca – che il presidente Schifani prenda atto della situazione e tolga la spina a un governo che non ha prodotto risultati apprezzabili per i siciliani. Un esecutivo che ha affossato definitivamente la sanità e che continua a essere paralizzato da litigi interni per la spartizione delle poltrone”.

I vertici del M5S sottolineano di essere consapevoli che “non si è di fronte a una sentenza”, ma giudicano comunque “preoccupanti le troppe ombre che avvolgono il governo Schifani”, che ritengono ormai “delegittimato”. A loro avviso, le notizie giudiziarie degli ultimi mesi rischiano di “scavare un solco sempre più profondo tra cittadini e istituzioni”.

Intanto, il governatore Renato Schifani si è espresso sull’indagine: “La mia piena fiducia – ha detto – nell’operato della magistratura, che svolge con rigore e senso dello Stato il proprio compito di accertare la verità dei fatti. Gli indagati potranno dimostrare, nelle sedi opportune, la loro estraneità alle contestazioni mosse dalla Procura”.

“Quanto emerso stamattina dalla stampa – e’ il commento invece, di Ismaele La Vardera, il deputato regionale leader di Controcorrente lascia spazio a un quadro macabro e pericoloso della cosa pubblica. Sia chiaro, siamo garantisti e sicuri che procura e istituzioni faranno del loro meglio per portare alla luce la verità. Ma davanti a quanto emerso oggi su Cuffaro, Romano e tanti altri della Dc, Schifani non può di certo restare a guardare, il presidente della Regione deve necessariamente tutelare l’immagine della Sicilia e usare il pugno duro”.

Inchiesta su appalti, con Cuffaro indagato anche Pace

La Procura di Palermo ha avanzato una richiesta di arresti domiciliari per 18 persone nell’ambito dell’inchiesta su presunti appalti truccati.

Tra i nomi di spicco dell’indagine figurano oltre che l’ l’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore “Totò” Cuffaro e il parlamentare di “Noi Moderati” Saverio Romano anche il riberese Carmelo Pace, capogruppo della Dc all’Ars. Insieme agli altri indagati, sono accusati – a vario titolo – di associazione per delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

I carabinieri del Ros hanno notificato a tutti gli interessati l’invito a comparire davanti al gip per un interrogatorio preventivo. Solo dopo le audizioni il giudice deciderà se accogliere o meno la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura. Per Romano, essendo parlamentare, potrebbe rendersi necessaria anche l’autorizzazione a procedere.

Tutti gli indagati

Oltre a Cuffaro, Romano e Pace, la richiesta di domiciliari riguarda: Antonio Abbonato, 53 anni, Ferdinando Aiello, 53 anni, Paolo Bordonaro, 59 anni (Canicattini Bagni), Alessandro Maria Caltagirone, 54 anni, Roberto Colletti, 66 anni (Siculiana), ex direttore generale Arnas Civico, Salvatore Cuffaro, 67 anni (Raffadali), Maroco Damone, 51 anni, Giuseppa Di Mauro, 60 anni (Lentini), Vito Fazzino, 43 anni (Siracusa), Antonio Iacono, 66 anni, Mauro Marchese, 65 anni (Napoli), Sergio Mazzola, 61 anni (Belmonte Mezzagno), Carmelo Pace, 54 anni, ex sindaco di Ribera e attuale capogruppo Dc all’Ars, Vito Raso, 62 anni, Francesco Saverio Romano, 61 anni, Paolo Emilio Russo, 62 anni (Catania), Giovanni Giuseppe Tomasino, 54 anni, Alessandro Vetro, 45 anni, imprenditore edile di Favara.

Procura di Palermo: chiesti i domiciliari per 18 persone, tra cui Cuffaro e il deputato Romano

La Procura di Palermo ha avanzato una richiesta di arresti domiciliari per 18 persone nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Tra gli indagati figurano l’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano.

I carabinieri del Ros hanno notificato agli indagati l’invito a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per un interrogatorio preventivo. Sarà solo dopo questa fase che il gip deciderà se accogliere la richiesta della Procura e disporre i domiciliari nei confronti di Cuffaro e degli altri coinvolti.

Per quanto riguarda il deputato Saverio Romano, un’eventuale misura cautelare richiederà inoltre la richiesta formale al Parlamento dell’autorizzazione a procedere.

L’inchiesta prosegue, mentre si attendono le valutazioni del gip dopo gli interrogatori programmati.

Operazione antidroga Marsala, sei arresti dei carabinieri

Una nuova operazione antidroga a Marsala ha portato all’arresto di sei persone accusate di far parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. L’operazione, condotta dai carabinieri di Marsala su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è scattata alle prime ore di questa mattina, con l’impiego di oltre trenta militari e il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia.

Il blitz nel quartiere Sappusi

Durante l’operazione antidroga Marsala, i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo. Le perquisizioni, svolte anche con l’ausilio dell’unità cinofila di Palermo, hanno interessato abitazioni, veicoli e persone legate al gruppo criminale, con l’obiettivo di rinvenire droga, armi, denaro e documenti utili all’indagine.

Le indagini hanno permesso di documentare la riorganizzazione del sodalizio, già colpito in passato dall’operazione “Virgilio”, che aveva parzialmente disarticolato la rete di spaccio nel popolare quartiere Sappusi di Marsala.

Traffico di cocaina e crack

Grazie a tecniche investigative tradizionali e strumenti tecnologici, gli inquirenti hanno ricostruito il sistema di approvvigionamento e vendita di cocaina e crack, individuando canali di rifornimento e punti di spaccio. L’attività investigativa ha anche fatto emergere un duro sistema di recupero crediti interno all’organizzazione, che prevedeva vere e proprie estorsioni ai danni di pusher e clienti indebitati.

In alcuni casi, i debitori sarebbero stati costretti a consegnare la carta prepagata del reddito di cittadinanza come garanzia del debito contratto con i vertici del gruppo.

Arresti, sequestri e segnalazioni

Nel corso dell’indagine, i carabinieri hanno già arrestato in flagranza due persone, segnalato decine di assuntori alla Prefettura e sequestrato 500 grammi di cocaina-crack. L’operazione antidroga Marsala rappresenta un nuovo e importante colpo inferto al traffico di stupefacenti nella provincia di Trapani, confermando l’impegno costante dell’Arma dei Carabinieri nella lotta alla criminalità organizzata.

Stretta sulle indennità di disoccupazione: con le nuove regole 2025, chi riceve Naspi, Dis-Coll o Iscro rischia di perdere l’assegno anche dopo un solo rifiuto a un’offerta di lavoro considerata “idonea”.

Con l’ultimo decreto del Governo Meloni, approvato nel Consiglio dei Ministri, cambia profondamente il sistema degli ammortizzatori sociali. L’obiettivo? Rafforzare le politiche attive del lavoro e limitare la concessione dei sussidi a chi non partecipa attivamente alla ricerca di un impiego.

Obbligo di iscrizione al portale Siisl

Dal 2025, tutti i disoccupati che percepiscono Naspi, Dis-Coll o Iscro dovranno iscriversi obbligatoriamente alla piattaforma Siisl, caricando il proprio curriculum e sottoscrivendo il Patto di attivazione digitale. In caso di mancata iscrizione:

  • Verrà decurtato il 25% della prima mensilità;
  • Se l’inadempimento persiste, si perderà l’intero assegno.

Il Patto di Servizio diventa vincolante

Entro 45 giorni dalla registrazione, i percettori di Naspi e Dis-Coll devono firmare anche il Patto di servizio personalizzato. In caso di mancata sottoscrizione o assenza ingiustificata al Centro per l’Impiego, il diritto all’indennità decade.


Quando un’offerta di lavoro è “obbligatoria”

Un’offerta di lavoro inviata tramite la piattaforma Siisl non può essere rifiutata se rispetta tutti e quattro questi requisiti:

  1. Settore coerente con il precedente impiego;
  2. Mansioni simili a quelle svolte in passato;
  3. Retribuzione pari almeno all’ultimo stipendio percepito;
  4. Distanza massima di 20 km dal Comune dell’ultimo lavoro.

➡️ In questo caso, un solo rifiuto comporta la perdita immediata del sussidio.


Offerte meno vantaggiose: si possono rifiutare?

Le offerte con retribuzione inferiore fino al 10%, sede di lavoro entro 50 km e mansioni coerenti con il titolo di studio, possono essere rifiutate solo due volte. Al terzo rifiuto, il sussidio decade.


Possibilità di ricorso: attenzione ai tempi

In caso di decadenza o taglio dell’assegno, il disoccupato può presentare ricorso, motivando la propria impossibilità a rispettare gli obblighi. Tuttavia:

  • L’esito non è garantito;
  • In caso di conferma della sanzione, occorre attendere 2 mesi prima di presentare una nuova domanda.

Un cambio di paradigma

Il nuovo sistema introduce un principio di condizionalità rigida: il sussidio non è più un diritto “automatico”, ma subordinato all’impegno attivo nella ricerca del lavoro. Il Governo mira così a favorire un reinserimento rapido nel mercato, anche con offerte meno vantaggiose, ma ritenute congrue.

Resta da capire se questo approccio porterà a un reale miglioramento dell’occupazione o finirà per penalizzare i più vulnerabili.

Sciacca, l’opposizione: “Abbiamo garantito noi il regolare svolgimento del consiglio”

I gruppi consiliari di opposizione dopo la seduta ad alta tensione di ieri sera in consiglio comunale rivendicano oggi il loro ruolo e lanciano un messaggio politico chiaro: “Abbiamo agito per senso di responsabilità e per il bene della città”.

L’opposizione ha infatti deciso di restare in aula, consentendo l’approvazione dei punti all’ordine del giorno nonostante la fase di forte instabilità che sta attraversando l’amministrazione comunale.

Rendiconto: opposizione presente ma astenuta

Sulla delibera del rendiconto, i consiglieri di minoranza hanno scelto l’astensione. Una decisione – spiegano – «assunta con senso istituzionale», ricordando che nei prossimi giorni arriverà a Sciacca il commissario incaricato per completare l’iter previsto dalla legge. «Non volevamo arrecare alcun danno all’ente», sottolineano, «ma favorire il normale percorso amministrativo».

Variante urbanistica approvata grazie alla presenza dell’opposizione

Eclatante quanto avvenuto subito dopo: con la sola presenza in aula dell’opposizione, è stata approvata la variante urbanistica necessaria alla realizzazione dei nuovi capannoni destinati ai carri allegorici del Carnevale. Un atto considerato essenziale per la città e per la tutela di una delle sue tradizioni più identitarie.

«Ancora una volta – affermano i gruppi di opposizione – abbiamo dimostrato che, quando si tratta dell’interesse di Sciacca, sappiamo assumerci le nostre responsabilità, al di là delle appartenenze politiche».

«Maggioranza allo sfascio, parlino i fatti»

Sulla crisi che sta scuotendo la coalizione di governo, l’opposizione mantiene toni misurati ma lascia trapelare un giudizio netto: «Preferiamo non commentare oltre. I fatti, ormai sotto gli occhi di tutti, parlano chiaramente. La maggioranza continua a sfaldarsi».

E chiudono: «Continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà e responsabilità. Il nostro unico obiettivo resta il bene della città di Sciacca».

Capannoni del Carnevale di Sciacca, il centrodestra in solitaria approva la variante: “Nostra promessa ai carristi”

Via libera alla variante di destinazione d’uso del terreno dove dovrà sorgere il progetto per la realizzazione dei capannoni del Carnevale di Sciacca.

Il punto e’ stato votato dai gruppi di centrodestra più la consigliera Carmela Santangelo durante la seduta del consiglio comunale di ieri sera. Un voto che si è svolto in un clima surreale con solo i consiglieri comunali di centrodestra in aula e Fabio Leonte, unico rappresentante dell’amministrazione in quel momento presente seduto tra i banchi della giunta. Sindaco assente alla seduta per motivi personali.

Poco prima si era consumato l’abbandono della seduta dei consiglieri di maggioranza seguiti dagli assessori del Pd dopo la presentazione di un documento politico destinato a far discutere e che impone un “aut aut” al primo cittadino rispetto la crisi di coalizione in atto.

Anche i consiglieri Maurizio Blo’ e Raimondo Brucculeri hanno abbandonato l’aula al momento del voto sul punto della variante. I componenti del centrodestra pur esplicitando diverse perplessità in merito al progetto dei capannoni contenuti in un verbale della commissione Urbanistica che il presidente Ignazio Bivona ha spiegato durante la discussione generale in aula, hanno voluto andare avanti in quello che è il primo passo. La variante dovrà nuovamente tornare in aula e per il via libera al progetto di realizzazione dei capannoni lo stesso Centrodestra ha chiesto all’amministrazione un piano finanziario e di gestione.

“E’ una promessa – ha detto il consigliere della Dc Alberto Sabella nel corso del suo intervento per motivare il voto – che avevamo preso con i carristi. E noi le promesse le vogliamo mantenere”. Ai più la votazione del punto è sembrato un vero e proprio smacco al sindaco che di quel progetto ha sempre rivendicato la paternità.

Castelvetrano, sacerdote vittima di tentativo di estorsione in parrocchia

Momenti di tensione pomeriggio nell’ufficio parrocchiale di don Giacomo Putaggio, parroco di Castelvetrano, al termine della messa.

Il sacerdote racconta di essersi trattenuto in parrocchia per sistemare alcune pratiche amministrative e salutare amici, quando all’improvviso “entrano due uomini e una ragazza, visibilmente alterati. Si avvicinano, iniziano a parlare in modo concitato e a chiedermi dei soldi che, ovviamente, non avevo – anche perché, ahimè, capita anche a un prete di non avere soldi con sé!”.

Nonostante l’aggressività dei presenti, don Giacomo ha cercato di mantenere la calma “e di trovare un modo per farli uscire senza creare tensione. Uno dei due mi si avvicina, mi toglie gli occhiali dalla testa. Gli dico: ‘Ma che fai?’ E lui, con tono aggressivo, ribatte: ‘Non ci rompere la minchia, tu i soldi ce li hai!’”.

Il sacerdote racconta che gli occhiali in questione erano stati acquistati online per pochi euro. La situazione, tuttavia, si è risolta grazie all’arrivo di un parrocchiano, Simone, che passando in macchina aveva notato movimenti sospetti: “In quel momento, con calma e senza panico, abbiamo fatto finta che dovessi andare via con lui per un impegno già preso. Non sono scappato, né ho avuto paura: semplicemente ho cercato il modo più prudente per chiudere la situazione senza farla degenerare”.

Durante la fuga dei tre, la ragazza ancora alterata ha danneggiato il tergicristallo di un’auto parcheggiata. Don Giacomo riflette sull’episodio come esempio di fragilità e disperazione della società contemporanea: “Oggi viviamo davvero in balia del nulla e del nessuno. La fragilità, la rabbia e la disperazione di tante persone sono un segno del nostro tempo. Eppure, anche in queste situazioni, dobbiamo cercare di non smettere di credere nel bene, di rimanere lucidi e — se possibile — di rispondere al male con un gesto di umanità”.

Il sacerdote ha inoltre sottolineato l’importanza della sicurezza, non come chiusura o paura, ma come protezione della comunità: “Serve più attenzione e più sicurezza per tutti, nei nostri paesi, nelle parrocchie, nei luoghi dove la gente si incontra. Non per chiudersi o per avere paura, ma per proteggere il bene comune, le persone, le nostre comunità”.

Un pensiero particolare è stato rivolto agli anziani: “Tanti di voi, la sera, escono magari solo per buttare la spazzatura o per fare due passi vicino casa. Vi raccomando, fatelo con prudenza. Guardatevi intorno, evitate di uscire da soli in zone poco illuminate. Non è paura — è buon senso, è amore per la propria vita. La prudenza non toglie la fiducia nel Signore, ma la accompagna con la saggezza”.

Don Giacomo ha concluso il suo racconto con un messaggio di speranza e di unità: “Ringrazio il Signore per come è andata a finire e per la prontezza di Simone, prego perché nessuno debba più sentirsi solo o indifeso davanti alla violenza e alla disperazione. Che la luce della fede ci renda più forti, ma anche più attenti, uniti e responsabili gli uni degli altri”.

E’ crisi aperta nella coalizione Termine, consiglieri e metà giunta lasciano l’aula: “Sindaco prenda una decisione”

La crisi profonda della coalizione Termine è ormai un fatto acclarato che il documento politico presentato in consiglio comunale da Daniela Campione pochi minuti prima di abbandonare l’aula consiliare questa sera a firma dei quattro consiglieri comunali Gabriele Modica, Giuseppe Ruffo, Giuseppe Ambrogio e la stessa Campione e gli assessori Valeria Gulotta, Simone Di Paola e Alessandro Curreri, ha semplicemente cristallizzato.

Nero su bianco, nel documento congiunto, i quattro consiglieri comunali e i tre assessori, spiegano le ragioni della loro scelta di abbandonare l’aula consiliare, pur avendo votato favorevolmente il rendiconto finanziario dell’ente.

I firmatari del documento – Valeria Gulotta, Simone Di Paola, Alessandro Curreri, Giuseppe Ruffo, Gabriele Modica, Giuseppe Ambrogio e Daniela Campione – precisano di aver garantito la propria presenza e il voto positivo “per senso istituzionale e per tutelare la regolarità dei conti e la stabilità dell’azione amministrativa”.

Tuttavia, all’interno della coalizione che sostiene il sindaco, si registrerebbe – secondo quanto si legge nel testo – una fase di “grande incertezza politica, dovuta principalmente alla mancanza di chiarezza, di condivisione e di coinvolgimento di tutte le figure che operano in consiglio comunale e in giunta”.

“La nostra azione non è mai stata, e mai lo sarà, strumento di rivendicazioni personali, di spartizioni o di azioni punitive – si legge nel documento –. Le nostre richieste nascono esclusivamente nell’interesse della città, con la volontà di favorire un deciso rilancio politico e amministrativo del progetto che ci ha portato a vincere le elezioni.”

Il gruppo invita il sindaco a “porre fine a una transizione che non può più prolungarsi”, ricordando che il primo cittadino “è il capo politico di un’intera coalizione che lo ha sostenuto convintamente per oltre tre anni, e non solo di una parte della giunta”.

“Solo con una decisione chiara e condivisa – concludono i firmatari – sarà possibile restituire alla coalizione e alla città quella stabilità, quella condivisione e quella prospettiva che i cittadini meritano e per cui ci hanno eletto.”

Poco conta. Per il rendiconto non si scioglie più l’intero consiglio comunale come avveniva in passato in caso di bocciatura del documento contabile e tra pochi giorni sarà il commissario nominato dalla Regione a valutare lo stesso.

I firmatari del documento, arrivato a sorpresa sebbene i problemi in coalizione erano sotto gli occhi di tutti, precisano di aver garantito la propria presenza e il voto positivo “per senso istituzionale e per tutelare la regolarità dei conti e la stabilità dell’azione amministrativa”.

Tuttavia, all’interno della coalizione che sostiene il sindaco, si registrerebbe – secondo quanto si legge nel testo e stavolta non solo raccontata dalle cronache politiche – ” una fase di grande incertezza politica, dovuta principalmente alla mancanza di chiarezza, di condivisione e di coinvolgimento di tutte le figure che operano in consiglio comunale e in giunta”.

“La nostra azione non è mai stata, e mai lo sarà, strumento di rivendicazioni personali, di spartizioni o di azioni punitive – si legge nel documento –. Le nostre richieste nascono esclusivamente nell’interesse della città, con la volontà di favorire un deciso rilancio politico e amministrativo del progetto che ci ha portato a vincere le elezioni.”

Termine stasera non era presente per motivi personali. La febbre che stamattina lo aveva portato a non commentare la sanzione per la mancata presentazione della relazione annuale, l’ha tenuto fuori dall’aula.

L’amministrazione ha chiesto pertanto, la sospensione del punto sulla relazione sindacale.

Mentre i dem (consiglieri e assessori) più Curreri piu’ Campione, hanno invitato il sindaco a “porre fine a una transizione che non può più prolungarsi”, ricordando che il primo cittadino “è il capo politico di un’intera coalizione che lo ha sostenuto convintamente per oltre tre anni, e non solo di una parte della giunta”.

“Solo con una decisione chiara e condivisa – concludono i firmatari – sarà possibile restituire alla coalizione e alla città quella stabilità, quella condivisione e quella prospettiva che i cittadini meritano e per cui ci hanno eletto”.

Insomma, metà giunta e tutti i consiglieri comunali di maggioranza eccetto Leonte, hanno posto un preciso aut aut al primo cittadino al quale ora spettera’ sciogliere le incognite che, come ha ribadito il consigliere Gabriele Modica, erano state chieste e poste dal primo settembre.

Criminalità, ad Agrigento in crescita i reati di danneggiamento seguito da incendio 

Anche quest’anno il Sole 24 Ore ha pubblicato l’Indice della Criminalità, elaborato sui dati della banca dati interforze del Dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Il report, reso noto oggi, conferma che il 2024 segna il quarto anno consecutivo di aumento delle denunce e, per il secondo anno di fila, i livelli di criminalità superano quelli pre-Covid, superando i valori registrati nel 2018.

Secondo i dati, in Italia i crimini denunciati alle forze di polizia mostrano un incremento costante, con un aumento significativo della microcriminalità di strada. Nel corso del 2024 sono stati registrati 2,38 milioni di reati, con un incremento dell’1,7% rispetto al 2023 e del 3,4% rispetto al 2019. Nonostante il rialzo, i livelli complessivi restano inferiori a quelli di dieci anni fa, segnando un calo del 15% rispetto al 2014.

L’aumento dei reati è particolarmente evidente nelle grandi città. Milano, Roma e Firenze guidano la classifica dell’Indice della Criminalità, che misura le denunce ogni 100mila abitanti, concentrando il 23,5% degli illeciti complessivi. Seguono città come Bologna, Rimini e Torino, dove il continuo afflusso di turisti e pendolari contribuisce a incrementare il numero di denunce.

Tra le province siciliane, Agrigento si colloca al 97° posto a livello nazionale, con un indice di 2.466 reati ogni 100mila abitanti. La graduatoria tiene conto sia del totale dei reati denunciati sia delle diverse tipologie di illecito, sempre rapportate alla popolazione residente. Nel dettaglio, Agrigento registra i valori più elevati per danneggiamento seguito da incendio (12° posto), mentre per contrabbando e usura si piazza al 32°, e per lesioni dolose al 36° posto. Altri reati specifici vedono la provincia posizionarsi al 61° per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, al 100° per furti, al 95° per rapine, al 99° per frode informatica, al 85° per stupefacenti e al 53° per estorsioni.

A livello regionale, l’incremento dei reati è maggiore a Catania, che occupa il 23° posto nazionale con 3.962 denunce, seguita da Palermo al 24° posto (3.936 denunce) e Siracusa al 27° (3.877 denunce). Chiudono la graduatoria regionale Trapani (63° con 3.026,8 denunce), Caltanissetta (69° con 2.930), Ragusa (77° con 2.636), Messina (92° con 2.636) ed Enna (103° con 2.309 denunce).

Il quadro tracciato dal Sole 24 Ore conferma che la criminalità italiana, pur restando al di sotto dei picchi di un decennio fa, mostra un trend in crescita e segnala come la ripresa post-pandemia abbia riportato i livelli di reato sopra la soglia pre-Covid, con una particolare incidenza nelle grandi città e nelle province con forte afflusso di visitatori.