Appartenenza a logge massoniche, ancora 6 giorni per consiglieri, sindaco e assessori comunali per adeguarsi alla legge Fava

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Restano sei giorni per il sindaco, gli assessori e i consiglieri comunali di Sciacca così come per tutti gli altri componenti degli enti locali siciliani e anche per i parlamentari regionali, per adeguarsi alla legge Fava, approvata agli inizi di ottobre di quest’anno. La legge, ribattezzata ” scova – massoni” e che tanto ha fatto discutere, prevede una dichiarazione, anche negativa, sull’eventuale appartenenza a qualunque titolo ad associazioni massoniche o similari che creano vincoli gerarchici, solidaristici e di obbedienza, precisandone la denominazione, qualora tale condizione sussista. Nessun consigliere comunale di Sciacca ha al momento depositato la dichiarazione. Finora soltanto la consigliera Teresa Bilello ha diffuso a mezzo stampa la sua dichiarazione di non appartenenza appena qualche giorno dopo l’approvazione della norma quando ancora non era neanche avvenuta la pubblicazione in Gazzetta della stessa legge e pertanto, non era ancora stata recepita.  Proprio il Movimento Cinque Stelle con la presentazione di un emendamento al disegno di legge a firma di Claudio Fava, ha esteso l’obbligo anche ai consiglieri e agli organi locali. Le dichiarazioni dei singoli consiglieri, quella del primo cittadino e dei componenti della Giunta, dovranno pervenire all’ufficio di gabinetto del sindaco. Si tratta di una prima applicazione e nei prossimi giorni, lo stesso presidente del consiglio, Pasquale Montalbano, comunicherà e ricorderà le modalità dell’adempimento ai colleghi.

Agrigento tra le 10 città del “Gran Tour delle capitali italiane della cultura 2020”

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Un progetto ambizioso che mira a valorizzare, come mete turistiche, non le solite grandi città. È questo lo scopo del Gran Tour delle capitali italiane della cultura 2020. Protagoniste sono le dieci città arrivate finaliste al bando per la “Capitale italiana della cultura 2020”: Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia, Treviso e la vincitrice Parma. Il progetto turistico-culturale prevede la creazione di un percorso strategico condiviso tra le città finaliste, entro il 2020, anno in cui Agrigento festeggia i 2600 anni dalla sua fondazione, che mira alla crescita turistica, al miglioramento del benessere e allo sviluppo culturale e territoriale come risposta alla crisi. Entusiasta, il Sindaco di Agrigento Lillo Firetto: << Abbiamo condiviso – dice – con entusiasmo questo progetto ambizioso sin dalla prima partecipazione a Casale Monferrato. Per Agrigento può rappresentare un vero e proprio modello di infrastruttura culturale capace di superare peculiari interessi territoriali e di rilanciare un’impresa culturale innovativa per lo sviluppo del Paese >>.

Criticità nella gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento, stamane audizione alla Quarta Commissione all’Ars

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Si è svolta questa mattina un’audizione alla Quarta Commissione all’Ars Territorio e Ambiente dell’assessore regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità e del presidente dell’Assemblea territoriale idrica di Agrigento in merito alle criticità nella gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento. All’audizione di oggi, presieduta da Giusi Savarino erano presenti oltre all’assessore regionale, Alberto Pierobon e Francesca Valenti, presidente dell’Ati, anche i tecnici su delega del commissario straordinario per la progettazione, affidamento e realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione oggetto di sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul trattamentodelle acque reflue urbane Enrico Rollè, anche Claudio Lombardo, responsabile provinciale associazione ‘Mareamico’ di Agrigento e Fabrizio Raso, coordinatore associazione Intercopa.

La telefonata della moglie gelosa fa scattare l’indagine all’assessorato, tutti i nomi degli indagati

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Non era andato a lavoro e la donna che credeva di essere tradita nei momenti di assenza del marito dal lavoro, per ripicca, aveva chiamato la Guardia di Finanza. Da questa segnalazione è scattato il tutto: il blitz che ha portato oggi ad un’indagine che coinvolge ben 42 dipendenti dell’Assessorato alla Salute. L’assessore Ruggero Razza, ha già fatto sapere che la Regione si costituirà parte civile. A distanza di due anni, da quella telefonata, le indagini hanno portato all’individuazione di  42 dipendenti assenteisti dell’assessorato alla Sanità di piazza Ziino, a Palermo. Il marito della donna che ha effettuato la telefonata e fatto partire le indagini, invece paradossalmente non risulta coinvolto nell’inchiesta:”Quella che sembrava una chiamata volta a segnalare dei gravi disservizi – spiega il comandante del gruppo di Palermo, Alessandro Coscarelli – celava in realtà un interesse di tipo privato, ma si è ugualmente rivelata utilissima ai fini delle indagini. La nostra attività costante di osservazione e monitoraggio degli impiegati, grazie all’utilizzo delle microspie, ha infatti permesso di accertare, complessivamente, 406 episodi illeciti. Abbiamo immortalato centinaia di episodi che hanno fatto venire a galla la naturalezza con la quale gli impiegati si allontanavano dal posto di lavoro o timbravano il cartellino per i colleghi. Sono 147 i capi d’imputazione che pendono sui 42 indagati su circa 200 impiegati dell’assessorato. Agli arresti domiciliari sono finiti: Nicola Bonello, Giovanni Bronzo, Gabriella Gugliotta, Salvatore Migliorisi, Angelo Lentini, Fulvio Monterosso, Luciano Romeo, Vito Saputo, Benedetto Sciortino, Letterio Taormina e Ivan Trevis. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Giovanni Allegra, Francesco Bongiorno, Marco Camarda, Anna Maria Chiavetta, Antonino Costumati, Salvatore Gervasi, Giuseppe Magno, Giuseppe Maranzano, Angela Maria Misseri, Giuseppina Palazzolo e Giovanna Tagliavia. Altri venti dipendenti sono stati denunciati.
 

L’associazione Museo del Mare replica ai docenti del Primo circolo: “Nessun privilegio da parte dell’amministrazione comunale”

“L’amministrazione comunale non ha assegnato, all’interno del plesso “Fazello” un qualsiasi spazio né ha concesso alcun particolare “privilegio” all’associazione culturale “Museo del Mare” che ha la sua sede legale presso la Multisala Badia Grande”. E’ arrivata, questa mattina, una nota da parte dell’associazione dopo la presa di posizione degli insegnanti del Primo circolo che hanno scritto anche che l’atrio del Fazello “non è più un luogo sicuro per i bambini”. Per l’associazione “Se poi si volesse intendere per “privilegio” la disponibilità a fornire, come è successo , al fine di permettere il funzionamento e la fruizione della intera area museale, la fornitura senza nessun aggravio per l’amministrazione comunale, dell’intero sistema computerizzato – aggiunge l’associazione – e del necessario per le prescrizioni imposte dalla Soprintendenza del Facility Report, sistema di tutela e sorveglianza, ci è veramente da riflettere e disquisire sulla natura di questo strano “privilegio””. L’associazione sostiene di non limitare in alcun modo l’attività della scuola.

Incendio nelle palazzine disabitate di Largo Martiri a Ribera, indagini in corso dei carabinieri

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Fuoco e fiamme all’interno degli alloggi popolari di Largo Martiri a Ribera. Ieri sera le fiamme da un appartamento di una delle quattro palazzine che costituiscono il complesso abitativo ormai da anni sgomberato per problemi strutturali.  Ieri sera l’intervento dei vigili del fuoco ha evitato che le fiamme si propagassero per l’intera palazzina. Oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti i carabinieri della locale tenenza di Ribera che hanno avviato delle indagini. L’ipotesi è che alcuni senza fissa dimora si siano intrufolati all’interno per passarci la notte e che per riscaldarsi abbiano acceso il fuoco. Tra le altre cose, non sarebbe la prima volta che episodi di questo genere di verifichino all’interno di questi alloggi popolari, da sempre, oggetto di raid notturni.  

Museo del Mare nei locali della scuola, lo sfogo dei maestri del Fazello: “Le finalità di un privato prevalente rispetto all’istituzione scolastica”

Hanno preso carta e penna e scritto al sindaco, al proprio dirigente e al Provveditorato. Il corpo docente dell’istituto  Fazello di Sciacca, sito in via Licata, ha affidato ad una lettera lo sfogo per una situazione che si protrae dal marzo 2017, quando a seguito dell’alluvione che ha devastato il museo del Mare di contrada Muciare, i reperti erano stati temporaneamente in alcuni locali della scuola e anche l’atrio dell’immobile è divenuto col tempo, sede delle attività dell’associazione che gestisce il museo .

“Questo atrio è il centro di raccolta degli alunni in caso di emergenza – scrivono gli insegnanti – e non è concepibile che in caso di evacuazione gli alunni possano trovarsi in mezzo ai visitatori del Museo.In questo atrio, inoltre, svolgono attività ludico-didattiche i circa 200 alunni della Scuola Primaria e gli oltre 140 alunni della Scuola dell’Infanzia che nello spazio adiacente hanno il loro parco giochi.Inutile sottolineare che questo atrio è giornalmente frequentato da molte persone, esterne alla scuola, turisti che si aggirano a volte spaesati tra gli spazi che la scuola condivide con il Museo.Tutto ciò non ci permette di garantire la vigilanza degli alunni che vengono spesso fotografati dai turisti perché, si sa, i bambini che giocano fanno sempre tenerezza! Senza contare che nello stesso atrio insistono le finestre, prive di qualsiasi protezione, delle aule della Scuola dell’Infanzia”.

Gli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, pensavamo che l’inizio del nuovo anno scolastico, l’affidamento temporaneo sarebbe stato sospeso per ridare gli spazi concessi nuovamente nella piena fruibilità degli alunni.

“Invece – continua la missiva – i reperti sono rimasti al loro posto, ma addirittura siamo stati privati anche dell’unico spazio che ancora ci restava per fare educazione fisica a favore dei pregevoli quadri del Rossi che, però, avrebbero potuto trovare dignitosa sistemazione nelle stanze che si affacciano su Corso Vittorio Emanuele”.

Le insegnanti firmatarie della missiva, infine hanno poi così concluso: “Accolga- scrivono – lo sfogo amareggiato di un intero Circolo che non solo non ha ancora una palestra, non solo si vede privato di quei pochi spazi di cui ancora poteva fruire, ma è addirittura privato della sicurezza dei suoi piccoli alunni e questo è inaccettabile. Certi della Sua sensibilità vogliamo sperare che venga spezzata una lancia a favore di tanti bambini che sperano di andare a recitare nella loro bella sala teatro acquistata, tra l’altro, con i Fondi Europei, ma soprattutto possano muoversi liberamente e senza paura negli spazi esterni della loro scuola.

Furbetti del cartellino all’assessorato regionale alla sanita’, 11 dipendenti agli arresti domiciliari

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I ‘furbetti del cartellino” stavolta, sono stati scovati all’Assessorato alla Sanità di piazza Ziino: militari delle Fiamme Gialle hanno posto agli arresti domiciliari 11 dipendenti dell’assessorato regionale alla Salute di piazza Ottavio Ziino a Palermo. Altri 11 hanno avuto notificato l’obbligo di firma e altri 20 sono stati denunciati in stato di libertà. Secondo la Procura di Palermo dalle indagini è “emersa una consolidata prassi di assenteismo ingiustificato” con “presenze fittizie debitamente e furbescamente certificate”. Gli indagati, secondo l’accusa, grazie alla mutua collaborazione fra loro, tramite lo scambio dei badge e l’utilizzo improprio dei pc aziendali, riuscivano in modo sistematico ad attestare false presenze. Molti dipendenti mentre risultavano in servizio erano invece soliti recarsi al lavoro con circa 3 ore di ritardo, occuparsi di faccende private, come per esempio la spesa o il parrucchiere e in taluni casi anche andare fuori Palermo. Gli accertamenti svolti dalle fiamme gialle, attraverso pedinamenti, riscontri sul territorio e tramite l’utilizzo di microspie, hanno consentito di fare luce sul fenomeno dei cosiddetti dipendenti ‘fantasma’, rilevando e censendo più di 400 ore fraudolentemente attestate, ma in realtà mai rese. I reati contestati loro, a vario titolo, sono truffa aggravata, accesso abusivo al sistema informatico e false attestazioni e certificazioni.

I comitati di quartiere di Sciacca: “Meglio nuovi collegamenti viari che un’apertura temporanea del viadotto Cansalamone”

I comitati di quartiere di Sciacca sono contrari a un’apertura temporanea del viadotto Cansalamone, chiuso ormai da 6 anni. Meglio pensare a nuove ipotesi per collegamenti viari. Ieri sera si sono riuniti ed elaborato una richiesta già trasmessa al sindaco. Chiedono un incontro proprio per confrontarsi su quest’ipotesi. “Chiediamo all’amministrazione comunale – scrivono i comitati – di attivarsi per una definitiva apertura di tale importante infrastruttura, che garantisca sicurezza e affidabilità e ripristini le normali condizioni di viabilità. Tuttavia sappiamo già che l’apertura definitiva richiederà del tempo. Pertanto, in attesa che il ponte venga riaperto definitivamente riteniamo necessario che il Comune si attivi con misure compensative e/o alternative che consentano di ridurre le difficoltà e i problemi di coloro che non possono utilizzare questa arteria stradale. A seguito di alcuni incontri, proposti ai Comitati cittadini dal M5S di Sciacca, abbiamo appreso che è stato redatto un progetto preliminare di ristrutturazione del ponte sul Cansalamone, coperto da un finanziamento di circa 2.900.000 euro affidato al Commissario di Governo e che il comune di Sciacca ha commissionato uno studio per valutare una possibile apertura a transito ridotto del ponte stesso. Esaminando lo studio effettuato dai tecnici incaricati dal Comune per un’apertura parziale e temporanea, emergono gravi problematiche dell’infrastruttura – aggiungono i comitati di quartiere – e la necessità di interventi, sia in fondazione che sulle pile, non previsti nel progetto preliminare. In virtù di ciò riteniamo che l’investimento di somme, da decurtare dallo stanziamento attuale, per consentire un’apertura temporanea del ponte per soli due anni, ad una sola corsia e senza che vengano garantiti i criteri minimi di sicurezza sismica, sia pericolosa e poco utile alla città. Accogliamo invece la proposta avanzata di realizzare una viabilità alternativa che rimarrebbe per sempre a servizio della città anche quando il Ponte Cansalamone verrà riaperto”. E continuano: “Ricordiamo infatti che da quasi 20 anni il comitato della Perriera e successivamente anche diverse forze sociali chiedono la realizzazione di strade alternative per l’entrata e l’uscita dalla Perriera, che risulta anche quartiere di transito per i collegamenti con San Marco, Renella, Carbone, Foggia. L’esigenza di creare viabilità alternative la sentiamo ancor di più in questi giorni successivi alla recente alluvione che ha reso le nostre strade impraticabili e ridotto il sistema viario. A tal proposito riteniamo opportuna la realizzazione di viabilità alternative, previste nel PRG e nel PUMS, come quelle proposteci dal M5S di Sciacca per alleviare i disagi causati dalla chiusura del ponte Cansalamone, garantendo al contempo soluzioni permanenti e sicure”. Le richieste specifiche che vengono avanzate dai comitati sono: “che l’amministrazione si impegni per un’apertura non temporanea, ma definitiva del ponte Cansalamone; 2) che l’amministrazione valuti attentamente la proposta di realizzare, in maniera conforme a quanto previsto da Pums e Prg e in alternativa all’apertura temporanea del ponte, dei nuovi collegamenti viari che possano in parte ripristinare la viabilità interrotta dalla chiusura del viadotto, nelle more di trovare i finanziamenti che consentano la realizzazione delle opere necessarie per un’apertura definitiva del Ponte Cansalamone”. I comitati Perriera, Renella, San Marco, Aliai, Chiana-Scunchipani, Rocca dei Fiori, Foggia, Bordea-Guardabasso, Raganella, Carbone e Marina chiedono all’amministrazione di convocare una riunione alla quale fare intervenire anche i tecnici dei Cinque Stelle che hanno avanzato la proposta e tutte le altre forze politiche e civiche interessate all’argomento.

Lezioni di “primo soccorso” all’Università della terza età Auser di Ribera

Lezioni di “primo soccorso” sono state svolte ieri pomeriggio nella sede dell’associazione “Amici della Terza età – Auser Ribera” dall’istruttore nazionale della “Salvamento Agency” di Blsd Paolo Sinatra. Sinatra ha spiegato ai presenti le tecniche di primo soccorso attraverso filmati, slide e con l’ausilio di appositi manichini per la dimostrazione delle manovre utili in caso di ostruzione, soffocamento per ingestione di cibi o di arresto cardiaco. Un corso utile con il fine di istruire sempre più persone al primo soccorso ed intervenire in casi di emergenza come ad esempio un malore di qualche conoscente o un incidente in cui ci sia da salvare qualcuno. Sapere come comportarsi in casi di emergenza è importante per tutti e spesso può salvare vite umane.