Presentato il Carnevale estivo di Sciacca, il sindaco Valenti: “Verificheremo i risultati e poi decideremo se riproporlo”

Presentato questa mattina nell’hotel Lipari di Sciaccamare il Carnevale estivo in programma dal 7 al 9 settembre. La manifestazione, secondo quanto annunciato dagli organizzatori, dovrà promuovere la festa invernale, dal 2 al 5 marzo 2019. Al timone dell’organizzazione non più il Comune, che patrocina, con 30 mila euro, ma l’Associazione Temporanea di Scopo “Carnevale di Sciacca” che ha indicato in circa 70 mila euro la spesa complessiva. Sfileranno tre carri allegorici, i primi classificati nell’edizione dello scorso mese di  febbraio, e sei gruppi mascherati. Partenza della sfilata alle 20 da piazza Saverio Friscia ed arrivo in piazza Scandaliato con spettacolo dei gruppi sul palco. Non ci saranno recite. Il sindaco, Francesca Valenti, ha parlato di iniziativa sperimentale e non a regime.

Più difetti che pregi nell’organizzazione del sistema rifiuti, parla il saccense Antonio Castagna, consulente per diverse società

Antonio Castagna, saccense,  che da molti anni vive al nord svolgendo l’attività di consulente anche per società che operano nel settore dei rifiuti, esamina, in un’intervista a Risoluto.it, il servizio che viene svolto nel territorio. Lo fa da osservatore esterno, senza carte alla mano, ma rileva alcune criticità nel servizio e anche nell’individuazione dei morosi, circa il 40 per cento, a Sciacca, con effetti negativi su chi invece, paga regolarmente la Tari.

Conti a rischio al comune, il consuntivo 2017 indica un disavanzo di un milione e mezzo di euro

Supera, sebbene di poco, il milione e mezzo di euro il disavanzo registrato nell’ambito del rendiconto finanziario del 2017 del comune di Sciacca. La giunta municipale guidata da Francesca Valenti ha dovuto approvare, a denti stretti, evidentemente, un conto consuntivo, quello riguardante l’esercizio dello scorso anno, che dopo l’esame del Collegio dei revisori dei conti e della Commissione consiliare bilancio e finanze, approderà all’esame del Consiglio comunale. E si annuncia un esame piuttosto politicamente intenso, soprattutto perché già oggi con Calogero Bono l’opposizione di centrodestra rileva un dato a suo dire preoccupante. Ma da cosa scaturisce in particolare questo disavanzo? In estrema sintesi, pare che il comune di Sciacca abbia sovrastimato l’entità delle entrate previste nel bilancio dello scorso anno. Stiamo parlando di quello approvato nel febbraio 2018, ossia nell’anno solare successivo a quello di riferimento. Nell’ambito di un rapporto tra riscossioni e pagamenti che si attesta sui 65 milioni di euro circa, l’ente ha crediti per oltre 27 milioni e mezzo e debiti per circa 21 milioni e 500 mila euro. Il saldo è solo apparenemente positivo, perché tra i debiti (quelli che tecnicamente si chiamano residui passivi) circa la metà sono di dubbia esigibilità. Significa che si tratta di denaro che assai difficilmente verrà incassato. Ne scaturisce un disavanzo tecnico di circa 10 milioni di euro. Quello reale e definitivo non riesce ad andare al di sotto del milione e mezzo. E ora bisognerà ripianarlo all’interno del bilancio di previsione 2018, quello approvato nelle scorse settimane e sul quale occorrerà tornare con delle apposite variazioni su cui l’amministrazione sta già lavorando. È assai probabile che si procederà con un recupero da spalmare sulle prossime tre annualità, all’interno del pluriennale, per cercare di incidere il meno possibile sui servizi da garantire. Sta di fatto però che occorre procedere a qualche taglio. Il rischio, altrimenti, è il dissesto dei conti. Uno scenario che, naturalmente, verrà evitato, ma che costerà parecchi sacrifici. Quelli, per esempio, che la task force anti evasione istituita da Francesca Valenti ma che al momento evidentemente non ha prodotto quei risultati che ci si attendeva. Sul piano politico l’opposizione è già pronta a dare battaglia, cercando di mettere in contraddizione l’amministrazione, non a caso nella persona del sindaco, visto che è lei che detiene la delega al bilancio e finanze.

27 anni dopo l’omicidio del giudice antimafia Scopelliti ritrovata a Catania l’arma del delitto

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É stata trovata nel catanese l’arma con cui il 9 agosto del 1991 fu ucciso a Villa San Giovanni il giudice della Corte di cassazione Antonino Scopelliti. Si tratta di un fucile calibro 12. A dare notizia del ritrovamento del fucile con cui fu ucciso il giudice Scopelliti é stato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, a margine della cerimonia di commemorazione del magistrato. La scoperta dell’arma risale ai giorni scorsi. “É senza dubbio un passo in avanti – ha commentato Bombardieri – per raggiungere la verità. Il ritrovamento apre scenari importanti per appurare i responsabili di questo odioso crimine, confermando importanti recenti intuizioni investigative”. La scoperta del fucile, su cui non sono stati diffusi particolari, é frutto di un’attività ispettiva mirata condotta dalla Dda di Reggio Calabria, con il supporto investigativo della Squadra mobile reggina. Sono in corso adesso i necessari riscontri tecnici per consolidare il quadro investigativo.

Droga. Sequestrate dalla finanza 20 tonnellate di hashish. Erano a bordo di una nave del Montenegro

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La Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Palermo, ha sequestrato nel capoluogo siciliano oltre 20 tonnellate di hashish, 400 mila litri di gasolio e la nave che li trasportava, la “Remus”, battente bandiera panamense. Arrestato gli 11 componenti dell’equipaggio, tutti del Montenegro. La nave è abbordata in acque internazionali e scortata a Palermo per l’ispezione. L’operazione – dice la Gdf – è il frutto di un’attività di intelligence. Dopo essere partita da Las Palmas in Gran Canaria, la nave aveva dichiarato di essere diretta verso Tuzla (Turchia), via Alessandria (Egitto). Seguita nel tragitto con aeromobili e pattugliatori della Gdf, durante la navigazione davanti alle coste nord africane la nave ha spento più volte il trasmettitore per nascondere la posizione. Dopo lo svuotamento di due serbatoi di prua, contenenti 20 mila litri di gasolio, sono stati trovati oltre 650 sacchi di iuta con 20 tonnellate di hashish di 13 diverse qualità, per un valore tra i 150 e i 200 milioni di euro.

Mafia. Maxisequestro di beni a ex deputato regionale Acanto

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La Dia di Palermo ha eseguito la confisca di beni mobili e immobili per oltre 400 milioni di euro, dopo la decisione presa qualche giorno fa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale, nei confronti dell’ex deputato regionale Giuseppe Acanto, 58 anni, ritenuto legato ai vertici di Cosa nostra a Villabate. La confisca riguarda rapporti bancari, capitale sociale e relativi compendi aziendali e quote societarie. Acanto, inoltre, è stato ritenuto dal Tribunale di Palermo ‘socialmente pericoloso’ e per questo sottoposto a sorveglianza speciale per quattro anni, a partire dal 2018. Secondo la Dia, Acanto negli anni ’90 era socio in affari illeciti con Giovanni Sucato, il cosiddetto ‘mago dei soldi’ che, dopo aver truffato migliaia di persone tra cui anche alcuni appartenenti a Cosa nostra, sparì poi con un ingente capitale e il cui cadavere, nel 1996, fu trovato carbonizzato all’interno della propria auto.

A Santa Margherita Belice arrivano 147 mila euro, la Regione finanzia 5 cantieri di lavoro

A Santa Margherita Belice è arrivato un finanziamento della Regione di poco meno di 147 mila euro che finanzia 5 cantieri di lavoro. Il decreto è dell’assessorato regionale della Famiglia delle Politiche Sociali. I cantieri di lavoro per disoccupati rappresentano, ancora oggi, uno dei pochi strumenti per dare una risposta immediata sul piano occupazionale, anche se di breve periodo,  e per realizzare alcuni lavori. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Santa Margherita Belice, Franco Valenti, e dall’amministrazione comunale. Completato l’iter burocratico, a breve i cantieri potranno avviare l’attività.

Debito da oltre 60 mila euro con una banca per Ignazio Cutro’: “Pronto a darmi fuoco, la mafia mi ha tolto tutto”

Il termine è perentorio, il debito con la banca di Ignazio Cutrò va estinto entro il 19 agosto, ma il testimone di giustizia minaccia di darsi fuoco perché non in grado di onorarlo. Non c’è pace a casa Cutrò dopo la decisione di revocare la protezione ai familiari e la conseguente volontà a rinunciare alla tutela personale, la serenità di questa famiglia che ha scelto di continuare a vivere nello stesso posto dopo le denunce dello stesso Ignazio ai suoi estorsori per le intimidazioni mafiose subite, ora i problemi economici si riaffacciano all’orizzonte . L’ atto di precetto della Banca Popolare Sant’Angelo nasce da un vecchio debito dell’ex imprenditore  di circa 60 mila euro, col tempo la cifra è pure cresciuta tra more e interessi.
L’imprenditore chiede adesso il blocco della precettazione e annuncia una protesta: “Se non riesco a trovare un modo per incontrare e bloccare l’atto tramite il presidente della banca, Antonio Coppola, pagherò con la mia stessa vita, dandomi fuoco davanti ad una loro filiale che sceglierò a caso e senza comunicare a nessuno data e ora dell’eventuale gesto. Ormai – conclude Cutrò – non ho più nulla da perdere, la mafia mi ha tolto tutto”.

Rincaro sull’acqua per uso irriguo del 2015, agricoltori pronti alla battaglia legale contro la Regione

Se non pagheranno, molti campi rimarranno a secco. E’ quanto minaccia di fare il Consorzio di bonifica di Agrigento che ai coltivatori della provincia ha richiesto un notevole aumento della tariffa idrica per l’uso irriguo dei campi. Un aumento insostenibile e per giunta che arriva retroattivamente. I coltivatori del comparto saccense si sono dati appuntamento per una prima assemblea che porterà nei prossimi giorni, alla possibilità di adire le via legali per difendere la posizione dei coltivatori diretti e di tante aziende agricole. Alla riunione di questa sera ha partecipato anche l’avvocato agrigentino Peppe Arnone.

Pronto a nuovi investimenti nell’isola, Rocco Forte si racconta sulle pagine di “I Love Sicilia”

La copertina del numero di questo mese del magazine “I Love Sicilia”, questo mese è dedicata a Sir Rocco Forte. All’interno della rivista l’imprenditore inglese, proprietario del Verdura Golf Resort di Sciacca, in un’intervista racconta il suo forte attaccamento all’isola dove trascorre ormai le sue vacanze, ma anche la voglia di nuovi progetti e investimenti in Sicilia. Dopo la scommessa vinta del lussuoso resort con annessi campi da golf del Verdura c’è l’intenzione da parte del magnate alberghiero di creare un circuito internazionale di strutture alberghiere siciliane. “Sto cercando altri investimenti in Italia e in Sicilia, a Palermo e a Catania, dove mancano gli hotel di categoria extralusso in grado di attirare il meglio della clientela internazionale – ha detto al mensile l’imprenditore italo-britannico – La mia idea è quella di creare un circuito siciliano d’eccellenza e, più in generale, dare all’Italia gli hotel che merita affinché si riabitui al concetto di ospitalità. La patria del lusso per eccellenza, del gusto e della moda nel mondo, non può non avere alberghi top in termini di servizio e accoglienza”. Nell’intervista, Rocco Forte fa un cenno anche all’ampliamento dell’offerta turistica del Verdura con un’ottantina di ville esclusive con il recente via libera del Consiglio comunale di Sciacca per la costruzione delle prime 20 abitazioni che saranno vendute una volta completate, ai manager più importanti del mondo. (Nella foto, la copertina del numero di agosto della rivista fondata da Francesco Foresta)