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Le accuse ai sambucesi arrestati per favoreggiamento nei confronti di Leo Sutera
Giuseppe Tabone e Maria Salvato lo avrebbero tenuto “costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vito Vaccaro avrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati”. Il Servizio Centrale Operativo e le Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento che hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, dal Gip del Tribunale di Palermo, riferiscono alcuni particolari sulle indagini svolte dalla Dda di Palermo nei confronti dei presunti fiancheggiatori del boss sambucese Leo Sutera che sono stati arrestati. A Leo Sutera, che è stato raggiunto dal provvedimento presso il reparto detenuti dell’Ospedale “Civico” di Palermo, ove è attualmente ristretto, è stato contestato il reato il associazione per delinquere di tipo mafioso, mentre agli altri il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra agrigentina. Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. L’ordinanza giunge a completamento di un’articolata attività di indagine iniziata nel 2015 in territorio agrigentino, che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi presunti sodali. A Sutera è stato contestato di aver diretto il mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, per acquisire la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione. Inoltre, avrebbe impartito direttive attraverso la costante partecipazione a riunioni ed incontri con gli altri associati e presieduto a tutte le relative attività ed affari illeciti, curando la gestione delle interferenze nella realizzazione delle opere oggetto di appalti ed opere pubbliche, nonché assicurando il collegando con altre articolazioni territoriali di Cosa Nostra. Nella gestione delle dinamiche associative, Sutera avrebbe potuto contare sull’apporto di Tabone, Salvato e Vaccaro, che secondo gli investigatori sarebbero stati “particolarmente attivi nel coadiuvare il capomafia, che lo avrebbero aiutato ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione. Vaccaro avrebbe anche “bonificato” l’autovettura utilizzata per accompagnare il capomafia e gli avrebbe offerto copertura prima, durante e dopo un incontro riservato.
Nuovo arresto per Leo Sutera e ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento aggravato a carico di altri tre sambucesi
Quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, sono state eseguite dal servizio centrale operativo e delle Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento. I provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di Leo Sutera, 68 anni, ritenuto al vertice dell’organizzazione mafiosa della provincia agrigentina; l’imprenditore Giuseppe Tabone, 53 anni; la fioraia Maria Salvato, 55 anni, e Vito Vaccaro, di 57 anni.
A Sutera il provvedimento è stato contestato al reparto detenuti dell’ospedale “Civico” di Palermo dove è attualmente ristretto. Gli è stato contestato il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Agli altri tre è stato contestato il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra agrigentina.
Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Dda di Palermo. L’ordinanza di oggi arriva a completamento di un’articolata attività di indagine iniziata nel 2015 “che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi sodali” – rende noto la Questura di Agrigento – A Sutera è stato contestato di aver diretto il mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, per acquisire la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione.



