Sequestrata la nave Aquarius, indagate 24 persone anche alcuni componenti di MediciSenza Frontiere

0
L’accusa nei confronti della Ong Medici Senza Frontiere e di due agenti marittimi che ha fatto scattare il sequestro preventivo dell’Aquarius è quella di rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non scaricati nei porti italiani come rifiuti urbani. L’indagine di Guardia di Finanza e Polizia, coordinata dalla Procura di Catania, avrebbe accertato uno smaltimento illecito in 44 occasioni per un totale di 24 mila kg di rifiuti. Nel registro degli indagati sono finiti, oltre ad alcuni membri dell’organizzazione Medici Senza Frontiere, anche alcuni componenti del Centro operativo di Amsterdam Secondo l’accusa i soggetti coinvolti, a vario titolo, avrebbero “sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto di illegale smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi a rischio infettivo, sanitari e non” in 11 porti: Trapani, Pozzallo, Augusta, Catania e Messina in Sicilia, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Corigliano Calabro in Calabria, Napoli e Salerno in Campania, Brindisi in Puglia. Tra i rifiuti scaricati la procura indica “gli indumenti contaminati indossati dagli extracomunitari”, gli scarti alimentari e i rifiuti sanitari infettivi. Attualmente, la nave Aquarius si trova al molo del porto di Marsiglia.  

Viabilità provinciale, il Commissario Di Pisa: “Ci sono i fondi, sono convinto che nel 2019 la situazione migliorerà”

E’ abbastanza ottimista il Commissario Straordinario del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Girolamo Di Pisa sulla possibilità di poter migliorare la viabilità delle strade provinciali. “Ci sono i fondi – ha detto – nel corso di un’intervista a margine dell’incontro avuto stamattina al Liceo Classico di Sciacca con gli studenti della scuola – Siamo pronti ad avviare i cantieri e nel corso del 2019 sono convinto che la situazione possa migliorare”.  

Lo scalo palermitano, pronto in primavera per una ristrutturazione

0
Saranno avviati dalla prossima primavera i cantieri per un progetto di ristrutturazione dello scalo di Punta Raisi. Lo ha reso noto la Gesap, la società che gestisce lo scalo palermitano.  Sono stati stanziati circa 72 milioni di euro, di cui 48 milioni di fondi Gesap, per i lavori di adeguamento sismico, che dureranno mille giorni per il primo lotto funzionale. La Gesap ha già provveduto alla pubblicazione di due gare, una per la procedura aperta per assegnare il servizio di direzione dei lavori e il bando per l’affidamento dei lavori relativi al primo lotto funzionale, gli altri interventi riguarderanno  l’adeguamento alla normativa antisismica, ma anche la ristrutturazione del terminal passeggeri, la realizzazione di impianti elettrici, fotovoltaici, antincendio, meccanici, opere accessorie per garantire la piena funzionalità dell’edificio.

Il saccense Michele Catanzaro conquista la medaglia di argento alla Coppa Italia Master

0
Michele Catanzaro, della Karate Judo Club, si è classificato secondo alla Coppa Italia Master 2018 Fijilkam che si è svolta ad Ostia lo scorso 18 novembre, conquistando così la medaglia d’argento. Un’esperienza che ha permesso al saccense di sfidare l’attuale campione e il cui risultato, che lo qualifica come azzurro, lo proietta verso i prossimi campionati europei che si svolgeranno ad agosto 2019.

La storia del giudice Livatino raccontata agli studenti del Liceo Classico tramite il docu-film di Davide Lorenzano

0
E’ stato l’ospite d’onore della giornata organizzata questa mattina al Liceo Classico “Tommaso Fazello” di Sciacca, il giornalista Davide Lorenzano, nel corso di un incontro promosso dal Libero Consorzio Comunale di Sciacca rappresentato con la partecipazione del Commissario Straordinario Girolamo Di Pisa.  Il giornalista di Canicattì ha presentato agli studenti del Classico il suo docu-Film dedicato alla vita del giudice Rosario Livatino. Un documentario che lo stesso giornalista ha potuto presentare in diverse città italiane e che ora, sta portando nelle scuole italiane.

I Cinque Stelle chiedono il commissariamento di Girgenti Acque, Mangiacavallo e Di Caro: “L’Ati non perda tempo”

“Commissariamento di Girgenti acque in attesa della risoluzione del contratto”. È quanto chiedono i deputati M5S all’Ars dell’Agrigentino, Matteo Mangiacavallo e Giovanni Di Caro, alla luce dell’interdittiva antimafia disposta dal prefetto di Agrigento. “L’Ati di Agrigento– dicono i due parlamentari – non perda tempo e proceda alla definizione dell’iter di risoluzione del contratto o alla immediata revoca della concessione, alla luce di quanto previsto dall’articolo 94 dal codice antimafia”. “Da  anni – concludono i parlamentari – chiediamo la risoluzione del contratto per le reiterate e gravi inadempienze di Girgenti Acque, ma la politica ha sempre fatto orecchie da mercante e non ha mai prodotto un atto concreto.  Ora non ci sono più scuse È ora di dire basta”.  

Grave incidente stradale nel 2013 a Porto Palo di Menfi, condannato per lesioni colpose un automobilista

0
Un automobilista di Chiusa Sclafani, G.A., di 65 anni, è stato condannato al pagamento di una multa da mille euro, delle spese processuali e, in solido con l’assicurazione, al risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali subiti da un motociclista di 52 anni di Menfi per un incidente stradale che si è verificato, nel 2013, a Porto Palo. Assegnata una provvisionale di 20 mila euro. Il processo, per lesioni colpose gravi, è stato celebrato dinanzi al Giudice di Pace di Menfi, Maria Lauricella. Il sessantacinquenne, mentre era alla guida di una Seat, giunto all’intersezione tra due strade, non avrebbe ottemperato all’obbligo di fermarsi allo stop e dare la precedenza ai veicoli che percorrevano l’arteria stradale sulla quale si immetteva, per dirigersi verso Castelvetrano, la moto Kawasaki condotta dal menfitano, con il quale l’auto entrava in collisione.  Il motociclista ha riportato diverse fratture alla gamba destra, al femore da cui è derivata una malattia non ancora guarita. Al processo il motociclista si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Luigi La Placa, per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chiedendo, altresì, che il giudice disponesse la citazione del responsabile civile, l’assicurazione. Nella foto, l’avvocato Luigi La Placa

La saccense Annalisa La Bella a 37 anni si laurea campionessa europea di shoot boxe

0
E’ entrata in palestra, per la prima volta, a 5 anni, praticando il judo, ma ne sono passati più di 30 per conquistare un titolo europeo, il risultato di maggior prestigio della sua attività sportiva, ottenuto con lo shoot boxe. Annalisa La Bella, che fa parte della nazionale italiana, si è laureata campionessa europea in Polonia dopo avere mancato il titolo mondiale. Negli anni ha praticato anche kick boxing ed mma. Fa parte della Legione Ames di Sciacca ed è già proiettata verso altri traguardi. Il successo europeo Annalisa la Bella, che ha 37 anni, e la sua storia sportiva in un’intervista a Risoluto.it

Le accuse ai sambucesi arrestati per favoreggiamento nei confronti di Leo Sutera

Giuseppe Tabone e Maria Salvato lo avrebbero tenuto “costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vito Vaccaro avrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati”. Il Servizio Centrale Operativo e le Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento che hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, dal Gip del Tribunale di Palermo, riferiscono alcuni particolari sulle indagini svolte dalla Dda di Palermo nei confronti dei presunti fiancheggiatori del boss sambucese Leo Sutera che sono stati arrestati. A Leo Sutera, che è stato raggiunto dal provvedimento presso il reparto detenuti dell’Ospedale “Civico” di Palermo, ove è attualmente ristretto, è stato contestato il reato il associazione per delinquere di tipo mafioso, mentre agli altri il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra agrigentina. Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. L’ordinanza giunge a completamento di un’articolata attività di indagine iniziata nel 2015 in territorio agrigentino, che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi presunti sodali. A Sutera è stato contestato di aver diretto il mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, per acquisire la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione. Inoltre, avrebbe impartito direttive attraverso la costante partecipazione a riunioni ed incontri con gli altri associati e presieduto a tutte le relative attività ed affari illeciti, curando la gestione delle interferenze nella realizzazione delle opere oggetto di appalti ed opere pubbliche, nonché assicurando il collegando con altre articolazioni territoriali di Cosa Nostra. Nella gestione delle dinamiche associative, Sutera avrebbe potuto contare sull’apporto di Tabone, Salvato e Vaccaro, che secondo gli investigatori sarebbero stati “particolarmente attivi nel coadiuvare il capomafia, che lo avrebbero aiutato ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione. Vaccaro avrebbe anche “bonificato” l’autovettura utilizzata per accompagnare il capomafia e gli avrebbe offerto copertura prima, durante e dopo un incontro riservato.

Nuovo arresto per Leo Sutera e ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento aggravato a carico di altri tre sambucesi

Quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, sono state eseguite dal servizio centrale operativo e delle Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento. I provvedimenti sono stati eseguiti nei confronti di Leo Sutera, 68 anni, ritenuto al vertice dell’organizzazione mafiosa della provincia agrigentina; l’imprenditore Giuseppe Tabone, 53 anni; la fioraia Maria Salvato, 55 anni, e Vito Vaccaro, di 57 anni.

A Sutera il provvedimento è stato contestato al reparto detenuti dell’ospedale “Civico” di Palermo dove è attualmente ristretto. Gli è stato contestato il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Agli altri tre è stato contestato il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra agrigentina.

Il capomafia sambucese, che ha fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Dda di Palermo. L’ordinanza di oggi arriva a completamento di un’articolata attività di indagine iniziata nel 2015 “che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi sodali” – rende noto la Questura di Agrigento – A Sutera è stato contestato di aver diretto il mandamento mafioso di Sambuca di Sicilia, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva per commettere delitti contro l’incolumità individuale, la libertà personale ed il patrimonio, per acquisire la gestione ed il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, per intervenire sulle istituzioni e sulla pubblica amministrazione.