Accertamenti in corso al Fratelli Parlapiano di Ribera, un paio di mesi per riaprire l’ala danneggiata dall’incendio (Video)

Un nucleo speciale dei vigili del fuoco giunto questa mattina al Fratelli Parlapiano di Ribera deve eseguire gli accertamenti necessari a seguito dell’incendio di ieri con un morto, il romeno Brustureanu Cistica, di 53 anni. 

Anche il sindaco di Ribera, Matteo Ruvolo, è tornato al Fratelli Parlapiano. Bisognerà attendere gli accertamenti in corso per stabilire quando sarà riaperta l’ala del reparto di Medicina  in cui si è sviluppato l’incendio. L’Asp affiderà un incarico a un ingegnere strutturista. Pare, però, che i tempi non debbano andare oltre un paio di mesi. L’attività nello stesso reparto di Medicina e in tutto l’ospedale continua regolarmente come hanno confermato questa mattina il sindaco, Matteo Ruvolo, e il direttore sanitario del Fratelli Parlapiano, Salvatore Cascio.

Viadotto instabile sulla Palermo-Sciacca, l’onorevole Catanzaro chiede verifiche

“L’Assessorato regionale delle infrastrutture e della mobilità disponga con urgenza le iniziative necessarie per sapere il livello di sicurezza del viadotto Giacalone sulla Palermo-Sciacca”.

Lo ha chiesto con una interrogazione urgente il capogruppo Pd all’Ars, Michele Catanzaro, raccogliendo il grido di allarme lanciato nelle scorse ore dai siciliani che ogni giorno percorrono il viadotto Giacalone, uno dei ponti della strada a scorrimento veloce Palermo Sciacca, in particolare quello sul quale è stata realizzata parte della sede stradale e lo svincolo di Giacalone.

L’arteria stradale è molto frequentata dalle comunità locali ma anche da tantissimi pendolari che ogni giorno raggiungono la provincia di Palermo provenienti dal versante occidentale della provincia di Agrigento e da tutta l’area geografica della Valle del Belice.

“Le segnalazioni video dei cittadini mostrano lo stato di evidente degrado del basamento di uno dei pilastri del ponte – dice Catanzaro – una situazione che al di là delle reazioni istintive del momento, richiede un approfondimento tecnico. Ho chiesto all’Assessorato delle Infrastrutture e della Mobilità di sollecitare un urgente intervento dell’Anas per le opportune verifiche e per relazionare sul livello di sicurezza attuale. Ma occorre anche predisporre il costante monitoraggio di tutti i viadotti presenti nelle strade statali siciliane, gran parte dei quali sono stati realizzati negli anni Sessanta”.

“Invece di concentrarsi solo sul ponte sullo Stretto – commenta Catanzaro – il Ministro Salvini venga a toccare con mano qual’è lo stato delle strade e delle ferrovie siciliane. Pensi in modo concreto e senza slogan a migliorare le infrastrutture della nostra regione”.

Via le auto davanti al palazzo di giustizia di Sciacca dopo le 50 cartucce accanto al cancello

E’ scattata nelle scorse ore una misura di sicurezza dopo che sono state rinvenute, davanti al cancello del palazzo di giustizia di Sciacca, una cinquantina di cartucce del tipo in dotazione alle forze armate. Niente auto davanti al palazzo di giustizia di Sciacca e in tutta l’area attorno alla struttura.

Per i trasgressori scatterà la rimozione dell’auto. Il tutto mentre vanno avanti le indagini dei carabinieri per fare luce su quanto accaduto che preoccupa non poco l’Associazione Nazionale e il Consiglio Superiore della Magistratura. Anche dalle istituzioni locali, da parlamentari e dall’Ordine degli avvocati sono arrivati messaggi a sostegno dei magistrati impegnati al palazzo di giustizia di Sciacca e di condanna del gesto che è stato compiuto.

E’ stata una guardia giurata in servizio al palazzo di giustizia di Sciacca che ha notato, a pochi metri dal cancello della struttura, una cinquantina di cartucce. L’addetto al servizio di vigilanza ha subito avvisato i carabinieri ed è scattato il piano di sicurezza per la rimozione con successivo avvio dell’attività d’indagine.

Dichiarata inagibile un’ala dell’ospedale di Ribera dopo l’incendio con un morto nel reparto di Medicina

E’ inagibile un’ala dell’ospedale di Ribera e allagato il reparto di Medicina dove si è sviluppato ieri sera l’incendio che ha causato la morte di Brustureanu Costica, di 51 anni, romeno, residente a Canicattì. Secondo una prima ricostruzione, mentre gli stavano somministrando l’ossigeno, si sarebbe tolto la mascherina e acceso una sigaretta. La scintilla ha purtroppo fatto esplodere il macchinario e da lì è nato il vasto incendio.

Questa ricostruzione che andrà confermata dagli accertamenti in corso è quella avanzata già dalle prime fasi di intervento dei soccorritori ed in particolare i vigili del fuoco di Sciacca, Agrigento e Santa Margherita Belice che hanno operato nella struttura. In quella zona dell’ospedale c’erano 5 pazienti, 4 dei quali trasferiti in un’altra ala dell’ospedale. L’intera ala dove si sono verificati i fatti è stata posta sotto sequestro in attesa che vengano completati gli accertamenti

Fiamme al Parlapiano di Ribera, un morto (Video)

Un paziente ricoverato, di 53 anni, di nazionalità romena, e’ deceduto al Fratelli Parlapiano di Ribera. L’incendio si sarebbe sviluppato proprio nella stanza del reparto di Medicina in cui era ricoverato. Da lì si sarebbero originate le fiamme che hanno coinvolto l’unità operativa di Medicina del nosocomio crispino.
Sul posto diverse squadre dei vigili del fuoco provenienti anche da Sciacca, Agrigento e Santa Margherita Belice che stanno continuando ad operare.

Secondo una prima ricostruzione, ancora da accertare, il paziente che poi è deceduto pare si sia tolto la mascherina di somministrazione dell’ossigeno e si sarebbe acceso una sigaretta.La scintilla ha fatto esplodere il macchinario ed è divampato l’incendio. Al Fratelli Parlapiano si è recato subito il sindaco di Ribera, Matteo Ruvolo.

Incendio all’ospedale di Ribera, brucia il reparto di medicina (Video)

Un incendio e’ scaturito al Fratelli Parlapiano di Ribera dove le fiamme hanno interessato l’unità operativa di Medicina.

In questo momento, diverse squadre dei vigili del fuoco sono impegnate nell’intervento.

A quanto pare, quasi tutti i degenti sono stati gia’ evacuati mentre i pompieri starebbero cercando di aiutare un ricoverato che sarebbe rimasto ancora all’interno.

Padre Marciante assicura: “La chiesa del Collegio non sarà chiusa” (Video)

“Che sia una Pasqua di perdono e di riflessione per capire di avere sbagliato”. Lo dice l’Arciprete di Sciacca, don Giuseppe Marciante, che, in un’intervista a Risoluto.it, parla anche delle poche vocazioni al sacerdozio che mettono in difficoltà anche l’organizzazione dell’attività nelle parrocchie. Padre Marciante si occupa di tre chiese, ma assicura che quella del Collegio non sarà chiusa e che ogni giorno, alle 9, lui continuerà a celebrare la santa messa. E questo nonostante la morte di Pippo Puleo che era un pilastro di questa chiesa e punto di riferimento per tutti i sacerdoti di Sciacca.

Chiesta condanna a 20 anni per Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo 

I pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Piero Padova e Gianluca De Leo, hanno chiesto la condanna a 20 anni di carcere per Rosalia Messina Denaro, sorella maggiore del boss Matteo, accusata di associazione mafiosa aggravata e ricettazione.

La donna è in carcere da marzo dell’anno scorso. Secondo gli inquirenti, avrebbe aiutato per anni il fratello a sottrarsi alla cattura e avrebbe gestito per suo conto la “cassa” della “famiglia” mafiosa e la rete di trasmissione dei “pizzini”, consentendo così al capomafia di mantenere i rapporti con i suoi uomini durante la sua lunga latitanza. 

Rosalia Messina Denaro è la moglie di Filippo Guttadauro che ha scontato 14 anni per associazione mafiosa ed è tuttora in carcere al cosiddetto “ergastolo bianco”.

Anche un’altra sorella dell’ex ricercato, Patrizia Messina Denaro, è in cella per mafia. A casa di Rosalia, a dicembre del 2022, nella gamba di una sedia, i carabinieri del Ros trovarono un “pizzino”, una sorta di cartella clinica del capomafia che li guidò alla scoperta della patologia di cui l’allora latitante soffriva. E, in seguito, all’arresto di Matteo Messina Denaro, avvenuto il 16 gennaio del 2023 davanti alla clinica La Maddalena di Palermo.

Truffa ai danni dell’Unione Europea, sequestrati beni per 450mila euro in provincia di Agrigento

Imprenditori agricoli avevano presentato tra il 2015 e il 2022 domande uniche di pagamento nelle quali avevano dichiarato in conduzione appezzamenti di terreno, in parte oggetto di confisca e in parte di proprietà dell’ISMEA, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, surrettiziamente accreditati nella propria disponibilità attraverso falsi contratti di affitto.

Il Reparto Carabinieri Tutela Agroalimentare di Messina, ha eseguito un Decreto emesso dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Agrigento su richiesta della Procura Europea – Ufficio dei Procuratori Europei delegati per Sicilia e Calabria con sede in Palermo – che ha disposto il sequestro preventivo di denaro e disponibilità finanziarie o, anche per equivalente, di altri beni o utilità di proprietà degli indagati per 450 mila euro, profitto di reato commesso da quattro imprenditori agricoli operanti nella provincia di Agrigento e di 97 titoli di pagamento (c.d. diritti all’aiuto) del valore complessivo di 21.238,37 euro.

Le indagini, svolte dal Reparto Specializzato dell’Arma, storicamente impegnato a tutela degli interessi del consumatore e delle naturali dinamiche economico-finanziarie del mercato agricolo, hanno consentito di accertare la truffa aggravata finalizzata al conseguimento illecito di rilevanti contributi pubblici destinati al comparto agricolo ed erogati dall’AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura).
L’operazione testimonia il lavoro dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare impegnati su tutto il territorio nazionale nella lotta alle frodi in danno ai bilanci dello Stato e dell’Unione Europe

Fermato a Sciacca con 24 posate d’argento, quarantenne di Caltabellotta denunciato per ricettazione

Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio, rafforzati a Sciacca dagli agenti del locale commissariato di polizia, una quarantenne, pregiudicato per reati contro il patrimonio, e’ stato denunciato per ricettazione.

L’uomo è stato fermato, all’uscita da un compro oro, mentre era in possesso di 24 posate d’argento di cui non ha saputo indicare la provenienza. A suo carico e’ scattata così la denuncia e le posate sono state sequestrate.