Il tuo materasso ha più di 8 anni? Ecco i 7 segnali che ti dicono che sta rovinando il tuo sonno

Un materasso usurato perde la sua capacità di sostegno e diventa un ricettacolo di acari; se presenta avvallamenti, provoca dolori al risveglio o ha superato gli 8 anni di vita, è il momento di sostituirlo per tutelare la tua salute.

Perché un materasso non dura per sempre

Molte persone considerano il materasso un acquisto “per la vita”, un oggetto destinato a durare decenni senza mai perdere le sue caratteristiche originarie. La realtà, supportata da studi ergonomici e igienico-sanitari, è ben diversa: nessun materasso è eterno.

Con il passare del tempo e l’uso quotidiano, i materiali interni subiscono un inevitabile degrado strutturale, perdendo progressivamente la loro elasticità e la capacità di sostenere correttamente il peso del corpo. Continuare a dormire su un supporto ormai esausto non è solo una questione di minor comfort, ma rappresenta un vero e proprio rischio per la salute della colonna vertebrale e per la qualità generale del riposo.

Saper riconoscere i segnali di usura è fondamentale per intervenire prima che i danni diventino cronici.

Cosa succede dentro un materasso con il passare degli anni

Il deterioramento di un materasso è un processo fisico e meccanico inevitabile. Ogni notte, il sistema di riposo deve sopportare il peso del corpo, assorbire i movimenti e gestire l’umidità e il calore rilasciati dalla traspirazione — circa un terzo di litro di sudore a notte.

Le molle, sottoposte a continue compressioni, perdono la loro tensione originaria; le schiume poliuretaniche e il memory foam, a causa del calore e del peso, tendono a ossidarsi e a perdere la loro resilienza, ovvero la capacità di tornare alla forma iniziale dopo la compressione. A questo si aggiunge il fattore igienico: negli anni, all’interno del materasso si accumulano polvere, cellule morte della pelle e acari, compromettendo la salubrità dell’ambiente in cui dormiamo.

L’errore più comune: aspettare che sia troppo tardi

L’errore più diffuso è aspettare che il materasso sia visibilmente distrutto — con molle che sporgono o buchi evidenti — prima di prendere in considerazione l’idea di cambiarlo. Molti ignorano che la perdita di portanza interna avviene molto prima che i difetti diventino visibili a occhio nudo sulla superficie esterna.

Un altro errore comune è cercare di prolungare artificialmente la vita di un materasso ormai ceduto, aggiungendo coperte piegate sotto le zone cedevoli o acquistando topper economici. Queste “soluzioni tampone” non solo sono inefficaci, ma spesso peggiorano la situazione, creando dislivelli innaturali che costringono la colonna vertebrale ad assumere posture ancora più scorrette durante la notte.

Cosa succede al tuo corpo se continui a dormire su un materasso usurato

Dormire su un materasso che ha superato il suo ciclo di vita utile — generalmente stimato tra i 7 e i 10 anni — ha conseguenze dirette e misurabili sul benessere quotidiano. Il corpo, privo del supporto necessario, sprofonda nelle zone usurate, disallineando la colonna vertebrale e generando tensioni muscolari continue.

Questo si traduce in risvegli accompagnati da mal di schiena, rigidità cervicale e formicolii agli arti. Inoltre, l’accumulo di allergeni all’interno dei materiali degradati può scatenare o aggravare problemi respiratori, riniti e asma notturna. Il sonno diventa frammentato, superficiale e per nulla ristoratore, portando a una stanchezza cronica che impatta negativamente sulle prestazioni diurne e sull’umore.

I 7 segnali che indicano quando è il momento di cambiare materasso

La soluzione inizia con un’attenta autovalutazione del proprio sistema di riposo. Ecco i 7 segnali inequivocabili che indicano la necessità di una sostituzione:

1. Età anagrafica superiore a 8-10 anni

Il materasso ha più di 8-10 anni di utilizzo. Anche se all’apparenza sembra integro, i materiali interni hanno già subito un degrado significativo della loro capacità di sostegno.

2. Avvallamenti visibili sulla superficie

La superficie presenta “buche” o impronte permanenti del corpo che non scompaiono quando ci si alza. Questo indica che le schiume o le molle hanno perso definitivamente la loro resilienza.

3. Dolori mattutini ricorrenti

Ti svegli regolarmente con mal di schiena, rigidità cervicale o dolori articolari che si attenuano durante la giornata. Se il dolore migliora stando in piedi, il problema è quasi certamente il materasso.

4. Effetto “amaca”

Tendi a rotolare involontariamente verso il centro del letto. Questo segnale indica che la struttura portante si è deformata, creando un avvallamento centrale che attira il corpo.

5. Risvegli frequenti durante la notte

Ti giri continuamente durante la notte per cercare una posizione comoda. Il corpo si muove perché non trova un supporto adeguato e cerca istintivamente una zona meno compromessa.

6. Rumori sospetti a ogni movimento

Senti scricchiolii metallici (nei materassi a molle) a ogni minimo movimento. Questo indica che il sistema interno è meccanicamente compromesso.

7. Temperatura eccessiva durante il sonno

Hai la sensazione che il materasso trattenga troppo calore, facendoti sudare più del normale. Le schiume degradate perdono la loro capacità di traspirazione, creando un microclima inadeguato.

Se riconosci anche solo tre di questi segnali, è il momento di rivolgersi a un professionista per far valutare il tuo sistema di riposo.

Conclusione

Il tuo materasso è il fondamento della tua salute notturna e, come ogni strumento sottoposto a usura quotidiana, ha un ciclo di vita limitato. Ignorare i segnali di cedimento strutturale o igienico significa accettare un compromesso inaccettabile sulla qualità del proprio riposo. Riconoscere che è giunto il momento di cambiare non è una spesa superflua, ma un investimento necessario per garantirti notti serene e risvegli pieni di energia.

La maggior parte delle persone si rende conto del problema solo quando è troppo tardi.

Se il tuo materasso mostra tre o più di questi segnali, è molto probabile che stia già compromettendo la qualità del tuo sonno. Ignorarlo significa continuare a convivere con il problema.

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Sciacca, trovato morto in via San Cataldo un tunisino di 29 anni

È stato rinvenuto senza vita nella sua abitazione di via San Cataldo di Sciacca un tunisino di 29 anni, residente in città da otto anni.

A lanciare l’allarme sono stati alcuni vicini di casa che non lo vedevano da due giorni. Dopo la segnalazione, sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia di Stato che, una volta forzato l’ingresso dell’abitazione, hanno trovato il giovane senza vita.

Secondo i primi accertamenti, il decesso risalirebbe ad almeno tre giorni fa e potrebbe essere stato causato da un’emorragia interna. Gli accertamenti eseguiti avrebbero comunque escluso cause violente, facendo propendere per una morte naturale.

Sul posto sono intervenute anche le Aquile della Protezione civile unitamente ai sanitari del 118. Al termine delle verifiche, la salma è stata trasferita nella camera mortuaria dell’ospedale di Sciacca.

Sciacca, online la nuova piattaforma per la gestione della rottamazione fiscale (Video)

E’ stata attivata sul portale istituzionale del Comune di Sciacca una nuova piattaforma informatica dedicata alla gestione della rottamazione fiscale, pensata per semplificare le procedure e rendere più agevole l’accesso ai servizi da parte dei cittadini.

Il nuovo strumento è stato presentato questa mattina durante un incontro ospitato nella Sala “Blasco” del Palazzo Municipale.

All’appuntamento hanno preso parte l’assessore Giuseppe Termine, il dirigente del Settore Tributi e Finanze Filippo Carlino, la funzionaria Marisa Santangelo e diversi operatori del settore.

Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti dei Centri di assistenza fiscale, professionisti contabili e altri intermediari che quotidianamente supportano i contribuenti nella gestione degli adempimenti fiscali.

Nel corso dell’incontro sono state illustrate le caratteristiche della piattaforma, realizzata per consentire una gestione più efficiente e organizzata delle pratiche relative alla definizione agevolata dei tributi, attraverso procedure interamente digitali disponibili sul sito internet del Comune di Sciacca.

Nasce “Quarta parete production”, torna a Sciacca il gruppo di “Pipino il breve”

Si ricostituisce, dopo alcuni anni, il gruppo che ha dato vita a uno dei maggiori successi del teatro amatoriale siciliano degli ultimi anni. L’esperienza di “Pipino il Breve”, spettacolo che ha collezionato oltre 52 repliche, numerosi premi in rassegne regionali e nazionali, il riconoscimento di Miglior spettacolo amatoriale siciliano e il terzo posto nella finale nazionale di Bolzano, prosegue oggi attraverso un nuovo progetto artistico.

A segnare questa nuova fase è la nascita di “Quarta Parete Production”, realtà che curerà la produzione e avrà il compito di sviluppare e sostenere nuovi progetti artistici con compagnie teatrali.

Sono già due i lavori previsti per l’estate. Sono iniziate le prove di “Villa Fiordaliso”, nuova commedia scritta da Pasquale Bentivegna, alla sua prima esperienza come autore teatrale, e diretta da Gianleo Licata, già regista di “Pipino il Breve”.

Sul palco torneranno alcuni dei protagonisti di quella esperienza. Accanto a Pasquale Bentivegna reciteranno Annalia Misuraca, Santo D’Aleo, Alessia Cattano, Liliana Marciante, Alessandro Di Stefano, Salvatore Bentivegna e Silvia Curreri.

La squadra tecnica sarà composta da Andrea Vaianella per le scenografie, Giacomo Lo Cicero alla direzione di produzione, Alessia Cattano anche nel ruolo di aiuto regia, Francesca Piro come direttrice di scena e Davide Catagnano per costumi, trucco e parrucco.

Parallelamente, “Quarta Parete Production” sta lavorando a un percorso culturale e sociale più ampio promosso insieme all’associazione Agape.

Tripi, sequestrata gabbia abusiva per cinghiali in oasi protetta

Nuovo intervento contro il bracconaggio nel Messinese. Una gabbia abusiva per cinghiali è stata individuata e sequestrata dalla Polizia Metropolitana di Messina durante un’attività di perlustrazione nelle aree rurali del territorio di Tripi. Il dispositivo si trovava in località San Cono – Casale Cardusa, all’interno di una zona classificata come oasi protetta e rifugio della fauna selvatica.

L’operazione è scattata a seguito di una segnalazione delle guardie giurate volontarie, che hanno collaborato con gli agenti della Sezione giudiziaria della Polizia Metropolitana e con il Corpo Agroforestale di Barcellona Pozzo di Gotto nelle attività di controllo del territorio.

Gabbia abusiva per cinghiali scoperta durante i controlli

Nel corso delle verifiche, gli operatori hanno rinvenuto una gabbia-trappola di grandi dimensioni utilizzata per la cattura dei cinghiali. La presenza del dispositivo in un’area sottoposta a tutela ambientale ha fatto scattare immediatamente il sequestro.

La zona interessata rappresenta un importante rifugio per la fauna selvatica e, secondo quanto emerso dagli accertamenti, era stata presa di mira da soggetti dediti ad attività di bracconaggio. L’intervento si inserisce nell’ambito di una più ampia campagna di controlli straordinari promossa dalla Polizia Metropolitana per contrastare fenomeni illegali che minacciano gli ecosistemi del territorio.

Escluso il collegamento con i dispositivi autorizzati

Gli approfondimenti effettuati successivamente hanno consentito di accertare che la gabbia per cinghiali non rientrava tra i mezzi autorizzati dall’Assessorato regionale all’Agricoltura nell’ambito del piano di contenimento dei suini selvatici collegato all’emergenza della Peste Suina Africana.

La struttura metallica era dotata di un meccanismo a scatto azionato tramite esche. Per le sue dimensioni e per il peso considerevole, il dispositivo rappresentava un potenziale pericolo non solo per gli animali selvatici ma anche per gli escursionisti che frequentano abitualmente i sentieri dell’oasi.

Terza struttura sequestrata dall’avvio della campagna straordinaria

Quello effettuato a Tripi è il terzo sequestro di una macro-gabbia realizzato dall’inizio delle attività straordinarie di vigilanza volute dalla Polizia Metropolitana. L’operazione segue infatti il recente intervento condotto nel territorio di Santa Lucia del Mela.

Gli investigatori ipotizzano, a carico di ignoti, i reati di esercizio della caccia con mezzi vietati all’interno di un’oasi protetta e durante il periodo di chiusura generale della caccia. A queste contestazioni si aggiunge l’aggravante del tentato maltrattamento di animali.

Indagini in corso per individuare i responsabili

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la natura stessa della gabbia abusiva avrebbe potuto provocare gravi lesioni e sofferenze agli animali catturati. Per questo motivo le indagini proseguono con l’obiettivo di identificare i responsabili dell’installazione del dispositivo.

Nel frattempo, la Polizia Metropolitana ha confermato che l’attività di controllo nelle riserve naturali e nelle aree protette del Messinese proseguirà anche nelle prossime settimane.

Sull’operazione è intervenuto il sindaco metropolitano Federico Basile, che ha sottolineato l’importanza di un presidio costante del territorio per salvaguardare il patrimonio naturale e garantire la sicurezza dei cittadini. La tutela dell’ambiente e la protezione della fauna selvatica, ha evidenziato, restano priorità fondamentali dell’azione amministrativa.

Polo Oncoematologico di Palermo, pubblicato l’avviso per la progettazione

Prosegue l’iter per la realizzazione del nuovo Polo Oncoematologico di Palermo. Invitalia ha pubblicato l’avviso per l’affidamento della progettazione di fattibilità tecnica ed economica (Pfte) della struttura sanitaria, per un importo complessivo di quasi 12 milioni di euro.

La procedura individuata è quella del “dialogo competitivo”, articolata in tre fasi: raccolta delle manifestazioni di interesse entro il 6 luglio 2026, invito agli operatori economici ammessi e successiva valutazione delle offerte finali con aggiudicazione. La documentazione necessaria all’avvio dell’iter è stata predisposta dall’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, tramite il commissario ad acta Massimiliano Maisano, e trasmessa a Invitalia il 31 marzo scorso.

Il progetto rientra nell’Accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2024 tra il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, e prevede un finanziamento complessivo di 285 milioni di euro attraverso i fondi ex articolo 20 della legge 67/88.

Una prima quota di circa 45 milioni di euro è destinata a interventi già avviati o in fase avanzata di attuazione, tra cui la Cell Factory, il cui collaudo è previsto entro giugno 2026, la nuova sede dell’Anatomia patologica del presidio ospedaliero “V. Cervello” e il potenziamento del Padiglione “A”, comprensivo della dotazione per la chirurgia robotica già operativa.

La restante tranche di circa 240 milioni di euro finanzierà la realizzazione del nuovo monoblocco ospedaliero, destinato a diventare il fulcro del futuro Polo Oncoematologico.

Il progetto si avvale inoltre della collaborazione prevista dal Protocollo di Intesa dell’8 settembre 2025 tra Regione Siciliana, Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano e Università degli Studi di Palermo. La Fondazione affiancherà il responsabile unico del procedimento con due esperti specializzati in infrastrutture ospedaliere e organizzazione dei servizi socio-sanitari innovativi.

Mobilità scuola, dopo dieci anni ottiene il trasferimento: la Corte d’Appello dà ragione a una docente agrigentina

Dopo un lungo contenzioso durato circa dieci anni, una docente della scuola primaria originaria della provincia di Agrigento ha ottenuto una pronuncia favorevole che le consentirà di rientrare nel territorio agrigentino. La decisione è stata emessa dalla Corte d’Appello di Palermo, sezione lavoro, e affronta uno dei temi più dibattuti negli ultimi anni: la gestione informatizzata delle procedure di mobilità del personale scolastico.

L’insegnante, assistita dagli avvocati Giuseppe Limblici e Francesca Palumbo, aveva contestato l’esito del piano straordinario di mobilità relativo all’anno scolastico 2016-2017. Secondo quanto sostenuto nel ricorso, non le era stata assegnata una sede nella provincia di Agrigento nonostante la presenza di posti disponibili nel periodo in cui partecipava alla procedura.

La docente aveva evidenziato come alcune cattedre fossero state successivamente attribuite ad altri insegnanti inseriti in fasi differenti del procedimento. In primo grado il Tribunale di Palermo aveva accolto le sue ragioni, ma la vicenda giudiziaria aveva subito una battuta d’arresto quando la Corte d’Appello, in una precedente composizione, aveva riformato la decisione, ritenendo che fosse la lavoratrice a dover dimostrare la propria posizione utile nell’ambito della graduatoria nazionale.

La svolta è arrivata dopo l’intervento della Corte di Cassazione. Con la sentenza depositata il 14 maggio 2026, la Corte d’Appello di Palermo, adeguandosi ai principi indicati dai giudici di legittimità, ha ribadito che nelle controversie riguardanti la mobilità scolastica non può essere il dipendente a ricostruire il complesso funzionamento delle graduatorie e delle assegnazioni elaborate dal sistema informatico ministeriale.

I magistrati hanno precisato che, una volta dimostrata la disponibilità dei posti richiesti e il pregiudizio subito dal lavoratore, spetta all’Amministrazione fornire la prova della correttezza delle operazioni effettuate e dell’eventuale diritto di precedenza di altri candidati.

Nelle motivazioni viene evidenziato come il sistema dei trasferimenti costituisca un’attività che deve essere svolta nel pieno rispetto delle regole previste dalla normativa. Pretendere che un docente ricostruisca autonomamente procedure complesse e dati non accessibili pubblicamente significherebbe, secondo la Corte, comprimere il diritto di difesa e alterare i principi che disciplinano la distribuzione dell’onere della prova.

Soddisfazione è stata espressa dai legali della docente, che definiscono la pronuncia un passaggio importante per tutto il personale scolastico coinvolto nelle procedure di mobilità. Secondo gli avvocati, la sentenza afferma in modo chiaro che eventuali anomalie o criticità dei sistemi utilizzati dall’Amministrazione non possono ricadere sui lavoratori.

La Corte d’Appello ha quindi confermato integralmente la decisione già assunta dal Tribunale, disponendo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito proceda al trasferimento dell’insegnante presso una scuola della provincia di Agrigento

Scandalo referti istologici a Trapani, la perizia: “Sistema sanitario privo di controlli efficaci”

Non solo ritardi e carenza di personale. Dalla perizia di oltre 500 pagine depositata nell’incidente probatorio sullo scandalo dei referti istologici dell’Asp di Trapani emerge il quadro di una macchina sanitaria che, secondo i consulenti nominati dal gip, ha smesso di funzionare in alcuni passaggi fondamentali, dal monitoraggio degli esami alla comunicazione tra reparti fino alla presa in carico dei pazienti.

Il gip Massimo Corleo ha dichiarato concluso l’incidente probatorio richiesto dalla Procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta che vede indagate 19 persone tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. Al centro delle indagini vi sono circa 3 mila referti istologici accumulati nel tempo e consegnati con ritardi che, in alcuni casi, hanno superato gli otto mesi, impedendo ai pazienti di conoscere tempestivamente la diagnosi e di accedere alle cure.

L’inchiesta era esplosa dopo la denuncia della docente di Mazara del Vallo, Maria Cristina Gallo, divenuta il simbolo della vicenda. Per conoscere l’esito del proprio esame istologico attese otto mesi. È morta nell’ottobre scorso, ma prima del decesso il giudice era riuscito a raccogliere la sua testimonianza nell’ambito dell’incidente probatorio.

La relazione firmata dagli specialisti Paolo Procaccianti, Ivo Nardini, Lorenzo Livi e Luca Miele contiene valutazioni particolarmente severe. I consulenti parlano di una “mancanza di un sistema efficace di monitoraggio dello stato dei campioni e dei referti”, una criticità che, secondo la perizia, avrebbe determinato situazioni nelle quali i pazienti sono stati “privati del diritto fondamentale all’informazione” sul proprio stato di salute.

Dall’analisi dei casi esaminati emerge inoltre che le criticità non sarebbero riconducibili esclusivamente al laboratorio di anatomia patologica. I periti evidenziano come, in diverse circostanze, sia mancato un adeguato sistema di verifica e sollecito da parte dei reparti che avevano in cura i pazienti.

La perizia richiama anche la scarsa coordinazione tra strutture ospedaliere e servizi di anatomia patologica, descrivendo un sistema nel quale i ritardi si sarebbero sommati all’assenza di controlli in grado di intercettare l’anomalia prima che assumesse dimensioni emergenziali.

Nei prossimi giorni il gip trasmetterà gli atti al pubblico ministero. Sarà la Procura a valutare le conclusioni della perizia e a decidere quali posizioni mantenere e quali eventualmente archiviare.

Piomba in auto sui ragazzi all’uscita della discoteca a Taormina, fermate due persone

Sono scattati due fermi con l’ipotesi di tentato omicidio nell’ambito delle indagini sui fatti avvenuti nella notte tra lunedì 1 e martedì 2 giugno lungo la statale 114, a Taormina, nel tratto di Spisone, dove un’auto era stata lanciata a forte velocità contro un gruppo di giovani all’uscita dei locali della movida.

I provvedimenti riguardano il conducente del veicolo e un’altra persona che si trovava a bordo al momento dell’episodio.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vicenda sarebbe iniziata con una lite all’interno di un locale per poi proseguire all’esterno, fino a trasformarsi in una sequenza di momenti concitati culminati nella manovra contestata. L’auto, dopo essersi allontanata, avrebbe percorso un tratto della statale anche contromano, per poi tornare improvvisamente verso il gruppo di ragazzi, che sono riusciti a evitare l’impatto all’ultimo istante. Alcuni giovani hanno riportato ferite lievi.

L’indagine, condotta dalla polizia di Stato del commissariato di Taormina, ha portato nelle ultime ore all’individuazione dei soggetti coinvolti e all’adozione dei provvedimenti restrittivi. Ulteriori accertamenti sono in corso per chiarire nel dettaglio la dinamica e le singole responsabilità.

Ignazio Fonzo lascia la Procura di Catania: nominato alla Procura generale del Distretto

Dopo anni di attività investigativa e giudiziaria in prima linea contro la criminalità organizzata, il magistrato Ignazio Fonzo conclude il suo incarico di procuratore aggiunto della Procura di Catania per assumere un nuovo ruolo presso la Procura generale dello stesso Distretto.

Sessantasei anni, Fonzo è entrato in magistratura nel 1989. I primi passi della sua carriera lo hanno visto impegnato come giudice minorile fino al 1992. Successivamente è approdato alla Procura distrettuale di Catania il 20 luglio di quello stesso anno, pochi giorni dopo la strage di via D’Amelio che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta.

Nel corso della sua lunga esperienza alla Direzione distrettuale antimafia ha coordinato numerose inchieste contro le organizzazioni mafiose operanti nel territorio etneo. Tra le operazioni più rilevanti figura “Ficodindia”, condotta contro il clan Laudani. Ha inoltre sostenuto l’accusa nel processo per l’omicidio dell’avvocato Serafino Famà e ha seguito indagini riguardanti gruppi criminali attivi nelle province di Ragusa e Siracusa.

Nel 2007 è stato chiamato a svolgere il ruolo di consulente a tempo pieno della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso, incarico mantenuto fino al gennaio 2009, quando è stato nominato procuratore aggiunto ad Agrigento.

La sua attività istituzionale si è estesa anche in ambito europeo e governativo. Nel 2013 ha collaborato con la Commissione speciale del Parlamento Europeo dedicata alla lotta contro criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio. Dal 2014 al 2017 ha inoltre fatto parte del gruppo di lavoro del Ministero dell’Interno dedicato alle questioni migratorie.

Il 10 maggio 2017 si è insediato come procuratore aggiunto a Catania. Dal giugno 2025 è anche componente della commissione esaminatrice del concorso in magistratura.

Accanto all’attività giudiziaria, Fonzo ha ricoperto incarichi nel settore tributario, svolgendo le funzioni di giudice tributario dal 2012 e assumendo nel 2022 il ruolo di vicepresidente di sezione della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Catania.

Importante anche il suo percorso nel mondo dello sport. Ha fatto parte dell’Ufficio indagini della FIGC tra il 1994 e il 1998 e della Commissione d’Appello Federale dal 2003 al 2006. Dal 1995 guida l’Associazione Sportiva Magistrati di Catania e dal 2018 è allenatore con qualifica UEFA B.

Per l’impegno sportivo e associativo ha ricevuto la Stella di Bronzo al Merito Sportivo nel 2016 e la Stella d’Argento nel 2022.

Con il trasferimento alla Procura generale del Distretto di Catania si chiude una delle più significative esperienze professionali della magistratura siciliana degli ultimi decenni, caratterizzata da un costante impegno nella lotta alla criminalità organizzata e nelle attività istituzionali di rilievo nazionale ed europeo.