“Non si ferma all’alt e guida ubriaca”, denunciata donna di Ribera

Non si è fermata all’alt intimato dai poliziotti ed è stata inseguita e bloccata poco dopo. Protagonista dell’episodio una donna di 44 anni, residente a Ribera, alla guida di una Fiat 500.

Il fatto è avvenuto in piazza Marconi, ad Agrigento, dove la conducente non si è fermata al controllo della polizia. La pattuglia della sezione volanti della Questura di Agrigento ha avviato l’inseguimento, riuscendo a bloccare l’utilitaria in via Crispi.

Sottoposta all’esame dell’etilometro, la donna è risultata positiva. Per questo motivo è stata denunciata, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica per guida in stato d’ebbrezza. L’auto è stata posta sotto sequestro.

“Donna costretta dal compagno a prostituirsi”, un arresto a Palermo

Un grave episodio di prostituzione forzata a Palermo è emerso grazie alla denuncia di un cittadino che aveva segnalato un insolito via vai di uomini da un appartamento di Trabia, nel Palermitano. Da quella segnalazione è partita un’indagine dei carabinieri, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto di un uomo di 57 anni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe costretto la propria convivente a prostituirsi, approfittando della sua fragilità psicologica. La donna sarebbe stata sottoposta a un costante controllo, privata di autonomia e costretta a subire una situazione di sfruttamento continuativo.

Le indagini dei Carabinieri nel Palermitano

Le attività investigative si sono sviluppate tra i mesi di agosto e settembre e hanno incluso intercettazioni telefoniche e accertamenti mirati. Gli elementi raccolti hanno consentito agli inquirenti di delineare un quadro accusatorio ritenuto grave e solido.

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe organizzato direttamente gli incontri a sfondo sessuale, pubblicando annunci online dettagliati. Nei messaggi venivano specificate le prestazioni offerte e i relativi costi, con un tariffario che arrivava fino a 100 euro.

Annunci online e controllo sulla vittima

Nel contesto della prostituzione forzata, un aspetto ritenuto particolarmente significativo riguarda le modalità con cui gli incontri venivano gestiti. Le prestazioni si svolgevano sia all’interno dell’abitazione della coppia sia presso il domicilio dei clienti.

Presenza obbligatoria del compagno

Il 57enne imponeva come condizione la propria partecipazione agli incontri o, in alternativa, la sua presenza durante gli atti sessuali. Una condotta che, come sottolineano gli inquirenti, dimostrerebbe un controllo opprimente sulla vittima e una volontà di dominio totale.

Arresto e custodia cautelare

Venerdì scorso l’uomo è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese. Dopo l’arresto, è stato condotto in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il caso riporta l’attenzione sul fenomeno della prostituzione forzata a Palermo e provincia, una realtà spesso sommersa che emerge solo grazie alla collaborazione dei cittadini e all’attività investigativa delle forze dell’ordine. In questo caso, la segnalazione di un vicino si è rivelata decisiva per interrompere una situazione di grave sfruttamento.

Lo Sciacca spaventa la capolista Licata, finisce 0-0 davanti a un folto pubblico (Video)

Più Sciacca che Licata nel primo tempo con i verdenero che sfiorano il gol con Retucci all’11° e al 30°. L’azione più pericolosa costruita dalla capolista Licata nella partita di oggi, al Gurrera, davanti a un folto pubblico, al 44°, con La Piana il cui tiro dalla lunga distanza finisce di poco alto. Il primo tempo è di marca verdenero con ospiti in grande difficoltà.

La posta in gioco tra le due squadre era molto alta e lo Sciacca ha fatto tutto il possibile per vincere la partita. E’ mancato qualcosa che avrebbe potuto fare pendere la bilancia dalla parte saccensi.

Nel secondo tempo partita più equilibrata con un Licata più aggressivo. Al 50′, però, è lo Sciacca a guadagnare una punizione dal limite, reclamando un fallo da ultimo uomo per un giocatore del Licata. Batte capitan Licata che sfiora il palo.

Poi, per due volte, è il Licata a sfiorare la rete prima con Micchi che approfittando di un errore della difesa verdenero sbaglia una facile conclusione a rete da buona posizione e qualche minuto dopo con Araraio che costringe Elizaj a un doppio intervento.

“Lo Sciacca ha dimostrato una buona evoluzione tecnica – commenta Enzo Dimino per Risoluto.it – e nel girone di ritorno potrà centrare l’obiettivo stagionale di mantenersi sempre nella zona alta della classifica”.

Con il punto guadagnato a Sciacca il Licata, a quota 36, mantiene il Marsala 1912 a 7 punti di distacco in classifica, con 29 lunghezze. Al terzo posto, con 25, Sciacca e Partinicaudace. I verdenero sono in piena zona play off. Hanno il tempo necessario, però, per provarci ad accorciare nei confronti dei marsalesi e anche della capolista. Il campionato è ancora lungo.

Risoluto.it ringrazia per le foto Ignazio Capodici

Medico aggredito a Modica nel pronto soccorso

Un grave episodio di violenza si è verificato nella notte all’interno del pronto soccorso dell’ospedale “Maggiore-Baglieri” di Modica, nel Ragusano. Un medico è stato aggredito mentre era in servizio è stato colpito con un pugno al capo e uno al torace da un familiare di una paziente, riportando una contusione.

L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso: le aggressioni al personale sanitario, in particolare nei reparti di emergenza, dove le tensioni e lo stress raggiungono spesso livelli elevati.

Medico aggredito a Modica: la ricostruzione dei fatti

Secondo quanto denunciato, il medico del pronto soccorso si era recato presso l’ambulatorio di Cardiologia per consegnare la documentazione clinica relativa a una paziente per la quale era stata richiesta una consulenza specialistica. In quel momento, il cardiologo era impegnato nella gestione di un codice rosso, ovvero un’emergenza che richiede priorità assoluta.

Il sanitario avrebbe segnalato una situazione considerata irregolare: una familiare della paziente, dipendente dell’ospedale ma non in servizio, avrebbe trasportato autonomamente la madre in barella, senza autorizzazione, pretendendo inoltre di ottenere una precedenza rispetto agli altri pazienti in attesa.

Il richiamo alle procedure e l’aggressione

Nel momento in cui il medico ha richiamato il rispetto delle procedure ospedaliere e delle priorità cliniche, la situazione sarebbe rapidamente degenerata. Un altro familiare della paziente avrebbe reagito con violenza, colpendo il sanitario con un pugno al capo e uno al torace.

Il medico aggredito ha riportato una contusione, fortunatamente senza conseguenze gravi, ma l’episodio ha generato forte tensione all’interno del reparto e tra gli operatori presenti.

Segnalazione alla Direzione sanitaria

L’accaduto è stato immediatamente segnalato alla Direzione sanitaria dell’ospedale. Restano ora da chiarire eventuali profili di responsabilità e le misure che verranno adottate per tutelare il personale in servizio.

Un fenomeno sempre più preoccupante

Il caso del medico aggredito a Modica non rappresenta un episodio isolato. Negli ultimi anni, in Sicilia e nel resto d’Italia, si è registrato un aumento significativo delle aggressioni ai danni di medici e infermieri, soprattutto nei pronto soccorso.

Sindacati e associazioni di categoria denunciano da tempo la carenza di misure di sicurezza adeguate e chiedono interventi strutturali per prevenire episodi di violenza che mettono a rischio non solo i sanitari, ma anche la qualità dell’assistenza ai pazienti.

Sicurezza negli ospedali: una priorità

Quanto accaduto a Modica riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza negli ospedali. Il rispetto delle regole, delle priorità cliniche e del ruolo del personale sanitario è fondamentale per garantire un servizio efficiente e sicuro.

Il caso del medico aggredito a Modica rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

Spari verso un ragazzo con una pistola a salve a Trabia

Momenti di tensione a Trabia, nel Palermitano, dove un giovane ha esploso alcuni colpi con una pistola a salve a Trabia, puntando l’arma verso un ragazzo in una zona affollata del centro abitato. L’episodio, avvenuto alla presenza di altre persone, ha generato paura e allarme tra i cittadini.

L’arma utilizzata, pur essendo a salve, era priva del tappo rosso, elemento che la rendeva esternamente indistinguibile da una pistola vera.

Pistola a salve a Trabia: l’intervento dei carabinieri

A segnalare l’accaduto è stato il padre del ragazzo verso cui sarebbero stati esplosi i colpi. L’uomo ha immediatamente contattato i carabinieri, consentendo un rapido intervento delle forze dell’ordine.

I militari dell’Arma hanno avviato gli accertamenti, riuscendo in breve tempo a identificare il giovane responsabile del gesto. Al termine delle verifiche, il ragazzo è stato denunciato per porto abusivo di armi, considerata la pericolosità del comportamento e il contesto in cui si è verificato l’episodio.

L’assenza del tappo rosso

Un aspetto centrale della vicenda riguarda proprio la pistola a salve utilizzata dal giovane. L’arma era infatti sprovvista del tappo rosso, dispositivo obbligatorio che consente di riconoscere immediatamente le pistole a salve da quelle vere.

La mancanza del tappo rosso ha contribuito ad aumentare il rischio e l’allarme, soprattutto perché l’episodio si è verificato in una zona frequentata del paese.

Le decisioni del Tribunale per i minorenniLa vicenda è stata trasmessa all’autorità giudiziaria competente. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni ha disposto l’affidamento del giovane alla madre convivente, misura adottata in considerazione dell’età e della situazione personale del ragazzo.

La decisione rientra nell’ambito dei provvedimenti di tutela e controllo previsti per i minori coinvolti in fatti di rilevanza penale.

Un gesto che poteva avere conseguenze gravi

L’episodio della pistola a salve a Trabia riaccende l’attenzione sull’uso improprio di armi, anche se non letali, e sui rischi connessi a comportamenti imprudenti in luoghi pubblici. Sparare, anche a salve, in un centro abitato può generare panico e provocare reazioni imprevedibili.

Sicurezza e prevenzione

Quanto accaduto a Trabia evidenzia ancora una volta l’importanza della prevenzione e del controllo sul possesso e sull’utilizzo di armi, comprese quelle a salve. Il tempestivo intervento dei carabinieri e la segnalazione del padre del ragazzo hanno evitato conseguenze più gravi.

La vicenda della pistola a salve a Trabia resta ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono le riflessioni sul tema della sicurezza nei centri urbani e sul ruolo della responsabilità individuale.

Violento scontro sulla Palermo–Sciacca, auto in fiamme e traffico paralizzato

Un grave incidente stradale si è verificato lungo la statale Palermo–Sciacca, nei pressi del cavalcavia di viale Regione Siciliana. Due vetture, per dinamiche che sono ancora al vaglio degli inquirenti, si sono scontrate frontalmente. Subito dopo l’impatto, uno dei mezzi ha preso fuoco, rendendo necessario l’intervento immediato dei soccorsi.

Dalle prime informazioni raccolte, sembra che uno dei conducenti abbia perso il controllo del veicolo, finendo per invadere la corsia opposta e colpire l’auto che procedeva in senso contrario. Nell’impatto una persona avrebbe riportato gravi traumi, con la frattura di entrambe le gambe. Altri tre occupanti sono rimasti feriti, ma le loro condizioni non desterebbero particolare preoccupazione.

Sul luogo dell’incidente sono arrivati gli agenti della Polizia Stradale per i rilievi e la gestione della viabilità, insieme ai vigili del fuoco, impegnati a domare le fiamme e a mettere in sicurezza i veicoli coinvolti e la sede stradale. Non sono state ancora diffuse informazioni ufficiali sullo stato di salute complessivo degli altri feriti.

L’incidente ha avuto pesanti ripercussioni sulla circolazione: si sono formate lunghe code e rallentamenti in entrambe le direzioni di marcia, con traffico fortemente congestionato per diverso tempo. La situazione resta critica fino al completo ripristino della viabilità.

Lago Arancio, Catanzaro: “Protesta dei sindaci segnale di malessere. Riattivare l’impianto Basso Belice Carboj”

È un quadro di forte preoccupazione quello che emerge dal comprensorio agricolo del Lago Arancio. A denunciarlo è Michele Catanzaro, capogruppo del Partito Democratico all’Assemblea regionale siciliana, intervenendo sulla protesta che ha visto tre sindaci e un commissario straordinario regionale recarsi negli uffici della Regione per chiedere certezze sulla programmazione della stagione irrigua 2026.

Secondo Catanzaro, si tratta di un segnale chiaro di un disagio ormai diffuso. “La mobilitazione degli amministratori locali – afferma – evidenzia un malessere profondo che investe l’intero comprensorio agricolo. Il governo regionale continua a fare spallucce di fronte a contestazioni che solleviamo da tempo, dimenticando che dietro queste proteste ci sono migliaia di siciliani stanchi di provvedimenti improvvisati e di interventi tampone”.

A destare particolare allarme è la decisione della cabina di regia per l’emergenza idrica di trasferire acqua dal Lago Arancio alla diga Garcia, per far fronte alla crisi del Trapanese. Una scelta che, secondo il capogruppo del PD, rischia di aggravare la situazione in altri territori. “Affrontare l’emergenza idrica nel Trapanese è doveroso – sottolinea Catanzaro – ma farlo sottraendo risorse idriche a quattro Comuni agricoli, senza un piano alternativo, significa risolvere un problema aprendone un altro. È l’ennesima decisione non programmata e non concertata”.

Catanzaro richiama inoltre un impegno assunto prima dell’estate sulla riattivazione dell’impianto di sollevamento Basso Belice Carboj. “In Commissione Attività produttive e in Aula – ricorda – l’ex assessore Barbagallo aveva garantito un intervento capace di portare circa 10 milioni di metri cubi d’acqua dal fiume Belice al Lago Arancio, assicurando turni irrigui regolari. Oggi di quell’impegno non c’è più traccia. Spetta adesso all’assessore Luca Sammartino dare seguito a quanto promesso”.

Secondo il capogruppo del PD, la riattivazione dell’impianto rappresenterebbe una soluzione strategica per compensare il trasferimento di acqua verso la diga Garcia e per restituire serenità agli agricoltori del territorio.

“L’emergenza agricola – conclude Catanzaro – rischia di trasformarsi in una vera e propria crisi sociale che colpirà migliaia di famiglie. E il fatto che a chiedere risposte non sia solo l’opposizione, ma anche sindaci e un commissario straordinario nominato dalla stessa Regione, dimostra come l’improvvisazione a Palazzo d’Orléans sia ormai sotto gli occhi di tutti”.

Petardi illegali a Catania, maxi sequestro della Polizia di Stato

Nuova e delicata operazione della Polizia di Stato di Catania contro il fenomeno della detenzione illegale di materiale esplodente. Nell’ambito dei rafforzati servizi di controllo disposti dal Questore in vista delle imminenti festività natalizie, gli agenti hanno sequestrato oltre 200 chili di petardi illegali a Catania, denunciando due fratelli.

L’intervento rientra in una più ampia strategia di prevenzione finalizzata alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, soprattutto in un periodo dell’anno in cui aumenta il rischio legato alla circolazione di prodotti esplodenti non conformi.

Controlli rafforzati su licenze e spedizioni

I controlli sono condotti dai poliziotti della squadra artificieri dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, impegnati in verifiche mirate sia nei confronti dei soggetti titolari di licenza rilasciata dal Questore, sia presso hub di spedizione merci e trasportatori.

Le attività ispettive sono state estese anche a diversi quartieri del territorio cittadino dove, in passato, si sono già verificati episodi analoghi. Solo nelle scorse settimane, infatti, era stato effettuato un maxi sequestro di 1.500 ordigni rudimentali in un centro logistico catanese.

Garage trasformato in deposito di esplosivi

Nel corso dei controlli, i poliziotti hanno individuato due fratelli di 36 e 38 anni che custodivano in un garage tredici imballi contenenti 204,5 chilogrammi di materiale esplodente. Si trattava di artifizi pirotecnici detenuti senza alcuna autorizzazione e in violazione delle prescrizioni di legge.Il rinvenimento di petardi illegali a Catania ha fatto immediatamente scattare le procedure di sicurezza, vista l’elevata pericolosità del materiale e il rischio concreto per l’incolumità pubblica.

Denuncia e distruzione del materiale sequestratoAccertata la detenzione abusiva, entrambi i fratelli sono stati denunciati per il reato di detenzione illegale di sostanze esplodenti, ferma restando la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Gli artificieri della Polizia di Stato hanno recuperato in sicurezza tutti gli scatoloni, che sono stati posti sotto sequestro e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, destinati alla distruzione.

Grazie all’intervento tempestivo, è stata scongiurata l’immissione sul mercato di petardi illegali a Catania, evitando gravi rischi per la sicurezza delle persone, in un periodo particolarmente delicato come quello delle festività natalizie.

Caos al pronto soccorso di Agrigento, momenti di tensione in ospedale

Momenti di forte tensione al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento, dove un uomo di 33 anni è stato arrestato dopo aver aggredito personale sanitario e forze dell’ordine. L’episodio, avvenuto nei giorni scorsi, ha provocato paura e disagi all’interno del reparto di emergenza.

Il caos al pronto soccorso di Agrigento si è sviluppato improvvisamente mentre medici e infermieri erano impegnati nelle normali attività assistenziali. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe perso il controllo, iniziando a minacciare e colpire il personale in servizio.

Aggressione a medici e infermieri

Nel corso dell’episodio, il 33enne, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine, si sarebbe scagliato contro medici e infermieri, rendendo necessario l’intervento della guardia giurata in servizio. Anche quest’ultima è rimasta coinvolta nella colluttazione nel tentativo di contenere l’uomo.

Il caos al pronto soccorso di Agrigento ha rapidamente assunto contorni più gravi, con il rischio di compromettere l’ordinaria attività del reparto e la sicurezza di pazienti e operatori sanitari presenti.

Scontro con i carabinieri e feriti

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, ma l’uomo avrebbe opposto una violenta resistenza, colpendo anche i militari dell’Arma. Nel corso delle operazioni sono rimasti feriti tre carabinieri, uno dei quali ha riportato un trauma al setto nasale, oltre alla guardia giurata.

Solo dopo una colluttazione particolarmente intensa l’uomo è stato immobilizzato. L’episodio si inserisce nel più ampio fenomeno delle aggressioni in ambito sanitario, che continua a destare forte preoccupazione.
Arresto e trasferimento in carcere

Al termine dell’intervento, il 33enne è stato arrestato con le accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, minacce e oltraggio. L’uomo è stato trasferito nel carcere di contrada Petrusa, dove resta in attesa dell’udienza di convalida.

Il caos al pronto soccorso di Agrigento riaccende il dibattito sulla necessità di rafforzare le misure di sicurezza all’interno delle strutture sanitarie, soprattutto nei reparti di emergenza, sempre più spesso teatro di episodi di violenza.

Acquedotto Favara di Burgio, Montalbano: “L’acqua è un bene comune”. La Vardera annuncia un intervento all’Ars

La vertenza sull’acquedotto Favara di Burgio continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale in Sicilia e in particolare a Ribera. Al centro della questione c’è il ruolo della Regione Siciliana, accusata di assumere una posizione più vicina agli interessi economici che a quelli delle comunità locali.

Ad intervenire è Gaetano Montalbano, che rilancia con forza il principio secondo cui l’acqua non può essere considerata una merce, ma un bene comune e un diritto fondamentale. Una posizione che si innesta nel solco tracciato da Aica, l’azienda idrica consortile interamente pubblica partecipata dai Comuni della provincia di Agrigento, guidata dalla presidente Danila Nobile.

Secondo Aica, la gestione dell’acquedotto Favara di Burgio rientra pienamente nell’ambito territoriale agrigentino e non può essere ricondotta a un impianto di sovrambito. Una tesi sostenuta da atti amministrativi, riferimenti normativi e anche da pronunce della Corte Costituzionale, richiamate dalla stessa Nobile e dal direttore generale Francesco Fiorino, per contestare le pretese di competenza avanzate da Siciliacque.

Sul fronte opposto, infatti, c’è Siciliacque, società a capitale privato con una partecipazione regionale del 26%, che fornisce acqua a costi tra i più elevati a livello nazionale. Una situazione che, secondo i critici, si riflette direttamente sulle bollette dei cittadini e che evidenzia un corto circuito istituzionale: la Regione, invece di svolgere un ruolo di garanzia dell’interesse pubblico, finirebbe per agire come socio d’impresa.

Nel quadro tracciato da Montalbano pesa anche l’assenza di un confronto politico ampio e trasparente sul territorio. Una mancanza che ha spinto l’autore dell’appello a chiamare in causa direttamente Ismaele La Vardera, deputato regionale di Controcorrente, affinché la vicenda venga portata con chiarezza all’interno dell’Assemblea regionale siciliana.

Appello che non è rimasto senza risposta. Attraverso un intervento sui social, La Vardera ha infatti annunciato che prenderà presto posizione sulla questione, assicurando un imminente coinvolgimento sul tema dell’acquedotto Favara di Burgio e più in generale sulla gestione dell’acqua in Sicilia.

Un segnale atteso da chi chiede che il dibattito esca dai tecnicismi e dalle stanze chiuse, per tornare al centro della discussione pubblica. Perché, come ribadito da Montalbano, la gestione dell’acqua non è solo una questione amministrativa o contrattuale, ma riguarda direttamente i diritti delle comunità e il futuro dei territori.