Export dalla Sicilia in forte crescita: Palermo e Enna trainano il boom

L’export dalla Sicilia registra numeri da record nei primi nove mesi del 2025, confermando una fase di forte espansione delle vendite sui mercati internazionali. A certificarlo è l’ufficio studi della Cgia di Mestre, che evidenzia una performance nettamente superiore alla media nazionale, con alcune province che si distinguono per incrementi particolarmente significativi.

A livello nazionale, l’export italiano torna a crescere, ma è la Sicilia a segnare i dati più sorprendenti. In particolare, la provincia di Palermo emerge come la prima in Italia per crescita delle esportazioni complessive nel mondo, mentre Enna si colloca ai vertici per l’export verso gli Stati Uniti.

Palermo prima provincia italiana per crescita dell’export

Nei primi tre trimestri del 2025, le merci prodotte a Palermo hanno fatto registrare un incremento del +160,6%, posizionando il capoluogo siciliano al primo posto nella classifica nazionale delle 107 province italiane. Un risultato che testimonia la crescente capacità competitiva del tessuto produttivo palermitano e il dinamismo di diversi comparti industriali e manifatturieri.

Questo dato rafforza il ruolo strategico di Palermo come hub economico regionale, confermandola come uno dei principali motori dell’export dalla Sicilia nel contesto internazionale.

Enna protagonista negli Stati Uniti grazie all’agroalimentare

Particolarmente rilevante è anche la performance della provincia di Enna, che registra un aumento del +582,4% delle esportazioni verso gli Stati Uniti rispetto all’anno precedente. Un risultato che rende Enna la seconda provincia italiana per export verso il mercato statunitense, con un ulteriore incremento del +7,7% rispetto ai primi nove mesi del 2024.

A trainare questa crescita è soprattutto il comparto agroalimentare, con prodotti come miele, legumi, confetture di frutta, formaggi e funghi, sempre più apprezzati oltreoceano. Complessivamente, Enna si colloca al quinto posto nazionale per crescita dell’export globale, con un +64,2%.

Le altre province: luci e ombre

Accanto ai risultati positivi, il quadro dell’export dalla Sicilia presenta anche elementi di criticità. Trapani si posiziona al tredicesimo posto con un +15,8%, seguita da Catania (+10,3%) e Agrigento (+0,5%).

In calo, invece, Ragusa (-3,1%), Messina (-3,3%) e Siracusa (-19,8%). Particolarmente negativo il dato di Caltanissetta, che segna un -24,2% e si colloca tra le ultime province italiane per performance complessiva.

Export verso gli Usa: la classifica siciliana

Guardando esclusivamente al mercato statunitense, Caltanissetta si posiziona all’undicesimo posto nazionale con un +58,6%, subito dopo Messina (+63%). Palermo è diciannovesima con +16,8%, seguono Agrigento (+6%), Ragusa (+2,4%) e Trapani (+0,6%). Catania scende all’80° posto con -13,4%, mentre Siracusa chiude la classifica nazionale con un crollo del -88,5%.

Un quadro complesso che mostra come l’export dalla Sicilia stia crescendo a ritmi sostenuti, ma in modo disomogeneo tra i territori.

Inchiesta sanità siciliana, la Procura ricorre al Riesame contro la decisione del gip

La Procura di Palermo ha presentato ricorso al tribunale del Riesame contro la decisione del gip sulle misure cautelari richieste nell’inchiesta su presunti illeciti legati a concorsi, nomine e appalti nella sanità siciliana. Nell’indagine è coinvolto anche l’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro.

Le misure disposte dal gip

Il giudice ha accolto le richieste dei pm solo in parte, disponendo gli arresti domiciliari per Cuffaro, per Roberto Colletti (ex manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia) e per Antonio Iacono (direttore del Trauma Center dello stesso ospedale). Per Vito Raso è stato stabilito l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; per Mauro Marchese e Marco Dammone, oltre all’obbligo di firma, è stata applicata anche una misura interdittiva: divieto di esercitare attività imprenditoriali. Per gli altri indagati, invece, la richiesta della Procura è stata respinta.

Perché il ricorso: il caso Cuffaro e la “riqualificazione” dell’accusa

Secondo quanto riportato, l’appello non riguarda Colletti e Iacono perché, per loro, il gip avrebbe accolto integralmente l’impostazione degli inquirenti. Nel ricorso su Cuffaro, invece, la Procura chiede di qualificare come corruzione (e non come traffico di influenze) una contestazione relativa a presunti illeciti nell’assegnazione di un appalto bandito dall’Asp di Siracusa. Inoltre viene nuovamente richiesta l’applicazione dei domiciliari, negati dal gip, per un capo d’accusa che riguarda presunte dazioni di denaro al direttore generale del Consorzio di bonifica occidentale della Regione Siciliana, Giuseppe Tomasino.

Gli altri indagati: ricorso “a tappeto”, ma non per tutti

La Procura avrebbe impugnato anche il rigetto dei domiciliari per gli altri indagati, con due eccezioni: il deputato di Noi Moderati Saverio Romano e Vito Fazzino. Per quest’ultimo, viene riferito, la richiesta di arresto era stata ritirata dagli stessi pm già nella fase dell’interrogatorio preventivo.

Viadotto Cansalamone, Cognata: “Solo con i fondi di coesione per garantire i lavori” (Video)

Dopo undici anni di chiusura e l’aggiudicazione dei lavori per il recupero del viadotto Cansalamone, a Sciacca, interviene anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Gaetano Cognata, che in consiglio comunale ha seguito l’intera vicenda sin dall’inizio.

“La prima iniziativa importante fu fatta dall’amministrazione Di Paola – ricorda Cognata – quando dopo la chiusura iniziale del ponte trovò i 3 milioni e mezzo iniziali che era la cifra che serviva per l’apertura”. Tuttavia, spiega il consigliere, “dall’analisi tecnica si è capito che questa cifra a disposizione non era bastevole”.

Da lì, anni di stallo. “Sono passati veramente tanti anni – sottolinea – fino a quando a livello nazionale con i fondi di coesione non sono stati individuati dei fondi per il Sud. In questo caso era importante inserire il ponte Cansalamone”.

Cognata rivendica anche una scelta amministrativa che si è rivelata decisiva: “Un aspetto importante che si deve alla giunta Di Paola fu quello di individuare, con una variante al piano di protezione civile, questa come una arteria fondamentale ai fini della protezione civile. Perché effettivamente è così, la città è spaccata in due”. Una modifica che ha consentito di inserire il viadotto tra le opere strategiche.

Sul reperimento delle risorse, il consigliere evidenzia il ruolo delle sinergie istituzionali: “Con l’assessore Savarino, assieme a un altro assessore di Fratelli d’Italia, Arico’, si è fatto sì che all’interno dei fondi di coesione ci fosse proprio la voce specifica per il Cansalamone”.

Quanto ai tempi, Cognata è netto: “I tempi potevano essere accorciati se si trovavano da subito i fondi”. E aggiunge: “I fondi europei in quel momento non erano disponibili per un’opera così importante, perché parliamo di un’opera che ha bisogno di diversi milioni di euro”.

Oggi, con l’aggiudicazione dei lavori e l’avvio del cantiere, anche con la possibilità di turni serali per accelerare i tempi, per Sciacca si apre finalmente una fase nuova. “In questo momento le sinergie tra i fondi nazionali e la disponibilità economica c’è stata – conclude Cognata – e dobbiamo essere sicuramente contenti perché è un’opera per noi fondamentale”.

Sciacca, due progetti sociali per sostenere senza fissa dimora e famiglie senza casa

Due cantieri aperti e due progetti sociali già operativi per offrire un sostegno concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà. Il Comune di Sciacca rafforza il proprio impegno sul fronte dell’emergenza abitativa con i progetti “Housing First” e “Stazione di Posta”, rivolti a senza fissa dimora e a cittadini che hanno perso la casa.

A darne comunicazione sono il sindaco Fabio Termine e l’assessore alle Politiche Sociali Agnese Sinagra. In questi giorni sono in corso i lavori di ristrutturazione e adeguamento di alcuni immobili comunali che ospiteranno stabilmente i servizi: in località Sovareto, nell’ex scuola rurale destinata al progetto “Stazione di Posta”, e in via Valverde, dove due immobili confiscati alla criminalità organizzata e oggi nella disponibilità del Comune saranno destinati al progetto “Housing First”.

Entrambe le iniziative sono finanziate con la misura 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le attività dei servizi sociali, tuttavia, sono già partite e vengono attualmente svolte in locali privati. Il trasferimento nelle nuove sedi ristrutturate è previsto entro marzo 2026, una volta completati i lavori.

«Si tratta di due progetti importanti – dichiarano il sindaco Termine e l’assessore Sinagra – perché vanno a sostegno della fascia più fragile della cittadinanza. Offrono la possibilità di alloggiare persone senza fissa dimora o chi ha perso la casa, aiutando famiglie e singoli a risolvere nell’immediato il problema abitativo e ad affrontare anche difficoltà di natura economica e sanitaria».

Il servizio è già operativo e ha consentito finora di dare ospitalità a dieci persone, tra cui anche nuclei familiari. Un intervento che punta non solo a garantire un tetto, ma anche a favorire percorsi di inclusione e di recupero dell’autonomia, rafforzando la rete di protezione sociale sul territorio comunale.

Sciacca, debutto per “Francesco Scaglione, il collezionista”: teatro itinerante tra storia e memoria

Debutto ieri sera a Sciacca per lo spettacolo “Francesco Scaglione, il collezionista”, per la regia di Salvatore Monte e prodotto dall’Associazione culturale “Sipario 4”.

L’opera è andata in scena con tre turni di rappresentazione, registrando una partecipazione significativa di pubblico e confermando l’interesse attorno a un progetto teatrale di forte valenza culturale.

Lo spettacolo è dedicato alla figura di Francesco Scaglione, ricco borghese saccense vissuto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, noto per aver raccolto nel tempo un importante patrimonio artistico. Una figura che si colloca tra i protagonisti della storia culturale cittadina in un periodo particolarmente fertile sotto il profilo artistico e intellettuale.

Ampio spazio è riservato anche alla famiglia Scaglione e, in particolare, alle figlie Giuseppina e Letizia, che decisero di donare la casa di famiglia al Comune di Sciacca affinché fosse destinata a museo. Un gesto che ha consentito alla città di conservare e valorizzare un patrimonio di grande valore storico e culturale, oggi parte integrante della memoria collettiva.

La regia di Salvatore Monte guida il pubblico in un percorso teatrale itinerante, conducendolo stanza dopo stanza in un viaggio nella Sciacca di un tempo. Un racconto che non si limita alla celebrazione della figura di Scaglione, ma che si apre anche ad altri personaggi e vicende che hanno segnato la vita culturale cittadina nello stesso periodo storico.

In scena un cast numeroso, composto da attori, giovani interpreti e ballerini, impegnati in una narrazione corale capace di coinvolgere gli spettatori grazie a una messa in scena dinamica e ben calibrata.

Lo spettacolo replica anche oggi e domani, offrendo un’ulteriore occasione per assistere a un’esperienza teatrale che intreccia storia, memoria e identità, confermando il ruolo del teatro come strumento di racconto e valorizzazione del territorio.

Raffadali, il Natale si accende con il Presepe Vivente

La magia del Natale torna a vivere tra i vicoli del centro storico di Raffadali con la quarta edizione del Presepe Vivente Raffadali, uno degli appuntamenti più attesi a livello comunitario e culturale. L’evento è promosso e organizzato dall’Unità Pastorale Sant’Antonio – San Giacinto Giordano Ansalone, guidata dal parroco don Aldo Sciabbarrasi.

Un’iniziativa che, anno dopo anno, è diventata un punto di riferimento per il territorio, capace di unire fede, tradizione e partecipazione popolare in un’unica grande rappresentazione collettiva.

Le date e gli orari del Presepe Vivente Raffadali

Il Presepe Vivente Raffadali sarà visitabile nelle giornate del 27 e 28 dicembre 2025 e 3 gennaio 2026, con orario di ingresso dalle 19 alle 22.
L’accesso al percorso è previsto da Vicolo Silvia, in via Porta Agrigento, all’altezza del civico n. 3. È garantito anche l’accesso agevolato per le persone con disabilità.

Il contributo di ingresso è fissato in 3 euro.

Un progetto nato dalla preghiera e dalla comunità

Il progetto del Presepe Vivente Raffadali affonda le sue radici nelle tradizionali novene organizzate nei quartieri della parrocchia. Momenti di preghiera e condivisione che, nel tempo, hanno trovato una forma concreta in un presepe unitario, aperto e visitabile, capace di coinvolgere l’intera comunità.

Fondamentale, anche quest’anno, il contributo dei volontari della parrocchia, che con impegno, entusiasmo e devozione rendono possibile la realizzazione dell’evento, curando ogni dettaglio del percorso e delle scene rappresentate.

Antichi mestieri, degustazioni e mercatino di Natale

Lungo il percorso del Presepe Vivente Raffadali i visitatori potranno immergersi nelle atmosfere di un tempo, tra antichi mestieri, botteghe artigiane e scene di vita quotidiana fedelmente ricostruite.

Non mancheranno le aree degustazione, con prodotti tipici natalizi preparati dai volontari dell’Unità Pastorale, oltre al mercatino di Natale e a un’area dedicata all’animazione per bambini, pensata per coinvolgere anche i più piccoli.

Musica e spettacoli alla capanna della Natività

Momento centrale della manifestazione sarà la capanna della Natività in piazza Sant’Antonino, dove ogni sera si esibirà un gruppo diverso:

27 dicembre: Piccola orchestra del carretto
28 dicembre: Zampognari della valle
3 gennaio: Nannareddra

Un programma che arricchisce il presepe con musica, canti e tradizioni popolari, creando un’atmosfera di raccoglimento e gioia condivisa.

Un invito alla comunità e ai visitatori

Il Presepe Vivente Raffadali non è solo una rappresentazione scenica, ma una testimonianza viva di fede, identità e partecipazione. Un evento che parla al cuore di grandi e piccoli, valorizzando il centro storico e rafforzando il senso di comunità.

Gli organizzatori rivolgono un invito aperto a cittadini e visitatori dei paesi limitrofi a partecipare e a vivere insieme il Natale nella sua dimensione più autentica, fatta di preghiera, tradizione e incontro.

Il Cga dà torto al Ministero della Giustizia, niente recupero delle indennità agli agenti della Penitenziaria di Agrigento

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha definitivamente chiuso la vicenda relativa al recupero delle indennità percepite dal personale del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti della Casa Circondariale di Agrigento, dando torto al Ministero della Giustizia.

Per anni gli agenti, tra cui anche l’attuale comandante della Casa Circondariale di Sciacca, Nino Di Noto, hanno svolto attività a stretto contatto con i detenuti, percependo la specifica indennità prevista per tali mansioni. Una voce retributiva che, nel tempo, era diventata parte stabile dello stipendio di numerosi operatori.

La situazione è cambiata quando il Ministero della Giustizia ha ritenuto non dovute le indennità erogate tra il 2016 e il 2020, interrompendo i pagamenti e avviando contestualmente le procedure di recupero delle somme già corrisposte. Ai dipendenti veniva così richiesto di restituire importi maturati nel corso di anni di servizio, generando forte preoccupazione sul piano economico e mettendo in discussione il legittimo affidamento maturato nel tempo.

Gli agenti si sono quindi rivolti agli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, che hanno impugnato i provvedimenti di recupero evidenziandone l’illegittimità. La difesa ha sottolineato come le somme fossero state percepite in buona fede, sulla base di atti amministrativi validi e mai contestati all’epoca, e come l’amministrazione non avesse adeguatamente valutato l’interesse dei dipendenti coinvolti.

Il Tar aveva già accolto le ragioni del personale della Polizia Penitenziaria. Ora anche il CGA ha confermato tale orientamento, dichiarando inammissibile l’appello proposto dal Ministero della Giustizia. La decisione rende definitiva la pronuncia di primo grado e sancisce l’annullamento dei provvedimenti di recupero.

Viene così riconosciuta la tutela del legittimo affidamento dei dipendenti della Polizia Penitenziaria di Agrigento, ponendo fine a una vicenda che aveva inciso profondamente sulla serenità economica e professionale di numerosi operatori del corpo.

Urina in via Atenea: multa da 5 mila euro e daspo urbano

Ancora un episodio di inciviltà nel centro storico di Agrigento. Un uomo di 55 anni, residente in un altro comune della provincia, è stato sorpreso mentre faceva pipì in via Atenea, una delle strade più frequentate e simboliche della città. L’episodio si è verificato all’ingresso della via, considerata il “salotto buono” di Agrigento, sotto gli occhi di passanti e turisti.

A intervenire sono stati gli agenti delle Volanti della Polizia di Stato, impegnati nei controlli del territorio, che hanno immediatamente identificato l’uomo e proceduto con le sanzioni previste dalla normativa vigente.

Multa da 5 mila euro per atti contrari alla pubblica decenza

Per il gesto, classificato come atto contrario alla pubblica decenza, è stata elevata una sanzione amministrativa di 5mila euro. La violazione rientra nelle disposizioni che tutelano il decoro urbano e la vivibilità degli spazi pubblici, in particolare nelle aree di pregio storico, commerciale e turistico.

Fare pipì in via Atenea, oltre a rappresentare un comportamento offensivo per la collettività, è considerato un atto che compromette l’immagine della città e il rispetto delle regole di convivenza civile, soprattutto in un contesto ad alta frequentazione.

Applicato anche il Daspo urbano

Oltre alla sanzione economica, nei confronti del 55enne è stato adottato anche il David, noto come daspo urbano. Il provvedimento vieta all’uomo di frequentare l’area interessata per i prossimi sei mesi, con l’obiettivo di prevenire il ripetersi di comportamenti analoghi.

Il Daspo urbano viene applicato sempre più spesso in presenza di condotte che arrecano disturbo, degrado o pericolo in luoghi pubblici strategici, come centri storici, zone pedonali e aree a forte vocazione turistica.

Controlli rafforzati nel centro storico

L’episodio della pipì in via Atenea si inserisce in un quadro più ampio di controlli intensificati da parte delle forze dell’ordine nel centro di Agrigento. L’obiettivo è garantire sicurezza, decoro urbano e rispetto delle regole, soprattutto nelle zone maggiormente esposte alla presenza di visitatori.

Le istituzioni ribadiscono che comportamenti simili non saranno tollerati e che le sanzioni, anche particolarmente elevate, rappresentano uno strumento deterrente per contrastare l’inciviltà e tutelare il patrimonio urbano e culturale della città.

Un segnale chiaro, dunque, per chi pensa di poter trasformare luoghi simbolo come via Atenea in spazi privi di regole: il rispetto del bene comune passa anche dai gesti più semplici.

Il Toscanini di Ribera tra i 100 Ambasciatori d’Italia, premiato al Senato

Quello dei 100 ambasciatori nazionali è un riconoscimento prestigioso, giunto alla sua 2^ edizione, patrocinato dal Consiglio dei Ministri e da undici ministeri che celebra in un volume di prestigio, edito dalla Rde Casa Editrice, 100 protagonisti esemplari tra comuni, enti, imprese rappresentativi della bellezza, dell’ospitalità, della tradizione, del patrimonio artistico, dell’arte, stile, della cultura, della ricerca e della salute, dell’innovazione e tecnologia, dell’ambiente, dell’economia e del sociale, dell’inclusione, della pubblica amministrazione e cittadinanza attiva, della legalità, dell’artigianato, della qualità agro-alimentare ed enogastronomia, della mobilità sostenibile del nostro Paese. E’ stato ricevuto dal Toscanini di Ribera.

La selezione dei protagonisti è curata dall’Osservatorio Eccellenze Italiane con la sovrintendenza di un autorevole Comitato d’Onore presieduto per questa seconda edizione da Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei conti.

La cerimonia di premiazione si è tenuta presso la Sala Koch di Palazzo Madama a Roma nell’ambito di un esclusivo evento di presentazione di rilevanza nazionale e immagine istituzionale che celebra l’identità italiana.

A ritirare il premio la direttrice Mariangela Longo che dichiara: “Ringraziamo il prestigioso Comitato d’Onore per l’attribuzione di un cosi alto riconoscimento che arriva a conclusione di un anno davvero speciale in cui il Conservatorio, su selezione del Ministero della Università e della Ricerca, ha rappresentato l’eccellenza accademica italiana a Osaka Expo 2025, oltre ad avere vinto numerosi Bandi prestigiosi e realizzato progetti internazionali importanti anche in Olanda, nella Repubblica Ceca e negli Usa. Questo premio va a tutta la comunità accademica, ai docenti, al personale tecnico amministrativo, agli studenti, agli organi statutari, al presidente che insieme a me si impegnano quotidianamente per raggiungere prestigiosi obiettivi mettendo al centro sempre gli studenti”.

Il Conservatorio Statale di Musica “Arturo Toscanini” di Ribera è un’Istituzione di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica riconosciuta dal Mur per qualità ed efficienza. Fondato nel 1991, rappresenta da oltre trent’anni un presidio culturale e formativo d’eccellenza.

Pensione 2026: oltre all’età e ai contributi servirà anche una soglia minima di importo. Ecco tutte le novità e i requisiti aggiornati

Pensione 2026: cambiano le regole per chi ha il calcolo contributivo puro

Il 2026 segna un passaggio cruciale per il sistema previdenziale italiano: entreranno pienamente in vigore alcune regole del sistema contributivo puro che modificano i requisiti per accedere alla pensione.
Per molti lavoratori non basterà più avere 67 anni o i 25 anni di contributi richiesti: servirà anche raggiungere un importo minimo dell’assegno, requisito indispensabile per poter ottenere la pensione.

La normativa riguarda solo:

  • chi ha contributi interamente nel sistema contributivo (primo versamento dal 1° gennaio 1996),
  • oppure chi rientra in gestioni come la Gestione Separata.

Per chi ha anche un solo contributo prima del 1996, quindi nel sistema misto, queste soglie non si applicano.


Pensione di vecchiaia contributiva: nel 2026 serviranno almeno 546 euro al mese

Per accedere alla pensione di vecchiaia contributiva nel 2026 serviranno:

  • 67 anni di età,
  • almeno 20 anni di contributi,
  • un importo mensile pari ad almeno 1,5 volte l’Assegno sociale.

Il valore dell’Assegno sociale nel 2026 è stimato a:

  • 364 € in misura base,
  • 546 € come soglia di riferimento (1,5 volte).

👉 Chi a 67 anni non raggiunge i 546 euro al mese NON potrà andare in pensione, anche se possiede i contributi richiesti.

In questo caso le possibilità sono due:

  1. continuare a lavorare per aumentare il montante contributivo;
  2. attendere i 70 anni, età in cui la pensione contributiva è concessa senza soglia minima, purché ci siano almeno 5 anni di contributi effettivi.

Pensione anticipata contributiva a 64 anni: nel 2026 serviranno almeno 1.638 euro

La pensione anticipata contributiva è accessibile a:

  • 64 anni di età,
  • 25 anni di contributi,
  • importo dell’assegno pari ad almeno 2,8 volte l’Assegno sociale.

Nel 2026 la soglia sarà di circa:

🔹 1.638 euro al mese

Sono previste soglie ridotte per:

  • donne con uno o più figli,
  • secondo il meccanismo introdotto dalla Legge 190/2014.

👉 Anche in questo caso, senza il raggiungimento dell’importo minimo l’uscita anticipata non è possibile.


Chi è nel sistema misto non ha soglie economiche: bastano età e contributi

I lavoratori che hanno maturato anche solo un contributo prima del 31 dicembre 1995 rientrano nel sistema misto.

Per loro:

  • la pensione di vecchiaia a 67 anni,
  • e la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne),

non prevedono alcun importo minimo.


Pensione minima 2026: verso i 613 euro mensili

Nel 2026 la pensione minima dovrebbe salire a circa:

🔸 613 euro al mese

Il valore aumenta grazie a rivalutazioni e maggiorazioni e non influisce sui requisiti per andare in pensione, ma contribuisce a definire lo scenario sull’adeguatezza economica degli assegni.


Dal 2027 tornano gli adeguamenti all’aspettativa di vita

Salvo interventi legislativi, dal 2027 i requisiti pensionistici torneranno ad adeguarsi automaticamente all’aspettativa di vita, come previsto dall’articolo 12 del D.L. 78/2010.

Possibili effetti:

  • aumento dell’età pensionabile;
  • aumento degli anni richiesti per alcuni trattamenti;
  • nuove verifiche per anticipi e deroghe.

Un sistema che guarda alla sostenibilità

Il legislatore sta indirizzando il sistema previdenziale verso un modello che valuta:

  • non solo quando si va in pensione,
  • ma anche con quale importo.

L’obiettivo è evitare assegni troppo bassi, che richiederebbero in seguito misure assistenziali.


Cosa deve fare chi andrà in pensione nel 2026

I lavoratori interessati devono:

  • verificare gli anni di contributi,
  • controllare l’importo stimato della pensione,
  • valutare contributi volontari o prolungamento dell’attività,
  • utilizzare il servizio INPS “La mia pensione futura”,
  • oppure confrontarsi con un consulente previdenziale.

Solo così è possibile capire se si rientra nei requisiti o se conviene attendere i 70 anni per superare il vincolo del minimo.