In provincia di Agrigento 57 contagi, ma servono piu’ tamponi

Per l’Asp di Agrigento, secondo i dati forniti alla Prefettura, sono 55 i positivi in provincia. Costante ma in aumento il numero.

Manca però all’appello una donna, pare che si tratti di una docente rientrata comunque da Milano lo scorso 10 marzo, domicilata a Lampedusa. E continua a mancare dalla conta un aragonese che è ricoverato al Sant’Elia di Caltanissetta e del cui positivo aveva dato notizia, nei giorni scorsi, il sindaco Giuseppe Pendolino. Aggiungendo l’aragonese e la lampedusana, il tetto di contagiati agrigentini dovrebbe dunque essere di 57. Nel totale dei positivi è, inoltre, compreso un soggetto residente fuori dalla provincia.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, Agrigento è a 7 casi, Camastra ha 1 solo caso, Canicattì è rimasta ferma a 2, Favara è ferma a 3, Licata da 3 è passata a 6 casi, Menfi è a 4 rispetto, Montallegro è ferma ad 1, Palma di Montechiaro è ferma a 3 ed anche Raffadali è ferma ad 1. Resta ferma – con 6 contagiati – anche Ribera, così come Santa Margherita con 1 caso, ferma anche Siculiana con 1 e Sciacca con 18.

I sindaci agrigentini continuano a chiedere un maggiore screening con un numero maggiore di tamponi e tempi piu’ celeri per la validazione degli esiti.

Da oggi a Burgio sanificazione mattina e pomeriggio nelle zone più frequentate

A partire da oggi , 28 marzo 2020, per i luoghi del Comune di Burgio dove sono presenti attività commerciali di generi alimentari, studi medici, farmacie, uffici bancari e postali, bancomat e così via, che hanno provato, quindi, una più consistente affluenza di persone, saranno effettuate due sanificazioni al giorno (mattina e pomeriggio). Lo ha annunciato l’assessore comunale Giuseppe Abruzzo.

Coronavirus, Pace: “Urgono attrezzature e personale per le terapie intensive e sub intensive e non esiste colore politico in questo momento”

Il sindaco di Ribera, Carmelo Pace, interviene sull’ emergenza sanitaria, a causa della pandemia provocata dal coronavirus, invitando la politica ha fare fronte comune per contrastare questo periodo particolarmente difficile.


“Proprio in questo momento difficile e delicato – afferma il sindaco di Ribera Carmelo Pace che interviene in merito all’emergenza covid-19 – la politica nella sua interezza deve compiere quell’indispensabile passo indietro e mettere in sinergie le forze di cui sono capaci e gli interessi di cui sono portatori; interessi che sono esclusivamente la tutela dei cittadini contro la diffusione del contagio ma anche, e soprattutto, sollecitare con forza le autorità sanitarie ad assumere decisioni tempestive approntando soluzioni che diano serenità e garanzie alla popolazione, attraverso l’immediata fornitura delle attrezzature, apparecchiature, attraverso la formazione del personale sanitario.
La politica deve essere, in questo straordinario momento di emergenza sanitaria, una sola orchestra che suona l’armonia degli intenti, sollecitando senza sosta chi ha la responsabilità di assumere decisioni in campo sanitario. L’emergenza non si affronta con posizioni politiche da solisti, ma la si affronta con determinazione e immediatezza. E allora appare evidente come la questione non può concentrarsi sulla individuazione di riferimenti Covid o no Covid, ma deve essere di assoluta priorità l’esigenza di avere subito a disposizione, nella nostra provincia, attrezzature e personale per le terapie intensive e sub intensive.
E’ questo tema che rappresenta il tallone d’Achille nella nostra provincia, ed è su questo tema che tutta la politica deve rendere unisono ogni sforzo”.

Le Signore della Cucina Menfitana donano il lievito madre

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L’associazione “Le Signore della Cucina Menfitana” visto il periodo di emergenza e constatata la reale difficoltà nel reperire materie prime come i lieviti, a sostegno della comunità menfitana, decide di donare lievito madre gratuitamente e su prenotazione a chiunque ne facesse richiesta. 

Gli interessati possono inviare un messaggio privato alla pagina Facebook “Ass. Cult. “Le Signore Della Cucina Menfitana” e vi risponderanno per darvi tutte le informazioni necessarie

Emergenza Coronavirus, tutte le proroghe concesse dal Ministero dei Trasporti

Patenti in scadenza e revisioni auto: come comportarsi in questo periodo? Il Ministero dei trasporti ha diffuso una tabella riepilogativa che vi proponiamo qui di seguito con tutte le proroghe concesse in questo momento.

Basta scaricare il pdf per sapere subito cosa fare e come comportarsi.

https://www.risoluto.it/wp-content/uploads/2020/03/Proroghe-Covid.pdf

Coronavirus: diventano venti i laboratori per i tamponi e uno ad Agrigento

Da oggi saranno complessivamente venti i laboratori siciliani destinati all’emergenza Coronavirus. Ai dodici già operativi in tutto il territorio regionale se ne aggiungono, infatti, altri otto (pubblici e privati) che saranno chiamati a effettuare le analisi sui tamponi. Quelli privati sono stati selezionati da una commissione sulla base dell’avviso pubblico dell’assessorato regionale della Salute e rispondono ai criteri previsti dalle disposizioni dell’Istituto superiore di sanità. Altre strutture sono in corso di autorizzazione.

Tra i ‘nuovi’ laboratori pubblici quelli dell’Istituto zooprofilattico a Palermo e dell’ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento. Ma, nel capoluogo, ci sono anche l’Ismett e il Buccheri La Ferla. Altre strutture autorizzate sono state individuate in provincia di Catania e Siracusa.
La misura rientra nell’ambito delle azioni di prevenzione e contrasto stabilite dal governo regionale. In particolare, l’ordinanza del presidente della Regione Nello Musumeci dello scorso 20 marzo ha previsto la realizzazione dei tamponi rinofaringei per il personale sanitario, per coloro che sono sottoposti alla quarantena obbligatoria perchè rientrati in Sicilia e per i positivi al Coronavirus in isolamento domiciliare.

I laboratori pubblici già autorizzati e operativi sono a: Caltanissetta, Catania, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Marsala.

La terza saccense morta di Covid raccontata dal nipote, Giuseppe Patti: “Era una persona esplosiva”

Le cronache di queste giorni hanno archiviato la morte di Sina Craparo come la terza saccense deceduta a causa del virus. La quinta agrigentina. La signora e’ stata per alcuni giorni ricoverata nell’ospedale di Sciacca proprio quando si scopriva il primo caso positivo al Giovanni Paolo II. Poi la febbre e il secondo tampone che da esito positivo e non ha lasciato scampo. Il trasferimento al Gravina di Caltagirone successivamente e infine, il decesso.

Abbiamo chiesto in questa video intervista a Giuseppe Patti di raccontarci la nonna materna.

Coronavirus, Musumeci: “Rischiamo di combattere guerra con le fionde“

«Se Roma non ci ascolta corriamo il rischio di combattere una guerra con le fionde. Abbiamo chiesto 362 aspiratori elettrici e ce ne hanno consegnati zero. Cinquecentomila kit diagnostici, consegnati zero. Ventilatori elettrici, richiesti 416 e consegnati zero. Mascherine ffp2 e ffp3 richieste 5,2 milioni, consegnate 41.560. Mascherine chirurgiche richieste 13 milioni, consegnate 170mila. Guanti sterili richiesti 53milioni, consegnati 82mila».

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, intervenendo questo pomeriggio su Canale 5 alla trasmissione Pomeriggio Cinque di Barbara D’Urso.

«Noi possiamo emettere tutte le ordinanze che vogliamo e il governo puoi emettere tutti i decreti che vuole – ha aggiunto il governatore – ma se non c’è la sufficiente forza per fare i controlli, con le sanzioni conseguenti per chi non rispetta le norme, non abbiamo fatto niente. La Sicilia ha bisogno di avere i militari in gran numero. Io ho chiesto l’intervento dell’Esercito e mi hanno dato purtroppo solo qualche centinaio di uomini, ma non bastano perché serve una mobilitazione generale. Finora noi ci siamo salvati dalla grande ondata, anche se deve ancora arrivare».

«Noi abbiamo immaginato un picco di 7mila contagiati – ha proseguito Musumeci – quindi il massimo che si possa immaginare in una condizione di dilagante epidemia con 2.800 posti letto per gli ospedalizzati, cioè positivi che non avranno bisogno di andare in terapia intensiva, e con 600 posti di rianimazione (oggi ne abbiamo ricoverati 68). Ma qualunque sforzo previsionale di programmazione per un Piano di contrasto publico e privato già attivato è vano se combattiamo una guerra con le fionde. Io continuo a chiedere materiale per poter attrezzare i nostri ospedali aperti e quelli da aprire, ma da Roma non rispondono. Se lo Stato non è presente in periferia anche attraverso queste iniziative la gente perde la fiducia».

Cresce la preoccupazione dei sindaci agrigentini che si rivolgono al Prefetto: “Manca in provincia un presidio Covid completato”

L’iniziativa è partita dal sindaco di Cattolica Eraclea ed ha coinvolto, nel pomeriggio di oggi, altri sindaci di comuni agrigentini. E’ stato deciso di inviare una lettera al Prefetto, ma anche al Presidente della Regione, all’assessore alla Sanità ed all’Asp di Agrigento. I sindaci lamentano che in provincia non c’è un presidio Covid completato.


“Recentemente l’assessore alla Salute, Ruggero Razza ha stimato per la nostra Regione un numero di casi compreso tra i 4500 e i 7000 – scrivono i sindaci – e che di questi, secondo i maggiori riferimenti scientifici, circa il 10% necessiterà di cure ospedaliere in ambiente intensivo e sub intensivo, è indispensabile utilizzare quel poco di vantaggio temporale e ridurre al massimo la diffusione, consapevoli che in caso di propagazione della malattia, la nostra Asp di Agrigento non potrà mai garantire un’adeguata risposta. Infatti, su una popolazione di 500.000 abitanti, per fare fronte all’emergenza l’Asp dovrebbe dotarsi di almeno 30 posti letto in terapia intensiva e di almeno 250 posti letto in terapia sub intensiva. Ad oggi, nessun presidio Covid è stato completato e ciò rischia di esporre sia gli operatori in servizio a non contenere la diffusione, velocizzandone i contagi sia l’intera popolazione del territorio provinciale. La macchina dell’emergenza considerata dall’ASP di Agrigento a tutt’oggi, ci preoccupa ed appare assolutamente inadeguata rispetto a bisogni emergenti risultando in forte ritardo rispetto alle necessità incombenti e reali”.

I sindaci aggiugono: “Ci si chiede come mai nessuno dei presidi ospedalieri presenti sull’intero territorio provinciale sia stato convertito a presidio Covid al pari delle altre Asp. Le strutture esistenti, infatti, potrebbero avere caratteristiche tali da poterci permettere un aumento delle terapie intensive in breve tempo e in maniera più autonoma possibile e creare percorsi esclusivi per i pazienti Covid.
Perché se ciò è stato fatto per presidi ospedalieri di assoluto rilievo tipo Ospedale “Cervello”, Ospedale di Partinico etc, non può essere effettuato in qualche nostro presidio nonostante sia trascorso più di un mese dall’inizio dell’emergenza?”
I sindaci chiedono di “conoscere il numero di posti letto in terapia intensiva e sub intensiva destinati al covid-19 ad oggi realmente in funzione e qual’é l’eventuale programmazione; che venga urgentemente riconvertito a presidio Covid, al fine di creare un percorso unico dei malati di Covid-19 rispetto alle altre patologie ricorrenti, un presidio ospedaliero del territorio provinciale; che venga fatta un’indagine epidemiologica sui casi positivi e se sono stati sottoposti a tampone rino-faringeo i familiari e i contatti stretti di detti casi”.

Ed ancora, di “conoscere il numero di test che sono stati fatti e se sono stati individuati dei laboratori adeguatamente attrezzati ad eseguire i tamponi; se sono stati effettuati i tamponi a tutto il personale sanitario, ai medici di famiglia, al personale del 118, delle case di riposo, di cura”.

Infine, “se il personale sanitario è stato fornito dei dispositivi di protezione individuali (secondo le indicazioni del rapporto ISS Covid-19 n 2/2020) e in quali quantità”. I sindaci sono quelli dei Comuni di Cattolica Eraclea,
Raffadali, Canicattì, Menfi, Siculiana, Santo Stefano Quisquina, Grotte
Montallegro, Lucca Sicula, Sambuca di Sicilia, Campobello di Licata, Santa Elisabetta, Porto Empedocle, Burgio, Cianciana, Villafranca Sicula, Calamonaci e Realmonte.

L’associazione “Basta Poco per Farli Sorridere” Onlus dona 10 mila euro per l’acquisto di ventilatori polmonari e monitor multiparametrici

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L’associazione “Basta Poco per Farli Sorridere” Onlus ha dato il suo contributo per l’emergenza Covid-19 donando 10 mila euro a favore del progetto dell’associazione “Orazio Capurro amore per la vita” per l’acquisto di ventilatori polmonari e monitor multiparametrici.

Gli strumenti, di ultima generazione, andranno a potenziare il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca.

L’associazione “Basta Poco per Farli Sorridere” da anni è impegnata nel sostegno di progetti di sviluppo assistenziale ed economico nel continente africano e di integrazione e sensibilizzazione interculturale delle varie etnie presenti nel nostro territorio.

<< Con questo gesto – dichiarano – intendiamo dare una fattiva e importante collaborazione al progetto che in questo momento ha una grande valenza sanitaria e umanitaria e invitiamo le altre associazioni e/o privati a collaborare a questo nobile obiettivo>>.