Sciacca, fondi regionali per il restauro della Villetta Lombardo

Con l’approvazione della manovra finanziaria regionale, è stato ufficialmente finanziato il restauro della villetta Lombardo, progetto di recupero conservativo di uno degli spazi verdi più significativi della città. L’intervento potrà contare su uno stanziamento complessivo di 50.000 euro, destinato alla valorizzazione e alla salvaguardia del patrimonio urbano.
Il finanziamento rappresenta un risultato importante per l’amministrazione comunale e per l’intera comunità, che vede finalmente riconosciuta l’importanza di un’area storica e simbolica del tessuto cittadino.

Il percorso del restauro della Villetta Lombardo in graduatoria

Il progetto di Sciacca aveva inizialmente raggiunto la posizione numero 213 nella graduatoria regionale dedicata ai parchi urbani. Pur essendo stato dichiarato “ammissibile”, il Restauro Villetta Lombardo non aveva ottenuto subito la copertura economica a causa dell’insufficienza dei fondi disponibili nella prima fase.
Una situazione comune a numerosi comuni siciliani, che avevano presentato progetti validi ma rimasti esclusi per limiti di bilancio. Nonostante ciò, il riconoscimento dell’ammissibilità ha consentito di mantenere aperta la possibilità di un successivo finanziamento.

La svolta grazie allo scorrimento dei fondi

La svolta è arrivata in sede parlamentare regionale, grazie all’iniziativa dell’assessore regionale di Fratelli d’Italia, Giusy Savarino. L’intervento ha permesso di incrementare le risorse disponibili, garantendo la copertura finanziaria per tutti i 245 parchi urbani presentati dai comuni siciliani.
Questo ampliamento del budget ha reso possibile lo scorrimento della graduatoria fino a includere anche il progetto di Sciacca, consentendo così il via libera definitivo al Restauro della Villetta Lombardo.

Un intervento per il verde e il patrimonio cittadino

Il finanziamento del Restauro della Villetta Lombardo rappresenta un passo concreto verso la tutela del patrimonio storico e ambientale di Sciacca. L’intervento si inserisce in una più ampia visione di cura del verde urbano, fondamentale per il miglioramento della qualità della vita e per il decoro della città.

Vigile del fuoco salva quattro persone da un’auto in fiamme e viene lodato da Piantedosi

Si trovava a Sciacca, libero dal servizio, quando ha notato una colonna di fumo levarsi dalla strada. Era il segno di un violento scontro frontale tra due veicoli. Giuseppe, vigile del fuoco, non ha esitato. Intervenuto immediatamente, è riuscito a estrarre dalle lamiere quattro persone rimaste intrappolate, mettendole in salvo prima che le fiamme le avvolgessero.

Un intervento reso possibile dalla prontezza e dalla professionalità che contraddistinguono le donne e gli uomini dei vigili del fuoco, anche fuori servizio. A darne notizia è il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha sottolineato come la divisa “non sia solo un indumento, ma l’espressione di ciò che si è”.

Furto alla chiesa del Carmine di Sciacca, rubata una teca in oro

Un trentottenne disoccupato di Menfi e’ indagato per furto aggravato. Secondo i carabinieri della sezione Radiomobile del reparto territoriale sarebbe l’autore del furto messo a segno nella parrocchia del Carmine di Sciacca. Dalla chiesa è stata rubata una teca in oro placato che era custodita all’interno del tabernacolo.

Il menfitano avrebbe tentato di rivendere la teca sul mercato nero, ma i carabinieri hanno indirizzato le indagini in una determinata direzione con l’obiettivo di recuperare quanto è stato rubato e denunciare il presunto responsabile del furto.

Termine cerca al Roma Club i numeri in aula per evitare la sfiducia

Sono in tanti a chiedersi come farà Fabio Termine a proseguire il suo cammino in aula con un solo consigliere, evidentemente una questione non di secondaria importanza ora che la giunta risulta formata dagli ex mizzicchini più Fabio Leonte e dai nuovi componenti che stamattina giureranno.

Un interrogativo che evidentemente si è posto lo stesso Termine che qualche giorno fa ha voluto un incontro con un gruppo di consiglieri delle opposizioni.

L’incontro è stato riservato a quei consiglieri che durante i propri interventi in aula hanno già mostrato di essere contrari alla possibilità di una mozione.

Esclusi di contro chi, invece, apertamente aveva detto di essere pronto a votarla. L’incontro non è avvenuto a palazzo di città, ma, promosso dal consigliere fuoriuscito dalla Dc Luca La Barbera, ha avuto una location insolita: il Roma Club Sciacca nel quartiere Perriera.

E’ proprio lì nella sede sportiva creata dai tifosi saccensi della Magica che il primo cittadino si è visto con i consiglieri Nino Venezia, Gaetano Cognata, Alberto Sabella, Alessandro Grassadonio, Lorenzo Maglienti, Carmela Santangelo, Maurizio Blo’, Giuseppe La Bella e ovviamente Luca La Barbera.

Top secret i dettagli dei contenuti dell’incontro, ma facilmente intuibile che Termine stia cercando nuovi equilibri e nuove alleanze in sala Falcone – Borsellino dopo che, con le nuove nomine assessoriali apartitiche e aperte alla società civile, ha definitivamente rotto la possibilità di un ricongiungimento a quell’area Pd con cui ha ingaggiato la lunga crisi politica degli ultimi mesi.

Ci sarà riuscito? L’appoggio esterno si materializzerà in aula? Per scoprirlo non bisognerà aspettare molto, già la seduta del consiglio comunale in programma il 23 dicembre potrà raccontare molto dei nuovi assetti e di quanto nutrito sarà il gruppo dei “consiglieri volenterosi”. Intanto, per farlo il sindaco è andato anche nella sede di un club che non è della sua squadra del cuore, il Milan, e proprio nei giorni in cui i giallorossi hanno perso una partita di fondamentale importanza con la Juventus.

Il vero rischio per i lavoratori dipendenti? Scoprire troppo tardi che la pensione non basta.

👉 Vuoi capire se, nel tuo caso, la pensione futura potrebbe essere sufficiente a mantenere il tuo tenore di vita?

Esistono strumenti gratuiti per fare una prima simulazione e partire da un dato reale.

(Nessun impegno.)

Negli ultimi anni il tema della pensione è tornato spesso al centro del dibattito pubblico.
Si parla di INPS, di regole che cambiano, di età pensionabile che si allunga.

Ma il focus resta quasi sempre sulle istituzioni, raramente sulle conseguenze concrete per chi oggi lavora.

Eppure c’è una verità che viene detta poco chiaramente:

il vero problema della pensione non è l’INPS.
È il tempo.

La pensione non è un problema improvviso

È un problema silenzioso

Chi oggi ha tra i 30 e i 55 anni lavora, guadagna uno stipendio e affronta spese quotidiane ben presenti: casa, famiglia, bollette, lavoro.

La pensione sembra lontana.
Qualcosa che riguarda il futuro.

Il punto è che il tempo passa comunque, anche quando non ci pensiamo.
E più passa, meno spazio resta per intervenire.

Non perché si sia sbagliato qualcosa,
ma perché il sistema previdenziale non è progettato per mantenere lo stesso tenore di vita una volta smesso di lavorare.

Il vero nodo: la distanza tra reddito e pensione

Questa distanza ha un nome preciso: gap pensionistico.
È la differenza tra il reddito percepito fino all’ultimo giorno di lavoro e quello che arriva dal primo assegno pensionistico.

Spesso non è una riduzione graduale, ma un passaggio netto.
Ed è proprio questo scarto che molte persone scoprono solo quando è ormai difficile rimediare.


Perché concentrarsi solo sull’INPS è riduttivo

L’INPS non è “il nemico”.
È uno dei pilastri, sempre più sotto pressione, di un sistema complesso.

Il problema nasce dall’incrocio di più fattori:

  • si vive più a lungo
  • il costo della vita cresce
  • il potere d’acquisto diminuisce
  • il tempo per prepararsi si riduce

Rimandare in attesa di “guadagnare di più” o di “pensarci più avanti” ha un costo reale:
perdere anni che non tornano più.


Il tempo è l’unica variabile che non puoi recuperare

Sul futuro economico esistono molte incognite: inflazione, lavoro, imprevisti personali.
Ma una certezza c’è:

il momento della pensione arriverà.

Non sapere oggi l’importo esatto è normale.
Non avere nemmeno un’idea di massima è ciò che rende il problema invisibile.blema.


Il punto non è fare scelte oggi, ma capire dove sei

Molti pensano che per affrontare il tema servano grandi capitali o competenze finanziarie avanzate.
In realtà, il primo passo è molto più semplice:

guardare i numeri.

Finché il tema resta astratto, è facile rimandare.
Quando diventa un dato concreto, cambia il modo di ragionare.


👉 Un passaggio utile per partire da un dato reale

Arrivati a questo punto, una domanda è inevitabile:

nel tuo caso, la pensione futura potrebbe essere sufficiente a mantenere il tuo tenore di vita attuale?

La maggior parte delle persone non ha una risposta, semplicemente perché non ha mai fatto una simulazione.

Se vuoi partire da qui, puoi scriverci su WhatsApp:
ti indicheremo alcuni strumenti online affidabili e gratuiti per fare una prima simulazione.

Cliccando sul pulsante troverai già un messaggio pronto.
Ti basterà inviarlo.

(Nessun impegno.)


La pensione non è una questione da rimandare.
È una questione di tempo.

E il tempo, a differenza dei soldi,
non si può recuperare.

Agevolazioni prima casa: se l’immobile dopo tre anni è ancora in costruzione perdi i benefici fiscali

Nuova sentenza della Cassazione: scatta la restituzione di imposte e sanzioni

Le agevolazioni prima casa possono decadere automaticamente se l’immobile acquistato risulta ancora in costruzione dopo tre anni dal rogito. A chiarirlo è una recente pronuncia della Corte di Cassazione, che ha fissato un principio destinato ad avere effetti concreti per molti contribuenti che acquistano abitazioni non ancora ultimate.

Con l’ordinanza n. 25790 del 2025, i giudici di legittimità hanno stabilito che il mancato completamento dei lavori entro il termine triennale comporta la perdita automatica dei benefici fiscali, indipendentemente dall’utilizzo dell’immobile come abitazione principale o dal trasferimento della residenza.


Immobile in costruzione e agevolazioni prima casa: il limite dei tre anni

Secondo la Cassazione, chi acquista un immobile in costruzione usufruendo delle agevolazioni prima casa deve rispettare un requisito temporale tassativo:
👉 i lavori devono essere ultimati entro tre anni dalla data di acquisto.

Il punto decisivo non è l’uso di fatto dell’abitazione, ma la sua regolarizzazione formale, che passa attraverso:

  • il completamento effettivo dei lavori;
  • l’attribuzione di una categoria catastale definitiva.

Se, allo scadere dei tre anni, l’immobile risulta ancora censito in categoria F/3 (unità in corso di costruzione), le agevolazioni decadono automaticamente.


Categoria catastale F/3: perché è determinante

La categoria F/3 identifica immobili non ancora ultimati e privi di una destinazione d’uso definitiva.
Per la Corte di Cassazione, la permanenza in questa classificazione oltre il triennio è una prova oggettiva del mancato completamento dei lavori.

Elementi come:

  • trasferimento della residenza;
  • attivazione delle utenze (luce, gas, acqua);
  • utilizzo concreto dell’immobile,

non sono sufficienti a conservare i benefici fiscali se manca la conclusione formale dell’intervento edilizio.


Le conseguenze fiscali: cosa devi restituire

La decadenza dalle agevolazioni prima casa comporta effetti economici rilevanti. In particolare, il contribuente è tenuto a:

  • versare la differenza d’imposta tra regime agevolato e regime ordinario;
  • pagare una sanzione del 30% sulla maggiore imposta dovuta;
  • corrispondere interessi e imposte accessorie.

Nel caso dell’IVA, l’aliquota può passare:

  • dal 4% agevolato
  • al 10% o al 22%, a seconda dei casi.

Su immobili di valore elevato, l’importo da restituire può arrivare a decine di migliaia di euro.


Il caso esaminato dalla Cassazione

La sentenza trae origine dal ricorso di due contribuenti che avevano acquistato un immobile in costruzione beneficiando dell’IVA agevolata al 4%. Convinti di essere in regola, avevano:

  • trasferito la residenza;
  • utilizzato l’abitazione come dimora principale.

Tuttavia, a distanza di oltre tre anni dal rogito, l’immobile risultava ancora catastalmente in F/3. L’Agenzia delle Entrate ha quindi revocato le agevolazioni e richiesto il recupero delle imposte.

Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la Cassazione ha confermato integralmente la posizione del Fisco.


Nessun profilo di incostituzionalità nel sistema sanzionatorio

I contribuenti avevano anche sollevato dubbi sulla legittimità costituzionale delle norme sanzionatorie, sostenendo un possibile conflitto di interessi per gli accertatori fiscali.

La Corte ha respinto anche questa censura, chiarendo che:

  • i controlli fiscali seguono meccanismi automatici e obbligatori;
  • non esiste discrezionalità arbitraria da parte degli ispettori;
  • il sistema rispetta i principi di imparzialità e legalità.

Cosa cambia per chi acquista una casa in costruzione

La pronuncia della Cassazione rappresenta un campanello d’allarme per chi acquista immobili non ultimati con le agevolazioni prima casa. Il messaggio è chiaro:

👉 non basta abitare l’immobile,
👉 serve il completamento formale dei lavori entro tre anni.

In assenza di questo requisito, la perdita dei benefici fiscali è automatica e difficilmente contestabile.

Auto, stop al divieto delle auto a benzina nel 2035: l’UE fa marcia indietro. Ecco con quali veicoli si potrà ancora circolare

L’Unione europea è pronta a rivedere uno dei punti più discussi del Green Deal, ovvero lo stop alla vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035. Dopo mesi di confronto con governi nazionali, industria automobilistica e sindacati, la Commissione UE ha annunciato una proposta di modifica al regolamento sulle emissioni di CO₂ che introduce maggiore flessibilità e rafforza il principio della neutralità tecnologica.

Non si tratta di un ritorno al passato, ma di un cambio di approccio: dall’obbligo implicito di una sola tecnologia (l’elettrico) a un sistema che guarda alle emissioni complessive, lasciando più spazio a soluzioni alternative e a una transizione più graduale.


Perché l’UE rivede lo stop ai motori termici dal 2035

La normativa attualmente in vigore non vieta formalmente i motori a combustione interna, ma impone dal 2035 una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico rispetto ai livelli del 2021. In pratica, ciò avrebbe consentito solo la vendita di veicoli elettrici o a idrogeno, escludendo qualsiasi altra motorizzazione.

La nuova proposta della Commissione europea punta invece a ridurre l’obiettivo al 90%, lasciando un margine del 10% di emissioni. Una differenza che cambia profondamente lo scenario, consentendo la permanenza sul mercato di alcune tipologie di veicoli non totalmente elettrici.

Alla base di questo dietrofront ci sono:

  • le difficoltà dell’industria automotive europea;
  • i costi elevati della transizione elettrica;
  • il rischio occupazionale per migliaia di lavoratori;
  • le differenze infrastrutturali tra gli Stati membri.

Neutralità tecnologica: cosa significa davvero

Il fulcro della revisione normativa è l’introduzione esplicita del principio di neutralità tecnologica, fortemente sostenuto da Paesi come Italia e Germania.

Secondo questo principio, l’UE non imporrà una tecnologia unica per raggiungere gli obiettivi climatici, ma valuterà il risultato ambientale finale, lasciando ai costruttori la libertà di scegliere le soluzioni più efficaci per ridurre le emissioni.

L’attenzione, quindi, non sarà più rivolta solo allo scarico, ma all’intero ciclo di vita del veicolo e della sua filiera produttiva.


Quali auto potranno circolare (e essere vendute) dopo il 2035

Se la proposta verrà approvata, dal 2035 potranno continuare a essere commercializzati, accanto alle auto elettriche:

  • Veicoli ibridi plug-in, capaci di viaggiare in modalità elettrica per brevi tratti;
  • Auto elettriche con range extender, dotate di un piccolo motore termico che ricarica la batteria senza muovere le ruote;
  • Veicoli alimentati con biocarburanti avanzati, prodotti da biomasse non alimentari;
  • Auto a e-fuel, carburanti sintetici ottenuti da idrogeno verde e CO₂ catturata, potenzialmente neutrali dal punto di vista climatico.

Resteranno invece esclusi i biocarburanti di origine alimentare, per evitare distorsioni sul mercato agricolo e rischi per la sicurezza alimentare.

Secondo le stime della Commissione UE, nel mercato post-2035 tra il 30% e il 35% dei veicoli potrebbe non essere completamente elettrico, purché rispetti i limiti ambientali complessivi.


Come funzionerà il sistema di compensazione delle emissioni

Per gestire il 10% di emissioni residue consentite, la Commissione sta valutando un meccanismo di compensazione. Le case automobilistiche potranno ottenere “crediti ambientali” attraverso:

  • l’uso di acciaio a basse emissioni;
  • la riduzione dell’impatto ambientale della filiera produttiva;
  • l’impiego di carburanti sostenibili;
  • investimenti certificati nella decarbonizzazione.

L’obiettivo è superare la logica rigida dello “zero emissioni allo scarico” e adottare una valutazione più realistica dell’impatto complessivo dei veicoli.


Una partita ancora aperta in Europa

La revisione dello stop ai motori termici non è ancora definitiva. La proposta dovrà ottenere l’approvazione:

  • dei Governi degli Stati membri;
  • del Parlamento europeo.

Le posizioni restano divergenti: da un lato Paesi favorevoli a maggiore flessibilità, dall’altro Stati che temono di penalizzare chi ha già investito massicciamente nell’elettrico.

Ciò che appare certo, però, è che l’Unione europea ha scelto una strada più pragmatica, cercando un equilibrio tra ambiente, industria e occupazione, senza legare il futuro della mobilità a una sola tecnologia obbligata.

Tragedia sulla strada per Sant’Angelo di Brolo, muore centauro di 39 anni

Viaggiava in moto insieme alla moglie quando, per cause ancora in corso di accertamento, ha perso il controllo del mezzo ed è finito rovinosamente sull’asfalto. L’incidente mortale si è verificato oggi intorno alle 12 lungo la strada a scorrimento veloce per Sant’Angelo di Brolo.
A perdere la vita è stato un uomo di 39 anni, originario di Barcellona. Gravi anche le condizioni della moglie, che viaggiava con lui e che è stata trasportata d’urgenza in un ospedale di Messina.
Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi, le condizioni del 39enne sono apparse subito critiche. Trasferito all’ospedale “Barone Romeo” di Patti, è stato sottoposto a un intervento chirurgico, ma i traumi riportati nell’impatto si sono rivelati troppo gravi e il suo cuore ha cessato di battere poco dopo.
Sono in corso le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Da una prima ricostruzione, l’episodio non avrebbe coinvolto altri veicoli.

Catania, maxi sequestro di merce contraffatta, 2 milioni di capi pronti per il mercato del falso

La Guardia di Finanza di Catania ha sequestrato tre mega-depositi contenenti circa 2 milioni di capi e accessori di abbigliamento contraffatti, destinati a rifornire il mercato del falso in vista delle festività natalizie.
L’operazione, condotta dai militari del I e II Gruppo del Comando Provinciale, è il risultato di un’articolata attività info-investigativa avviata dopo controlli mirati sul territorio, monitoraggi dei social network e riscontri effettuati tramite le banche dati in uso al Corpo.
I finanzieri hanno individuato tre magazzini tra Catania e Misterbianco, tutti nella disponibilità di un soggetto di origine senegalese. All’interno sono stati rinvenuti oltre 4.000 scatoloni contenenti capi contraffatti riconducibili a più di 60 marchi noti del lusso, casual e sportivi, tra cui Louis Vuitton, Gucci, Prada, Chanel, Moncler, Adidas, Nike e Puma.
L’inventario della merce, stipata in locali per una superficie complessiva superiore ai 600 metri quadrati, ha richiesto diversi giorni di lavoro. Durante le operazioni sono emerse anche modalità di confezionamento particolarmente sofisticate, con etichette e QR code che rimandavano ai siti ufficiali delle case produttrici.
Secondo una prima stima, se immessa sul mercato, la merce sequestrata avrebbe potuto generare profitti per oltre 15 milioni di euro. Il conduttore dei depositi e altre due persone presenti al momento delle perquisizioni sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Catania per introduzione e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Furto notturno in un bar a Montevago, scassinate slot machine e rubati 20 mila euro

Furto nella notte ai danni di un bar del centro a Montevago, dove ignoti sono riusciti a mettere a segno un colpo da circa 20 mila euro. I malviventi avrebbero forzato una finestra sul retro del locale, introducendosi all’interno approfittando dell’oscurità e agendo con estrema rapidità.

Una volta entrati, si sono concentrati sulle slot machine presenti in un’area del bar. Sei apparecchi sono stati scassinati e completamente svuotati del denaro contenuto. Le modalità dell’azione fanno pensare a persone esperte, in grado di intervenire sulle macchinette in pochi minuti senza lasciare tracce evidenti.

Sull’episodio indagano i carabinieri della stazione di Montevago, che hanno effettuato i primi rilievi e acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona nel tentativo di risalire agli autori del furto.